I sì

Oggi, 31 maggio, festa della Visitazione di Maria vergine alla cugina Elisabetta, ci sono venuti in mente i nostri amici: Sergio ed Elisabetta che non si sono rassegnati al fatto che dopo 13 anni il sospirato figlio non venga e continuano a chiedersi cosa il Signore voglia da loro;abbiamo pensato a Simona e Marco che non sono andati tanto per il sottile per averlo e hanno fatto ricorso più volte all’inseminazione artificiale, spendendo anche ciò che non avevano e il nostro cuore si è stretto per le due creature nate dall’esperimento, gravemente malate, a cui è affidato il compito di riempire il vuoto affettivo dei loro genitori.
Abbiamo pensato a Tommaso, affetto da una rara malattia genetica, cuore di una famiglia unita nell’amore, a Luciano che da 55 anni dipende dalle cure di sua madre a cui continua a regalare sorrisi, a quel bimbo ucraino, rimasto nell’istituto, che Letizia e Lorenzo non se la sono sentiti di prendere, perché all’Adozione Internazionale avevano precisato che lo volevano sano e che sano non era, alle due sorelline che stanno aspettando di essere date in affido alla coppia, qui in Italia, perché non è mai troppo tardi per cominciare ad amare; abbiamo ricordato il dramma di Elvira con una storia familiare disastrosa alle spalle, legata ad un tossico che non ce l’ha fatta a dire di sì al bimbo che portava nel seno, come non ce l’hanno fatta Mauro e Marcella, dopo sei mesi di attesa spensierata e serena, ad accettare che il bimbo che aspettavano, presentava qualche malformazione e hanno fatto ricorso, consigliati dai medici, all’aborto terapeutico.
Abbiamo aperto la Bibbia e ci è balzata davanti la figura di Abramo, l’uomo di Dio, il prototipo del credente, colui a cui il Signore ha dato tutto perché è stato disposto a tutto, anche a sacrificare sopra l’altare quell’unico figlio che Dio gli aveva concesso in tarda età e che voleva riprendersi subito.
La storia della fede è la storia di tanti sì, quelli che hanno cambiato la storia, come il sì di Abramo e il sì di Maria, ma anche tutti quei piccoli sì che ogni giorno pronunciamo per portare cemento alla casa del Padre, i nostri sì ripetuti con fatica, con sofferenza, con rabbia, con rassegnazione, che confluiscono nell’oceano accogliente e generoso della misericordia di Dio.
Abbiamo istintivamente sentito il desiderio di pregare per quelli che non lo fanno, per quelli a cui tutto è dovuto, per quelli che non riescono a fare il salto, e non riescono a godere dei frutti della promessa.
Ci siamo uniti al coro dei bambini mai nati che insieme agli angeli celebrano la gloria di Dio e pregano per i loro genitori perché Dio allarghi loro le braccia e gli apra il cuore.
Poi ci è venuto in mente Giovanni, il nostro nipotino, a parere di molti nato troppo presto, perché i genitori potevano godersi un poco la vita, i primi anni di matrimonio, e non l’hanno fatto, il profeta che il Signore ci ha mandato a domicilio per istruirci delle cose che Lo riguardano e ci riguardano.
E un altro Giovanni ci è venuto alla mente, il bimbo nato a Monica e Alberto dopo 13 anni di matrimonio, frutto di un’attesa lunga ma serena in compagnia di Gesù.
Abbiamo sentito forte il desiderio di ringraziare, lodare e benedire il Signore per la vita che vediamo e per quella che cova nascosta nel grembo della natura, nel grembo della madre, per la vita di ogni uomo chiamato a mettere in circolazione l’amore.
31 maggio 2003
Da "Famiglia oggi:riflessioni di coppia" (Rubrica radioifonica a cura di Gianni e Antonietta)

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