Il dono del corpo

Domenica, 29 ottobre 2006, la sala consigliare del municipio di Cepagatti, piccola e ridente cittadina della provincia di Pescara, ha ospitato le famiglie del RnS abruzzese, lì riunite per riflettere sul “Dono del corpo e dono nel corpo”, come percorso di grazia nella santità coniugale.

Il relatore, don Carlino Panzeri, è stato guida e maestro insuperabile per provocarci e stupirci in questo viaggio, non il primo, nel mistero dell’amore di Dio, racchiuso nella famiglia. Don Carlino non ha potuto prescindere dalle parole della della Genesi:“ Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona (Gn 4,31), in riferimento alla creazione dell’uomo maschio e femmina, perché, se si parla di dono, è auspicabile che sia bello, buono e utile, altrimenti fa la fine di tante cose che ci regalano, ma non sono di nostro gradimento.

Il viaggio, quindi, è stato in questa straordinaria realtà, voluta da Dio, che è la relazione tra l’uomo e la donna, attraverso il corpo, a cui ha dato il compito di renderlo visibile su questa terra.
Una bella sfida per l’uomo di oggi, per ogni cristiano, chiamato a vedere il matrimonio non più come funzione, ma come stato di grazia.
Dio è amore, questo lo sanno tutti; ma pochi riflettono sul fatto che l’amore va comunicato e che Dio l’ha fatto, assumendo un corpo, che ha donato sulla croce e continua a donare ancora, attraverso l’Eucaristia, a tutti gli affamati e gli assetati del mondo.
Il dono più grande che Dio ci ha fatto è proprio quello di comunicare con il corpo il nostro amore, scegliendo di farlo come ha fatto Gesù e chiedendo a Lui la grazia di riattualizzare la Pasqua.
I coniugi celebrano infatti il mistero della morte e resurrezione di Cristo, ogni volta che si donano totalmente l’uno all’altro.
Tutto questo non è pornografia, peccato, ma volontà di Dio, anticipazione di paradiso, nella misura in cui ci apriamo alla grazia, educandoci ad amare nel rispetto e nell’ascolto dell’altro, nella tensione continua ad anteporre il suo bene al nostro.
La comunicazione dell’amore, attraverso il corpo, ci rende simili a Cristo e ci fa entrare nel mistero trinitario in cui l’unità, nella distinzione e non nella confusione, diventa feconda.
Dar vita all’altro per darla agli altri, è il compito che Dio ha affidato alla coppia, per parlare di Lui al mondo e continuare la sua opera creatrice.
Il matrimonio è quindi opera di Dio e via di santità.
E’ stato consolante scoprire che si diventa santi non “nonostante il matrimonio” ma “attraverso il matrimonio”, vivendo l’ordinario in modo straordinario.
L’Eucaristia, la Parola di Dio, il Sacramento della Riconciliazione sono il necessario viatico per gli sposi che scelgono di vivere una coniugalità feconda.
Abbiamo pensato alla vita di cui ha bisogno il mondo, quella vita di cui spesso ci sentiamo arbitri e padroni, mentre il relatore parlava di fecondità, quella vita di cui si stanno occupando le istituzioni, ma della quale solo Cristo ci ha saputo parlare in modo nuovo e convincente.
Intenti ad ascoltare quello che ci veniva detto, non poteva non colpirci lo sfondo di bandiere e simboli delle istituzioni civili affiancati dal crocifisso e dall’icona del convegno. Il luogo, decisamente inusuale  per i nostri incontri di preghiera e di formazione, sembrava non a caso l’unico capace di promuovere “La forza politica della santità coniugale”, argomento trattato da don Carlino a febbraio. Infatti nei luoghi, dove si provvede al bene comune, deve essere chiaro di chi ci si sta occupando, perché, solo conoscendo l’identità dei destinatari, si possono scegliere cose buone per loro.
Antonietta e Gianni
29 0ttobre 2006

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