La dimora di Dio

“Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui" (Gv 14,23)

Questa sì che è una bella notizia! Dio verrà ad abitare presso di noi!

E pensare che, fino a qualche anno fa, Dio lo pensavo lontano, assiso sul suo trono di luce, impegnato a risolvere i grandi problemi del mondo a tavolino, senza sporcarsi più di tanto con le nostre miserie.

Un Dio lontano  chi può pregarlo, se non per paura?
Oggi la Parola mi ribadisce che Dio mi ama e che, se lo amo, verrà a casa mia, verrà ad abitare con me.
Quante cose ho da dirgli, quante da raccontargli, quante da chiedergli! Avere Dio come ospite fisso della nostra casa è garanzia perchè essa non crolli.

A ragione, non deve essere turbato il nostro cuore, non dobbiamo avere paura.
Lo Spirito Santo, non è un optional, un qualcosa di aggiunto per complicare le cose, offuscare la mente per possederla, ma una splendida e insperata realtà.
Il Vangelo, con Lui, non sarà solo un bel libro di lettura, riservato alla domenica, ma un manuale da usare in ogni momento della nostra vita.
Non dovremo aspettare di morire per vivere, perchè la festa è già cominciata.
Buona domenica a tutti

Family day

Non potendo essere presente a Roma, oggi, per affermare insieme agli altri, il valore della famiglia, da questo blog voglio ringraziare i miei genitori che, a me e ai miei fratelli,  non hanno lasciato in eredità  denaro o  immobili, ma un tesoro che non si usura.

Del tempo che ci ha concesso per apprezzare fino in fondo quale grande dono ci hanno fatto, benediciamo e lodiamo Dio, che ne ha ispirato i pensieri, le parole, le azioni.

Chiediamo a Lui di poter conservare saldi nel nostro cuore i valori che papà e mamma ci hanno trasmesso: il più prezioso dei quali è quello di una famiglia unita nell’amore.
12 maggio 2007

 

Dieci cose

 

  • Dio non ti chiederà che auto usavi: ti chiederà a quanta gente hai dato un passaggio.
  • Dio non ti chiederà i metri quadrati della tua casa: ti chiederà quanta gente hai ospitato.
  • Dio non ti chiederà la marca o il numero dei vestiti nel tuo armadio: ti chiederà quanta gente hai aiutato a vestirsi.
  • Dio non ti chiederà quanto era alto il tuo stipendio: ti chiederà se hai venduto la tua coscienza per ottenerlo.
  • Dio non ti chiederà qual era il tuo titolo di studio: ti chiederà se hai fatto il tuo lavoro al meglio delle tue capacità
  • Dio non ti chiederà quanti amici avevi: ti chiederà quanta gente ti considerava amico.
  • Dio non ti chiederà in che quartiere vivevi: ti chiederà come trattavi i tuoi vicini.
  • Dio non ti chiederà il colore della tua pelle: ti chiederà la purezza della tua anima.
  • Dio non ti chiederà perché hai tardato tanto a cercare la salvezza: ti porterà con amore nella Sua casa, in cielo e non alle porte dell’inferno.
  • Dio non ti chiederà a quante persone hai detto queste cose: ti chiederà se ti sei vergognato di farlo.

Eccomi

 

Mio Dio eccomi.
Signore, quanto vorrei poterti dire così, quanto vorrei potermi fidare di te al punto da presentarmi davanti a te così come sono, senza preparare le parole, senza pensare a come sono vestita, senza timore di non essere accettata.
Come vorrei, Signore, buttarmi nelle tue braccia con gli occhi chiusi, fare il grande salto, superare le acque che sotto si muovono e rumoreggiano ostili, incurante dell’abisso che ci separa, senza paura di essere risucchiata dai gorghi di morte, senza ali che mi sollevino in alto.
Come vorrei Signore potermi affidare completamente a te al punto da dimenticare la distanza e il vuoto che si apre davanti ai miei occhi.
Sono, Signore, ancora tutta impastata di paura, di pregiudizi, di dubbi, sono ancora troppo preoccupata di me e di ciò che tu potresti dire, fare o pensare.
Signore mio Dio, eccomi davanti a te, questa mattina: i miei vestiti li vedi, sono quelli di cui non ancora riesco a fare a meno, il mio cuore non ancora si apre stabilmente al tuo amore, le braccia sono contratte, incapaci ti tendersi verso di te, la mente non riesce ancora a farsi da parte perché il desiderio di studiarti, capirti possederti è troppo grande.
Signore mio Dio eccomi con tutte le imperfezioni di cui sono piena, eccomi con tutte le contraddizioni che mi porto addosso, mio Dio eccomi con la mia incapacità di vivere la fede in modo semplice e sereno, mio Dio eccomi anche se non riesco a ritornare bambina, non riesco a ridiventare piccola come quelli a cui hai promesso il regno dei cieli..
Mio Dio eccomi ancora tanto attaccata alla terra, a questa sponda del mare, così tanto timorosa di prendere il largo, abbandonando le reti a terra, le mie sicurezze, lasciando la barca con cui sono abituata ad andare a pescare da sola, a prendere pesci destinati ad imbandire una mensa alla quale spesso dimentico d’invitarti.
Mio Dio eccomi, con lo sguardo perso nel vuoto, rivolto al mare che tu mi inviti ad attraversare, a solcare con la tua barca, incominciando il cammino a piedi nudi, camminando sull’acqua, che pure si muove e mi ricorda l’insidia che si cela sotto di essa.
Mio Dio eccomi, con la paura a procedere ferma e salda sulla strada che tu mi indichi.
Ti vedo allargare le braccia, ti vedo guardarmi negli occhi, con amore, con autorevolezza.
Mio Dio eccomi: Dio di amore, di misericordia, di giustizia, Dio padre e madre, Dio di tenerezza, Dio di compassione, Dio buono, Dio che mi stai aspettando, perché smetta di piangere e di avere paura.
Mio Dio eccomi
febbraio 2001

Vi sto insegnando?

Vi sto insegnando?
Stanotte sono tornato tardi! Sono venuto nelle vostre stanze e sono rimasto un po’ a guardarvi. Vi sto trascurando in questo periodo e sto rischiando di far passare il messaggio che i miei impegni sono più importanti di voi. Non è così e sono grato a Dio perché ci siete e perché siete la cosa più bella che a me e a mamma potesse capitare. Piano piano, continuando a guardarvi, l’inquietudine ha preso il posto della gratitudine. Mi inquietano e mi intimoriscono le tragedie di queste settimane. Mi spaventa pensare a quanta strada ha fatto Caino fino ad Erika. Mi intimorisce il moltiplicarsi degli incidenti sulle nostre strade. Mi strazia pensare alla morte di bravi ragazzi e al dolore dei genitori alcuni dei quali conosco e voglio bene.
Ho cominciato a pregare!
Ho pregato per loro, per voi, per me.
Ho pregato che il ritmo della morte non si interrompa traumaticamente. Se muore prima il nonno, poi il padre e poi il figlio la vita e la morte hanno riservato un grande privilegio. 11 figlio morto prima del padre è contro natura.
Ho pregato di potervi essere accanto fino a quando sarete capaci di farcela da soli per capire qualcosa in più sul mistero della vita e della morte.
Pensando a Caino, a Omar e ad Erìka mi sono chiesto che cosa vi sto insegnando.
Vi sto insegnando a riconoscere ciò che passa da ciò che è duraturo? Ciò che illude da ciò che fa crescere? Ciò che seduce da ciò che è importante?
Vi sto insegnando ad aprire il cuore a Dio? Ad aprire il vostro cuore? Ad appassionarvi per gli altri? A non coltivare pregiudizi e odio?
Vi sto insegnando a sentire compassione per il dolore? A godere del vostro successo? A non invidiare il successo dei vostri amici e a provare la gioia di condividerlo ?
Vi sto insegnando a contare sulle vostre forse e nello stesso tempo a chiedere sostegno quando sperimentate di non farcela da soli?
Vi sto insegnando a guardare oltre i confini per esplorare nuovi territori e ammirare nuovi orizzonti? A chiedervi perché siete al mondo e a cercare il progetto che Dio ha pensato per voi?
Vi sto insegnando a saper godere delle cose senza essere schiavi delle cose, senza far diventare il denaro e le quotidiane eccitazioni i vostri padroni?
Vi sto insegnando che l’amicizia, l’affetto, la stima, l’onore, la verità, la dignità non hanno prezzo e che solo essi riempiono l’anima e vi fanno sentire vivi?
Vi sto insegnando a non dire si con le labbra se il vostro cuore vuole dire no? A esprimere i vostri sentimenti? A piangere se siete tristi? A proteggervi se siete .spaventati? Ad arrabbiarvi se alcune cose non vanno?
Vi sto insegnando che ci vuole più coraggio ad avere paura che a fare finta di ignorarla, che essere forti non significa perdere il contatto con le proprie fragilità, esaltarsi o disprezzarsi, essere superuomini o superdonne, ma creature?
Vi sto insegnando che se commettete degli errori non vuol dire che siete sbagliati?
Vi sto insegnando a dedicarvi tempo per riposare, per rilassarvi, per contemplare, per entrare in contatto con l’anima, il mondo, Dio?
A non armarvi di cinismo, di indifferenza, di abbandono, di disperazione, ma ad indossare lo scudo della fede?
Vi sto insegnando… ma io tutto ciò l’ho appreso?
So che dal pozzo della vita ho tirato un secchio con poca acqua. Mi piace però pensare alla possibilità di tirare il secchio insieme a voi.
Mi interrogo, vi interrogo e prego!
Prego di abbandonare l’illusione di controllare la mia e la vostra vita e l’illusione di sapervi proteggere totalmente. I ceffoni della vita a volte arrivano inaspettati. Mi aggrappo alla speranza che quello che tento di insegnarvi possa farvi da "casco" protettivo.
Prego perché possa imparare a fidarmi di me; perché riesca a testimoniarvi che ho fiducia in voi; perché possiamo conservare il gusto della vita che rimane bella nonostante i ceffoni, e perché cresca la fede in Dio che è Signore della morte, ma innanzitutto Signore della vita.
T. SOLARINO, Cosa conta?…, op. cit., pp ;5-39.

Avrei…

Questa riflessione non è mia, ma chi me l’ha inviata, sarà contenta di condividerla con tutti i miei amici.

    Avrei parlato di meno e ascoltato di più.

    Avrei invitato amici per cena

    anche se la moquette era macchiata ed il divano scolorito.

    Avrei mangiato il popcorn nel soggiorno "buono" e mi sarei preoccupata di meno della polvere quando qualcuno mi chiedeva di accendere il fuoco nel camino.

    Avrei trascorso più tempo ad ascoltare mio nonno quando raccontava della sua giovinezza.

    Non avrei insistito nell’avere i finestrini dell’auto chiusi durante una bella giornata estiva perché i miei capelli erano già stati stilizzati e laccati.

    Avrei bruciato la candela a forma di rosa prima che si sciogliesse col tempo, naturalmente.

    Mi sarei seduta sul prato con i bambini e non mi sarei preoccupata delle macchie d’erba.

    Avrei pianto e riso di meno quando guardavo la televisione e avrei riso e pianto di più osservando la vita.

    Sarei andata a letto quando ero malata invece di fare finta che il mondo si sarebbe fermato se non ero lì  ? per quel giorno.

    Non avrei comprato qualcosa solo perchè era pratico, non mostrava macchie o era garantito a vita.

    Invece di sperare che i nove mesi di gravidanza finissero presto, ne avrei

    ricordato con dolcezza ogni momento, rendendomi conto che la meraviglia che cresceva dentro di me e’ l’unica occasione nella vita di aiutare Dio in un miracolo.

    Avrei chiamato più spesso gli amici, prima di accorgermi che li avevo già persi… Quando i miei bambini mi baciavano con impeto, non avrei

    risposto:

    "Più tardi adesso lavatevi le mani Per cena".

    Ci sarebbero stati più "Ti amo" e "scusa", ma soprattutto se mi avessero dato un’altra occasione di vivere,

    ne avrei vissuto in pieno ogni momento…

    L’avrei osservata e vista, veramente … vissuta … e non l’avrei mai data indietro.

Il dono

Lettera inviata ad una coppia, senza figli, incontrata in un corso di spiritualità coniugale, a Loreto.

Carissimi Elisabetta e Sergio,
non ci siamo dimenticati di voi, anzi vi abbiamo sempre tenuto presente nelle nostre preghiere, per la sofferenza che abbiamo visto dipinta nei vostri volti, quando a Loreto abbiamo condiviso le nostre storie, una sofferenza che l’ultimo giorno abbiamo visto attenuarsi nella consapevolezza che il dono che aspettavate da Dio era il compagno che vi aveva messo a fianco il giorno del matrimonio. Vedere nell’altro un dono di Dio, un segno della sua benevolenza è frutto dello Spirito, è grazia che matura e dà frutto. Abbiamo tutti sperato e abbiamo creduto che per voi il tempo dell’attesa volgesse al termine e che Elisabetta non a caso porta quel nome. Ma i disegni di Dio non sono i nostri e i suoi tempi sono misurati non sulle lancette dei nostri orologi, ma sull’infinito del Suo amore. Così, quando abbiamo saputo di voi dai fratelli, che abbiamo conosciuto a Loreto, con i quali ci siamo sentiti in questi giorni e che, come noi, speravano in un miracolo, per ciò che vi sta più a cuore, abbiamo sentito forte il desiderio di metterci in comunicazione con voi. Il computer portatile, che Gianni mi ha regalato a Natale, permette di essere usato in ore e in luoghi compatibili con la vita che conduco da un po’ di tempo questa parte, tra Giovanni, il nipotino profeta, mia madre anziana e malata, rimasta sola a luglio per la morte di papà, Gianni, lo sposo che il Signore mi ha restituito e a cui mi ha restituito, le coppie per le quali ci andiamo formando e alle quali cerchiamo di portare ciò che ci viene donato.
La salute dell’anima, a guardare la pace e la serenità in cui viviamo,. va sempre meglio,quella del corpo un po’ meno, ma non ce ne preoccupiamo, fiduciosi che c’è Chi se ne occupa ogni istante e non dimentica le sue promesse. Stiamo imparando ad aspettare e a cogliere nell’attesa le occasioni di Grazia che Dio ci prepara.
Abbiamo pensato a voi, mentre ci accingevamo a preparare un incontro con i fidanzati che ci sono stati affidati sul tema: “Abramo e Sara. Difficoltà di vivere la fede nella vita matrimoniale”e vi vogliamo fare partecipi delle riflessioni che abbiamo fatto in quell’occasione.
Ci siamo presi la briga di cercare sul vocabolario il significato della parola felicità e ci siamo sorpresi nel constatare che corrisponde a: essere fecondo, portare frutto. Ci siamo soffermati a riflettere su cosa permise ad Abramo di vedere esauditi i propri desideri, che erano quelli di avere una discendenza numerosa, unica garanzia a quei tempi di immortalità. Un figlio era la condizione perché il nome di Abramo sopravvivesse e entrasse nella storia, un figlio che Dio concesse a lui e sua moglie, dopo che accettarono di lasciare la terra nella quale vivevano agiatamente, la terra di Carran, simbolo di sicurezza economica e di prestigio sociale faticosamente conquistato. Abramo accetta con la sua sposa di mettersi in viaggio verso una terra che non conosce, fidandosi di Dio e della sua promessa, accetta di andare in Egitto, di attraversare il deserto, accetta, una volta arrivato a destinazione, di sacrificargli Isacco, il figlio che Dio gli aveva dato come premio alla sua fede.
Quanti sì dovette dire prima di vedere esauditi i suoi desideri!
La fede di Abramo ci disorienta, ci fa sentire piccoli, piccoli, incapaci di fare molto meno, per il nostro Dio.
Ma la storia di Abramo e di Sara ci ha portato a riflettere su ciò che a volte il Signore ci chiede di donargli, pretese assurde che non ci riesce di comprendere, pretese che solo la Grazia che viene da Lui può farci vedere come strumento di crescita e di salvezza.
Ad ognuno Dio chiede di sacrificare il proprio Isacco, che può essere il progetto più bello e più buono del mondo, la cosa a cui teniamo di più, perché vuole che ci fidiamo di lui e vuole portarci a godere di ciò che non riusciamo ad immaginare neanche nei sogni più belli.
Da quando siamo tornati da Loreto, ci stiamo esercitando a dirgli di sì e, siccome non ci riusciva di farlo insieme e sempre, con serenità e con gioia, abbiamo pensato che dovevamo andare alla fonte per prendere la forza che non trovavamo in noi stessi e nell’altro, cercandola a Lui nella mensa della Parola e del Pane ogni giorno come necessario viatico nell’attraversamento di quello che spesso ci si presenta come un deserto arido e inospitale.
Abbiamo spesso pensato a voi, quando ci siamo imbattuti con storie di sofferenza derivata dall’avere o non avere il figlio che si desidera, come lo si desidera, quando lo si desidera.
Abbiamo pregato senza interruzione perché non abortisse Marta, giovane legata ad un tossico, di cui ci eravamo fatti carico, per un passato di violenza e di malattia personale e familiare, ma non ce l’abbiamo fatta a fermare la mano omicida; abbiamo pregato perché fosse accolto dai suoi genitori il bimbo malformato al sesto mese di gravidanza, ma che, come il primo, è andato ad unirsi al coro degli angeli che pregano perché mamma e papà si convertano e non si sentano soli.
Abbiamo pregato per Simona e Marcello che hanno voluto un figlio a tutti i costi, ricorrendo all’inseminazione artificiale, dopo che la leucemia aveva tolto a lui la possibilità di procreare normalmente.
Continuiamo a pregare per i due piccoli nati dall’esperimento, per i loro genitori, per la vita non facile che si prospetta loro a causa delle gravi malformazioni di cui sono portatori i gemelli.
Continuiamo, perché siamo convinti che solo la preghiera può trasformare il fallimento, la prova, la croce in strumento di resurrezione e di vita.
Da queste storie stiamo vedendo che qualcosa sta germogliando e vi assicuriamo che è erba buona, è vita nuova che sta soppiantando la vecchia.
A voi, sposi, uniti da Dio nel Sacramento del matrimonio, uniti a noi attraverso il Battesimo vogliamo che giunga insieme a tutta la nostra comprensione e compassione evangelica, il nostro affetto nato dalla condivisione di un’esperienza che ci ha fatto contemplare le meraviglie dell’amore di Dio.
Il miracolo non è stato tanto quello di non usare più il bastone, quanto quello di aver capito che il cielo si scala in ginocchio dal giorno in cui fisicamente le mie gambe si sono piegate davanti a Gesù che passava. mentre insieme eravamo riuniti a pregare, nella cappellina della Casa Famiglia che ci ospitava.
Continuiamo a recitare il credo, chiedendo a Dio di potergli consegnare insieme alla nostra vita, anche la nostra volontà, cosa tutt’altro che facile.
Vi invitiamo a farlo anche voi, cercando in ciò che vi è dato la sua volontà che si manifesta.
Il 29 dicembre la liturgia ci parla di Maria e Giuseppe che, dopo otto giorni, si recarono al tempio per offrire il figlio al Signore. Ancora l’offerta ci viene presentata come valore. Ma non poteva essere diversamente, visto che, attraverso l’offerta di se, Dio ha dato al mondo la possibilità di godere per sempre della terra promessa.
Vi vogliamo bene.
Antonietta e Gianni
settembre 2003