Deserto e rabbia

  Sfogliando il diario

Questa mattina sto sperimentando il deserto e la rabbia, perché non trovo nulla che lo renda meno pesante e doloroso. Non vedo vie di fuga, anche se le sto disperatamente cercando. Questa mia condizione mi sta portando lontano da dove avrei voluto e me ne dispiace.
Non riesco ad incanalare la sofferenza, il limite, il non senso, in qualunque direzione che non sia distruttiva. Ce l’ho con me stessa che mi credevo migliore, capace di affrontare la morte con dignità, di vivere la sofferenza con stoicismo, con il sorriso sulle labbra e la serenità di chi si sente in braccio al Signore e a Lui si affida.
Niente di tutto questo sta accadendo.
Sto sperimentando quanta grande superbia mi abbia accompagnato nel pormi di fronte a chi non reagiva con fede alle calamità che gli si abbattevano addosso. Ho sempre pensato che la fede fosse un’arma potente per combattere qualunque cosa ci capitasse, morte compresa.
Oggi penso a quanta gente sta come me, a quella che sta peggio di me e non sa con chi prendersela e non conosce le strade della vita.
Io pensavo di conoscerle, ma mi sbagliavo, non perché non ci siano, ma perché vorrei percorrerle ma non ci riesco.
“Dio, perché mi hai abbandonato? “Non mi sarei sognata di dirlo, se ieri Suor Emma non mi avesse ricordato che anche Gesù lo ha detto. Anche Lui si è sentito abbandonato, solo, dimenticato dagli uomini e dal Padre. Anche per me oggi è così, ma non voglio assecondare pensieri di divisione e di morte, e con Gesù voglio dire con convinzione:”Sia fatta la tua volontà e non la mia”.
Facile a dirsi, ma difficilissimo da metabolizzare.
Ho telefonato poco fa a Giovanna:è morto il marito questa mattina e mi è sembrato che soffrisse molto. Solo due giorni fa ne parlava come un peso che non riusciva a sopportare. Penso che a farla star male sia il non senso della vita, perché non crede.
Ascoltandola, pensavo che, se avesse avuto la fede, non avrebbe parlato così, e nei confronti del marito non avrebbe mostrato, come spesso ha fatto, disprezzo, indifferenza, giudizio, rabbia.
Al telefono mi è sembrato che piangesse e mi sono meravigliata, perché in fondo è successo quello che sperava o voleva inconsciamente.
Ma chi può scrutare il cuore dell’uomo? Siamo un mistero e nessuno può pretendere di avere parole giuste, nutrire sentimenti giusti nei confronti di chi soffre.
Questa mattina mi trovo a compatire Giovanna, perché alle persone si può volere un po’ bene e un po’ male, perché non è scontato che riesci a perdonare chi non è come lo vuoi.
Così il perdono passa anche attraverso questo deserto dove la manna non mi soddisfa, non mi nutre e non mi sazia, attraverso il deserto di Giovanna che non si è mai presa la briga di vedere se c’era la manna, anzi ha cercato in tutti i modi di cancellarne la memoria.
Io che della manna mi sono nutrita, che l’ho cercata e riconosciuta come dono del cielo, oggi chiedo al Signore che ci sia per me un Mosè che preghi e implori il suo perdono, perché non avrebbe senso essere stati liberati dalla schiavitù e morire nel deserto.
22 marzo 2007

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