L'alba sul Corno Piccolo

 

Prati di Tivo Pietracamela (Te)
Sfogliando il diario
Domenica 26 agosto 2007
Sono le 6 del mattino e dalla finestra dell’Hotel Miramonti, che ci ospita in occasione del Convegno:"La famiglia nel mondo, testimone del mattino di Pasqua", si può ammirare il Corno Piccolo, la seconda cima in altezza del massiccio del Gran Sasso.
Mi sembra maestoso e imponente più del solito, questa mattina, perché il cielo è sgombro si nubi e i suoi contorni si stagliano nitidi nel cielo.
L’alba per me è momento magico, perché è carico di attesa e, più di ogni altro momento della giornata, è visibile il graduale emergere delle cose dal buio, il loro prendere forma e colore, via via che il sole si alza nel cielo dissipando le ombre della notte, sia che da casa mia lo veda affacciarsi tra i rami degli alberi, annunciato dal canto degli uccelli e dalla leggera brezza che muove le foglie, sia che lo aspetti sul dondolo della casa in collina, mentre illumina la Bella Addormentata, senza svegliarla, sia qui dove posso osservarne più da vicino le fattezze del viso…
Siamo, infatti, nella faccia di quel capolavoro naturale che, da lontano, sembra un pezzo unico, forgiato da un artefice sommo.
Qui, da quando abbiamo cominciato a venirci, alla fine di agosto, per partecipare ai convegni regionali di Pastorale famigliare della CEAM, abbiamo imparato tante cose.
Non siamo uguali dalla prima volta, quando, senza essere stati invitati, ci presentammo per saperne di più sul progetto di Dio sulla famiglia e sull’uomo.
Era il 2001 e ci trovammo don Giancarlo Grandis, che ci aveva fatto impazzire, per capirci qualcosa, nel corso di Antropologia tenuto a Loreto, in agosto dello stesso anno.
Quando lo vidi, al bar dell’albergo, sarei voluta scappare, come quest’anno, quando ho saputo che il relatore del convegno e responsabile dei laboratori era il dott. Pietro Boffi, del CentroInternazionaleStudiFamiglia, lo stesso che a Loreto, tre setttimane fa, mi ha fatto dare for fait, (era la prima volta che mi capitava), con un discorso pieno di numeri e di citazioni.
Boffi me lo sono ritrovato a tavola, a mangiarci insieme e, come accadde per Grandis, mi sono resa conto che le persone le devi ascoltare più di una volta, per dare giudizi e trarre conclusioni.
Come allora ho ringraziato don Giancarlo per avermi dato i pilastri antropologici su cui fondare le conoscenze future, così ho fatto con Pietro Boffi, che mi ha aperto la mente su qual è il problema da affrontare nell’emergenza famiglia.
I numeri li si può leggere in tanti modi e lui li ha scomposti, quelli che i mass media ci propongono con esagerato allarmismo.
La famiglia esiste e funziona: famiglia come rete di relazioni, che creano benessere, comunione, condivisione, solidarietà e tutto il resto, perché chi si sposa non taglia i ponti con la famiglia d’origine, anzi ne continua a dipendere e, all’occorrenza, se ne fa carico.
I conviventi che rifiutano il matrimonio sono solo il 2%, tutti gli altri convivono in attesa di sposarsi, considerando il matrimonio, naturale sbocco del loro rapporto.
Il problema sta nella paura ad assumersi responsabilità definitive, paura ad affrontare vie senza ritorno.
“La famiglia nel mondo, testimone del mattino di Pasqua”è lo slogan su cui si sono innestati tutti gli interventi.
Comunicare al mondo che ne vale la pena, che è bello, utile, buono e salutare sposarsi, è il compito di ogni coppia che abbia incontrato il Risorto e si sia sentita chiamare per nome.
Mons.Brambilla, preside della facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, da poco nominato vescovo ausiliario di Milano, ci ha parlato della linea d’ombra che si stende attorno agli sposi, chiusi nell’appartamento.
Si vive appartati, isolati e, quando si esce fuori, la rete di relazioni intessute all’interno della famiglia è sostituita dalle logiche del consumismo e della produttività, celebrate nelle grandi cattedrali mediatiche dove tutto  porta alla disgregazione e alla negazione della nostra vera e unica identità di figlio di Dio.
Bisogna umanizzare lo spazio fuori dall’appartamento, ci è stato detto, per vivere da uomini liberi all’interno della propria casa.
La Famiglia con i suoi stili di vita può e deve creare la rete che non rende impossibile l’emergere di una verità che oggi sembra solo utopia.
Guardo il sole che pian piano, dopo aver scoperto la cima brulla, bianca e rocciosa del monte che mi sta davanti, sta scendendo ad illuminare quella coperta dalla bassa vegetazione. Tra poco sarà sugli alberi, le querce e i lecci, che prolificano man mano che si scende sul pianoro antistante l’albergo.
Penso alla luce che siamo chiamati a portare al mondo.
Mentre aspetto che Gianni si svegli, osservo la luce che dapprima fa emergere le parti più dure, più inospitali ripide e difficili da scalare di questo monte, poi sfiora l’erba, gli alberi situati più in basso, quelli  che ieri hanno ospitato i laboratori di discussione all’aperto di questo convegno, (La sobrietà, Rispetto dell’ambiente, Conflitti e mediazioni, Culture diverse, Religioni diverse, La vita buona), poi arriva alle case e agli alberghi, i luoghi coperti e appartati, dove deve arrivare l’annuncio.
Quando siamo arrivati, mi sono chiesta perché le Beatitudini sono  state prese come filo conduttore di questo convegno. Nelle lodi del mattino, nei vespri della sera, nella preghiera in camera degli sposi c’era una beatitudine da meditare.
Il sole, che ormai è arrivato ad illuminare anche il balcone della stanza che occupiamo e tra poco entrerà dai vetri della finestra, mi ha aperto gli occhi sul perché di una scelta così incomprensibile.
Mentre mi lascio scaldare dai raggi tiepidi che mi accarezzano la pelle intirizzita dal freddo della notte, il pensiero va al mondo irrigidito dagli schemi della cultura dominante, al mondo che ha bisogno di essere rischiarato e illuminato dal discorso della montagna.
Penso alla responsabilità di noi coppie, chiamate a salire sul monte, lasciando a valle i nostri bagagli, per meditare sulle "Beatitudini", a quanto ci dobbiamo sforzare per viverle nella nostra vita dentro e fuori delle mura domestiche, per essere testimoni credibili della gioia di un incontro che trasforma la vita.
Il sole tornerà a rischiarare questo monte: ma noi non ci saremo domani ad ammirare i chiaroscuri creati dalla luce che sale pian piano nel cielo.
Scesi a valle, nel cuore conserveremo il ricordo di scalate ardue e difficili, di incontri imprevisti e imprevedibili, di parole consegnate ad ogni coppia, per raccontare al mondo intero la meraviglia del mattino di Pasqua.
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10 pensieri su “L'alba sul Corno Piccolo

  1. Magnifico racconto! e belle pure le considerazioni di speranza sulla famiglia e il suo futuro:-)
    Un abbraccio
    marco

  2. Bentornato dalla Sicilia. Grazie perchè il Web ci permette di continuare a viaggiare sulle vie dello Spirito, condividendo le esperienze del cammino.

  3. Bellissimo questo scampolo del tuo Diario. Tutto bello, interessante..si può far vacanza anche parlando di temi importanti sulla vita. Il luogo poi avvicina a Dio con la sua bellezza, per chi riesce ancora emozionarsi davanti a un panorama. E’ veramente un dono questo.
    Buona serata! 🙂

  4. Ciao! Grazie per avermi scelto come amica! Ti posso chiedere il perchè? Io secondo la religione sono una peccatrice perchè sono separata!!!
    Ma io credo tantissimo in Dio e credo anche che Lui ha voluto la felicità mia e di mio figlio!!!! E questo solo grazie alla mia separazione!
    Cosa mi dici? Io amo tanto, tantissimo ho un cuore che straripa e così anche mio figlio…secondo te io sono una peccatrice?

  5. A tutti i viandanti che, passando, hanno lasciato una traccia su questo blog, grazie di cuore.
    Buona domenica.

  6. Cara Rontomusettina, ti ho risposto già sul blog bambinidiGesu su ciò che penso sull’argomento in questione. Ti ho scelta come amica perchè mi sei simpatica, perchè non ti ritengo una peccatrice e,anche se lo fossi, chi è senza peccato lanci la prima pietra.
    Inoltre, cosa non da poco, ci accomuna la stessa fede in Gesù.
    Spero d’incontrarti ancora.

  7. Una buona e santa domenica a tutti voi.
    Tonino

  8. Ciao! Certo che fai ancora in tempo a farmi gli auguri!…Posso chiederti…ma tu sei uomo o donna? E il tuo nome? Io mi chiamo Patrizia!

    Ciao e buona giornata!

  9. Buon inizio di settimana a te 🙂

  10. mi piace il tuo meditare attraverso la natura che ti circonda, beh con dei posti come quelli che hai descritto, era il minimo. Grazie che mi hai fatto vivere un po della tua esperienza li a Prati ti Tivo.

    Un abbraccio

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