L'occhio di Dio

Il giorno della misericordia, il giorno del perdono, quello di domenica 16 settembre, quello del Padre misericordioso che sta alla finestra a scrutare l’orizzonte, per scorgere qualche segno che gli annunci il ritorno del figlio.
Ho pensato a quello sguardo proiettato lontano, uno sguardo in cui siamo compresi tutti, figli ribelli, ingrati e dissoluti.
Penso a quando ero piccola in cui l’occhio di Dio era inscritto in un triangolo e ce lo sentivamo addosso, sempre, quando ci ribellavamo alle regole e facevamo di testa nostra. Era il mio incubo, ricordo, un occhio che mi vedeva anche al buio, un occhio dal quale non potevo nascondermi, un occhio inquisitore, terribile giustiziere delle mie inadempienze.
Quante volte? mi chiedeva il sacerdote, quando andavo a confessare che avevo tentato di ignorare quello sguardo.
Che bello scoprire che quell’occhio è l’occhio di chi ti ha generato, che ti ha amato prima ancora che tu nascessi, che continua ad amarti sempre e comunque, a prescindere da come ti comporti.
E’ lo sguardo del padre che ci avvolge e ci penetra attraverso il figlio.
I primi discepoli ci si chiede come fecero a lasciare tutto e a seguirlo, visto che la sequela non è uno scherzo.
Devi lasciare il padre e la madre, devi vendere tutto, lo devi seguire anche se non sai dove abita e dove trova riposo la notte.
Un incontro di sguardi quello che decise la sorte dei primi dodici, un innamoramento a prima vista, che durò fino alla fine, almeno per 11 di loro, perché Giuda da quello sguardo volle prescindere, preferendo mammona.
La liturgia della domenica della XXIV settimana ci parla proprio di questo, dell’esigenza radicale di anteporre Gesù ad ogni cosa, madre, padre, fratelli, ricchezze, sicurezze, vale a dire la vita alla morte, la libertà alla schiavitù, la luce alle tenebre, la verità alla menzogna.
Matteo, il peccatore sentì su di sé quegli occhi, e lasciato tutto, lo invitò a casa sua e possiamo immaginare quali fossero i suoi commensali. Ma Gesù non fa lo schizzinoso, anzi pare che ci goda a mangiare con pubblici peccatori e prostitute.
Perché è venuto per i malati, non per i sani, risponde a chi, scandalizzato gli chiede spiegazioni.
Del resto basta guardare chi ha scelto come discepoli, per confonderci ancora più le idee.
Eppure si è ritirato sulla montagna a pregare, si è consultato con la Sua famiglia,lui Figlio, con il Padre e lo Spirito Santo, prima dfarlo.i
Qual è stato il criterio? La disponibilità a lasciarsi guardare, ammaestrare, amare.
Ha scelto anche Giuda e questo è sembrato un errore. Ma Dio si fida di tutti, a tutti dà fiducia, a tutti la libertà di ripensarci. E sappiamo come è andata a finire.
In queste ultime settimane la Liturgia non ha fatto che porci di fronte, in modo martellante, alla radicalità della scelta, alla necessità di mettere Gesù al primo posto: prima degli affetti, degli interessi, della propria vita.
Abbiamo sentito parole molto dure pronunciate contro quelli che predicano bene e razzolano male, che guardano alle apparenze, quelli che osservano la forma e trascurano la sostanza.
Al giovane ricco Gesù dice: “Vendi tutto e seguimi”.
Vendere tutto non è facile.
Non a caso, pregando nel gruppo con il Salmo 89, abbiamo chiesto la sapienza del cuore, per poter fare quello che Dio ci chiede.
La sapienza del cuore, quella capacità tutta Sua, di amare fino alla fine, di amare a prescindere, di amare sempre e comunque.
La sapienza del cuore, che ci dà la certezza che siamo preziosi ai Suoi occhi, perché ci ha generato e siamo Suoi figli e non lo dimentica.
Il linguaggio di Gesù è diventato sempre più difficile, man mano che ci portava più in alto.
Saliti sulla montagna, ci ha mostrato il regno.
Beati i poveri di spirito..Beati gli afflitti…Beati i miti…Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia…Beati i misericordiosi…Beati i puri di cuore…Beati gli operatori di pace…Beati i perseguitati per causa della giustizia…
Signore, che regno è mai questo, ci siamo chiesti, dove, povertà, persecuzione, afflizione sono fonte e causa di beatitudine?
Abbiamo pensato che c’era qualcosa che non funzionava nei Suoi ragionamenti, perché non coincidevano con i nostri.
Ci siamo guardati intorno e abbiamo visto dove ci hanno portato, quelli nostri, quelli del mondo.
Abbiamo visto il disastro e ci è venuta voglia di andare a scuola di discepolato, certi che solo Lui poteva darci una risposta.
Abbiamo scelto la casa di Maria, la prima e perfetta discepola, quella che ha messo da parte i sogni, le aspettative, tutto, per seguirlo e drigli di si, per sempre.
Alla scuola di Maria si impara lo stile del discepolo: ascolto, silenzio, preghiera, senza perdersi di vista, il discepolo e il maestro, il maestro e il discepolo, mai, senza fare eccezioni.
Abbiamo pensato che non era una coincidenza che l’Esaltazione della Croce e la memoria di Maria Addolorata fossero così vicine, il 14 e il 15 settembre.
Il dolore, la sofferenza del figlio impressa, incisa nel cuore della madre; la madre e il figlio uniti da uno sguardo, l’ultimo prima di lasciarsi, uno sguardo che dava inizio ad una realtà nuova, la Chiesa.
“Donna ecco tuo figlio, Figlio ecco tua madre”.
La vita nascente della Chiesa in quell’incrocio di sguardi, nel trovare l’uno nell’altro quell’unione, quella solidarietà, quella comunione feconda.
L’incontro degli sguardi fa scoccare la scintilla: è la luce dello Spirito che rimanda ad un altro e ad un oltre.
I discepoli lasciarono tutto: è indubbio che fu una questione di sguardi.
Fissatolo, lo amò…Seguimi…..
Il sentirsi guardati genera il desiderio di guardare, di uscire fuori da se. Ed ecco che il discepolo non può prescindere da quel primo sguardo, per poi guardare a sua volta.
Cosa vediamo intorno, fuori dalle nostre mura domestiche, fuori dall’appartamento?
Quando usciamo, mettiamo le lenti scure per paura che il sole ci ferisca gli occhi, senza pensare che c’è il rischio d’inciampare e di cadere, incuranti del pericolo e della gente che ci passa accanto.
Ecco, aprire la casa e far entrare la luce. Come fece Matteo, quando invitò Gesù a casa sua. Come fecero i discepoli di Emmaus, quando videro l’avanzare del buio.
Questo è il primo passo per guardare con i suoi occhi di cosa il mondo si nutre, quali cose ritiene essenziali.
Al mondo interessa non cosa, ma quanto consumi e se sei in grado di pagartelo, altrimenti affonda.
Una parte del mondo. La più ricca. Agli altri, che sono i più, non resta che sperare che cada qualche briciola dal tavolo del ricco Epulone.
Ma fa più comodo eliminarli quelli che non vengono bene, quelli che non sono in grado di provvedere a se stessi. Che senso ha lasciarli vivere? Che senso ha farli nascere se non sono ok?
Se ci scomodano, se ci sono di peso, se ci impediscono di vivere liberamente il nostro smisurato egoismo?
Hitler è un eroe dei fumetti, un artigiano da poco, perché ne ha mandato a morte solo sei milioni.
L’uomo non vuole soffrire e non vuole vedere soffrire, così si mette l’anima in pace, chiudendo gli occhi agli altri, perché non inorridisca incrociando il suo sguardo.
Quello sguardo di Dio che è posato su ognuno, se lo sono dimenticati, ce ne siamo dimenticati.
Anche Gesù, il Figlio ne ha avuto bisogno, il Discepolo, il Maestro che è stato risuscitato da quello sguardo.  ,
Ateseo, un blogger amico(studioso della Sacra Sindone e del telo del Volto Santo di Manoppello)ci ha creduto a tal punto da farcela vedere quella luce che ci parla di un amore più grande, l’amore di Dio che si moltiplica all’infinito, attravers
o gli occhi del Figlio.

(http://sindonesantovolto.splinder.com)

"SUL VOLTO DI CRISTO LA LUCE DEL PADRE"

foto ©https://scintillanti.files.wordpress.com/2007/09/loretonotte.jpg

 

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9 pensieri su “L'occhio di Dio

  1. Che questo volto misericordioso possa entrare nel cuore di tutta l’umanità.
    Un grazie sentito
    Antonio

  2. Spero di nn essere linciato dicendo che nn sono un credente.Però posso dire che cmnq la storia di tutte le religioni mi ha sempre molto affascinato, e rispetto e ammiro chi crede.

  3. io il giorno del perdono lo festeggio in maniera ufficiale il 2 Agosto, ma condivido lo spirito con cui tu ti sei accostata al perdono …comunque!

    Spero di avere tempo di ripassare di qui a leggere anche i tuoi post precedenti.
    Ed in ogni caso ..che il Signore ti dia pace e mostri a te il Suo volto.
    Buon cammino!

  4. Carissima il commento che ti ho spedito è finito nel nulla.
    Riscrivere il pensiero non è facile.
    Posso dirti che il tuo post è molto bello e profondo e mi ha fatto molto pensare e riflettere.
    Un abbraccio e buona domenica a te 🙂

  5. buona festa dei Santi Angeli custodi!!!
    c.

  6. Sono di passaggio, un caro saluto a te 🙂

  7. Un grazie sincero a tutti voi, amici passati di qui, perchè mi avete ricordato che lo sguardo di Dio è anche il vostro.

  8. Un grazie per questo sentito post e un caro saluto anche da me 🙂

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