A Elisabetta

Mi hai chiesto che ti scrivessi qualcosa, mentre mi preparavi ciò di cui avevo bisogno. Davanti al bancone ho fatto fatica anche a chiedertelo, interessata di più a cogliere i segni di una rinascita, dopo l’abbandono da parte della persona che amavi e con la quale avevi concepito un figlio, che all’estratto conto o al nuovo libretto di assegni.

Mi sono andata a sedere subito, perchè la fatica a stare in piedi è insostenibile. Non so cosa ti aspetti da me, cosa ti ha colpito per chiedermi parole nuove, diverse, parole di vita, visto il tempo brevissimo che abbiamo avuto per scambiarcele.

Alle tante, che potrei aggiungere, voglio che si sovrapponga l’immagine della gioia, della pace, della serenità che solo l’autore della vita può donare. Voglio ringraziare il Signore per te, che dici di non credere, ma che hai negli occhi stampata la nostalgia della prima carezza che il Signore ti ha fatto, quando ti ha dato la luce.

"Quando non abbiamo niente da portare, è allora che portiamo Cristo nella sua interezza"

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