Rigenerati dalla Parola di Dio (1 Pt 1,23)

Dal 1 al 4 maggio sarò con mio marito a Rimini per la XXXI  Convocazione Nazionale dei Gruppi e delle Comunità del Rinnovamento nello Spirito Santo (RnS) sul tema “Rigenerati dalla Parola di Dio” (1 Pt 1,23).

Con questo convegno, il Rinnovamento propone un ritorno sincero, compromettente, feriale, personale e comunitario alla Parola”, ha dichiarato il presidente nazionale RnS, Salvatore Martinez. “Vogliamo ancora ascoltare,pregare, amare, servire la Parola! Una Parola che non ha perduto il suo fascino creativo e miracoloso, la sua straordinaria contemporaneità e attualità. Una Parola che a tutti giova, che nessuno offende, che ha la capacità di rendere ogni uomo migliore, che tutti ha il potere di salvare. Ogni Convocazione del nostro Movimento è un’apologia dell’opera dello Spirito nella vita della Chiesa e di ogni credente. Ed è lo Spirito che ci guiderà lungo le sessioni di questa Convocazione, in un tempo liturgico per noi straordinario (è l’inizio della Novena di Pentecoste), per farci «desiderare le parole del Signore» (cf Sap 6, 19) e per farci «vedere quanto è buono il Signore» (Sal 34, 9)”.

Sperando che possiamo tutti essere rigenerati dalla Parola di Dio, qualunque sia il luogo dove ci mettiamo in ascolto,  vi auguro vacanze serene e ricche di grazia.

Cosa conta

Venerdì, 25 aprile, festa della liberazione, avevo bispogno del pane. Non me ne ero fatta un problema, il giorno prima, da quando sono aperti i negozi anche la domenica.

Venerdì c’era il sole. Finalmente dopo tanto tempo abbiamo rivisto l’azzurro.

 Abbiamo pensato alla nostra casetta in campagna, dove non andavamo a ritemprarci da tempo, al panorama che vi si gode, all’atmosfera di pace e di serenità che trasuda dentro e fuori la casa.

Sul tavolo del grande stanzone è stata celebrata una messa, spezzato il corpo di Cristo, consacrato il pane e il vino, in occasione del ritiro del gruppo.

Come non desiderare di condividere quel ben di Dio con gli amici? Sarebbe stato peccato mortale non farlo.

Ma gli amici portano altri amici e questo è la cosa più bella. Il pane, però,  ci era finito, da unire alle fave e al formaggio di cui disponevamo.

Ho cercato un negozio che me lo vendesse. Invano. Il mondo si era fermato. Le cattedrali del consumismo, le chiese del terzo millennio avevano chiuso i battenti.

Del resto,  mica era domenica!

Festa della liberazione

Beato chi spera nel Signore

Alleluia!

(Sal.147)


Loda il Signore, anima mia:

loderò il Signore per tutta la mia vita,

finché vivo canterò inni al mio Dio.

Non confidate nei potenti,

in un uomo che non può salvare.

Esala lo spirito e ritorna alla terra;

in quel giorno svaniscono tutti i suoi disegni.

Beato chi ha per aiuto il Dio di Giacobbe,

chi spera nel Signore suo Dio,

creatore del cielo e della terra,

del mare e di quanto contiene.

Egli è fedele per sempre,

rende giustizia agli oppressi,

dà il pane agli affamati.

Il Signore libera i prigionieri,

il Signore ridona la vista ai ciechi,

il Signore rialza chi è caduto,

il Signore ama i giusti,

il Signore protegge lo straniero,

egli sostiene l’orfano e la vedova,

ma sconvolge le vie degli empi.

Il Signore regna per sempre,

il tuo Dio, o Sion, per ogni generazione.

La torta

Giovanni il 6 aprile ha compiuto 6 anni e ci siamo mobilitati tutti per fargli una bella festa e vederlo felice. Non è che sia un bambino triste Giovanni, anzi; ma il suo compleanno è un’ occasione unica per sentirsi protagonista della situazione. Gli piace che gli cantino “tanti auguri a te”e che in tanti vengano a trovarlo. Il suo pensiero non è tanto per i regali, quanto per l’importanza che ha, per lui, sentirsi cercato e amato.
Così al mattino dopo la messa siamo andati a trovarlo, ( la festa era il pomeriggio in campagna) e gli abbiamo portato il momopattino che tanto desiderava.
Era felice Giovanni già dal mattino, non ci aveva dormito la notte al pensiero di quella giornata. Ci ha accolto con gioia e ci ha ringraziati con un abbraccio.
Anche noi avevamo ricevuto un regalo il 6 aprile del 2002, gli abbiamo detto, dopo nove mesi di attesa. Era lui e per questo eravamo andati in chiesa a ringraziare Gesù.
Poi la mattinata si è svolta in cucina in un turbinio di cose da preparare e da portare a termine per l’ora di pranzo e per il rinfresco in campagna. Nonostante la torta fosse stata già ordinata in pasticceria personalizzata con il disegno dei Gormiti, non ho saputo contenere l’istinto irresistibile di utilizzare le fragole e la panna per farne un’ altra, per eventuali ospiti inattesi.
Quando Giovanni, all’ora di pranzo l’ha vista, mi sono sentita in dovere di scusarmi, perchè a lui le fragole. non piacciono e a dire il vero neanche le torte.
“Ho fatto una torta per il tuo compleanno" gli ho detto."Lo so che non ti piacciono le fragole. Ho pensato che a qualche tuo amico potevano piacere e che avrebbero potuto mangiarla con gusto, qualora quella dei Gormiti non fosse bastata.
"Non ti preoccupare, nonna, che mi piace e che l’assaggerò".
“Non importa se tu la mangerai. Sappi però che l’ho fatta con tanto amore”.
"Ma allora tu mi hai fatto due regali!” 
Quali?" mi sono chiesta, pensando che non ci era venuto in mente altro che il monopattino.
” Uno l’amore e due il monopattino!”
L’amore, l’aveva percepito Giovanni, nelle parole con cui gli ho presentato una torta che non gli piace.

Perchè ci credo

Giovanni ieri mi ha chiesto se credevo nell’esistenza di Dio. “Certo gli ho risposto, e tu?”.
“Anche io; ma i miei compagni non ci credono che Dio esiste e io non so come fare per convincerli.
Ma tu nonna, come fai a dire che esiste, mica lo vedi! “
“Perchè tu vedi chi ha progettato e costruito questa automobile che, grazie a Dio, ci fa andare dove vogliamo, vedi chi  fa il pane o chi semina il grano, per farci la farina? Mica vediamo tutto! La maggior parte delle volte ci fidiamo: che non ci accada nulla, se prendiamo una medicina, sperando che il medico che la prescrive non sia fuori di testa, ci fidiamo di chi costruisce le case e di chi costruisce giocattoli, di chi fa le merendine e di chi ci informa di come va il mondo.Ma io dell’esistenza di Dio ho una prova lampante”.
“Quale nonna?”
“Quando il tuo papà ha deciso di sposarsi, io lo dovevo accompagnare all’altare, dove lo stava aspettando la tua mamma. Sai quante volte mi sono dovuta sedere per arrivarci?
Tre volte!… e pensavo che non ce l’avrei mai fatta.. Poi ci sono riuscita, anche se poi mi sono messa dentro la macchina, con il sedile allungato, ad aspettare che tutto finisse.
Non ho potuto fare neanche le foto per ricordare quel giorno. Il tuo papà forse si è dispiaciuto; ma sapeva che non potevo dargli di più.
Poi sei nato tu. Ti ricordi se io ti ho mai preso in braccio? “
“No nonna, non mi hai mai preso in braccio, perchè ti fa male tanto la schiena”
“Ti ricordi che ti ho dato da mangiare, ti ho cambiato il pannolino, ti ho portato al mare e al parco, ti ho cantato la ninna nanna, quando dovevi dormire e tante storie quando volevi star sveglio?
Ti ricordi della preghierina che abbiamo sempre fatto, prima di partire, per trovare un parcheggio? E quella di farci incontrare una persona adulta che ti facesse fare il bagno al mare o scavasse le buche con te?
Ti ricordi di quanti amici abbiamo trovato, che mi hanno aiutato quando io non ce la facevo a starti dietro? E il basket e la danza e la fattoria, la caserma dei vigili del fuoco, la stazione dei taxi e quella dei treni e degli autobus… Quante cose Giovanni abbiamo fatto insieme! E  pensare che nessuno avrebbe scommesso un centesimo su di me!
Ebbene Giovanni chi credi che mi abbia aiutato in questi sei anni che siamo stati così tanto insieme?”
“Dio!”
“ Ecco perchè ci credo, Giovanni.”

Non sia turbato il vostro cuore

Giovanni 14,1-12

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere.
Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».

«Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me." Gesù sta per andarsene e dice che non deve essere turbato il nostro cuore. Se i suoi discepoli almeno Lui l’avevano visto, noi non abbiamo materialmente nè visto Lui, nè tantomeno il Padre. Non ci chiede troppo Gesù? Noi siamo turbati quando sbagliamo strada, quando la verità ha mille facce, quando la vita sembra venire meno. Ma Gesù insiste su quell’essere lui la via, la verità, la vita. Cosa ci può convincere che è vero? Forse che, se fossimo stati presenti, avremmo creduto più degli apostoli? Non credo. In cosa dobbiamo credere? Dove trovare il volto del Padre riflesso nel Figlio? " Abbiate fede in Dio e abbiate fede in me" dice Gesù, non a caso. E’ la relazione che intercorre tra Padre e Figlio, il vincolo indissolubile di un amore che non si consuma a mostrare il volto di Dio. "Io e il Padre siamo una cosa sola» dice Gesù ( Giovanni 10,30).

Anche se scomparissero tutti i sacerdoti e non ci fosse più nessuno a consacrare il Pane Eucaristico, basterebbe una sola coppia che si ama nel Signore (come Cristo ha amato la Chiesa) a rendere visibile Dio al mondo.

LA VIA

Giovanni 14,1-6

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In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l’avrei detto. Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io. E del luogo dove io vado, voi conoscete la via”.

Gli disse Tommaso: “Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?”.

Gli disse Gesù: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”.

Tommaso è quello delle domande, è quello che vuole vedere, toccare, è l’uomo con i suoi smarrimenti, le sue paure, la difficoltà a fidarsi fino in fondo di Gesù. “Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?”.

Quando Tommaso pronuncia queste parole Gesù risponde con una promessa, un’altra aggiunta alle altre che hanno contraddistinto la sua predicazione su questa terra. Ancora promesse e poi se ne andrà. Sembra chiedere troppo questo Dio all’uomo, che le troppe delusioni hanno portato a non fidarsi neanche di se stesso. Eppure Gesù continua nella sua strada:”Amatevi come io vi ho amato” La strada di Dio è l’amore. L’ha detto nell’ultima cena.Continua a dirlo ad ognuno di noi: di guardare quello che ha fatto, come lo ha fatto, per chi e con chi l’ha fatto. Tutto qui. La strada per entrare nel Paradiso, dove Lui è andato a prepararci un posto, è la strada dell’esodo, è la strada del deserto, è la strada dell’incontro con ciò che è essenziale, per entrare nella terra promessa e andare ad occupare quel posto pronto per noi.

Grazie Tommaso che ci togli le domande di bocca, grazie della tua sete di verità, sete di concretezza, sete di un Dio che riconosci solo toccando le piaghe della sofferenza, vedendo i segni della Sua passione, dell’amore senza misura riversato sull’umanità intera.