I nonni

Ho chiesto a Giovanni che cosa rende felice un bambino, dopo un pomeriggio da incubo, dedicato a scartare i regali ricevuti al suo compleanno il giorno prima. Quando me l’ha detto, sua madre, che gli avevano dato il permesso di scartare tutti i regali, riicevuti il giorno prima per il suo compleanno, ho tirato un sospiro di sollievo. "Oggi mi riposo!" ho pensato, ma mi sbagliavo.  

Un malumore sempre crescente si è impadronito di lui, man mano che si rendeva conto che bisognava avere pazienza per poter utilizzare ciò che gli era stato regalato. Ma lui la pazienza non l’aveva, ad aspettare che qualcuno gli spiegasse con calma come doveva fare. Mi è venuto spontaneo chiedergli alla fine della giornata, mentre se ne stava triste e muto in un cantuccio, insoddisfatto e mortificato per il macello che aveva fatto.

”Ma i giochi rendono felici i bambini?”

” No” mi ha risposto.

“E allora cosa li rende felici?"

”Un bacio e  un abbraccio…uno che gli voglia bene!”

Giovanni ha le idee chiare su questo.Non a caso Gesù chiama a modello i bambini , quando deve spiegare qualcosa di molto difficile.

Domenica, giorno di Comunioni,  i bambini  li abbiamo visti vestiti di tuniche candide, accompagnati dai genitori disporsi ordinatamente nei banchi preparati per loro attorno alla mensa eucaristica, che per l’occasione era stata allestita a piedi dell’altare.

Che bello vedere Gesù, senza gradini che lo separassero, mischiarsi alla folla festante, che bello ascoltare i bambini che per la prima volta facevano la Comunione cominciare la celebrazione eucaristica con un canto gioioso di ringraziamento, che bello vedere le famiglie riunite intorno ad un unica mensa!
Abbiamo pensato che non accade tutti i giorni che la famiglia si riunisca intorno ad un unica mensa, perché gli orari non coincidono, che il più delle volte i figli mangiano soli o dai nonni a seconda dell’età, che i genitori trangugiano un tramezzino al bar nella pausa pranzo.
E anche quando è possibile non si condivide un unico pane, perché sempre più il malcostume di poter scegliere ciò che più piace ha la meglio sulla sana educazione di mangiare ciò che un tempo era messo nel piatto senza alternative di sorta. E poi c’è chi parla nelle nostre case, quando è apparecchiata la tavola. L’immancabile televisore che ci risparmia anche la fatica di pensare a quello che dobbiamo dire, ci dice di cosa abbiamo bisogno e come senza fatica possiamo ottenerlo. E’ maestra anche nell’inventare bisogni inesistenti ma che noi poi riconosciamo reali.

La mensa eucaristica è chiamata Mensa del Pane e della Parola. E noi ce l’avevamo di fronte la mensa più bella, la migliore, domenica, giorno di comunione, della Prima Comunione per 20 bambini.
Dietro, assiepati c’erano i nonni, che conosciamo, perché hanno la nostra stessa età e li vediamo spesso in chiesa e ai giardini con i piccoli che ci sono affidati.

Quando don Achille ha parlato nell’omelia di cosa diamo da mangiare e da bere ai nostri figli, riferendosi agli episodi di violenza e di bullismo che vedono protagonisti tanti giovani adolescenti, molti genitori hanno storto il muso, ritenendo che non era quello il momento di parlare di queste cose, mentre noi nonni al contrario( ce lo siamo confidato a quattr’occhi, a messa finita) abbiamo plaudito a quelle parole, parole di Vangelo, se interpellano, scuotono, spingono a cambiare direzione di marcia.

Dubrinka ci ha invitato alla comunione di Cristian e Denise come fossimo della famiglia, domenica. Era tanto che non ci invitavano ad una festa del genere. Data l’età, ci toccano solo matrimoni e funerali in questi ultimi tempi.
I funerali dei matrimoni sono i più dolorosi , anche se non si celebrano in chiesa ma in tribunale.
“Le colpe dei padri ricadono sui figli è scritto” e non è un caso che i matrimoni sgretolati sgretolano i figli.

Dubrinka è una nonna speciale che rende speciali le persone che trova sul suo cammino. Su di lei avevo fatto un post l’8 aprile del 2007 dal titolo

I poveri

Per questa Pasqua avevamo deciso, io e mio marito, di invitare un povero, uno che aveva bisogno di calore, di famiglia, di amore.
Poi mi sono ammalata.
Quando sono uscita dall’ ospedale stavo peggio, per la diagnosi e per i problemi da affrontare, vecchi e nuovi, alla ricerca di qualcosa che mi togliesse almeno il dolore, con l’impossibilità di provvedere a me stessa e agli altri.
I poveri sono entrati a far parte della nostra famiglia il giorno in cui, non essendoci nessun parente disponibile ad assistermi, ho chiamato Dubrinka, per farmi aiutare anche solo a prendere l’acqua sul comodino.
Lei, la bulgara del piano di sotto, si è fatta attendere giusto il tempo di accompagnare a scuola Christian e Denise, i nipoti di cui si prende cura a tempo pieno, mentre la figlia è al lavoro.
Dopo aver timidamente girato la chiave appositamente lasciata nella toppa, si è presentata con gli occhi lucidi al mio capezzale, disposta a qualsiasi cosa, pur di non vedermi ridotta a quel modo.
Da quel giorno ogni mattina è salita per sapere di cosa avevo bisogno e per portarmi qualcosa di cucinato. L’appuntamento del mattino pian piano è diventata una dolce abitudine, un’occasione per conoscere meglio quella nonna "speciale" che aveva suscitato la mia ammirazione, il giorno in cui sentii consolare Giovanni, il mio nipotino di tre anni, che era caduto, con queste parole:"non piangere, perchè la nonna dice che, quando si cade, si diventa grandi".
A parlare era stata Denise, una bimba poco più grande di lui, che con il fratellino stava giocando nel cortile condominiale, mentre la nonna e la mamma traslocavano al piano di sotto dei mobili da un camioncino.
Pensai alla fortuna di quei bambini che avevano una nonna che parlava così saggiamente.
Poi seppi che di fortuna ne avevano avuta ben poca quei bimbi, che avevano perso da poco il papà e che dovevano fare a meno anche della mamma, costretta a lavorare lontano da casa.
Ci siamo presentate allora e, sempre, in seguito, salutate con un sorriso, ogni volta che frettolosamente guadagnavo il sedile dell’auto, e lei si offriva di portarmi la borsa o qualunque cosa poteva ai suoi occhi, sembrarle pesante per me.
Come poi venni a sapere, Dubrinka aveva lasciato in fretta la sua casa in Bulgaria, ed era venuta in soccorso della figlia e dei suoi due cuccioli, sbattuti in un guscio di noce nel mare in tempesta di un paese che non era il loro.
Il marito, che l’avrebbe dovuta seguire in un secondo tempo, lo hanno trovato morto dopo tre giorni. Chissà se si sarebbe salvato, con qualcuno vicino, quando il cuore ha lanciato il segnale d’allarme!
A Natale, perchè Giovanni avesse amici con cui giocare, li abbiamo invitati in campagna.
Ma, solo dopo due mesi, mi sono accorta che, mentre dormivo, Dubrinka mi aveva pulito tutta la casa, infissi e vetri compresi.

…………..

Volevamo invitare un povero, dicevo, per questa Pasqua e avevo pensato a loro, per sdebitarmi di tutte le volte che Dubrinka si era fatta sguardo, mani, piedi, forza dell’amore di Dio,specie in questi ultimi tempi, in cui la malattia mi ha tenuto inchiodata ad un letto.
Ma il Signore ha avuto compassione di noi, della nostra impossibilità a provvedere ai bisogni degli altri, del nostro essere rimasti soli, per via di una festa che sempre più si consuma al ristorante.
Domenica i poveri siamo stati noi, che ci siamo fatti lavare i piedi da questa piccola famiglia scampata al naufragio, noi, gente perbene che assolve il precetto, se si confessa una volta all’anno e si comunica almeno a Pasqua.
La comunione ce l’hanno fatta fare loro, i diversi, gli extracomunitari, che ci hanno invitato a far festa a casa loro, per celebrare la Pasqua ortodossa, che, guarda caso, quest’anno coincide con quella nostra. Loro non si confessano, ma ci hanno fatto riflettere su quanti peccati ci siamo dimenticati di confessare.
……………………………………………………

Di Dubrinka, domenica, anche se era rimasta a casa per preparare il pranzo, sentivamo forte la presenza accanto a suoi nipotini e a noi tutti, perchè aveva per due anni non solo assistito alle lezioni di catechismo, ma le aveva arricchite con informazioni preziose circa la religione greca ortodossa che aveva sempre professato.
Ma in chiesa, a rappresentare DubrinKa, c’erano tutti gli altri nonni presenti, ma in disparte, che avevano collaborato a preparare l’incontro dei piccoli loro affidati, con il Signore.

3 pensieri su “I nonni

  1. Come sempre il finale è il succo, l’essenza e penso all’omelia delle prime comunioni che io ho sentito.
    Non penserete che l’ostia consacrata,che state prendendo, per la prima volta, sia molto diversa da quelle delle prove di ieri. Rimane sempre più gustosa una bella fetta di pane con la nutella, ma chi si saprà spalmare sul pane di vita, comprendendo il Suo Corpo con il vostro, in verità non potrà più fare a meno di quel nutrimento.

  2. Vorrei farti partecipe della mia gioia per l’Ordinazione a Diacono Permanente di ciccio56.
    Facciamogli tanti auguri QUI

  3. Tanti Santi Auguri! … pregando che non vengano anche questi … bloccati.

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