Pietà e tenerezza è il Signore (Sal 110,4)


Un sabato Gesù era entrato in casa di uno dei capi dei farisei per pranzare e la gente stava ad osservarlo. Davanti a lui stava un idropico.
Rivolgendosi ai dottori della legge e ai farisei, Gesù disse: “È lecito o no curare di sabato?”. Ma essi tacquero. Egli lo prese per mano, lo guarì e lo congedò.
Poi disse: “Chi di voi, se un asino o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà subito fuori in giorno di sabato?”. E non potevano rispondere nulla a queste parole.( Lc 14,1-6 )


Leggendo le parole del vangelo di oggi ho pensato che molto spesso anche noi ascoltiamo le parole, dimenticando Chi sta parlando.

Il Salmo 110, che oggi la liturgia ci fa pregare, ce lo ricorda .

“Pietà e tenerezza è il Signore”(Sal 110,4)

Gerusalemme

Luca 13,31-35

In quel giorno, si avvicinarono a Gesù alcuni farisei a dirgli: “Parti e vattene via di qui, perché Erode ti vuole uccidere”. Egli rispose: “Andate a dire a quella volpe: Ecco, io scaccio i demoni e compio guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno avrò finito. Però è necessario che oggi, domani e il giorno seguente io vada per la mia strada, perché non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme.

Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi coloro che sono mandati a te, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come una gallina la sua covata sotto le ali e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa sta per esservi lasciata deserta! Vi dico infatti che non mi vedrete più fino al tempo in cui direte: Benedetto colui che viene nel nome del Signore!”.
Le parole del Vangelo di oggi ci interpellano sull’atteggiamento che abbiamo nei confronti di Gesù.

Noi siamo Gerusalemme, la città santa, la città in cui deve entrare per purificarla e renderla città eterna, attraverso il suo sacrificio.

Dio, infatti, deve morire a se stesso per poterci salvare, rinunciando ai privilegi della sua natura divina perfetta, sottoponendosi a tutti i limiti di quella nostra imperfetta.

Ma noi facciamo come Erode che lo cerca per ucciderlo o come i farisei che lo farebbero volentieri, se la legge lo permettesse, trovando altre strade per disfarsene?

In entrambi i casi nè l’uno, nè gli altri ne sopportano la vista.

Oppure siamo come quelli che lo accolgono, quando fa il suo ingresso nella città, agitando le palme e gridando “Osanna al re dei re”, senza però scomodarci più di tanto, per paura di venire coinvolti in qualcosa che sradica le nostre sicurezze e ci potrebbe far fare la stessa fine?

Si può uccidere in tanti modi un uomo, sottraendolo o sottraendoci alla vista, qualunque sia il mezzo di cui ci serviamo per non farlo esistere.

I segni dei tempi

Luca 12,54-59
In quel tempo, Gesù diceva alle folle: “Quando vedete una nuvola salire a ponente, subito dite: Viene la pioggia, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: Ci sarà caldo, e così accade. Ipocriti! Sapete giudicare l’aspetto della terra e del cielo, come mai questo tempo non sapete giudicarlo? E perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto?
Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada procura di accordarti con lui, perché non ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all’esecutore e questi ti getti in prigione. Ti assicuro, non ne uscirai finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo”.

 

 
Non ci vuole molto a capire che le cose così come ce le raccontano o come appaiono non vanno.

Il problema è che di fronte al male, alla sofferenza del mondo non sappiamo cosa fare, come agire.

Capita che ci si spenda anima e corpo per annunciare il vangelo, per incarnarlo nella propria vita e accorgersi che ci si è affaticati invano.

Viene voglia di fare marcia indietro, di rinchiudersi nel proprio appartamento e aspettare tempi migliori.

Chiediamo al Signore di non mollare mai la presa della sua mano, imploriamo il suo aiuto, quando sentiamo che tutto crolla e pensiamo che il piccolo resto è troppo piccolo per cambiare le cose.

Invochiamo il Suo nome santo su tutta la Chiesa; chiediamogli di vivere con più consapevolezza la nostra vocazione, nella comunione dei santi.

Con le mani protese al cielo, offriamogli i nostri cuori, mostriamogli le nostre ferite e con Lui attendiamo con fiducia il compimento della promessa.

Piego le ginocchia…

 (Ef 3,14-21)

Fratelli, io piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ogni paternità nei cieli e sulla terra prende nome, perché vi conceda, secondo la ricchezza della sua gloria, di essere potentemente rafforzati dal suo Spirito nell’uomo interiore.
Che il Cristo abiti per la fede nei vostri cuori e così, radicati e fondati nella carità, siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità, e conoscere l’amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio.

A colui che in tutto ha potere di fare
molto più di quanto possiamo domandare o pensare,
secondo la potenza che già opera in noi,
a lui la gloria nella Chiesa e in Cristo Gesù
per tutte le generazioni, nei secoli dei secoli! Amen.

Perchè ci si sposa.

"Perchè vi sposate?" abbiamo chiesto alle 20 coppie intervenute, venerdì sera, al primo dei 12 incontri previsti, per prepararsi a ricevere il Sacramento del Matrimonio.

Queste le risposte.

"Perchè ci amiamo" (Tutti )

"Perchè abbiamo gli stessi interessi e stiamo bene insieme" (Tutti)

"Perchè  il Signore benedica il nostro amore" (Uno)

Meno male che qualcuno ha ricordato che il matrimonio ha a che fare con Dio.

 

Il Papà  di tutti i papà

Sono di ritorno dal funerale del papà di Antonio e Francesco, due bimbi di 10 e 13 anni.

E’ morto all’improvviso e, anche se soffriva di cuore, nessuno se l’aspettava.

Paola, la sposa gli aveva affidato i loro piccoli, quando se n’è andata, tre anni fa, dopo un lungo, interminabile calvario sopportato con il sorriso sulle labbra e con Dio nel cuore.

Sicuramente, prima che a lui, li aveva affidati al Signore.

Ma in chiesa non c’era nessuno che non piangesse, anche i più duri compreso don Gino, che non lo dà mai a vedere, smarriti di fronte all’assurdità di un evento che ha spiazzato anche i fedelissimi.

Ho pensato a Giovanni, quando, mesi fa, ha cercato di consolare il cuginetto che piangeva per la mamma, morta di recente, con queste parole:

” Ringrazia Dio che hai un padre!”

Ho pensato che a quella frase basta mettere una maiuscola per consolarci tutti e non sentirci mai soli.

“Ringraziamo Dio perchè abbiamo un Padre, il Papà di tutti i papà, come lo chiama Giovanni”

L'invito

Mt 22,1-14
In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.
Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.
Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

Questa mattina , leggendo il vangelo, ho pensato al matrimonio di Vanessa e Luciano a cui ieri abbiamo partecipato, 

Noi siamo stati invitati per l’affetto sincero che ci lega ai genitori dello sposo. Veramente non ce l’aspettavamo, visto che il numero dei parenti e degli amici, venuti in gran numero anche dalla Spagna, luogo d’origine di Vanessa, era veramente cospicuo.

L’attenzione e la sensibilità  mostrata dai nostri amici nei nostri confronti, per farci partecipi della loro gioia, ci ha commosso.

Per questo motivo ho cercato, con cura e per tempo, abito e accessori adatti per l’occasione,  e, cosa per me del tutto insolita, ho dedicato tutta la mattina a prepararmi, evitando di stancarmi, come spesso mi accade, sì da non poter assistere alla cerimonia dall’inizio alla fine.

La gratitudine, per essere stati scelti tra tanti, è stato il motore che ha reso possibile il miracolo di dire sì ad un invito  per una festa di nozze, e di rimanervi fino all fine.(Non è successo neanche per mio figlio!)

Il Vangelo oggi ci parla di un invito e di un vestito.

Mi chiedo se sono consapevole che ad invitarmi non sono i genitori di Luciano, ma Dio in persona, il Signore del cielo e della terra, il mio Creatore.

Mentre mi accingo ad andare alla Messa, guardo il vestito che ho preso in fretta dall’armadio, e prego con l’Antifona d’ingresso:

Se consideri le nostre colpe, Signore,
chi potrà resistere?
Ma presso di te è il perdono,
o Dio di Israele. (Sal 130,3-4)