La gioia perfetta

1Gv 1,1-4
Carissimi, ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita (poiché la vita si è fatta visibile, noi l’abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi), quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo.
Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia perfetta.

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Il vero Natale

Nauseati dal cibo e dal superfluo, a cui dobbiamo ancora trovare un posto, pieni di spazzatura che ci dobbiamo tenere in casa, almeno fino a domani, perchè nei giorni di festa la raccolta è sospesa, ci apprestiamo a vivere l’altro Natale.

Quello quotidiano, quello che non è coperto da fiocchi coccarde e incarti dorati, quello degli avanzi del giorno prima, del risveglio dall’incubo che Dio si sia dimenticato di noi e ci abbia saltato.

Dio verrà, ne sono sicura, mi sono detta.

Non è possibile che Natale duri solo una giornata, sarebbe una cattiveria.

Oggi è Santo Stefano, il primo martire. Così presto è finito il Natale?

Per fortuna che i genitori del piccolo Diego hanno deciso di battezzare il loro piccolo proprio oggi.

Durante la Messa, in un clima di fede, di festa e di gratitudine, ho potuto percepire il senso del Santo ed Eterno Natale. 

GRAZIE

Is 9,1-6

Il popolo che camminava nelle tenebre
ha visto una grande luce;
su coloro che abitavano in terra tenebrosa
una luce rifulse.
Hai moltiplicato la gioia,
hai aumentato la letizia.
Gioiscono davanti a te
come si gioisce quando si miete
e come si esulta quando si divide la preda.
Perché tu hai spezzato il giogo che l’opprimeva,
la sbarra sulle sue spalle,
e il bastone del suo aguzzino,
come nel giorno di Màdian.
Perché ogni calzatura di soldato che marciava rimbombando
e ogni mantello intriso di sangue
saranno bruciati, dati in pasto al fuoco.
Perché un bambino è nato per noi,
ci è stato dato un figlio.
Sulle sue spalle è il potere
e il suo nome sarà:
Consigliere mirabile, Dio potente,
Padre per sempre, Principe della pace.
Grande sarà il suo potere
e la pace non avrà fine
sul trono di Davide e sul suo regno,
che egli viene a consolidare e rafforzare
con il diritto e la giustizia, ora e per sempre.
Questo farà lo zelo del Signore degli eserciti.

Amici e nemici

Luca 1,67-79 

In quel tempo, Zaccaria, padre di Giovanni, fu pieno di Spirito Santo, e profetò dicendo:
“Benedetto il Signore Dio d’Israele,
perché ha visitato e redento il suo popolo,
e ha suscitato per noi una salvezza potente
nella casa di Davide, suo servo,
come aveva promesso
per bocca dei suoi santi profeti d’un tempo:
salvezza dai nostri nemici,
e dalle mani di quanti ci odiano.
Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri
e si è ricordato della sua santa alleanza,
del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre,
di concederci, liberati dalle mani dei nemici,
di servirlo senza timore, in santità e giustizia
al suo cospetto, per tutti i nostri giorni.
E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo
perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade,
per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza
nella remissione dei suoi peccati,
grazie alla bontà misericordiosa del nostro Dio,
per cui verrà a visitarci dall’alto un sole che sorge
per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre
e nell’ombra della morte
e dirigere i nostri passi sulla via della pace”.

Il Cantico di Zaccaria fa da contrappunto al Magnificat , esplosione di gioia e di gratitudine verso Dio che salva, ieri, oggi, sempre.

In cosa consiste la salvezza è esplicitamente detto qui e merita una riflessione: servire Dio senza timore, in santità e giustizia al suo cospetto, per tutti i nostri giorni.

Certo che a prima vista non sembra una gran bella promessa, un orizzonte appetibile, quello di un servizio che dura in eterno.

Liberati dalle mani dei nostri nemici, dei quali siamo diventati schiavi, entriamo nel servizio di un Amico speciale, anzi un Padre che non sta aspettando altro che darci la gioia di aiutarci a rimettere ordine nella sua casa che è diventata anche e soprattutto la nostra.

Una casa dove abitare sereni e felici tutti i giorni della nostra vita, vale a dire in eterno. 

Quello che è successo ieri, quando ho chiesto a Giovanni, il mio nipotino più grande, di aiutarmi a riordinare la stanza messa a soqquadro dal suo fratellino più piccolo, mi ha aiutato a capire.

Lui sapeva che il grosso l’avrei fatto io e che gli conveniva darmi una mano, perchè la stanza in questione è quella dei giochi, la maggior parte suoi.

Io avrei provveduto poi ad arieggare, sbattere il tappeto, spolverare e passare lo straccio, sì che l’indomani potessero il piccolo e il grande, senza intossicarsi, godere di tutto quanto il Signore continua a donarci per farci stare bene.

La casa di carne

2Sam 7,1-5.8-12.14.16
Il re Davide, quando si fu stabilito nella sua casa, e il Signore gli ebbe dato riposo da tutti i suoi nemici all’intorno, disse al profeta Natan: «Vedi, io abito in una casa di cedro, mentre l’arca di Dio sta sotto i teli di una tenda». Natan rispose al re: «Va’, fa’ quanto hai in cuor tuo, perché il Signore è con te».
Ma quella stessa notte fu rivolta a Natan questa parola del Signore: «Va’ e di’ al mio servo Davide: “Così dice il Signore: Forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti? Io ti ho preso dal pascolo, mentre seguivi il gregge, perché tu fossi capo del mio popolo Israele. Sono stato con te dovunque sei andato, ho distrutto tutti i tuoi nemici davanti a te e renderò il tuo nome grande come quello dei grandi che sono sulla terra. Fisserò un luogo per Israele, mio popolo, e ve lo pianterò perché vi abiti e non tremi più e i malfattori non lo opprimano come in passato e come dal giorno in cui avevo stabilito dei giudici sul mio popolo Israele. Ti darò riposo da tutti i tuoi nemici. Il Signore ti annuncia che farà a te una casa.
Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu dormirai con i tuoi padri, io susciterò un tuo discendente dopo di te, uscito dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno. Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio.
La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a me, il tuo trono sarà reso stabile per sempre”».

Davide voleva costruire a Dio una casa stabile, un tempio che gli desse gloria e onore e che sostituisse la tenda, della quale si era dovuto accontentare per tutto il tempo che il popolo d’Israele aveva vagato nel deserto, alla ricerca della terra promessa.

Attraverso le parole del profeta Natan, Dio risponde che sarà Lui a costriurgli una casa.

Oggi la liturgia ci mostra in tutta la sua potente bellezza la semplice e umile dimora, che Dio si è scelto per mantenere fede alla promessa fatta al re Davide.

Una casa di carne, il seno della vergine Maria, è il luogo ospitale e accogliente in cui la Parola può attecchire, germogliare e venire alla luce.

Straordinario questo Dio che chiede la nostra casa per darci la Sua.

Perchè il mistero dell’Incarnazione ci riguarda tutti da vicino, in quanto dobbiamo accettare che Dio entri in noi, per permettergli di sostituire i nostri cuori di pietra con cuori di carne, capaci di vedere tutti i suoi figli accomunati e stretti in un unico grande abbraccio: quello inchiodato alla croce.

AUGURI SCOMODI

Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo.

Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario.

Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.

Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli!

Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.

Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.

Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.

Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.

Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.

 

Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame.

I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi.

Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili.
Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano.

Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative.

I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge ”, e scrutano l’aurora,

vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio.

 

E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi.

Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.

Tonino Bello

Il presepe di Giovanni:la speranza

 

Dopo una settimana a cercare di fare un presepe plausibile, con la grotta sotto Betlemme, le strade per raggiungerla, le statuine e le case al posto giusto e,  cosa fondamentale, il palazzo di Erode, in alto, a dominare come uno sparviero tutto il fermento di vita sottostante, ecco cosa ha disegnato Giovanni.

SPIEGAZIONE:Dal castello di Erode parte un servo, un uomo bionico che spara fiori sulla strada deserta, per far felice la gente.

Erode esce in carrozza a vedere quello che succede e diventa buono.