Esigenze

Matteo 8,23-27 -In quel tempo, essendo Gesù salito su una barca, i suoi discepoli lo seguirono. Ed ecco scatenarsi nel mare una tempesta così violenta che la barca era ricoperta dalle onde; ed egli dormiva.
Allora, accostatisi a lui, lo svegliarono dicendo: “Salvaci, Signore, siamo perduti!”.
Ed egli disse loro: “Perché avete paura, uomini di poca fede?”. Quindi levatosi, sgridò i venti e il mare e si fece una grande bonaccia.
I presenti furono presi da stupore e dicevano: “Chi è mai costui al quale i venti e il mare obbediscono?”.

Per la seconda volta , nel giro di pochi giorni, la liturgia ci pone di fronte la tempesta, la paura dei discepoli e Gesù che dorme.
Quante volte ci succede di pensare di essere soli a lottare, perchè Dio è occupato a fare qualcos’altro!
La fede è messa a dura prova, quando le risposte tardano a venire.

Nel Salmo 120 leggiamo:

Alzo gli occhi verso i monti:
da dove mi verrà l’aiuto?
Il mio aiuto viene dal Signore,
che ha fatto cielo e terra…. Visualizza altro
Non lascerà vacillare il tuo piede,
non si addormenterà il tuo custode.
Non si addormenterà, non prenderà sonno,
il custode d’Israele.
Il Signore è il tuo custode,
il Signore è come ombra che ti copre,
e sta alla tua destra.
Di giorno non ti colpirà il sole,
né la luna di notte.
Il Signore ti proteggerà da ogni male,
egli proteggerà la tua vita.
Il Signore veglierà su di te, quando esci e quando entri,
da ora e per sempre.

Eppure Gesù nella barca dorme, perchè è sicuro che nessuna tempesta riuscirà a far affondare l’imbarcazione che l’ha preso a bordo.
Ma noi siamo uomini e non ci basta .

Giovanni, il mio nipotino, quando il pomeriggio mi trova a riposare, mi piazza  le dita negli occhi per farmeli aprire e costringermi a guardarlo.
"Perchè, se no significa che non mi stai a sentire" dice.


23 giugno 2001-23 giugno 2009

 

 Quando Franco e Monia, il 23 giugno del 2001, coronavano il loro sogno d’amore, pensavamo che la nostra casa sarebbe rimasta  deserta e vuota senza  il nostro unico figlio. 

Oggi vogliamo ringraziare il Signore perchè quelle nozze le ha benedette e  rese feconde.

Salmo 126 

Se il Signore non costruisce la casa,
invano vi faticano i costruttori.
Se il Signore non custodisce la città,
invano veglia la sentinella. 
Invano vi alzate di buon mattino,
tardi andate a riposare
voi che mangiate un pane di fatica:
il Signore ne darà ai suoi amici nel sonno. 
Ecco, dono del Signore sono i figli,
è sua grazia il frutto del grembo. 
Come frecce in mano a un eroe
sono i figli della giovinezza.

 

AUGURI DA MAMMA ANTONIETTA E PAPA’ GIANNI

 

Passare all'altra riva

Marco 4,35-41 -In quel giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.
Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?».
Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».
E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

Visto che i problemi alle gambe mi impediscono di andare dove voglio, ieri con Gianni abbiamo deciso di prendere una sedia a rotelle, perchè io potessi godere del sole, del mare, delle bellezze del creato e degli incontri con le persone.

Con tutto ciò che mi parla di Dio.

Ma oggi il cielo si è coperto di nuvole spesse e grigie, il vento ha cominciato a soffiare e una pioggia violenta si sta abbattendo sul pezzetto di mondo che vedo solitamente dalla finestra e che volevo esplorare più da vicino.

Per fortuna che abbiamo fatto salire il Signore sulla nostra barca.

Anche se dorme, siamo certi che le onde non ci sommergeranno, perchè è Lui che ci tiene in vita.

2Corinzi 5,17
Quindi se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove.

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La spada

Matteo 5,38-42 – In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l’altra; e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due. Da’ a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle”.

"Da’ a chi ti domanda "

Non credo sia da prendere alla lettera.

Dipende da cosa ci viene chiesto.

Se quello che diamo è dono gratuito, esigenza insopprimibile per rispondere all’amore di Dio con l’amore per i suoi figli, nostri fratelli in Gesù, ben venga anche il martirio.

La testimonianza deve portare a ringraziare il Signore per le meraviglie che compie, innestandosi nella nostra umanità imperfetta.

Quando il fine dell’agire è Lui, a Lui la gloria e l’onore per quello che riusciamo a fare, a dire ad essere.

Ma quando chi ci chiede vuole diventare il nostro padrone, annullando la nostra volontà, allora è il nemico che ci tenta.

Per queso tipo di nemico Gesù consiglia di comprare la spada «Quando vi ho mandato senza borsa, né bisaccia, né sandali, vi è forse mancato qualcosa?». Risposero: «Nulla».Ed egli soggiunse: «Ma ora, chi ha una borsa la prenda, e così una bisaccia; chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una. Perché vi dico: deve compiersi in me questa parola della Scrittura: E fu annoverato tra i malfattori. Infatti tutto quello che mi riguarda volge al suo termine».(Luc 22,35-36).

E di se stesso dice:"Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada"(Matteo 10,34).

E che dire della profezia del vecchio Simeone?
Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima».(Luca 2,34-35).

 
Chiediamo al Signore di poter sempre annunciare il Vangelo dell’amore, la spada a doppio taglio, che lì dove ferisce fa sgorgare l’acqua pura che ci fa creature nuove, abitate dallo Spirito


Il nome

Il mio nome, Antonietta, mi era sempre sembrato un dispetto di chi me l’aveva affibbiato, con la scusa che non ci si poteva sottrarre alla tradizione di imporre i nomi dei nonni, prima paterni e poi materni.
E siccome io ero la seconda, mi toccò quello di una nonna che non mi aveva allevato e che avevo avuto modo di conoscere poco, visto che morì quando io ero ancora  molto piccola. La parola di Dio mi aiutato a dare valore a ciò che pensavo non ne avesse

Isaia, 43, 1-3 a.4-5
“Non temere, perché io ti ho riscattato,
ti ho chiamato per nome:tu mi appartieni.
Se dovrai attraversare le acque, sarò con te,
i fiumi non ti sommergeranno;
se dovrai passare in mezzo al fuoco, non ti scotterai,
la fiamma non ti potrà bruciare;
poiché sono il Signore tuo Dio,
il Santo d’Israele, il tuo salvatore.
Perché tu sei prezioso ai miei occhi,
perché sei degno di stima e io ti amo

Queste le parole che mi portarono a riflettere su quanto sia importante il nome che ci viene dato, perché nel nome Dio ha scritto tutta la nostra storia, presente passata e futura, inserendola nel suo progetto di salvezza.
Così, illuminato dall’alto, è venuto alla luce, per risplendere tutto, il tesoro prezioso che questa nonna aveva lasciato in eredità, a tutti, figli e  nipoti che godiamo oggi della consolazione di una famiglia unita e in pace,una famiglia che la vide madre di cinque figli a cui insegnò l’arte di amarsi, comprendersi e aiutarsi sempre, in ogni circostanza, pur essendo nati da padri diversi
Nonna Antonietta me la ricordo con un rosario in mano quando scoppiavano i temporali e lei ci chiamava a raccolta sul suo lettone a recitare le avemarie.
Alla Madonna affidava le sue paure, a lei si rivolgeva perché il Padre celeste non facesse distinzioni nel salvare tutti quelli che le erano stati affidati.
Nel mio nome è scritto un passato che deve diventare presente, nel rispetto per gli anziani, nella testimonianza che la famiglia è un valore imprescindibile, nell’essere operatrice di pace, nella devozione alla nostra Mamma celeste perché ci aiuti a sentirci figli di un unico Padre e fratelli in Gesù.
Il 13 giugno, festa di S.Antonio da Padova, non sono mancati mai gli auguri da parte di tutti quelli che attraverso di me  volevano ricordarla.
Non potendo cambiare quel nome. che continuava a non piacermi,  pensai almeno di cambiare il santo di riferimento, scegliendo S.Antonio abate, monaco, che si confaceva meglio al mio desiderio di vivere il mio rapporto con Dio in solitudine, staccata dalle cose del mondo.
Solo più tardi ho capito che non a caso il mio santo protettore è quell’Antonio da Padova, divenuto santo per la sua infaticaticabile opera di evangelizzazione per la quale non si risparmiò, fino a minare fortemente la sua salute sì da morirne.
Nel mio nome c’è quindi scritto anche l’invito a scendere nella mischia, a non aver paura di contaminarmi, a mettere la luce sopra il lucerniere confidando solo in Lui che mi dà forza.
Dimenticavo. Come secondo, ho il nome di Maria, come anche le mie sorelle.
Le nostre mamme non avevano paura ad ammettere che da sole non ce l’avrebbero fatta a provvedere ai bisogni dei figli, così li affidavano, anzi li consacravano alla Madonna.
Questo pensiero mi commuove e mi consola, perché ho una grande famiglia in cielo che fa il tifo per me.

L'augurio

Oggi Emanuele compie tre anni.

Nella ricerca faticosa e deludente di un dono da fargli, ho ripensato alle parole che gli rivolgemmo il giorno del suo Battesimo.

"Emanuele, cosa possiamo offrirti, che Dio non abbia già provveduto a darti senza misura?

Cosa possiamo prometterti che non sia già stato preparato per te da Lui, prima che tu nascessi, prima ancora che i tuoi genitori pensassero a te?

Avremmo almeno voluto trovare belle parole per esprimere i sentimenti che in questo momento ci riempiono il cuore.

Di gratitudine verso Dio, che continua a fidarsi di noi, perché continua ad affidarci i Suoi figli, i fiori più belli del suo giardino.

Di stupore e di meraviglia per il miracolo della vita che ogni giorno mostra i suoi tesori, belli e nascosti.

Di inadeguatezza di fronte al compito che sentiamo troppo alto per noi.

Ma anche di grande consolazione, perché tu ti chiami Emanuele "Dio con noi", e ogni giorno ci ricordi che non dobbiamo aver paura, perché mai saremo lasciati soli.

Le parole le abbiamo trovate già scritte.

Tu che abiti al riparo dell’Altissimo
e dimori all’ombra dell’Onnipotente,
di’ al Signore: "Mio rifugio e mia fortezza,
mio Dio in cui confido.
Egli ti libererà dal laccio del cacciatore;
ti coprirà con le sue penne
sotto le sue ali troverai rifugio.
la sua fedeltà ti sarà scudo e corazza;
non temerai i terrori della notte
nè la freccia che vola di giorno.
Poichè tuo rifugio è il Signore
e hai fatto dell’Altissimo la sua dimora,
non ti potrà colpire la sventura,
nessun colpo cadrà sulla tua tenda.
Egli darà ordine ai suoi angeli
di custodirti in tutti i tuoi passi.
Sulle loro mani ti porteranno
perchè non inciampi nella pietra il tuo piede."
(Salmo 90)