I treni


1Gv 2,3-11

Chi ama suo fratello, rimane nella luce.
Figlioli miei, da questo sappiamo di avere conosciuto Gesù: se osserviamo i suoi comandamenti. Chi dice: «Lo conosco», e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e in lui non c’è la verità. Chi invece osserva la sua parola, in lui l’amore di Dio è veramente perfetto. Da questo conosciamo di essere in lui. Chi dice di rimanere in lui, deve anch’egli comportarsi come lui si è comportato.
Carissimi, non vi scrivo un nuovo comandamento, ma un comandamento antico, che avete ricevuto da principio. Il comandamento antico è la Parola che avete udito. Eppure vi scrivo un comandamento nuovo, e ciò è vero in lui e in voi, perché le tenebre stanno diradandosi e già appare la luce vera.
Chi dice di essere nella luce e odia suo fratello, è ancora nelle tenebre. Chi ama suo fratello, rimane nella luce e non vi è in lui occasione di inciampo. Ma chi odia suo fratello, è nelle tenebre, cammina nelle tenebre e non sa dove va, perché le tenebre hanno accecato i suoi occhi.

Le parole della lettera di Giovanni, che oggi la liturgia  propone alla nostra riflessione, mi sono sembrate difficili ad una prima superficiale lettura,.
Poi, però si sono illuminate, ripensando alla luce che si è accesa negli occhi del piccolo Emanuele, quando il nonno gli ha proposto di andare alla stazione a vedere l’arrivo dei treni.

La stessa luce che brillava nei suoi, quando il bambino gli ha risposto con un abbraccio.

Festa dei Santi Innocenti




Non fa in tempo a nascere che subito crea un putiferio Gesù: uno “tsunami”, per dirla con una parola che ci evoca grandi tragedie.
Il 26 muore Stefano il primo martire nel portare, sostenere la verità di Cristo davanti alle sinagoghe. Muoiono oggi, 28 dicembre, i bambini colpevoli solo di essere suoi coetanei.
Innocenti condannati a morire per Gesù, il dono sceso dal cielo, Dio che è venuto a salvarci.
Natale dura giusto il tempo di scartare i regali e di rimpinzarci di cibo.
Poi la resa dei conti.
Anche se , in pieno Avvento, della sorte cruenta del precursore, Giovanni Battista, ci informa direttamente Gesù. ( Matteo 17,10-13 – Elìa è già venuto, e non l’hanno riconosciuto.)
Ma quando l’abbiamo letto, abbiamo forse pensato ad una svista e ce ne siamo dimenticati.
Perchè l’Avvento è il tempo dell’attesa, della speranza, della gioia, della trepidazione per questo Dio che si fa così piccolo, tenero, vulnerabile, da farci desiderare di avvicinarci e stringerci a Lui.
Chi di fronte a un bambino si sente di affilare le armi, di prendere le distanze, di mettersi in guardia?
“Gioisci, figlia di Sion, esulta, Israele, e rallegrati con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme!” è scritto.
Quante belle parole in tempo d’Avvento! La speranza ci ha dilatato il cuore, ha dato le ali ai piedi, ci ha nutrito con miele di rocca.
Poi la mazzata in testa: Santo Stefano, i Santi Innocenti, la fuga della Sacra Famiglia in Egitto e poi il cambiamento di programma dei Magi.
Gesù sconvolge le nostre aspettative, cambia i nostri percorsi, ci mostra ciò che non vorremmo vedere, ci invita a seguirlo sulla strada ardua e difficile da subito.
Non c’è il tempo neanche per coccolarlo un poco questo bambinello, per adorarlo, perché la liturgia ci sveglia con il suono delle campane a martello.
Non ci possiamo permettere di portarlo al petto, di adorarlo con gli occhi e con il cuore questo Gesù, da cui si sprigionerà tanta forza da farci rimanere tramortiti. Goderci la tenerezza delle sue mani, delle sue piccole e fragili braccia, del suo essere bisognoso di tutto.
Per fortuna che bambini possono godere ancora un poco del Piccolo nato, come ha fatto Emanuele, il mio nipotino più piccolo, che se l’è messo nel letto perché è diventato suo amico e gli mette la copertina, (la stessa cosa la fece Giovanni quando aveva la sua età).
Ma noi siamo grandi e non ci possiamo permettere di ignorare le Scritture e di vedere di che lacrime grondi e di che sangue il sacrificio del figlio di Dio, l’Innocente per eccellenza, che, incarnandosi, ha affrontato la prima morte, la più difficile, la più dura, la più incomprensibile.
Il creatore che diventa creatura non è uno scherzo; è un ridimensionamento che ci fa girare la testa, venire i brividi davanti all’abisso profondo, incommensurabile, colmato da un amore più grande che lo fa traboccare.
E noi siamo qui a pensare al Natale con commozione, con rabbia, con nostalgia, con disgusto e chi più ne ha più ne metta.
Se non si fa in tempo a fare gli auguri prima del 25, non ti viene voglia di farli nei giorni successivi e pensi che forse è meglio soprassedere e darli per l’anno nuovo. Non sembreranno sicuramente finti.
Cosa significa augurare un buon Natale? Chi deve nascere o chi deve rinascere? Quale il prezzo di questa rinascita?
Per questo è necessario non perdere di vista i doni, quelli veri, non indorati, incartati, infiocchettati, la Parola di Dio che ci accompagna e ci guida e ci fa salire sul monte delle beatitudini.
Per questo ho telefonato alla casa di preghiera S. M. Assunta di Tavodo (Tn) per ordinare altri calendari attraverso cui Dio ci parla.
Ogni foglietto , infatti, presenta giorno per giorno, la parola attraverso cui Dio si fa conoscere , ci consola, ci purifica, ci dà indicazioni per avere vita e dare vita.

Buon cammino Fratelli. Che il viaggio sia sempre in Sua compagnia.

Perchè mi cercavate?

Lc 2,41-52
I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.
Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.
Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.
Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.
SUI FIGLI

E una donna che reggeva un bambino al seno disse:
Parlaci dei Figli.
E lui disse:
I vostri figli non sono figli vostri.
Sono figli e figlie della sete che la vita ha di sé stessa.
Essi vengono attraverso di voi, ma non da voi,
E benché vivano con voi non vi appartengono.
Potete donare loro amore ma non i vostri pensieri:
Essi hanno i loro pensieri.
Potete offrire rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime:
Esse abitano la casa del domani, che non vi sarà concesso visitare neppure in sogno.
Potete tentare di essere simili a loro, ma non farvi simili a voi:
La vita procede e non s’attarda sul passato.
Voi site gli archi da cui i figli, come frecce vive, sono scoccate in avanti.
L’Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito, e vi tende con forza affinché le sue frecce vadano rapide e lontane.
Affidatevi con gioia alla mano dell’Arciere;
Poiché come ama il volo della freccia così ama la fermezza dell’arco

GIBRAN

L'altro Natale

Duomo di Prato:Lapidazione di Stefano

"Lapidarono Stefano, mentre pregava"(At 7,59).

Queste parole, scritte sul calendario liturgico, oggi ci hanno colti impreparati, al risveglio da una festa piena di buoni sentimenti e di buoni propositi.
Il Natale dura solo un giorno, amici.
Questo abbiamo scoperto e non ci ha fatto piacere.
Nella Chiesa d’oriente, il Natale,dura due giorni, e S.Stefano cade il 27.
Chissà se cambia qualcosa!
La vita e la morte a distanza ravvicinata….
Che non sia la chiave per entrare nel mistero dell’eternità, donataci da Dio con la sua venuta nel mondo?

L'ala di riserva

Da Roma mi arriva questo angelo.
Una mia carissima cugina ha pensato di farmene dono, senza sapere che nell’imballaggio, un’ala è andata perduta.
Ho ricordato che da qualche parte avevo letto una preghiera sugli angeli con un ‘ala sola e grazie ad Internet l’ho ritrovata.
Mi sono detta che niente avviene a caso e che quel dono mi aveva dato lo spunto per riflettere e pregare con le parole di don Tonino Bello.

…………………..Voglio ringraziarti Signore, per il dono della vita;ho letto da qualche parte che gli uomini hanno un’ala soltanto:possono volare solo rimanendo abbracciati.

A volte, nei momenti di confidenza, oso pensare, Signore,che tu abbia un’ala soltanto, l’altra la tieni nascosta, forse per farmi capire che tu non vuoi volare senza di me; per questo mi hai dato la vita:Perché io fossi tuo compagno di volo,insegnami, allora, a librarmi con Te.

Perché vivere non è trascinare la vita,non è strapparla, non è rosicchiarla,vivere è abbandonarsi come un gabbiano all’ebbrezza del vento,vivere è assaporare l’avventura della libertà,vivere è stendere l’ala, l’unica ala,con la fiducia di chi sa di avere nel volo un partner grande come Te.

Ma non basta saper volare con Te, Signore,tu mi hai dato il compito di abbracciare anche il fratello e aiutarlo a volare. Ti chiedo perdono, perciò,per tutte le ali che non ho aiutato a distendersi,non farmi più passare indifferente vicino al fratello che è rimasto con l’ala, l’unica ala, inesorabilmente impigliata nella rete della miseria e della solitudinee si è ormai persuaso di non essere più degno di volare con Te.Soprattutto per questo fratello sfortunato dammi,o Signore, un’ala di riserva.


Da
Milano, il giorno dopo, questo biglietto d’auguri, con l’ala di riserva.

Luca 1,46-55


«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,

ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».

Il Magnificat di Maria nasce dalla consapevolezza del proprio limite, della distanza abissale che intercorre tra la creatura e il suo Creatore.
Ma Dio ha guardato all’umiltà della sua serva e questo sguardo riempie il cuore di gioia e di riconoscenza chi si sente troppo piccola per meritarlo.
Anche noi possiamo cantare il Magnificat, se facciamo memoria di quanto grandi cose ha fatto l’Onnipotente nella nostra vita, una memoria frutto di silenzio e di ascolto, di occhi aperti all’imprevedibile, di cuore che batte di fronte alle incursioni di Dio nella nostra storia.
Il Magnificat è riconoscere Dio Signore della nostra vita, non dimenticando tanti suoi benefici, pronti sempre a dirgli come Maria: " Sia fatto come tu chiedi, Signore"

Emanuele



Oggi Emanuele, tre anni, è stato con me.
Abbiamo giocato insieme e alla fine ha voluto vedere una storia di Gesù di quando è nato.
Ne ho cercata una su Yutube che ha seguito con grande attenzione.
La sorpresa e la gioia lo hanno illuminato nell’apprendere, dalle parole dell’angelo,  che Gesù si chiama Emanuele come lui.
L’ho corretto dicendo che è lui che si chiama come Gesù.
Mi ha guardato con un aria di sufficienza e mi ha detto:"Ma se sono nato prima io!"