Angeli e dintorni


Ho sempre pensato che gli angeli fossero un’invenzione, come le fate e gli gnomi delle favole.
Disturbavano la mia intelligenza, non la mia fede, perchè non riuscivo a comprendere quale fosse la loro reale funzione nei nostri confronti.
L’"Angelo di Dio", quindi, se aveva senso recitarlo , quando ero piccola, oggi non più.
Altrimenti mi sembrerebbe fare un torto allo Spirito Santo che Gesù ci ha lasciato, una volta finita la sua missione.
Mentre questa mattina mi si riproponeva il dilemma di tutti gli anni, in occasione della festa dei SS Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele e, a distanza ravvicinata, come se non bastasse, quella degli Angeli Custodi, il 2 ottobre, un’idea mi ha fulminato.
Se esistono gli angeli cattivi con a capo Satana, della cui esistenza non ho mai dubitato, perchè non credere che esistono i buoni, quelli rimasti fedeli al Signore?
Il fine ultimo della creazione è l’uomo impastato di terra e animato dal soffio divino.
Che Dio non abbia creato gli angeli in previsione di una nostra inadeguatezza a combattere con degli spiriti puri,come sono le forze del male?
Lo Spirito Santo di per se basterebbe a sgominarli; ma fin quando siamo su questa terra, dobbiamo fare i conti con i nostri limiti, perchè se il nostro contenitore non è completamente vuoto fa fatica ad entrare o se il vetro è appannato o sporco la luce non filtra.
La luce di Dio viene riflessa, invece, in modo perfetto sugli angeli che vivono al suo cospetto, che a loro volta la dirigono sui nostri più accaniti avversari, mandandoli in fumo, come accade con gli specchi ustori, usati da Archimede.
Così oggi a Giovanni ho parlato degli angeli e della storia di Archimede passato alla storia per le sue geniali invenzioni.
Il pomeriggio è finito guardando un film di Walt Disney sul geniale e pasticcione Archimede Pitagorico, eroe dei cartoni animati.

RnS preghiera di effusione


 

Questo post è per Piero Fratta che con tanta pazienza ha aspettato che rispondessi ad una sua richiesta di chiarimento.
Mi scuso per il ritardo, ma ci sono domande e domande.
Mi riferisco al suo commento relativo al POST in cui è suonata strana la parola "effusione o posteffusione"
Spero di riuscire a spiegarmi.
Attraverso il Sacramento del matrimonio Dio dona agli sposi il Suo Spirito, vale a dire l'Amore, che li renderà capaci di amarsi per tutta la vita, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia.
E' il suo dono di nozze.
Molti però non scartano il regalo o dopo averlo usato per un pò di tempo lo ripongono in soffitta o addirittura lo gettano
Poichè il matrimonio si regge sulla fedeltà ad una promessa, che non è facile mantenere senza l'aiuto di Dio( la grazia di Cristo), è molto importante riscoprire il valore del dono che ci viene fatto dal Padreterno, per poterlo usare e averne i vantaggi desiderati.
Nel Rns, di cui facciamo parte, ci sono percorsi di preparazione ad accogliere con consapevolezza i doni di Dio, primo fra tutti quello del Battesimo e poi quello del Matrimonio, attraverso una "preghiera di effusione" che viene fatta dai fratelli sulle singole persone(nel caso del Battesimo), o" preghiera di effusione di coppia" fatta dai coniugi uno per l'altro(nel caso del Matrimonio) a cui si uniscono i presenti.
Si parla quindi di una nuova effusione dello Spirito, quando accade.
Questo non vuol dire che al di fuori del RnS questo non sia possibile, perchè Dio dona a chi chiede, senza formalizzarsi. Il problema sta nel fatto che la maggior parte delle persone ignora la GRAZIA del Sacramento del Matrimonio e quindi non la cerca e non la chiede.
Noi siamo operatori di Pastorale Famigliare grazie ad uno scritto del teologo Muraro che nostro figlio fece leggere il giorno delle sue nozze, che ci incuriosì e stupì molto e ci fece venire voglia di saperne di più.
Lo accludo per chi non lo conoscesse

Dono di nozze da parte di Dio

"La creatura che hai al fianco è mia. Io l'ho creata .
Io le ho voluto bene da sempre, prima di te e più di te.
Per lei non ho esitato a dare la mia vita. Te la affido.
La prendi dalle mie mani e ne diventi responsabile.
Quando l'hai incontrata l'hai trovata amabile e bella.
Sono le mie mani che hanno plasmato la sua bellezza,
è il mio cuore che ha messo in lei tenerezza ed amore,
è la mia sapienza che ha formato la sua sensibilità ,
la sua intelligenza e tutte le qualità che hai trovato in lei.
Ma non puoi limitarti a godere del suo fascino.
Devi impegnarti a rispondere ai suoi bisogni, ai suoi desideri .
Ha bisogno di serenità e di gioia, di affetto e di tenerezza,
di piacere e di divertimento, di accoglienza e di dialogo,
di rapporti umani, di soddisfazione nel lavoro, e di tante altre cose.
Ma ricorda che ha bisogno soprattutto di Me.
Sono Io, e non tu, il principio, il fine, il destino di tutta la sua vita.
Aiutala ad incontrarmi nella preghiera , nella Parola ,
nel perdono, nella speranza . Abbi fiducia in Me.
La ameremo insieme. Io la amo da sempre.
Tu hai cominciato ad amarla da qualche anno,
da quando vi siete innamorati .
Sono Io che ho messo nel tuo cuore l'amore per lei.
Era il modo più bello per dirti "Ecco te l'affido
Gioisci della sua bellezza e delle sue qualità"
Con le parole "Prometto di esserti fedele, di amarti e
rispettarti per tutta la vita"
è come se mi rispondessi che sei felice di accoglierla
nella tua vita e di prenderti cura di lei.
Da quel momento siamo in due ad amarla.
Anzi Io ti rendo capace di amarla "da Dio",
regalandoti un supplemento di amore
che trasforma il tuo amore di creatura e lo rende simile al mio.
E' il mio dono di nozze: la grazia del sacramento del matrimonio.
Io sarò sempre con voi e farò di voi gli strumenti del mio amore e
della mia tenerezza:
continuerò ad amarvi attraverso i vostri gesti d'amore"

Parola di Dio

Dal libro del Qoèlet
(Qo 11,9-12,8)

Godi, o giovane, nella tua giovinezza,
e si rallegri il tuo cuore nei giorni della tua gioventù.
Segui pure le vie del tuo cuore
e i desideri dei tuoi occhi.
Sappi però che su tutto questo
Dio ti convocherà in giudizio.
Caccia la malinconia dal tuo cuore,
allontana dal tuo corpo il dolore,
perché la giovinezza e i capelli neri sono un soffio.
Ricòrdati del tuo creatore
nei giorni della tua giovinezza,
prima che vengano i giorni tristi
e giungano gli anni di cui dovrai dire:
«Non ci provo alcun gusto»;
prima che si oscurino il sole,
la luce, la luna e le stelle
e tornino ancora le nubi dopo la pioggia;
quando tremeranno i custodi della casa
e si curveranno i gagliardi
e cesseranno di lavorare le donne che macinano,
perché rimaste poche,
e si offuscheranno quelle che guardano dalle finestre
e si chiuderanno i battenti sulla strada;
quando si abbasserà il rumore della mola
e si attenuerà il cinguettio degli uccelli
e si affievoliranno tutti i toni del canto;
quando si avrà paura delle alture
e terrore si proverà nel cammino;
quando fiorirà il mandorlo
e la locusta si trascinerà a stento
e il cappero non avrà più effetto,
poiché l’uomo se ne va nella dimora eterna
e i piagnoni si aggirano per la strada;
prima che si spezzi il filo d’argento
e la lucerna d’oro s’infranga
e si rompa l’anfora alla fonte
e la carrucola cada nel pozzo,
e ritorni la polvere alla terra, com’era prima,
e il soffio vitale torni a Dio, che lo ha dato.
Vanità delle vanità, dice Qoèlet,
tutto è vanità.

Il Vivaista

Lc 8,4-15
In quel tempo, poiché una grande folla si radunava e accorreva a lui gente da ogni città, Gesù disse con una parabola: «Il seminatore uscì a seminare il suo seme. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la mangiarono. Un’altra parte cadde sulla pietra e, appena germogliata, seccò per mancanza di umidità. Un’altra parte cadde in mezzo ai rovi e i rovi, cresciuti insieme con essa, la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono, germogliò e fruttò cento volte tanto». Detto questo, esclamò: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
I suoi discepoli lo interrogavano sul significato della parabola. Ed egli disse: «A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo con parabole, affinché
vedendo non vedano
e ascoltando non comprendano.
Il significato della parabola è questo: il seme è la parola di Dio. I semi caduti lungo la strada sono coloro che l’hanno ascoltata, ma poi viene il diavolo e porta via la Parola dal loro cuore, perché non avvenga che, credendo, siano salvati. Quelli sulla pietra sono coloro che, quando ascoltano, ricevono la Parola con gioia, ma non hanno radici; credono per un certo tempo, ma nel tempo della prova vengono meno. Quello caduto in mezzo ai rovi sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano soffocare da preoccupazioni, ricchezze e piaceri della vita e non giungono a maturazione. Quello sul terreno buono sono coloro che, dopo aver ascoltato la Parola con cuore integro e buono, la custodiscono e producono frutto con perseveranza.

Dopo aver letto il vangelo questa mattina, mi sono guardata attorno.
Sul davanzale della finestra piante fiorite ancora nei loro addobbi colorati, doni ricevuti in occasione del nostro recente anniversario di matrimonio.
Ho pensato, mentre liberavo i vasi, dagli inutili e dannosi ingombri delle carte, dei fiocchi, del tulle e delle etichette, alle piante che erano sopravvissute al caldo, all’incuria, agli attacchi dei parassiti, piante che mostravano segni inequivocabili di sofferenza.
Pensavo a tutte quelle regalatemi negli anni, che non ero stata capace di tenere in vita o di far fruttificare.
Mi sono detta: “Meno male che Dio non smette di seminare e di farmi recapitare i suoi doni. “
Sarà questa la volta buona che non butti, insieme agli incarti, anche le istruzioni del VIVAISTA per non farle morire?

Il nome

Questo POST me l'ha suggerito Daniela
 
Il 13 giugno era grande festa a casa nostra, perchè ai santi si dava molta importanza e  S.Antonio da Padova è un grande santo.
Ho ripensato a quando per l'occasione in tanti mi facevano gli auguri e anche regali.
I festeggiati eravamo nonna Antonietta e io. Un grande e un piccolo accomunati dal nome e dalla devozione ad un santo.
Allora mi piaceva che questo accadesse perchè era l'unico giorno che si ricordavano di me.
Anche quando nonna morì, ricevevo gli auguri dagli anziani della famiglia perchè portavo il nome di nonna Antonietta, una persona amata e stimata da tutti, avendo lasciato un segno indelebile del suo passaggio nell'unità e nell'accordo che regnava tra i suoi figli, nati dai suoi due matrimoni.
Dal primo, durato pochissimo per la morte precoce di mio nonno a soli 28 anni, nacquero due figli, il più grande dei quali era mio padre, dal secondo altri tre.
Ho amato la festa ma ho sempre odiato il nome, sembrandomi assurdo che uno si potesse chiamare Antonietta.
Un nome cafone, un nome che nel dialetto si prestava ad essere anche storpiato in modo per me disdicevole. Ce l'avevo con mamma perchè me l'aveva messo, non avendo saputo sottrarsi all'usanza di rinnovare il nome dei nonni, almeno nei primi figli.
Una delle prime certezze acquisite fin da piccola fu che a mio figlio mai avrei dato il nome di un nonno, perchè mi sembrava una barbara usanza, una violenza vera e propria.
Mio figlio si sarebbe dovuto chiamare Marco, quindi, e non Franco, come il padre di mio marito, perchè questa soddisfazione era l'ultima che gli avrei voluto dare, a costo di passare sul suo cadavere.
Ma quando nacque mio figlio Franco era domenica e durante l'orario delle visite e c'erano tutti, compreso il nonno in questione, (tranne io, che ero sotto anestesia), a fargli festa quando l'infermiera si affacciò per farlo vedere.
Quando mi svegliai me lo trovai già chiamato con quel nome che tutti gli diedero per la straordinaria somiglianza con il ceppo paterno.
Ieri Giovanni a tavola ci ha raccontato di come gli piaccia guardare le persone e vedere se il nome gli si addice.
Prendendo tra le sue piccole mani la faccia del suo papà ha detto facendo una smorfia, che Franco era proprio un bel nomee che suo padre non aveva la fronte, nè il naso,, né i capelli di Marco.
No Marco proprio non gli stava bene come nome!
Io gli avevo raccontato la storia dei nomi e anche del suo che si era scelto quando stava ancora dentro la pancia di sua madre.
Era la storia di 4 bigliettini su cui i suoi genitori avevano scritto: Matteo, Mattia, Giovanni ed Emanuele e che per tre volte gettarono sulla pancia dove lui era custodito.
Per tre volte il nome Giovanni avanzò per primo e questo fu il segno.
Giovanni:: Dio ama. Giovanni il discepolo che Gesù amava. Giovanni il nome del nonno.
Ieri poi , pensando al mio nome Giovanni ha detto che Antonietta è bello e mi sta bene, ma benissimo mi sta nonna Etta.
Giovanni mi ha ribattezzato ed è questo ciò che oggi voglio meditare.
Perchè ti innamori del nome quando scopri che alla base c'è un gesto d'amore o di riconoscenza che non sempre e non subito rusciamo a scorgere.

Radici


Volevamo riunirci domani in campagna, i sopravvissuti di una numerosa quanto unita famiglia.
La presenza inaspettata di una cugina che vive a Roma, ci aveva dato la giusta motivazione, anche se l'ultima rimpatriata risale a Pasqua dello scorso anno in occasione del matrimonio della figlia di mia sorella.
Certo che quella di ora era una riunione mortificata, perchè mancava mia sorella con la sua famiglia che vive a Milano.
Quest'anno, però, non è venuta in vacanza per via della suocera che, in occasione di una visita ai figli che vivono lì, si è ammalata e non è potuta tornare qui, dove ha la casa.
La notizia della morte di nonna Luigina, questo è il nome con cui la chiamavamo tutti, grandi e piccini,  non ci ha colto impreparati, ma mai avremmo immaginato che domani la rimpatriata l'avremmo fatta in chiesa, al suo funerale.
Alle 16,30 ci saremo tutti,  per fare memoria insieme al Signore delle nostre radici comuni.

Stabat mater


Stabat Mater dolorosa
iuxta Crucem lacrimosa,
dum pendebat Fílius.

Stabat Mater dolorosa
iuxta Crucem lacrimosa,
dum pendebat Fílius.

Cuius animam gementem,
contristátam et dolentem,
pertransívit gládius.

O quam tristis et afflícta
fuit illa benedícta
Mater Unigeniti!

Quae maerebat, et dolebat,
Pia Mater, dum videbat
Nati poenas íncliti.

Quis est homo, qui non fleret,
Matrem Christi si videret
in tanto supplício?

Quis non posset contristári,
Christi Matrem contemplári
dolentem cum Fílio?

Pro peccátis suae gentis
vidit Iesum in tormentis,
et flagellis súbditum.

Vidit suum dulcem natum
moriendo desolátum,
dum emísit spíritum.

Eia Mater, fons amóris,
me sentíre vim dolóris
fac, ut tecum lúgeam..

Fac, ut árdeat cor meum
in amándo Christum Deum,
ut sibi compláceam.

Sancta Mater, istud agas,
crucifíxi fige plagas
cordi meo válide

Tui nati vulneráti,
Tam dignati pro me pati,
poenas mecum dívide.

Fac me tecum pie flere,
Crucifíxo condolere,
donec ego víxero..

Iuxta Crucem tecum stare,
et me tibi sociáre
in planctu desídero.

Virgo vírginum præclára,
mihi iam non sis amára:
fac me tecum plángere.

Fac, ut portem Christi mortem,
passiónis fac consórtem,
et plagas recólere.

 

L'investimento

Questo tappeto lo acquistammo, appena sposati, per fare un investimento per il nostro futuro.
Non ci eravamo accorti che in esso erano intessute delle stelle di Davide e che ai margini c'era una scritta in arabo.
"Da Gerusalemme"
Nel tappeto già era scritto in cosa dovevamo investire e da dove sarebbero venuti gli interessi.

Anniversario

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Daniela e Lucio                                                       Antonietta e Gianni

Poiché ci siamo sposati Daniela e Lucio  il 12 settembre 1971 e Gianni ed io il 13, vogliamo oggi, domenica, inizio del tempo nuovo (kàiros), insieme ringraziare il Signore per il DONO che ci ha fatto durante il cammino, regalandoci giorno per giorno ciò di cui avevamo bisogno per continuare il percorso senza che ci si sia logorata la veste e si siano gonfiati i piedi.

«Baderete di mettere in pratica tutti i comandi che oggi vi do, perché viviate, diveniate numerosi ed entriate in possesso del paese che il Signore ha giurato di dare ai vostri padri.
Ricordati di tutto il cammino che il Signore tuo Dio ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore e se tu avresti osservato o no i suoi comandi.
Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna (man hu?, che cos’è?), che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore.
Il tuo vestito non ti si è logorato addosso e il tuo piede non si è gonfiato durante questi quarant’anni» (Dt 8,2-4).