Preghiera del navigatore

In questo angolo del mondo digitale, Signore,
ci sono centinaia di nomi,
appiccicati alle pareti di una casa
che esiste solo sullo schermo e nella mia fantasia.

Li chiamo "amici",
ma molti di loro li conosco poco,
altri solo di vista,
altri ancora sono poco più che volti
(a volte nemmeno quelli!).

Qualcuno non l'ho incontrato,
qualcun altro vive dall'altra parte del mondo;
con qualcuno condivido molto,
con altri poco o nulla.
Alcuni li ho scelti.
Altri hanno scelto me.

E ora sono qui,
sulla mia home
come sorelle e fratelli,
posti sulla mia rotta virtuale.

Te li affido, Signore,
uno per uno.
Ti affido le loro speranze,
le loro paure,
i loro progetti di felicità.

Rendimi, per loro,
immagine – sia pur sbiadita!-
del tuo amore paziente e misericordioso.
Rendimi amico vero,
pronto ad ascoltare,
a condividere, a esserci.

Rendimi apostolo,
capace di annunciare,
anche sul Web
il tuo Vangelo di salvezza.

Ti ringrazio, Signore,
per questo spazio immenso,
per questa vita a colori,
per questi incontri che forse non sono così casuali.

Tuttavia, Signore,
di chiedo di non lasciarmi affogare
in questo mare di finta compagnia:
risveglia in me il desiderio
di uscire là fuori,
di ascoltare voci reali,
di abbracciare persone autentiche
e stringere amicizie vere.
Amen.

(Patrizio Righero)

 

http://www.qumran2.net/ritagli/

Dono

Lc 21,1-4

In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro del tempio.
Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, e disse: «In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti. Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo. Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere».

“ Ha gettato tutto quello che aveva per vivere.”
Molto spesso non diamo, perchè non sappiamo di avere, perchè guardiamo sempre a quello che ci manca, non a quello che c'è.
Perciò siamo così parsimoniosi.
Ci accorgiamo dei tesori che Dio ci ha consegnato tra le mani solo quando li perdiamo.
Il più grande dei doni, insieme alla vita, è il tempo.
Ne abbiamo sempre troppo poco per gli altri, per uno sguardo, un sorriso, una parola che li renda visibili, li faccia esistere, restituisca la dignità a chi l'ha perduta.
Uno sguardo che faccia uscire dalla solitudine, dall'isolamento, dalla non vita chi si trova in situazioni di disagio e di sofferenza.
Oggi voglio meditare su come impiego il mio tempo e chiedere al Signore di poterlo gettare nel tesoro del Suo Corpo, il Tempio di pietre vive, dal quale sono nutrita, anche quando non me ne accorgo.

Le preghiere di Giò e nonna Etta

      

Il lepronte

Cercando con Google Desktop non ricordo che documento, mi sono imbattuta in questo piccolo scrigno di Scintillanti, raccolti in un caldo pomeriggio di giugno con Giovanni, a cui, per punizione mamma e papà avevano, quel giorno, tolto il Nintendo e proibito di vedere la televisione.

BUONANOTTE

Buonanotte, Gesù.

Rimboccami le coperte.

Proteggimi dai brutti sogni

e dammi un sonno tranquillo.

GRAZIE

Grazie Signore del dono della vita.

Grazie per gli occhi che mi fanno vedere le meraviglie del creato.

Grazie delle mani che mi accarezzano quando sono triste.

CAMPAGNA

Signore grazie per gli alberi,

grazie per gli animali

grazie per tutto quello che mi circonda.

POMERIGGIO IN CASA

Grazie Gesù per le costruzioni,

grazie per la palla,

grazie per la mia cuginetta Chiara

che ha giocato con me

I MALATI

Gesù ti voglio pregare per chi sta male,

come la mia nonna

che ha un tremendo dolor di schiena.

I CAPOLAVORI

Gesù grazie quando con nonna facciamo i capolavori

e ci sporchiamo le mani.

L’ARCOBALENO

Gesù grazie dell’arcobaleno che esce dal cielo quando finisce la pioggia.

Noi siamo tutti contenti.

I COLORI

Benedici il colore dei fiori,

benedici il colore dei prati,

benedici il colore del cielo,

benedici il colore del mare e dei monti.

Benedici tutti i colori che mi circondano.

AMORE

Signore benedici quelli che amo.

Benedici tutti quelli che amano me.

RABBIA

Signore, oggi sono scontento.

Tu lo sai perchè.

Fa’ che mi passi la rabbia

E che torni ad essere ancora felice.

Ridonami il sorriso

e toglimi le smorfie dal viso.

TRISTEZZA

Signore, aiutami quando sono triste

oppure quando ho paura.
Consolami e incoraggiami.

Senza di te non posso.

PERDONO

Signore, perdona chi mi ha tradito.

Dagli un’altra possibilità.

Non lasciarlo subito.

Tu gli vuoi ancora bene?

DESIDERI

Signore fa’ che venga presto l’estate, perchè ho voglia di andare al mare

PROMESSE

Signore ti prometto che, durante le vacanze andrò sempre a Messa e pregherò pure un po’ a casa.

Ma ti chiedo una cosa: come vedi mia nonna ha un forte mal di schiena.

Fa’ che gli passi, così possiamo andare al mare.

GLI SCINTILLANTI

Signore tu sai che io non ho sempre il sorriso.
Fa’ che impari ad accontentarmi di quello che ho, così mi tornano gli Scintillanti.

NORMALITA’

Signore ti ho chiesto di far passare il mal di schiena alla nonna, perchè potesse portarmi al mare.

Al mare mi ci ha portato, anche se continua ad avere il mal di schiena.

Questo non è una cosa normale!

IL SEGRETO

La nonna mi ha confidato il segreto.

Questa mattina è venuta alla messa e ha chiesto aiuto a te.

Ecco perchè ci è riuscita!

      

Fede

"Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?"
(Lc18,8)

Signore, se tu hai dei dubbi ci fai cadere le braccia.
Noi siamo certi che tu vincerai, altrimenti che fede sarebbe?
Noi confidiamo in te, speriamo in te.
Dicci che stai scherzando Signore.
Dicci che non è vero.
Almeno tu sostienici nella speranza che non sei morto invano.

Vita comunitaria

 Ogni uomo è una storia sacra

La vita comune può diventare una vera scuola in cui si cresce nell’amore; è la rivelazione della diversità, anche di quella che ci da fastidio e ci fa male; è la rivelazione delle ferite e delle tenebre che ci sono dentro di noi, della trave che c’è nei nostri occhi, della nostra capacità di giudicare e di rifiutare gli altri, delle difficoltà che abbiamo ad ascoltarli e ad accettarli.
Queste difficoltà possono condurre a tenersi alla larga dalla comunità, a prendere le distanze da quelli che danno fastidio, a chiudersi in se stessi rifiutando la comunicazione ad accusare e a condannare gli altri; ma possono anche condurre a lavorare su se stessi per combattere i propri egoismi e il proprio bisogno di essere al centro di tutto, per imparare a meglio accogliere, comprendere e servire gli altri.
Così la vita in comune diventa una scuola di amore e una fonte di guarigione.
L’unione di una vera comunità viene dall’interno, dalla vita comune e dalla fiducia reciproca; non è imposta dall’esterno, dalla paura.
Deriva dal fatto che ciascuno è rispettato e trova il suo posto: non c’è più rivalità.
Unita da una forza spirituale, questa comunità è un punto di riferimento ed è aperta agli altri; non è elitista o gelosa del proprio potere.
Desidera semplicemente svolgere la propria missione insieme ad altre comunità, per essere un fattore di pace in un mondo diviso.(Jean Vanier)

http://www.qumran2.net/ritagli

Avvoltoi

Lc 17,26-37 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece morire tutti.
Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà.
In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza e avrà lasciato le sue cose in casa, non scenda a prenderle; così, chi si troverà nel campo, non torni indietro. Ricordatevi della moglie di Lot.
Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva.
Io vi dico: in quella notte, due si troveranno nello stesso letto: l’uno verrà portato via e l’altro lasciato; due donne staranno a macinare nello stesso luogo: l’una verrà portata via e l’altra lasciata».
Allora gli chiesero: «Dove, Signore?». Ed egli disse loro: «Dove sarà il cadavere, lì si raduneranno insieme anche gli avvoltoi»

Tutto il discorso di Gesù ruota su due verbi: "sarà preso" e "sarà lasciato".
A lasciare e prendere è Dio che porterà con sè solo i vivi, mentre i morti saranno preda degli avvoltoi, qualunque sia il luogo in cui si trovano. I vivi sono quelli che, innestati a Cristo, da lui sono nutriti attraverso la linfa vitale del Suo Spirito(l'amore) che li rende fecondi, capaci di portare frutto.
I morti sono quei rami staccati dall'albero, che seccano e diventano solo legna da ardere.
"Ricordatevi della moglie di Lot."

Il giudizio finale ci immobilizza nella posizione in cui sono orientati i nostri occhi e il nostro cuore.

Se abbiamo lo sguardo rivolto a Dio, rifletteremo in eterno la sua luce e continueremo a godere della sua vita, nella perfezione.
Se il nostro sguardo e la nostra attenzione sono rivolti alle cose del mondo, rifletteremo in eterno il buio e la morte ad esse sottesi.
«Dove sarà il cadavere, lì si raduneranno insieme anche gli avvoltoi»

Preghiamo perchè la morte ci colga vivi.

Il regno di Dio è in mezzo a voi

Simone Martini: Storie di San Martino – La divisione del mantello

Lc 17,20-25
In quel tempo, i farisei domandarono a Gesù: «Quando verrà il regno di Dio?». Egli rispose loro: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: “Eccolo qui”, oppure: “Eccolo là”. Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!».
Disse poi ai discepoli: «Verranno giorni in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell’uomo, ma non lo vedrete. Vi diranno: “Eccolo là”, oppure: “Eccolo qui”; non andateci, non seguiteli. Perché come la folgore, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno. Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga rifiutato da questa generazione».

“Il regno di Dio è in mezzo a voi”
Dio è vicino a noi.
Guardiamoci attorno: di lui nessuna traccia.
Se è vicino e non lo vediamo o siamo ciechi o lui non c’è, oppure ce ne siamo fatti un’immagine errata che ci induce in errore.
Perché per riconoscere una persona, per trovarla, dobbiamo sapere chi stiamo cercando, avere elementi che lo identifichino: una foto, un’immagine, un’impronta digitale.
Per vedere vicino il regno bisogna scorgere, seppellita nel cuore, quell’immagine, quell’impronta impressa in ognuno di noi.
Basterebbe guardare l’uomo, qualsiasi uomo per riconoscerlo.
Ma come?
Riconoscere Gesù in un malfattore, un carcerato, un clandestino, uno che non è dei nostri, malato, affitto, affamato, nudo.
Gesù è in ciò che c’è o in ciò che manca alle persone che ci sono vicine?
Ho pensato che ogni volta che ci relazionano con gli altri il pensiero va come dovrebbero essere, a quello che dovrebbero fare e non fanno.
E lì Gesù.

Dio non è dei morti, ma dei viventi

Luca 20,27-38 -In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».

Il verbo prendere, appartenere, avere, sono usati dai sadducei per porre la domanda a Gesù sulla resurrezione.

Ma Gesù sa che ciò che fa vivere è Dio, è l’amore, il dono di sè, il lasciare, non il prendere, l’accogliere per diventare icona del mistero trinitario di Dio in cui l’Amore diventa Persona, Spirito Santo, frutto della vita spesa per l’altro, seme di vita eterna.

E’ incredibile come questa pagina ci parli di come sia distante il linguaggio degli uomini da quello di Dio.

Noi siamo abituati ad avere, a prendere, a non lasciare , perchè pensiamo che solo ciò che ci appartiene ci dà valore. Più cose abbiamo, più ci sentiamo importanti e autorizzati ad esercitatre il potere sugli altri.

Gesù risponde con il verbo della verità, il verbo essere,che definisce Dio nel suo rapporto con l’uomo e l’uomo nel suo rapporto con Dio.

“Saranno come angeli”

”Io sono il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe.”

Se proprio dobbiamo pensare ad un’appartenenza a Lui, l’unico che può reclamare diritti su di noi come ci ricorda Isaia (43,1)

Ora così dice il Signore che ti ha creato, o Giacobbe,

che ti ha plasmato, o Israele:

«Non temere, perché io ti ho riscattato,

ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni.

La casa

Carapelle Calvisio(AQ)

Oggi mi sento come questa casa,antica, poderosa, forte, la prima di tante altre che s’inerpicano sulla collina, l’una attaccata all’altra, come un treno che deve scalare la vetta

Si affaccia sulla vallata immersa nel verde dei boschi, attraversati dall’acqua che sgorga dalle sorgenti su in alto.

Il cielo ti entra nel cuore perchè lo spazio che occupa è grande, più grande del mio tormento.

Nella casa ereditata dagli antenati è custodita la memoria di un tempo non passato invano.

Al suo interno le crepe sui muri e i calcinacci  caduti sul letto, la statua di S. Antonio riversa sul comodino, i quaderni di preghiere scritte a mano, la conca di rame per prendere l’acqua al ruscello, mi parlano di vita e di morte.

Sul retro sono visibili le transenne della protezione civile che interdicono l’accesso a questa zona terremotata.

Ma guardando la facciata nessuno se ne accorge.