Porta aperta

Io resterò nella casa, dove
       Tu mi hai messo in questo mondo,
       dimenticando tutti i dolori.
Facendola tua, notte e giorno,
       abbi pietà e lascia
       sempre una porta aperta.

In tutti i miei lavori,
in tutti i miei ozi
quella porta rimanga,
perché Tu possa entrare.
Attraverso essa soffierà
l'aria in cuore, portando
      la polvere dei tuoi piedi.
Attraverso quella porta
Tu verrai in questa casa
      ed io, aprendo quella porta,
      me ne andrò.

E poi per quante gioie
riceverò o non riceverò,
       tuttavia Tu lascia per me
       solo una gioia;
e quella gioia sarà
       solo mia e tua, o Signore.
       Tu veglierai sopra questa gioia.

 

Tutti gli altri piaceri non la coprano
e che il mondo non la rivesta di polvere,
tienila lontano dai litigi e con cura
mettila nascosta dentro i tuoi conti.
       Per quante gioie riempiano
la bisaccia dell'elemosina,
Tu tieni per me solo quella gioia.

O Capo, per quante fedi vengano meno,
      rimanga desta una sola fede.
Quando io sopporterò le bruciature del fuoco,
      esse possano segnare il tuo nome
      nel mio petto.

Quando verrà il dolore dentro l'animo,
porti con sé la tua firma;
per quante parole dure feriscano,
i tuoi colpi risveglino la tua voce.
      Se si spezzano cento fedi nell'animo,
che la mia mente resti aperta e desta
in una sola fede.(R.Tagore)

 

SANTA FAMIGLIA


Sir 3, 3-7.14-17a
Il Signore ha glorificato il padre al di sopra dei figli
e ha stabilito il diritto della madre sulla prole.
Chi onora il padre espìa i peccati e li eviterà
e la sua preghiera quotidiana sarà esaudita.
Chi onora sua madre è come chi accumula tesori.
Chi onora il padre avrà gioia dai propri figli
e sarà esaudito nel giorno della sua preghiera.
Chi glorifica il padre vivrà a lungo,
chi obbedisce al Signore darà consolazione alla madre.
Figlio, soccorri tuo padre nella vecchiaia,
non contristarlo durante la sua vita.
Sii indulgente, anche se perde il senno,
e non disprezzarlo, mentre tu sei nel pieno vigore.
L’opera buona verso il padre non sarà dimenticata,
otterrà il perdono dei peccati, rinnoverà la tua casa.

Chi crede nel Signore vedrà la sua salvezza (Salmo 116)


 

L'immagine l'ho presa, senza chiedere il permesso, dal blog di Riccardo, perchè sono una frana a fare le foto.
La Parola di Dio scritta sul sasso che se per 6 anni rimase seppellito nel mio cassetto, non sapevo che avrebbe fatto tanta strada, quando a Loreto ce la consegnarono a conclusione di una settimana di spiritualità coniugale.
La regalai a Riccardo, quando venne a trovarmi, non avendo niente altro da dargli in cambio della gioia di quell'incontro che da virtuale stava diventando reale.

 

Grazie Gesù, perchè vieni alla luce
ogni volta che ci spogliamo di qualcosa.
Grazie perchè continui a nascere
anche quando non ti facciamo spazio
e ti releghiamo in un cassetto.

 

BUON NATALE a tutti gli amici

 

 

Non ricordo che forma avesse il salvadanaio che trovai il giorno della Befana di 60 anni fa.
Ricordo la delusione cocente perchè era vuoto e io non sapevo neanche che forma avessero i soldi.
L'ho portato con me il giorno delle nozze e l'ho condiviso con Gianni.
In questo Natale davanti a Gesù vogliamo deporre  quel salvadanaio che un tempo mi parve una beffa, un dispetto di chi me lo aveva regalato.
Dentro c'è la zolla di terra che Dio ci ha chiamato a dissodare insieme per accogliere il Suo Seme gettato dal cielo.

Antonietta e Gianni

 

Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente

Luca 1,46-55
In quel tempo, Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».

Grazie, Signore, perchè le parole di colei che hai scelto come madre, destinandola ad essere tua sposa, sono piene di gratitudine e di speranza, perchè ad ogni uomo hai dato un destino di gloria.
Grazie perchè il Magnificat è la più grande celebrazione della tua vittoria sul male che oggi attanaglia il mondo.
Ti lodiamo e ti benediciamo Padre e, come Davide, vogliamo liberi danzare davanti all'arca della Nuova ed Eterna Alleanza,.
Come Maria vogliamo accoglierti nel nostro seno ed elevare a te canti di giubilo.
Nel deserto ci parlerai d'amore e attrezzarai le nostre mani alla battaglia.
Con Maria affronteremo il nemico, guidati dalla tua mano potente, perchè tutti i popoli ti riconoscano unico e insostituibile Signore della storia, Signore della vita.

€œMisericordia e verità  si incontreranno, giustizia pace si baceranno€


Lc 7,19-23

In quel tempo, Giovanni chiamati due dei suoi discepoli li mandò a dire al Signore: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?».
Venuti da lui, quegli uomini dissero: «Giovanni il Battista ci ha mandati da te per domandarti: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”».
In quello stesso momento Gesù guarì molti da malattie, da infermità, da spiriti cattivi e donò la vista a molti ciechi. Poi diede loro questa risposta: «Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».

E’ la seconda volta che ci imbattiamo in questo passo, nel giro di tre giorni.

Anche a Giovanni Battista viene il dubbio che tu non sia il Messia, il Figlio di Dio, come viene a noi dopo aver constatato che, nonostante l’impegno profuso nulla è cambiato, che l’ingiustizia si perpetua, che la verità viene negata, osteggiata, uccisa, che la pace è un’utopia, che la misericordia è una virtù in estinzione,

Sei tu quello che deve venire?

Mi viene spontaneo chiedertelo quando il panorama non cambia, quando vedo che il mondo va a rotoli, che i mass media sono la cassa di risonanza delle brutte notizie.
Quando facesti i miracoli, molti furono i testimoni.
Ma ora dove incontrarti? Dove vedere le stesse cose?

Bisognerebbe andare a Mediugorie o a Lourdes, o leggersi gli annali di qualche santuario…

Ma nella nostra quotidianità piena di gente che sta male, di guariti ne vediamo veramente pochi… scampati alla malasanità, all’ignoranza, all’incomprensione, alla presunzione dei guaritori di questo mondo.
Se lo chiede Giovanni Battista possiamo chiedercelo anche noi, visto che tu dici che tra i figli nati dall’uomo non ce n’è uno più grande di lui.
Ma poi aggiungi che il più piccolo del regno dei cieli è più grande di lui.
I più piccolo del regno dei cieli è colui che non si scandalizza perché non corrispondi all’idea che si è fatta di te: un Messia liberatore , forte, potente che sbaraglia, annientandoli, tutti i suoi avversari.
Perché il problema del Salvatore sta nel fatto che non abbiamo le idee chiare da cosa dobbiamo essere salvati.
In effetti pensiamo a te, Signore, e ti preghiamo con più trasporto, passione, quando personalmente ci sentiamo minacciati, perseguitati nelle nostre sicurezze, nei nostri beni materiali, nei nostri affetti.
Pensiamo che tu dovresti avere pietà di noi e intervenire per riportare la giustizia e la pace nella nostra vita e in quella dei nostri cari.
Degli altri ce ne freghiamo o giù di lì.
Ecco perché Signore il tuo comportamento ci scandalizza, perché non intervieni a rimettere le cose a posto.
Vuoi che invochiamo il fuoco dal cielo perché li incenerisca…hanno detto i tuoi apostoli a proposito di un rifiuto fatto a te.
E che dire di Pietro che con la spada staccò l’orecchio al soldato che ti stava portando via?
Anche Giona si arrabbiò molto quando la misericordia di Dio risparmiò i Niniviti, peccatori incalliti, solo perchè si erano pentiti.
I nostri sistemi sono più sbrigativi, spicci e vorremmo che anche tu li usassi.
Perciò ci vengono i dubbi quando quello che riteniamo giusto non si realizza nei tempi e nei modi che vogliamo noi.

Sei tu quello che deve venire o dobbiamo aspettarne un altro?

  

Cercando nei documenti un commento al vangelo di oggi, terza domenica d'Avvento anno A , mi sono imbattuta nel testo della trasmissione andata in onda su RADIO SPERANZA nel 2007, i cui contenuti mi sembrano ancora attuali.
 

Per chi ha voglia pazienza e tempo di leggere…..


 

FAMIGLIA:SEGNO DI SPERANZA

Rubrica radiofonica a cura di Gianni e Antonietta

19 dicembre 2007

 

Canto: “Cristo è risorto veramente (Risorto per amore)

 

Saluti

 

Per cinque famiglie non ci sarà il Natale. Così annunciava lo spiker giorni addietro, riferendosi alla strage di Torino che ha visto coinvolti cinque operai in un incidente sul lavoro.

C'è da chiedersi a quale Natale alludesse il giornalista. Ormai lo sappiamo: non è bello, non è di moda parlare di Gesù, il grande assente di queste orge virtuali, più che reali, di regali, divertimenti, pranzi, giochi e chi più ne ha più ne metta.

Nel Vangelo di Matteo leggiamo:

Sei tu colui che deve venire, o dobbiamo attenderne un altro?

Così manda a dire a Gesù Giovanni Battista , che era in carcere, avendo sentito parlare delle sue opere, per mezzo dei suoi discepoli.

Gesù rispose: «Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l'udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella, e beato colui che non si scandalizza di me».

A leggere i giornali sembra che in pochi siano i beati, come ci mostra l'articolo comparso su Avvenire del 13 dicembre della giornalista Marina Corradi.

 

Un padre fiorentino scrive sbigottito al Giornale: la maestra di mio figlio, che fa la quarta elementare, ha detto ai bambini di fare un disegno sul Natale.

Mio figlio si è messo a disegnare la Natività ma la maestra glielo ha impedito. A noi genitori la maestra ha poi detto che sarebbe «una scemenza» associare la nascita di Cristo al Natale, e che in questo modo si rischierebbe di offendere il sentimento religioso dei non cristiani. La storia raccontata da questo padre introduce una variante sul tema, non nuovo e ripetuto, dei presepi proibiti nelle scuole per «non offendere» i fedeli di altre confessioni. Infatti, la prima obiezione della maestra fiorentina sarebbe stata ancora più radicale: è «insensato» associare la nascita di Gesù al Natale. Natale dunque, pare di capire, come una festa che ormai prescinderebbe totalmente dalla memoria di ciò che viene in quel giorno ricordato. Ci sarebbe dunque un 25 dicembre che 'una volta' celebrava la nascita di Gesù Cristo in Palestina. Ma ormai così sbiadita sarebbe questa tradizione, che la festa è diventata semplicemente un'amabile convenzione condivisa: si fa l'albero, si mangia il panettone e ci si scambiano regali, perché così si usa, ma niente a che vedere con quell'antica assurda storia di un neonato in una mangiatoia. Presumiamo che questo volesse dire quella maestra, se davvero ha detto che associare il Natale a Gesù è «una scemenza». Una tesi surreale, certo, ma che contiene in sé, radicalizzato, un pensiero che si va diffondendo. Il Natale cristiano – e sul copyright originario della ricorrenza non ci sono dubbi – se ci guardiamo intorno, appare spesso come un guscio svuotato.

C'è un parlare assordante del Natale in tv, nei negozi, e fra noi; ma discorriamo di strenne, di vacanze, di tacchini.

Dell'evento di quel giorno – istante che taglia e rivoluziona la storia – di quello taciamo, e spesso anche fra cristiani. È rimasto, e anzi s'è gonfiato in una massa ipertrofica, tutto il contorno della festa: ma è il nucleo, il centro di gravità che sembra mancare. La maestra di Firenze, con la sua affermazione apparentemente strabiliante, avrebbe estrinsecato ciò che galleggia sotto le parole in questi nostri giorni annegati nei pandori e nei babbi natale. Abbiamo sentito un sociologo alla radio teorizzare di un Natale trasformato in una «festa della bontà», che non darebbe fastidio agli islamici e agli altri. Il brillante studioso ha sintetizzato lo stesso spirito dei tempi espresso dalla maestra fiorentina: facciamo festa il 25 dicembre, ma Gesù Cristo, che c'entra? Ora, ciascuno a casa sua festeggia ciò che vuole, Allah, Hare Krishna, come meglio crede. Ma c'è un accento di violenza nella piccola storia del bambino fermato con la matita per aria mentre sta per disegnare la cometa. Disegna ciò che vuoi: alberi, Santa Claus, renne, ma Gesù Bambino, no. Quello non c'entra. Quello è una vecchia fiaba, di cui vogliamo dimenticarci – che fiaba assurda poi, un Dio che nasce da una donna, e vergine anche, e in una stalla. La Festa della Bontà è laica e illuminata, corretta e multietnica. Non vuol dire niente, quindi non dà fastidio a nessuno: ma incentiva positivamente i consumi.

Piccolo, togli quella sciocca stella e l'asino e il bue. Cancella. Il mix di politically correct e di un acido neo oscurantismo dei lumi si vanta di non tollerare censure, ma con un'eccezione. Quel Bambino in una culla di paglia non lo vuole vedere. Che resti pure il contorno della festa, le luminarie e le cornamuse e l'abbacchio. Ma, quel nucleo, quell'oscuro centro di gravità di duemila anni di storia, quello no.

Bambini, da bravi, disegnate le renne.

 

Canto: Emmanuel (Nelle tue mani)

 

Viene l'istinto di credere che la venuta del figlio di Dio sulla terra sia stata inefficace o non è venuto per niente, visto come vanno le cose.

Ecco perchè la maestra ha proibito di metterci il bambinello dentro al presepe.

 

Quest'anno noi non abbiamo fatto il presepe, perchè non abbiamo ritrovato le statuine.

Sono state assorbite dal disordine, dal caos della roba ammassata in cantina da cui non riusciamo a staccarci perchè può ancora servire.

Ciò che non usiamo non ci appartiene, sono solita ripetermi per decidermi a fare spazio per qualcosa per cui valga veramente la pena.

Per fortuna che Giovanni con la mamma e il papà ne aveva fatto uno bellissimo sul baule della sala e me l'aveva spiegato per bene, costringendomi a sedermi e ad ascoltare le cose che aveva da dirmi, le risposte alle domande che non io ma lui si era posto mentre lo stava allestendo.

Il castello di Erode in alto, più piccolo della capanna, i re Magi lontano, che guardano la stella cometa, i doni racchiusi negli zainetti dei pastori, i giocattoli per Gesù e l'angelo in cielo che canta il Gloria.

Lui non si è perso d'animo quando gli ho detto che non avevo neanche una capanna, un pastorello, una capretta, un Gesù per fare il presepe e che mi dispiaceva tanto.

Da quando ha cominciato a capire, il presepe di casa nostra è stato protagonista e spettatore della sua insaziabile sete di conoscenza, strumento privilegiato di trasmissione della fede.

Gli ho detto con le lacrime agli occhi che non ritrovavo il Presepe, pensando che quest'anno in cui anche il fratellino Emanuele avrebbe potuto capire, non avremmo avuto l'occasione di vivere intensamente l'attesa e la nascita del Salvatore.

Ma come dicevo non si è perso d'animo e prontamente mi ha consolato, dicendomi che il suo presepe era anche il mio e di tutto il mondo, di chiunque avesse varcato la porta della sua casa.

Ho tirato un sospiro di sollievo e mi sono messa a cercare qualcosa che, senza spesa aggiuntiva, potesse parlare al cuore di tutti, grandi e piccini.

Così ho addobbato dei rami di una pianta sempreverde che abbiamo in giardino con fiocchi e luci multicolori, per simboleggiare il germoglio spuntato dal tronco di Jesse, e, attorno ad una natività in miniatura che giaceva seppellita tra i giochi dei piccoli, rispuntata quando meno me lo aspettavo, ho dispiegato gli angioletti preziosi, che non avevo mai avuto il coraggio di mischiare con le altre statuine..

Ho sentito forte l'esigenza di ridurre il presepe all'essenziale: Gesù, la Madonna, San Giuseppe, gli angeli, la stella cometa.

Da quel cielo, punteggiato di stelle emerge un pezzetto di roccia, con sopra poggiata una capanna dove ho messo il tesoro, il Dono che abbiamo perso di vista.

Ai personaggi continua a pensarci il Signore, che da 2000 anni cerca di rianimarli, qualunque sia il ceto, la condizione sociale, la lingua, la razza, l'opinione politica, tutti quelli che sentono gli manca qualcosa e si mettono in viaggio, alla ricerca di Chi quel vuoto vuole riempire.

Un Dio ci attende perchè ha tante cose da dirci, tante domande a cui rispondere. Intanto ci sono gli angeli che cantano il gloria e annunciano che Gesù è nato ed è venuto a portare la pace.

A loro non si può non credere, perchè sanno quello che dicono, lo vedono, lo conoscono da molto più tempo di noi.

A noi il compito di allestire intorno alla mangiatoia un banchetto, dove trovi posto chiunque abbia bisogno d'amore.

Gesù è venuto a mostrare il vero volto dell'amore, ma è necessario che qualcuno ce lo sappia anche spiegare con parole che possano comprendere anche i bambini.

Così abbiamo spiegato a Giovanni i motivi dell'incarnazione, pescando sul web questa bella storia dal titolo: ora capisco…

 

Era una persona fedele e generosa con la sua famiglia e corretta nel rapporto con gli altri, però non credeva che Dio si fosse fatto uomo come, secondo quanto afferma la Chiesa, è successo a Natale. Era troppo sincero per far vedere una fede che non aveva.

"Mi dispiace molto, disse una volta a sua moglie che era una credente molto fervorosa, però non riesco a capire che Dio si sia fatto uomo; non ha senso per me.

" Una notte di Natale, sua moglie e i figli andarono in chiesa per la messa di mezzanotte.

Lui non volle accompagnarli. "Se venissi con voi mi sentirei un ipocrita. Preferisco restare a casa. Vi starò ad aspettare. "Poco dopo la famiglia uscì mentre iniziò a nevicare.

Si avvicinò alla finestra e vide come il vento soffiava sempre più forte.

"Se è Natale, pensò, meglio che sia bianco". Tornò alla sua poltrona vicino al fuoco e cominciò a leggere un giornale. Poco dopo venne interrotto da un rumore seguito da un altro e subito da altri. Pensò che qualcuno stesse tirando delle palle di neve sulla finestra della sala da pranzo. Uscì per andare a vedere e vide alcuni passerotti feriti, buttati sulla neve. La tormenta li aveva colti di sorpresa e, per la disperazione di trovare un rifugio, avevano cercato inutilmente di attraversare i vetri della finestra. "Non posso permettere che queste povere creature muoiano di freddo… però come posso aiutarle? "Pensò che la stalla dove si trovava il cavallo dei figli sarebbe stato un buon rifugio, velocemente si mise la giacca, gli stivali di gomma e camminò sulla neve fino ad arrivare nella stalla, spalancò le porte e accese la luce. Però i passerotti non entrarono. "Forse il cibo li attirerà," pensò. Tornò a casa per prendere delle briciole di pane e le disseminò sulla neve facendo un piccolo cammino fino alla stalla. Si angustiò nel vedere che gli uccelli ignoravano le briciole e continuavano a muovere le ali disperatamente sulla neve. Cercò di spingerle in stalla camminando intorno a loro e agitando le braccia. Si dispersero nelle diverse parti meno che verso il caldo e illuminato rifugio. "Mi vedono come un estraneo che fa paura", pensò.

"Non mi viene in mente nulla perché possano fidarsi di me… Se solo potessi trasformarmi in uccello per pochi minuti, forse riuscirei a salvarli! "In quel momento le campane della chiesa cominciarono a suonare. L'uomo restò immobile, in silenzio, ascoltando il suono gioioso che annunciava il Natale. Allora si inginocchiò sulla neve: "Ora si, ora capisco", sussurrò. "Signore, ora capisco. Ora capisco perchè ti sei fatto uomo… "

 

Sono nato povero, dice Dio

perchè tu possa considerarmi l'unica ricchezza.

Sono nato debole,

perchè tu non abbia mai paura di me.

Sono nato perseguitato,

perchè tu sappia accettare le difficoltà.

Sono nato per Amore,

perchè non dubiti mai del mio Amore.

 

Canto: Il tuo amore è grande (Il tuo amore è grande)

 

Gesù, il nuovo Adamo è venuto ad insegnarci come si costruisce la pace, come ci si riconcilia, come si testimonia l'amore.

Beati gli operatori di pace” troviamo scritto, “perché saranno chiamati figli di Dio”.

Il primo patto all'interno della società è quello matrimoniale, quello su cui si basa l'educazione alla pace, perché le “colpe dei padri ricadono sui figli”.

 

Con noi il Signore è stato clemente.

Nostro figlio è nato il 17 dicembre di 35 anni fa , dopo 9 mesi di attesa e di inenarrabili sofferenze.

Quando nacque non ci preoccupammo di ringraziare chi ci aveva fatto recapitare quel dono in un modo così rocambolesco e sofferto.

A ridosso del Natale, la meta pensavamo di averla raggiunta, con qualche giorno d'anticipo.

Poi il travaglio, quello vero, è venuto, con la malattia.

Abbiamo perso di vista quel dono negli anni che ci tennero simbolicamente lontani da casa alla ricerca di qualcuno o qualcosa che potesse guarirmi.

Lo riabbracciammo quando aveva 5 anni e ci trovammo davanti uno sconosciuto.

Da allora non abbiamo mai smesso di riconquistare il suo cuore, ma il filo sembrava definitivamente spezzato.

Nella nostra latitanza genitoriale lo affidammo alla Chiesa, perchè si prendesse cura di lui. lo avrebbe salvaguardato dai pericoli, mentre mia madre provvedeva ai suoi e ai nostri bisogni materiali.

Non abbiamo mai preparato con lui presepi, né alberi, né dolci per il Natale. Lui, insieme ai suoi amici scout, li preparava in chiesa e faceva la veglia alla vigilia e cantava e pregava unito al branco, accompagnato dalla chitarra, sua inseparabile compagna.

Noi, soli in casa, aspettavamo che ritornasse, perchè la malattia m'impediva di soddisfare anche la più elementare curiosità di vedere cosa faceva.

Poi l'amore trovato a 17 anni, in quel contesto di servizio, di gioco e di preghiera.

A giugno del 2001 si è sposato con Monia.

Oggi questo figlio, a fatica riconquistato, affidandoci i suoi bambini, ci dà l'opportunità di scoprire quanto è grande l'amore di Dio, attraverso i simboli del suo ingresso nella storia.

In occasione della festa di compleanno, primo giorno della novena di Natale, abbiamo acceso al centro della tavola apparecchiata tre delle quattro candele dell'Avvento invitando tutti, grandi e piccini al silenzio per ascoltare quello che si dicevano.

 

Le quattro candele, bruciando, si consumavano lentamente.

Il luogo era talmente silenzioso, che si poteva ascoltare la loro conversazione.

La prima diceva:

"IO SONO LA PACE, ma gli uomini non mi vogliono:

penso proprio che non mi resti altro da fare che spegnermi!"

Così fu e, a poco a poco, la candela si lasciò spegnere completamente.

La seconda disse:

"IO SONO LA FEDE purtroppo non servo a nulla.

Gli uomini non ne vogliono sapere di me, non ha senso che io resti accesa".

Appena ebbe terminato di parlare, una leggera brezza soffiò su di lei e la spense.

Triste triste, la terza candela a sua volta disse:

"IO SONO L'AMORE non ho la forza per continuare a rimanere accesa.

Gli uomini non mi considerano e non comprendono la mia importanza.

Troppe volte preferiscono odiare!"

E senza attendere oltre, la candela si lasciò spegnere.

…Un bimbo in quel momento entrò nella stanza e vide le tre candele spente.

"Ma cosa fate! Voi dovete rimanere accese, io ho paura del buio!"

E così dicendo scoppiò in lacrime.

Allora la quarta candela, impietositasi disse:

"Non temere, non piangere: finché io sarò accesa, potremo sempre riaccendere le altre tre candele:

IO SONO LA SPERANZA"

Con gli occhi lucidi e gonfi di lacrime, il bimbo prese la candela della speranza e riaccese tutte le altre.

CHE NON SI SPENGA MAI LA SPERANZA DENTRO IL NOSTRO CUORE…

…e che ciascuno di noi possa essere lo strumento, come quel bimbo, capace in ogni momento di riaccendere con la sua SPERANZA, la FEDE, la PACE e l'AMORE

Siamo arrivati al termine di questa trasmissione e non possiamo non ringraziare il Signore per la candela della speranza che continua ad alimentare tutte le altre nella nostra famiglia.

Vi augurano tanta serenità e pace Gianni e Antonietta, insieme a Franco, Monia, Giovanni ed Emanuele, involontari protagonisti di questi incontri.

 

Canto: Emmanuel (Nelle tue mani)

  

Percorsi

Ogni anno faccio un presepe diverso, da quando perdo i pezzi di quello dell'anno prima.
Quest'anno è stato lo scatolone delle carte a scomparire, quelle che raffigurano il suolo su cui poggiare i vari elementi che lo compongono.
Lo scorso anno le statuine.
Per non parlare della stella cometa, di Gesùbambino, della grotta ecc ecc.che di volta in volta non riesco a trovare.
Non c'è che dire: sono una grande disordinata, ma a mia scusante c'è il fatto che tutti i lavori di fatica non sono di mia competenza da tempo.
Ma il Signore vede e provvede e mi fa scoprire cose nuove, mentre cerco le vecchie.
Così quest'anno, avendo a disposizione ,solo i calendari liturgici, come base  per poggiare le poche statuine  scampate alla ristrutturazione della cantina, il percorso l'ho  fatto  basandolo sulla Parola di Dio, ma tutto in discesa, l'unica e certa strada per incontrare Gesù.