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Passaggio

DAL DIARIO

Gesù è risorto. Ma io?

Me lo sono chiesta la notte di Pasqua, quando il dolore mi ha avvinghiato e stretto nella sua morsa. Avrei voluto andare alla veglia, quest’anno. Era un sogno possibile, perchè non avevo impegni nella giornata di sabato che mi avrebbero potuto stancare.

Invece tutto è andato alla rovescia la vigilia, cominciando dalla mattina, quando sono entrata a casa di Franco, felice di poter programmare insieme a loro la giornata di festa, e ne sono uscita piegata in due.

Non pensavo che mi succedesse.

Il colpo della strega alla schiena dopo che per tre settimane medici, fisioterapisti e tanta preghiera erano stati usati per liberare le braccia da una morsa altrettanto invalidante.

Così la veglia l’ho fatta a casa, ad aspettare che il dolore passasse.

Pensavo alle letture, al clima suggestivo nella chiesa, la notte di Pasqua, al rito della luce, a quell’exultet accompagnato dal suono delle campane.

Nel letto a tutto questo pensavo con rabbia, con rancore perchè stavo male e non avevo nessuno che mi aiutasse.

Dio stava in Chiesa a celebrare la Pasqua con i fedeli e mi aveva dimenticato.

E’ passato ma non me ne sono accorta, ho detto a chi mi dava gli auguri di Buona Pasqua, il mattino seguente.

Speriamo che torni, dicevo. Terrò gli occhi più aperti; ma non avevo voglia di sentirlo parlare, né di seguire la messa del papa alla televisione.

Mi era venuta la nausea delle belle parole, perchè la misura era colma e io non le volevo sentire.

Eppure la nostalgia dell’incontro non potevo reprimerla, mi tornava sempre più forte, sì che con grande fatica e un supporto massiccio di antidolorifici sono andata all’ultima messa, accompagnata, appoggiata a Gianni, trascinando con fatica le gambe su cui gravava il peso di un corpo stremato.

E lì ho ascoltato una messa senza parole, tutto il tempo guardando il crocifisso e i crocifissi dell’assemblea.

Erano quelli che non erano potuti andare alla veglia: gli anziani che la notte hanno bisogno di riposare, i disabili che non hanno nessuno che li accompagni a quell’ora e quelli che solo di giorno trovano qualcuno che li sostituisca nel servizio alla persona a loro affidata.

Ho percepito che Dio era in quel dolore che aspettavo passasse, in quel dolore innocente che il pomeriggio di Pasqua aveva riempito la chiesa.

Era lì nella fragilità e precarietà della carne che ha trasformato in occasione di vita.

Questa mattina nella preghiera dei fedeli il ritornello era

“Signore aiutaci a riconoscerti quando passi”

BUONA PASQUA


 

(Ap 21, 1-5)

E vidi un cielo nuovo e una terra nuova: il cielo e la terra di prima infatti erano scomparsi e il mare non c'era più. E vidi anche la città santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce potente, che veniva dal trono e diceva:

«Ecco la tenda di Dio con gli uomini!

Egli abiterà con loro

ed essi saranno suoi popoli

ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio.

E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi

e non vi sarà più la morte

né lutto né lamento né affanno,

perché le cose di prima sono passate».

E Colui che sedeva sul trono disse:

«Ecco, io faccio nuove tutte le cose».

Popolo mio che male ti ho fatto?

 

 

Popolo mio che male ti ho fatto?
In che ti ho provocato? Dammi risposta.
“Io ti ho guidato fuori dall’Egitto,
e tu hai preparato la Croce al tuo Salvatore.

Popolo mio che male ti ho fatto?

Perché ti ho guidato quarant’anni nel deserto,
ti ho sfamato con manna,
ti ho introdotto in paese fecondo,
tu hai preparato la Croce al tuo Salvatore.

Popolo mio che male ti ho fatto?

Che altro avrei dovuto fare e non ti ho fatto?
Io ti ho piantato, mia scelta e florida vigna,
ma tu mi sei divenuta aspra e amara:
poiché mi hai spento la sete con aceto,
e hai piantato una lancia nel petto del tuo Salvatore.

Popolo mio che male ti ho fatto?
 

 

Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte


Matteo 26,69-75
Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una giovane serva gli si avvicinò e disse: «Anche tu eri con Gesù, il Galileo!».Ma egli negò davanti a tutti dicendo: «Non capisco che cosa dici».
Mentre usciva verso l'atrio, lo vide un'altra serva e disse ai presenti: «Costui era con Gesù, il Nazareno».Ma egli negò di nuovo, giurando: «Non conosco quell'uomo!».
Dopo un poco, i presenti si avvicinarono e dissero a Pietro: «È vero, anche tu sei uno di loro: infatti il tuo accento ti tradisce!».
Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell'uomo!».
E subito un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola di Gesù, che aveva detto: «Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». E, uscito fuori, pianse amaramente.

 


Affrettiamoci
a conoscere
il Signore
(Os 6,3)

 

Solo chi lo conosce è pronto a dare la vita per Lui.