Questo è amore

Ieri pomeriggio mi sono vista arrivare Emanuele, profumato come un bocciolo, con il vestito della festa, mentre ero a letto a riposare.
La sua fidanzatina, Elèna, lo aveva invitato a casa sua e a farci anche la cena.
Di lì a poco sarebbero venuti a prenderlo.
Emanuele ci tiene a fare bella figura specie se l’occasione è speciale.
“La mamma mi ha messo lo spray sotto le ascelle e il borotalco”, mi ha detto, saltando sul letto dove stavo facendo la siesta.
“Quando sto con Eléna, i ruttini li faccio piano” ha aggiunto.

 

Verrò e lo guarirò

VANGELO (Mt 8,5-17)
In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa».
Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori, nelle tenebre, dove sarà pianto e stridore di denti». E Gesù disse al centurione: «Va’, avvenga per te come hai creduto». In quell’istante il suo servo fu guarito.
Entrato nella casa di Pietro, Gesù vide la suocera di lui che era a letto con la febbre. Le toccò la mano e la febbre la lasciò; poi ella si alzò e lo serviva.
Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la parola e guarì tutti i malati, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
“Egli ha preso le nostre infermità
e si è caricato delle malattie”.

 

Questo passo del vangelo ci spinge a riflettere sulla relazione tra l’uomo e Dio.
Gesù non si formalizza se a chiedergli aiuto è uno che abbia tutti i requisiti in regola, se sia un cristiano con il bollino doc o uno che vive ai margini della fede o addirittura fuori da ogni contesto religioso.
Il centurione è consapevole di non avere le carte in regola, perciò corre incontro al Signore, non vuole che si scomodi, ritenendosi non degno di accoglierlo nella sua casa.
” Io verrò e lo curerò” risponde Gesù alla sua richiesta di guarire il servo malato.
Gesù è sempre disponibile a scomodarsi, a cambiare posizione, a scendere più di quanto abbia già fatto, incarnandosi.
Più che rispondere all’aspettativa del servo, con questo miracolo, Gesù risponde all’atto di fede del centurione che intercedendo per un altro, trova soddisfatto il suo bisogno di vedere reintegrato il servo nella sua funzione:quella di servirlo.
Per la suocera di Pietro non c’è bisogno di intermediari, perchè Gesù è di casa, ospite abituale di quella casa.
Basta il suo occhio per far sì che la donna torni a servire.
Nel primo e nel secondo caso il miracolo nasce dalla necessità di reintegrare la persona nella sua funzione.
La fede è il presupposto perchè ciò avvenga

Giovanni è il suo nome

VANGELO (Lc 1,57-66.80)

Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.

Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».

Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante si aprirono la sua bocca e la sua lingua, e parlava benedicendo Dio.
Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.
Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.

Tra sei mesi sarà Natale.
Non è un caso che la liturgia ci introduca nel clima dell’Avvento, tempo di silenzio, di preghiera e di pentimento, proprio in un periodo in cui si si pensa ad andare in vacanza e a divertirsi.
Da oggi i giorni diventeranno sempre più brevi e le ombre si allungheranno, il buio prevarrà sulla luce e le tenebre ci avvolgeranno.
Dovremo aspettare il 25 dicembre per vedere allungarsi le giornate.
Della grandezza di Giovanni Battista ci parla Gesù stesso.
(Luca 7,28)” Io vi dico, tra i nati di donna non c’è nessuno più grande di Giovanni, e il più piccolo nel regno di Dio è più grande di lui.”

Di questo grande testimone mi ha colpito il nome, Giovanni: “Dio è misericordia, Dio ama”.
A Zaccaria, il padre, fu tolta la parola, quando gli fu annunciato questo figlio, fuori tempo massimo, perchè non aveva creduto che la misericordia di Dio arrivasse a tanto e rimase muto fino a quando non ne fece esperienza tangibile.
Il figlio non poteva che chiamarsi Giovanni, perchè Dio ama anche quelli che non credono in Lui.
Così gli si sciolse la lingua, al vecchio e incredulo padre, per scrivere il nome e intonare il Benedictus, che unisce tutta la Chiesa nelle Lodi del mattino, da un capo all’altro della terra.

Giovanni, quando nacque, non era muto, ma prima di parlare si ritirò nel deserto, perchè non basta avere la voce per capire cosa è giusto dire.
San Giovanni, come Maria ci indicano la strada per incontrare il vero Messia.
Educati all’ascolto del cuore possiamo aprire gli occhi al Dio invisibile che ci fa sussultare di gioia.

Una mattina con Giò

Questa mattina è venuto Giovanni a farci compagnia, mi viene da dire adesso, ma solo qualche ora fa avrei detto che non bastava prendermi cura di Gianni, c’era anche lui che sarebbe arrivato puntuale alle 8.

Avevo fatto appena in tempo a rubarmi una Messa alla Cappellina dell’Ospedale, che non è cosa da poco, specie in certi frangenti.

La scuola è chiusa e alle 10 deve essere portato dalla pediatra per il certificato di buona e sana costituzione fisica, visto che a giorni partirà per la sua prima vacanza di branco.

Dicevo che la giornata si presentava difficile, dopo una notte di insana follia per via dei dolori che mi si sono attaccati anche al cervello.

Non sapevo come occuparlo e d’altra parte avevo bisogno estremo di aiuto.

Gli ho messo in mano il piumino della polvere e l’ho pregato di aiutarmi, perchè il nonno, con la gamba ingessata non può farlo per un po’.

Ha preso l’incarico come un mandato e senza battere ciglio si è fatto tutte le camere non senza sacrificio e fatica, visto che non è abituato.

Mentre lo vedevo portare a termine il servizio con tanta accuratezza mi è balenata l’idea di ricompensarlo in qualche modo, ma subito ho scacciato dalla mente la tentazione.

Avevo letto che i bambini non vanno pagati se danno una mano in casa.

Giovanni mi ha letto nel pensiero e mi ha detto, spiazzandomi:” nonna non voglio essere ricompensato per quello che sto facendo, perchè è “un amore”, vale a dire “un onore”.

“Qualcuno me l’ha suggerito”, ha aggiunto, quando ha visto nei miei occhi brillare una lacrima di commozione.

«Perfino i capelli del vostro capo sono contati;non abbiate timore:voi valete di più di molti passeri!»(Mt 10,30-31), era l’antifona alla Comunione.

Santuario della SS Trinità di Vallepietra

Oggi, nell'omelia, don Achille ci ha parlato dell'unico santuario eretto in Europa alla Santissima Trinità, ricavato da una grotta.

Si trova vicino a Subiaco.

Meta di moltissimi pellegrinaggi, rigorosamente a piedi, custodisce questa immagine trovata miracolosamente.


http://www.tibursuperbum.it/ita/escursioni/vallepietra/SantuarioVallepietra.htm

Ha detto che i pellegrini escono dalla chiesa camminando all'indietro, perchè non si possono girare le spalle a Dio.