Una mattina con Giò

Questa mattina è venuto Giovanni a farci compagnia, mi viene da dire adesso, ma solo qualche ora fa avrei detto che non bastava prendermi cura di Gianni, c’era anche lui che sarebbe arrivato puntuale alle 8.

Avevo fatto appena in tempo a rubarmi una Messa alla Cappellina dell’Ospedale, che non è cosa da poco, specie in certi frangenti.

La scuola è chiusa e alle 10 deve essere portato dalla pediatra per il certificato di buona e sana costituzione fisica, visto che a giorni partirà per la sua prima vacanza di branco.

Dicevo che la giornata si presentava difficile, dopo una notte di insana follia per via dei dolori che mi si sono attaccati anche al cervello.

Non sapevo come occuparlo e d’altra parte avevo bisogno estremo di aiuto.

Gli ho messo in mano il piumino della polvere e l’ho pregato di aiutarmi, perchè il nonno, con la gamba ingessata non può farlo per un po’.

Ha preso l’incarico come un mandato e senza battere ciglio si è fatto tutte le camere non senza sacrificio e fatica, visto che non è abituato.

Mentre lo vedevo portare a termine il servizio con tanta accuratezza mi è balenata l’idea di ricompensarlo in qualche modo, ma subito ho scacciato dalla mente la tentazione.

Avevo letto che i bambini non vanno pagati se danno una mano in casa.

Giovanni mi ha letto nel pensiero e mi ha detto, spiazzandomi:” nonna non voglio essere ricompensato per quello che sto facendo, perchè è “un amore”, vale a dire “un onore”.

“Qualcuno me l’ha suggerito”, ha aggiunto, quando ha visto nei miei occhi brillare una lacrima di commozione.

«Perfino i capelli del vostro capo sono contati;non abbiate timore:voi valete di più di molti passeri!»(Mt 10,30-31), era l’antifona alla Comunione.

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8 pensieri su “Una mattina con Giò

  1. Oh fantastico Giovanni, come Emanuele.
    Un amore è un onore. È una frase di una profondità esorbitante. Basta una parola a spiegare tutto.
    Ma come sei fortunata Antonietta.

  2. I frutti maturano con la luce e il calore, bisogna solo rispettare i tempi!!!!

    Ciao Anto

  3. Ma scusa Anto, ma hanno messo l'antenna della tv sul "campanile" dove ci stanno le campane???

  4. Non so se dalla foto si capisce che la cappellina è inglobata nel complesso del fabbricato del  vecchio Ospedale, come se fosse un reparto. Pere quanto riguarda le antenne, possiamo augurarci che le campane della chiesa in qualche modo disturbino, rendendole inefficaci, le comunicazioni che non ci guariscono.

    PS. Grazie degli aggiornamenti sullle chiese dedicate alla SS Trinità.

  5. Una lode alla buona volontà di Giovanni e al suo Amore per i nonni!

  6. Trovo oggi sul Mattutino di mons. Ravasi:

    Il conto, prego!

    Un giorno ci sarà presentato il conto per la luce del sole e lo stormire delle fronde, per la neve e per il vento, per l'erba e per l'acqua. Per l'aria che abbiamo respirato e lo sguardo alle stelle, le sere e le notti. Un giorno dovremo andar via e dovremo pagare. Il conto, per favore! E il padrone di casa dirà, ridendo: «Ho offerto io sino ai confini della terra. È stato un vero piacere!».
    Con questa parabola il teologo dell'università di Heidelberg, Klaus Berger, chiudeva il suo libro Gesù (Queriniana 2007).

    La propongo in queste giornate che scandiscono l'irrompere dell'estate, una delle tappe del ciclo della natura. Tappe che la civiltà contadina viveva con emozione, santificava e celebrava con passione, e che noi, appartenenti a una società industriale e informatica, neppure percepiamo, se non per le solite banalità sulle stagioni che non sono più quelle di una volta o al massimo per i bollettini meteorologici. Eppure è un dono costante che noi riceviamo, senza più ammirarne il valore, comprenderne il costo certamente superiore a quello di tante cose non necessarie che ci vengono proposte e che acquistiamo.

    Il segno evidente del disprezzo per questo dono insostituibile è nell'inquinamento e nella devastazione ambientale, ma anche nell'incapacità di valutare la preziosità unica e assoluta di queste realtà quotidiane.

    Un aforisma arabo afferma: «Nulla è più ovvio dell'aria, ma guai a non respirarla!». E lo stesso si potrebbe ripetere per l'acqua e per la luce.

    Io, però, vorrei aggiungere un'altra considerazione. Non sappiamo più contemplare e stupirci del miracolo continuo che il Creatore compie così da vivere un'esperienza come quella che cantava p. Turoldo: «Tu non sai cosa sia la notte / sulla montagna / essere soli come la luna- / mentre il vento appena vibra / alla porta socchiusa della cella».

  7. Grazie Riccardo che mi hai risparmiato la fatica di copiare e incollare, giustificare, ancorare, cercare il carattere , le dimensioni e il colore del POST che oggi volevo pubblicare. L'hai fatto tu molto più semplicemente,riportando fedelmente le parole del Mattutino di Ravasi che avevano colpito anche m,e inducendomi a riflettere su quante cose diamo per scontate.
    Provvidenza è anche questa, non solo chi ti porta la borsa, ti prepara una pietanza o ti dice che è un onore spolverare per te.

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