Non spezzerà una canna già incrinata

incenso
VANGELO
(Mt 12,14-21)
In quel tempo i farisei uscirono e tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti e impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Ecco il mio servo, che io ho scelto;
il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento.
Porrò il mio spirito sopra di lui
e annuncerà alle nazioni la giustizia.
Non contesterà né griderà
né si udrà nelle piazze la sua voce.
Non spezzerà una canna già incrinata,
non spegnerà una fiamma smorta,
finché non abbia fatto trionfare la giustizia;
nel suo nome spereranno le nazioni».

Hanno dato l’ok alla sua sepoltura, al cugino scomodo che abbiamo trovato riverso in un mare di sangue e di vino, con il corpo in avanzato stato di decomposizione.
Finalmente può riposare in pace senza dover dar conto a nessuno della durata del suo sonno.
Lo cercava bevendo per non pensare, ma la dose aumentava ogni giorno di più.
Vino e sigarette.
Gli avevano tolto anche il gas per quella maledetta abitudine di addormentarsi mentre stava fumando.
Di contorno mortadella e tonno, tutti i giorni fino a quando non finiva in ospedale e ci chiamavano i servizi sociali.
Il letto, un pagliericcio che solo da poco eravamo riusciti a fargli sostituire.
Noi non lo cercavamo perchè tanto non rispondeva al telefono.
Bisognava andarci apposta, ma il tempo, le forze, gli impegni…Tutto concorreva a dilazionare le visite.
Quando uno non si lava e puzza non è facile stargli vicino.

Tu Signore non hai fatto lo schizzinoso quando hai scelto una stalla per venirci a salvare.
Noi non ne siamo stati capaci…fino in fondo….

“ Solo come è vissuto, è venuto a mancare…” ha fatto scrivere mio marito sui manifesti.
.
Aveva 63 anni, ma era di fatto ancora piccolo e bisognoso di cure.
A lui non interessava che gli uccidessimo un vitello tenero e buono, né che gli procurassimo acqua per lavarsi i piedi.
Non ne aveva bisogno.
Aveva bisogno di chi gli aprisse la casa quando dimenticava o perdeva le chiavi, di chi lo rialzasse, quando inciampava per strada o cadeva dal letto.
Aveva bisogno di chi gli portasse da mangiare quando non era in grado di muoversi per una malattia.
Noi abbiamo fatto molto poco per lui, rispetto ai suoi bisogni, ma oggi sentiamo una gioia grande nel cuore.

Lo smarrimento di fronte al mistero dell’uomo segnato da un destino a volte crudele e incomprensibile ha fatto da battistrada ad un sentimento di gratitudine e di gioia quando l’incenso ha cosparso tutta la bara.
Il sacerdote con gesti lenti e solenni, benediceva e incensava quel corpo schifato da tutti, maleodorante prima e impresentabile dopo.
Mentre il fumo ci avvolgeva , pensavo che Sergio ci aveva risparmiato la veglia funebre, il ribrezzo che faceva anche solo a guardarlo da lontano.
Quell’incenso che portarono i Magi a Gesù era anche per lui, perchè la dignità non dipende dagli uomini, ma solo ed esclusivamente da Dio.

(Isaia 43,4)
Perché tu sei prezioso ai miei occhi,perché sei degno di stima e io ti amo,do uomini al tuo posto e nazioni in cambio della tua vita.

Grazie Signore perchè ti sei fermato nella nostra povera e umile casa, accontentandoti delle briciole che cadevano dal nostro tavolo e con fiducia hai atteso che ti stendessimo la mano per farti una carezza.
Grazie perchè non ci hai fatto sentire colpevoli quando ci siamo dimenticati di te e ti abbiamo lasciato solo.
Grazie perchè hai aperto gli occhi alla nostra miseria e il cuore alla tua infinita misericordia.
Grazie perchè ti sei fermato un poco a parlare con noi.

Voi valete più di molti passeri

Image for Vita

VANGELO (Mt 10,24-33)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:
«Un discepolo non è più grande del maestro, né un servo è più grande del suo signore; è sufficiente per il discepolo diventare come il suo maestro e per il servo come il suo signore. Se hanno chiamato Beelzebùl il padrone di casa, quanto più quelli della sua famiglia!
Non abbiate dunque paura di loro, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo.
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».
La Parola del giorno  mi riempie di gioia, mi rassicura, mi fa guardare a questa giornata con fiducia, con commozione, con l’animo aperto allo stupore per quello che anche oggi il Signore mi ha preparato.
I problemi da affrontare,  come affrontarli, la consapevolezza che non ho strumenti sufficienti, adeguati,  per risolverli,  non mi turba.
Penso a quando, al risveglio,  le preoccupazioni  mi schiacciavano, quando la disperazione mi chiudeva lo stomaco, quando sui diari scrivevo in modo ossessivo: “Dio dove sei?”
Lo pensavo lontano, assiso sul suo trono inaccessibile, nel cielo.
Chi ero io perchè si scomodasse e mi tendesse la mano?

Penso a quando  quel Dio, per tanti anni cercato nei libri, nelle dispute dotte, nella profondità dei cieli infiniti, l’ho trovato nel mio limite, finalmente accettato, nel mio consapevole bisogno d’aiuto.
Oggi   lo voglio pregare con il Salmo 121, affidando a Lui tutto quello che mi pesa, mi angoscia, mi distoglie dal vivere l’incanto di quest’ora mattutina, mentre il sole pian piano si alza nel cielo e inonda la casa di luce.
Alzo gli occhi verso i monti: da dove mi verrà l’aiuto?
Il mio aiuto viene dal Signore, che ha fatto cielo e terra.

Non lascerà
vacillare
il tuo piede,
non si
addormenterà
il tuo custode.
Non si
addormenterà,
non prenderà
sonno,
il custode
d’Israele.

Il Signore
è il tuo custode,
il Signore è come ombra che ti copre, e sta alla tua destra.
Di giorno non ti colpirà il sole, né la luna di notte.
Il Signore ti proteggerà da ogni male, egli proteggerà la tua vita.
Il Signore veglierà su di te, quando esci e quando entri,
da ora e per sempre. (Sal 121)


In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. (Mt 18,3)

Sfogliando il diario…Image for Gesù e i bambini

Siamo stati rimandati a settembre per il matrimonio, la casa, il lavoro, il figlio, la fede.
Eppure eravamo credenti, ma non praticanti, fino a non molto tempo fa.
Vale a dire che credevamo nella scuola,quella di Gesù, ma la frequentavamo in modo saltuario e ci guardavamo bene dallo studiare e dal fare i compiti
Ci siamo resi conto di quanto siano istruttive le pagine del Vangelo che riguardano i bambini.
Le riflessioni nate dall’osservarli ci stanno aiutando a crescere nella conoscenza delle cose di Dio.
Ieri sera nel grande stanzone della casa di campagna, dove ci siamo riuniti insieme alla famiglia di nostro unico figlio, lui, sua moglie e i loro due bimbi, abbiamo visto staccarsi e andare solo, sicuro di se, il piccolo Emanuele di 15 mesi, che non stava nella pelle per la contentezza.
Ma noi non gli abbiamo staccato gli occhi di dosso, per paura che inciampasse, cadesse e si facesse male.
Ho pensato in quel momento ad un altro occhio, quello di Dio, che non si stacca mai da noi, anche se non ce ne accorgiamo, quello del Padre misericordioso che sta alla finestra a scrutare l’orizzonte, per scorgere qualche segno che gli annunci il ritorno del figlio.
Ho pensato a quello sguardo proiettato lontano, uno sguardo in cui siamo compresi tutti: figli amanti della libertà, figli ribelli, ingrati e dissoluti.
Penso a quando ero piccola, quando l’occhio di Dio era inscritto in un triangolo e ce lo sentivamo addosso, sempre, quando ci ribellavamo alle regole e facevamo di testa nostra.
Era il mio incubo, ricordo.Un occhio che mi vedeva anche al buio, un occhio dal quale non potevo nascondermi, un occhio inquisitore, terribile, giustiziere delle mie inadempienze.
Quante volte? Mi chiedeva il sacerdote, quando andavo a confessare che avevo tentato di ignorare quello sguardo.
Che bello scoprire che quell’occhio è l’occhio di chi ci ha generato, che ci ha amato prima ancora che noi nascessimo, che continua ad amarci sempre e comunque, a prescindere da come ci comportiamo!
Era diventato grande Emanuele, come continuava ad urlare Giovanni; ma lui era solo contento di essere libero di andare dove voleva. Aveva conquistato l’indipendenza, cosa desiderare di più?
Diventare grandi. Cosa ne sapeva lui del significato di quelle parole?
Ci avrebbe pensato quando non si può tornare più indietro, quando guardi gli anni passati e ripensi alle parole che ti hanno svegliato all’improvviso dall’illusione che la vita quaggiù duri all’infinito.
Per me erano state quelle di Giovanni il giorno prima: “Nonna stai diventando vecchia!”, mentre mi accarezzava la schiena dolente. “Eh, sì..”, avevo risposto.
”Quando io sono genitore, tu non ci sei più!”, aveva aggiunto, pensando che anche suo padre era genitore, quando gli sono morti i nonni, di cui aveva conosciuto il sorriso, l’abbraccio e le carezze.
Diventare grandi, invecchiare, morire… il mistero della vita espresso nelle poche ed essenziali parole di Giovanni.
Chissà se l’idea della morte ora lo turba più di quando fu per mia madre e mio padre che sono in cielo, l’una a fare la maestra degli angioletti, l’altro il capostazione delle nuvole!
A Giovanni ho detto di non preoccuparsi per me, perché, quando succederà, lo saluterò da dietro una nuvola.
Al che, con gli occhi tristi, ha commentato: ”Ma io non ti vedo!”.
Credere senza vedere, questo è il problema dell’uomo.
Beato te, Tommaso, che hai visto, toccato e creduto! Mica capita a tutti.
“Ma più beati, dice il Signore, quelli che credono pur non avendo veduto!”.
Ho pensato a quante cose crediamo senza averle mai viste.
Giovanni, per esempio, solo da poco si è reso conto che i cartoni sono storie inventate e, quando il pomeriggio ci mettiamo un po’ a riposare insieme nel grande lettone, ci raccontiamo le storie vere, una io, una lui.
Vere altrimenti non vale.
Poiché a lui non piacciono quelle che vanno a finire male, mi chiede sempre quelle di Gesù, quando guarisce, quando moltiplica i pani e i pesci, quando placa la tempesta.
Ma quelle che ama in assoluto, parlano di Gesù risorto, di quando la Maddalena lo incontra, nel cimitero trasformato in un giardino, di cui lui è il custode, e si sente chiamata per nome e lo abbraccia per non farselo scappare di nuovo.
Raccontiamo ai bambini la bella storia, non inventata, di un Dio che ci vuole bene a tal punto da farsi uccidere per noi, ma che dobbiamo smettere di cercare in un cimitero, perché è risorto veramente, diventando il custode del giardino perduto.