TU SEI NOSTRO PADRE

Tu, Signore, sei nostro padre,
da sempre ti chiami nostro redentore.
Perché, Signore, ci lasci vagare lontano dalle tue vie
e lasci indurire il nostro cuore, cosi che non ti tema?
Ritorna per amore dei tuoi servi,
per amore delle tribù, tua eredità.
Se tu squarciassi i cieli e scendessi!
Davanti a te sussulterebbero i monti.
Quando tu compivi cose terribili che non attendevamo,
tu scendesti e davanti a te sussultarono i monti.
Mai si udì parlare da tempi lontani,
orecchio non ha sentito,
occhio non ha visto
che un Dio, fuori di te,
abbia fatto tanto per chi confida in lui.
Tu vai incontro a quelli che praticano con gioia la giustizia
e si ricordano delle tue vie.
Ecco, tu sei adirato perché abbiamo peccato
contro di te da lungo tempo e siamo stati ribelli.
Siamo divenuti tutti come una cosa impura,
e come panno immondo sono tutti i nostri atti di giustizia;
tutti siamo avvizziti come foglie,
le nostre iniquità ci hanno portato via come il vento.
Nessuno invocava il tuo nome,
nessuno si risvegliava per stringersi a te;
perché tu avevi nascosto da noi il tuo volto,
ci avevi messo in balìa della nostra iniquità.
Ma, Signore, tu sei nostro padre;
noi siamo argilla e tu colui che ci plasma,
tutti noi siamo opera delle tue mani.
(Is 63,16-17.19; 64,2-7 )

L’obolo della vedova

vedova

VANGELO (Lc 21,1-4)

In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro del tempio.
Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, e disse: «In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti. Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo. Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere».

“ Ha gettato tutto quello che aveva per vivere.”
Molto spesso non diamo, perchè non sappiamo di avere, perchè guardiamo sempre a quello che ci manca, non a quello che c’è.
Perciò siamo così parsimoniosi.
Ci accorgiamo dei tesori che Dio ci ha consegnato tra le mani solo quando li perdiamo.
Il più grande dei doni, insieme alla vita, è il tempo.
Ne abbiamo sempre troppo poco per gli altri, per uno sguardo, un sorriso, una parola che li renda visibili, li faccia esistere, restituisca la dignità a chi l’ha perduta.
Uno sguardo che faccia uscire dalla solitudine, dall’isolamento, dalla non vita chi si trova in situazioni di disagio e di sofferenza.
Oggi voglio meditare su come impiego il mio tempo e chiedere al Signore di poterlo gettare nel tesoro del Suo Corpo, il Tempio di pietre vive, dal quale sono nutrita, anche quando non me ne accorgo.

Il Tempo è nelle nostre mani,

Presentazione della Beata Vergine Maria

La festa di oggi mi ha indotto a riflettere sul perchè la scelta di Dio, per dare una sposa al figlio,è caduta su Maria.
Maria è la figlia perfetta, colei che si è presentata al Signore consegnandosi tutta a Lui. La festa odierna sottolinea questo aspetto che troviamo nel protovangelo di Giacomo.
Maria ha coltivato fin dall’infanzia il rapporto unico e straordinario con il suo Creatore, facendo esperienza del Suo amore.
Non si può essere madri se non si è fatta l’esperienza dell’essere figli, non si può essere madre di Dio se non si è fatta esperienza dell’Amore perfetto.
Così Maria è diventata madre di Colui che era destinato ad essere Suo sposo.
Il primo parto a cui siamo chiamati è quello di partorire, dare alla luce, mettere in luce, il proprio coniuge con la Grazia del Sacramento del matrimonio( con l’aiuto di Cristo)
Maria, sposa dello Spirito Santo dà alla luce il Figlio , consapevolmente, il Figlio allevato nella fede nell’Unico Vero Bene, consapevolmente si offre a Dio per ridare al mondo la vita.
Adamo partorì Eva, in modo inconsapevole come troviamo scritto nella Genesi.
Ai piedi della croce c’erano Maria, la madre, e Giovanni, il discepolo che Gesù amava.
“Donna ecco tuo figlio” “Figlio ecco tua madre”, le ultime parole di Gesù, prima di morire.
Gesù, in nuovo Adamo, sulla croce partorisce la Chiesa, sua Sposa.
Maria continua a partorire figli, fratelli, sposi per il Suo Creatore.
E’ Lei l’utero accogliente che porta a maturazione il seme.

La via della pace


Il muro che divide la città di Gerusalemme

Luca 19,41-44
In quel tempo, Gesù, quando fu vicino a Gerusalemme, alla vista della città pianse su di essa, dicendo: “Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, la via della pace. Ma ormai è stata nascosta ai tuoi occhi.
Giorni verranno per te in cui i tuoi nemici ti cingeranno di trincee, ti circonderanno e ti stringeranno da ogni parte; abbatteranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata”.

Ognuno di noi si può riconoscere in quella Gerusalemme su cui piange il Signore, quando non lo ascoltiamo perchè ci propone cose diverse da quelle che noi vorremmo.
Ci piacerebbe dargli consigli, pensando di saperne più di lui.
E’ quello che facciamo, quando lo preghiamo perchè intervenga a risolvere i nostri problemi secondo le nostre modalità e nei tempi che noi riteniamo giusti e opportuni.
Gesù piange sulla città, sull’uomo che non ha compreso la via della pace.
La via della pace è quella che, a Natale, indicano gli angeli ai pastori.
“Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama “(Luc 2,14)
E’ la stessa affidata ai discepoli come annuncio di salvezza.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa.”(Luc 10,5)
La stessa che lascia come dono ai suoi prima di andarsene.
“Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.”(Giov 14,27)
La stessa che conferma la resurrezione attraverso il suo perdono, (dono-per, super-dono).
“La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!».(Giov 20,19)
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi».(Giov 20,21)
La pace è un dono che acquista valore quanto più la spendiamo e ci spendiamo per lei.
La pace è Gesù, via di salvezza, fonte di vita.
“Beati gli operatori di pace ,percè saranno chiamati figli di Dio”(Mt 5,9)

Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.( Gv 14,6)

“Cercava di vedere chi era Gesù”

VANGELO (Lc 19,1-10)
In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là.
Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!».
Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».
Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».
“Cercava di vedere chi era Gesù”
Il testo non dice che Zaccheo cercava di vedere Gesù, ma di vedere chi era Gesù.
Mi sembra importante la differenza.
Quante volte la curiosità ci spinge a cercare di vedere qualcuno perchè sappiamo chi è, per vantarci al tempo opportuno che noi ci siamo riusciti e altri no.
Zaccheo ha un’esigenza più profonda, che esula dal proprio tornaconto, perchè è già in cammino.
La fede non s’improvvisa, nasce da dentro, da un’insoddisfazione latente di quello che siamo abituati a fare, dire pensare; nasce dal desiderio di incontrare qualcuno che riempia il vuoto di tanti rifiuti, risposte mancate, solitudine, emarginazione.
Puoi avere tutte le ricchezze del mondo , ma se non puoi condividerle con amici disinteressati, amici veri, non ci provi alcun gusto.
“Tu dici: Sono ricco, mi sono arricchito, non ho bisogno di nulla. Ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo. “
Chissà se alle orecchie di Zaccheo era arrivata l’eco delle parole di Gesù che lo riguardavano direttamente! “
“E’ più facile che un cammello entri nella cruna di un ago che un ricco nel regno dei cieli”!
Chissà come si deve essere sentito! Per questo voleva vedere chi era Gesù.
” Voi chi dite che io sia?” Gesù chiede ai discepoli, lo chiede a noi, ma lo chiese anche a Zaccheo in quel giorno, in quell’ora tanto da fargli superare ogni pudore sì da sfiorare il ridicolo, arrampicandosi sul sicomoro.
Gesù doveva passare di là, come deve e vuole passare dovunque c’è qualcuno che lo cerca.
Siamo pronti a salire come fece Zaccheo per vederlo passare e a scendere dalla nostra posizione di privilegio, accogliendo la sua proposta di venire a casa nostra?
Mi chiedo se sia più faticoso, vergognoso salire o scendere, mi chiedo se sarei capace non solo di accogliere Gesù nella mia casa, ma di rinunciare ai miei beni, di restituire il mal tolto, rinunciare alle mie sicurezze.
Il Vangelo non è roba da fast food, da mangiare in piedi, in fretta, a prezzo stracciato, anzi, tutto il contrario.
Certe pagine ci riempiono l’anima di gioia, di speranza, ci fanno vedere il tesoro che ci è stato donato in tutta la sua bellezza e preziosità.
Altre volte , in questi ultimi tempi dell’anno liturgico, troppo spesso ci richiama alle nostre responsabilità.
La lettera alla chiesa di Laodicea, tratta dall’Apocalisse, che la liturgia oggi sottopone alla nostra riflessione mi fa star male ogni volta che vi leggo” tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca. “
Parole dure, durissime, come quel pianto e stridore di denti che aspetta chi razzola male, chi vive non da figlio ma da ospite , che arriva all’ultimo momento, mangia e se ne va senza neanche salutare.
“Io sto alla porta e busso” sembra contrastare con quella necessità di cercare il Signore dove passa, arrampicandosi sugli alberi.
Se ci fermiamo alla lettera rimaniamo confusi.
Ma a Gesù non interessa la coerenza delle parole, ma vuole che tutte confluiscano a riconoscere che ci ama di amore eterno, che ci cerca e ci chiama e ci accoglie sempre, usando tutti gli strumenti che un padre ha a disposizione per riavere il figlio a casa.
Se lo fai entrare nella tua casa, tu entri nella sua. E’ un paradosso.
Se lo cerchi , lui già ti sta cercando.
Se lo ascolti lui già sa cosa hai bisogno di sentire.
Se vuoi fare qualcosa per Lui, lui lo fa al posto tuo,e molto meglio di come lo faresti tu.
Se ci riesci in minima parte non devi inorgoglirti, perchè è lui che suscita il volere e l’operare, e tu devi solo lasciarti amare, anche se sei un piccolo esattore delle imposte, che passa la vita aspettando che gli altri facciano la loro parte e ti paghino lo scomodo del tuo sporco lavoro.

Che cosa vuoi che io faccia per te?

VANGELO (Lc 18,35-43)
Mentre Gesù si avvicinava a Gèrico, un cieco era seduto lungo la strada a mendicare. Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. Gli annunciarono: «Passa Gesù, il Nazareno!».
Allora gridò dicendo: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui. Quando fu vicino, gli domandò: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato».
Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio. E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio.
“Cosa vuoi che io faccia per te?”
Il cieco, consapevole di esserlo, non ebbe dubbi su cosa chiedere a Gesù, considerandolo .l’unico capace di compiere quel miracolo.
La sua fede lo liberò dalla schiavitù del non vedere tutto ciò Dio aveva fatto per lui,
Mi piacerebbe che questo accadesse anche a me, questa mattina che ho il cuore oppresso da tanti pensieri di morte, cerco nel cimitero ciò che vorrei riprendermi , ciò che mi sono lasciata sfuggire dalle mani, ciò che non ho apprezzato, riconosciuto come cosa buona, dono di Dio, cerco tutte le occasioni perdute, tutto quello che un tempo ho dato per scontato e che oggi farei carte false per riaverle indietro.
Ma purtroppo la vita non è un supermercato dove, se la merce che compri è scaduta, te la cambiano o ti danno i soldi indietro.
La vita non ha prezzo, è gratis con tutti gli optional possibili, la maggior parte nascosti.
E questo è il punto: non essendo abituati a leggere il libretto di istruzioni, prima dell’uso, lo cerchiamo quando l’oggetto in questione s’inceppa o si si rompe del tutto.
Ma il dove e il quando trovarlo non lo decidiamo noi.
La prima enciclopedia che comprammo a nostro figlio s’intitolava”COME FUNZIONA”, ma fece una brutta fine, seppellita in cantina sotto una catasta di vecchi libri, perchè non parlava di vita.
Certo che spesso non sappiamo neanche noi cosa ci serve, cosa vogliamo e la domanda di Gesù ci spiazza, ci coglie impreparati.
La lista sarebbe interminabile come quella che Franco faceva al computer all’approssimarsi del Natale e del suo compleanno a distanza ravvicinata.
L’elenco era rivolto a tutti i parenti che erano soliti fargli un regalo, noi chiaramente in prima fila per la tavernetta, l’elicottero, la moto o la macchina.
Penso che non ci abbiamo mai preso, perchè , scartando le richieste folli, compravamo cercando di conciliare il portafoglio con le sue esigenze in genere non espresse.
Ricordo quando mi venne un lampo di genio e gli comprammo una chitarra.
Non posso dimenticare il suo disappunto quando intuì dalla forma dell’involucro il suo contenuto.
Mi disse:” Se è una chitarra , ti uccido!”
Non mi uccise, chiaramente, anzi grazie a quella chitarra uscì dal suo isolamento e allacciò tante amicizie tra cui quella che oggi è sua moglie.
Con quella chitarra oggi accompagna la liturgia della domenica in chiesa o la veglia attorno al fuoco del gruppo scout di cui è capo.
Grazie a quella chitarra ha trasmesso ai suoi bambini la passione per la musica sì che oggi quando si riuniscono fanno tenerezza con Emanuele che suona il basso e Giovanni la batteria.
Monia, la moglie, canta ed è bello vederli riuniti a casa o in chiesa o ad un campo scout, insieme accompagnare la liturgia della vita.
Vorrei questa mattina riflettere proprio sui doni che ci vengono fatti, specialmente quelli che pensiamo sbagliati.
Impariamo a chiedere quello che Dio vuole e Lui ci darà quello che ci serve e che in fondo desideriamo senza saperlo.
 

Pedagogia d’amore

Lc 18,1-8 In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai:
«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”.
Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”».
E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

Quando verrai troverai la fede sulla terra?
E’ quello che oggi ci chiedi Signore.
Tu Signore sai tutto, sai come andranno a finire le cose e non ti stanchi di stimolarci in ogni modo e in ogni momento.
La liturgia degli ultimi giorni ci pone davanti un Dio giudice intransigente, un Dio che vorremmo non fosse così.
La parabola della pecorella smarrita, del figliol prodigo , ribattezzate “del buon pastore” e del “padre misericordioso”, in queste ultime settimane, che ci separano dalla conclusione dell’anno liturgico, hanno ceduto il posto a visioni apocalittiche, dove la giustizia sembra svincolata dalla misericordia.
Arriverà il tempo in cui non ci saranno sconti per nessuno.
Due che dormono nello stesso letto, il padre e il figlio, il fratello e la sorella,sarano separati da una legge ineluttabile.
Nell’ora in cui cui tutti i nodi vengono al pettine, risuoneranno sinistramente le parole ascoltate tante volte con un po’ di fastidio.
“Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non avete pianto.”( Mat 11,17 )
E’ arrivato il tempo della fede, Signore, la fede autentica in te che non dici cose tanto per dire, ma fai ciò che dici.
Signore, la fede è fiducia in te, fiducia illimitata, fiducia che va oltre il baratro, l’abisso che vediamo, la tenebra che ci avvolge, l’angoscia che ci attanaglia.
La fede, Signore, non sta nel chiederti dove sei, perchè difficilmente ti troveremmo lì dove ci ostiniamo a rimanere.
La fede è chiederci dove siamo per prendere coscienza di quanto siamo caduti in basso.
Adamo ed Eva erano andati a nascondersi, pensando che il luogo in cui tu non li avresti visti, dipendesse dal coprirsi la faccia e le vergogne.
Abbiamo preso l’abitudine ai traslochi per non vedere e non sentire le persone che ci stanno attorno, per non mettere mano alla pala per rimuovere le macerie che rendono inabitabile la nostra casa.
Viviamo lontani da noi stessi perchè non accettiamo di vederla diversa da come la vorremmo.
Ma tu ci vedi Signore e hai compassione di noi.
Proprio come un padre che, quando non riesce a convincere con le buone il figlio che sta percorrendo una strada pericolosa,lo minaccia e alza la voce per salvarlo.
Veramente Signore la tua pedagogia è pedagogia d’amore!

Pregare è l’incontro con una miseria che farebbe paura, 
se non fosse invasa dalla luce di una misericordia senza fine.

Il regno di Dio è in mezzo a voi.

(Lc 17,20-25)
In quel tempo, i farisei domandarono a Gesù: «Quando verrà il regno di Dio?». Egli rispose loro: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: “Eccolo qui”, oppure: “Eccolo là”. Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!».
Disse poi ai discepoli: «Verranno giorni in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell’uomo, ma non lo vedrete. Vi diranno: “Eccolo là”, oppure: “Eccolo qui”; non andateci, non seguiteli. Perché come la folgore, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno. Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga rifiutato da questa generazione».

” Il regno di Dio è in mezzo a voi” dice Gesù ai suoi discepoli.
Lo dice anche a noi,oggi, dopo 2000 anni, e dobbiamo crederci.
Il regno di Dio è il Suo amore infinito, che  non sarebbe tale se fosse legato al tempo e allo spazio, come accade per i sentimenti umani.
Il regno di Dio è una condizione di vita, è un’esperienza di armonia e di pace che viene dalla realizzazione della volontà di Chi ci ha creato per amore e ci ha chiamato all’amore.
Nel Padre nostro, insegnatoci da Gesù, troviamo le caratteristiche del regno. Vivere con consapevolezza la condizione di figli di un unico Padre, riscattati e redenti da Gesù, divenuto nostro fratello, grazie al suo sacrificio .
Vedere in quello, che ogni giorno ci è dato, ciò che è necessario per vivere, senza dire che il cibo preparato é poco, senza pensare che altri ne hanno di più, senza essere turbati dall’incertezza del dopo.
Ma il regno di Dio si realizza pienamente quando saremo capaci di entrare nel mistero di quel pane straordinario e vivificante che è il perdono, il dono per eccellenza, che continua ad elargirci il Signore attaverso i Sacramenti.
Signore donaci di questo pane ogni giorno, sì che possiamo fare altrettanto, per renderti visibile al mondo e fare esperienza di paradiso.

Gratitudine

(Lc 17,11-19)Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

Giovanni, il mio nipotino si meraviglia ogni volta che trova corrispondenza tra il vangelo e le esperienze di vita.Dice che è una magia.
Io gli dico che è una grazia accorgersi che Dio non parla a vanvera perchè sa cosa ci rende felici.
Il Vangelo di oggi ci scopre l’ennesima magia che ardo dal desiderio di comunicare a Giovanni.
Il papà del bambino, credente non praticante(Che abbiamo incontrato ieri sera per la catechesi prebattesimale del piccolo Lorenzo), dopo aver ascoltato con grande interesse quello che dicevamo, a proposito della necessità di educare i figli alla gratitudine, facendoli uscire dallo scontato, alla fine ha raccontato la sua esperienza in merito.
Grande era stato lo stupore, quando il figlio lo aveva ringraziato, perché, in assenza della moglie che tardava, lui, che non lo aveva mai fatto, gli aveva cucinato la pasta lunga, quella che gli piaceva.
Il segreto era nell’aver prestato attenzione ai gusti del figlio, cosa che sembra naturale, ma che non sempre succede.
La gratitudine è stato il premio per questo papà che non pensava di aver fatto niente di speciale, perchè tutti i giorni lui provvede a che il figlio abbia da mangiare.
Come fa il nostro Dio per noi.
La gratitudine viene quando te ne accorgi.

Servi inutili

(Lc 17,7-10)
In quel tempo, Gesù disse:
«Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, strìngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».
Ricordo quando mi suonarono difficili e dure queste parole del Vangelo, ma come riuscii a capirle e a farle mie ripensando ad una pezza di fodera…
Quando eravamo bambini, all’ora di pranzo ci mettevamo sulla strada, fuori al cancello per vedere il carretto dei nonni che tornavano dal mercato, dove erano andati a vendere la stoffa.
Ricordo le pezze lunghe e pesanti dei tessuti invernali, quelle corte e leggere delle fodere e dei tessuti di seta.
Noi bambini eravamo sempre eccitati quando dall’angolo spuntava il grande carretto, spinto a fatica dai grandi, che sotto ogni tempo così si guadagnavano la vita.
Ricordo l’ansia e la gioia di poter, una volta che era entrato in giardino, correre per prendere in braccio una o più pezze di stoffa, così da renderci utili e da accorciare il tempo dell’attesa del pranzo.
Gli adulti ci lasciavano fare, sorridenti ci davano ciò che ognuno poteva portare a seconda dell’età, ma con apprensione ci seguivano con gli occhi, quando ci affidavano ciò che spesso finiva per terra sporcandosi.
Così tutti noi piccoli, per quello che sapevamo e potevamo fare, i grandi per quello che dovevano per forza fare, contribuivamo a che la stoffa fosse rimessa in ordine negli scaffali della sala, dove poi si apparecchiava per mangiare insieme il frutto del lavoro di tutti.
Noi bimbi ci illudevamo che fosse così e i grandi ce lo facevano credere, ma quante volte hanno pensato che avrebbero fatto volentieri a meno della nostra collaborazione, perché continuavamo a combinare disastri.
Così è il Signore che ci chiama a servirlo senza che noi sappiamo far nulla, ma lo fa per farci partecipare con più gioia e soddisfazione al grande banchetto che ci ha preparato.
E’ importante, in questo tempo che ci dona di vivere, che sappiamo aspettare con pazienza al cancello, che siamo disponibili a prestare le nostre deboli braccia per portare i vari fardelli.
Non c’è dubbio che Lui ne dosi il peso secondo la statura, la robustezza e l’età di ognuno, proprio come facevano mio padre e mio nonno.
Voglio ringraziare il Signore perché, attraverso questa parabola, mi ha parlato del servizio, dell’importanza che assume nell’ambito del suo progetto, ma specialmente dell’inutilità di quanto ognuno di noi fa, ma che comunque serve per farci crescere e gustare con più consapevolezza e gioia ciò che ci ha preparato, ciò che era già pronto senza che noi lo guadagnassimo.
Ringrazio il Signore di quella pezza di fodera che da bimba ho portato, che mi ha fatto capire quanto sono poco importante, ma quanto valgo per Lui.
Voglio benedirlo perché mi ha ricordato che solo i bambini ci possono aprire il senso delle parabole.
«In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.”(Mt18,3)