L’augurio di Dio

 

MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO

La liturgia odierna ci mette davanti la figura di Dio padre, potente e ricco di misericordia, da cui proviene ogni benedizione, la figura del Figlio grazie al quale possiamo entrare in comunione con Lui, la figura di Maria, la madre, benedetta tra tutte le donne, la piena di grazia, colei che sola poteva accogliere la grande benedizione di Dio, Gesù.
Dio oggi ci benedice, ci fa gli auguri, attraverso il dono di sua madre.
Grazie Signore perché oggi ci ricordi di quali auguri abbiamo bisogno, non quelli che traggono forza dalla quantità di lenticchie o di uva che riusciamo a mangiare la notte dell’anno, perché fanno “soldi”, per il colore rosso degli indumenti che indossiamo, ma quella che ci garantisce la tua alleanza, la tua fedeltà ora e sempre.
Di cosa abbiamo bisogno Signore?
Forse dei soldi, forse della salute, di affetti stabili, di amori corrisposti, del lavoro, della casa, di un governo che funzioni, della pace, della giustizia sociale, di tutte queste cose insieme.
Sicuramente sentiamo il bisogno che il il mondo si metta a girare nel verso giusto, che la gente cominci a pensare un po’ meno a se stessa e un po’ più agli altri, che i giovani trovino un riferimento stabile nella famiglia, nella chiesa, nello stato, nella giustizia, che gli anziani non perdano la dignità, quando cessano di essere produttivi, che i figli non siano abortiti dopo essere dati alla luce per mancanza d’amore, che i senza famiglia non si sentano esclusi dal bene comune e trovino chi si prende cura di loro e li adotti, perché abbiano un futuro migliore.
Che tutto questo avvenga è certezza, se in te riponiamo la fede, la speranza. In te che non ti stanchi mai di riaprirci le porte del paradiso, in te che nell’Arca dell’alleanza, Maria, hai messo il tuo cuore di carne,Gesù.
Nel tuo cuore di carne, Signore, ci ritroviamo tutti, buoni e cattivi, parenti, amici e conoscenti, vivi e defunti, quelli che ci hanno preceduto e quelli che ci seguiranno.
Oggi penso che il primo a cambiare sei stato tu, sostituendo te stesso alle tavole di pietra dell’Antica Alleanza e ti chiedo di poter fare altrettanto con l’aiuto di Maria.
Lei, anche se ti perdiamo di vista e ti rinneghiamo, custodisce quel cuore di carne e lo alimenta con il suo sì ripetuto all’infinito, la sua benedizione costante, il suo umile e mite servizio a tutta l’umanità.
Grazie Signore, perché ci hai dato una madre che ci benedice.
Grazie Grazie per tutti quei genitori che benedicono i figli, perché credono che non loro, ma tu sei la garanzia per i loro giorni futuri.
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Doni

Una simpatica leggenda natalizia narra che tra i pastori che accorsero la notte di Natale ad adorare il Bambino ce n’era uno tanto poverello che non aveva proprio nulla da offrire e si vergognava molto.

Giunti alla grotta, tutti facevano a gara a offrire i loro doni. Maria non sapeva come fare per riceverli tutti, dovendo tenere in braccio il Bambino.

Allora, vedendo il pastorello con le mani libere, prende e affida a lui Gesù. Avere le mani vuote fu la sua fortuna e, su un altro piano, sarà anche la nostra.

“Quando non abbiamo niente da portare, è allora che portiamo Cristo nella sua interezza”

pastorello Gesù

“…e anche a te una spada trafiggerà l’anima”.

“…e anche a te una spada trafiggerà l’anima”. (Lc 2,35)
L’anima mia magnifica il Signore e il mio cuore esulta in Dio mio Salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva, d’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cosa ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il suo nome” .
Così Maria rispondeva al saluto della cugina Elisabetta che aveva riconosciuto in lei la madre di Dio,
“…e anche a te una spada trafiggerà l’anima” le dice il vecchio Simeone dopo parole piene di gioia e di speranza.
C’è sempre una spada che pende sul nostro destino, una spada da cui non possiamo prescindere, specie quando le cose sembrano andare per il verso giusto, quando ci sentiamo a posto con gli uomini e con te, quando osserviamo la legge.
Continuiamo a bruciare vittime sopra gli altari senza conoscere i destinatari dell’offerta o senza essere pienamente consapevoli di ciò che facciamo automaticamente.
“…anche a te una spada ti trafiggerà l’anima”
Non è una profezia che ci piace quella che riguarda l’anima, il cuore, la parte più profonda di noi, una spada che decide ciò che abbiamo di più caro, lo separa,lo divide da noi.
Quante cose abbiamo che ci sembrano importanti!
La vita pian piano ci fa capire la differenza e ci fa dare la priorità a ciò che dura che rimane saldo.
“…anche a te una spada ti trafiggerà l’anima”
Una profezia fatta proprio nel giorno in cui la Sacra Famiglia si presenta a te per offrire ciò che ha di più prezioso, di più caro ha: il figlio.
Allora furono sufficienti due colombe per riscattarlo, ma sul Calvario non ci sarà nessuna sostituzione, come avvenne per Isacco.
Non sono tutti uguali i sacrifici.
Alcuni non ci pesano, altri invece ci distruggono, specie quando li dobbiamo fare per forza o quando sono inaspettati e si aggiungono agli altri e ci spiazzano e ci lasciano senza parola.
A quel sacrificio che manca ai tuoi patimenti, Gesù, io sto pensando oggi, per la redenzione del mondo
Sembra un controsenso, che tu chieda a noi quello che tu puoi fare da solo senza fatica.
Ma tu sai di cosa l’uomo ha bisogno, sai che l’unico modo per partecipare e godere del dono è collaborare alla sua realizzazione.
Lo sappiamo che se sbagliamo tu rimedi a tutti i nostri errori e, quando non ne abbiamo voglia non ci lasci senza mangiare.
Mi viene in mente quanta gioia c’è nei bambini, quando li chiamo ad aiutarmi per fare un dolce.
Anche se fanno pasticci, si divertono, imparano e godono soddisfatti del nostro sforzo comune, quando poi lo porto in tavola.
Rivestimi delle armi della luce perché di fronte ai no della vita io possa continuare a dirti di sì, Signore.
Che io possa fare buon uso Signore di tutte le occasioni di grazia che mi metti davanti.
Che io possa dire come Maria“L’anima mia magnifica il Signore e il mio cuore esulta in Dio mio Salvatore perchè
grandi cosa ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il suo nome”.

Presepi

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Quando ho visto il presepe, fatto sotto all’altare, quest’anno, ho pensato che proprio erano rimasti in pochi, quelli che si sobbarcavano la fatica di prepararlo, e si erano ridotti a farlo la vigilia, con poche idee, e ancor meno strumenti, un presepe senza pretese, più piccolo e con tante statuine mancanti.
Erano soliti farlo in fondo alla chiesa, liberata dai banchi e da tutto ciò che era d’intralcio a farci entrare tutto, il grande fondale azzurro e i monti e i villaggi, le statuine in movimento, tante troppe a fare le stesse cose e il deserto e la grotta più grande della città, che non lo aveva voluto quel bambino, davanti al quale erano fermi i pastori, estasiati, ammirati, stupiti..
I pastori non ci sono entrati, mi ha risposto don Gino, quando gli ho chiesto che fine avevano fatto; ma io subito mi sono consolata, pensando che i pastori eravamo noi, invitati a quella povertà di spirito che rende capaci le orecchie di ascoltare per primi l’annuncio degli angeli, per potere dai banchi direttamente recarci alla grotta.
Era un invito a farci piccoli, quel presepe. Ma c’era posto per tutti?
Il bambinello, sicuro ce lo avevano messo, ma era difficile vederlo, dentro la grotta. Una pecora lo copriva in parte o del tutto, non riuscendo, però, a nascondere le orecchie dell’asino che spuntavano dietro come un paio di corna..
Poi il motorino montato al contrario che faceva andare in retromarcia l’asino intorno al pozzo e la fontana che perdeva acqua e il cielo senza stelle .Un presepe montato a rovescio che ti faceva venir voglia di sollevare lo sguardo, di andare oltre i pizzi della tovaglia, perfetti e preziosi che scendevano da sopra l’altare e il parte fungevano da cielo di quello squarcio di mondo riuscito un po’ male.
La culla era lì, ad accogliere colui che rende il presepe perfetto, quello dove non mancano i pezzi, dove trova posto un cielo senza stelle, una grotta senza pastori.
Ogni giorno la mensa è imbandita, per accogliere un Dio fatto uomo, che ubbidisce alle parole di un sacerdote, per trasformare il pane ed il vino in ciò che possiamo vedere, toccare, adorare, accogliere.
Lui, la vita, dà vita ai nostri presepi, dà loro un senso e rimette a posto le statue di gesso e i paesi e i villaggi e fa brillare le luci nel posto giusto e fa smettere di far andare i motorini al contrario, perché diventa lui il motore, che permette alla gente di smettere di fare le stesse cose, e di cominciare a camminare, tendendo le orecchie al coro degli angeli che cantano il gloria, affrettando il passo verso la luce che viene dal cielo e che illumina, in modo inequivocabile, la strada per arrivare alla grotta, andando oltre, guardando sopra…sopra l’altare.

Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.

 

(Gv 1,1-5.9-14)
In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.

BUON NATALE

“Giovanni e il suo nome”

 (Lc 1,57-66)
In quei giorni, per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.
Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».
Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio.
Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.
Giovanni è nato, Elisabetta finalmente ha visto il figlio della promessa, le sue speranze realizzate, come anche Zaccaria, a cui torna la voce e dice il nome che al bimbo era stato assegnato dalla notte dei tempi.
“Non temere io ti ho chiamato per nome” è scritto.
“Giovanni, Dio ama, Dio ha misericordia di te”.
Ma Elisabetta ha finito il suo travaglio per ora.
Anche a lei una spada trafiggerà l’anima.
Molte spade a dire il vero.
Chissà come si è dovuta sentire, quando quel figlio tanto atteso, se n’è andato fuori di casa a fare il barbone nel deserto, a predicare la venuta di un salvatore, coperto di peli di cammello, cibandosi solo di locuste e miele selvatico.
Chissà cosa le diceva il cuore e cosa diceva al padre Zaccaria che, per aver dubitato solo momento, l’aveva pagata cara.
Nove mesi di silenzio, silenzio dai rumori che venivano dall’esterno, dalle voci ingannatrici, silenzio perché non poteva parlare.
Zaccaria più che muto, in verità, era sordo, visto che per farsi capire gli domandarono con cenni come voleva che si chiamasse il bambino.
Il tempo dell’attesa gli era servito per evitare che la voce di Dio si confondesse con quella degli uomini.
Ebbene di questi vecchi la scrittura non ci dice altro e noi siamo soliti fermarci a pensare che vissero felici e contenti, dal momento che gli erano capitate tante belle cose straordinarie e miracolose.
Ma il figlio dovevano ben presto riconsegnarlo al Signore quando sceglie il deserto come dimora, un luogo aspro inospitale, lontano da casa e dalle cure amorevoli dei suoi.
È poi quella morte crudele, finito su un vassoio d’argento o d’oro non importa, per il capriccio di una donna.
Morto ammazzato, lontano dai loro occhi.
“Una spada ti trafiggerà l’anima”
Sono in tanti nel Vangelo ad avere il cuore trafitto, ma a noi è dato di contemplare le sette spade con cui è stato trafitto il cuore della Madonna.
Forse suo dolore è stato più grande perché più grande la colpa.
Il figlio di una donna quand’anche il più grande, non può competere con il figlio di Dio.
“Tra i nati di donna non ce n’è uno più grande di lui”.
L’ ha detto Gesù.
Ma, a quanto pare, quanto più sei grande tanto più fai una brutta fine.
E non è una gran bella consolazione.

Sono stato con te dovunque sei andato

 (2Sam 7,1-5.8-12.14.16)
Il re Davide, quando si fu stabilito nella sua casa, e il Signore gli ebbe dato riposo da tutti i suoi nemici all’intorno, disse al profeta Natan: «Vedi, io abito in una casa di cedro, mentre l’arca di Dio sta sotto i teli di una tenda». Natan rispose al re: «Va’, fa’ quanto hai in cuor tuo, perché il Signore è con te».
Ma quella stessa notte fu rivolta a Natan questa parola del Signore: «Va’, e di’ al mio servo Davide: “Così dice il Signore: Forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti? Io ti ho preso dal pascolo, mentre seguivi il gregge, perché tu fossi capo del mio popolo Israele. Sono stato con te dovunque sei andato, ho distrutto tutti i tuoi nemici davanti a te e renderò il tuo nome grande come quello dei grandi che sono sulla terra. Fisserò un luogo per Israele, mio popolo, e ve lo pianterò perché vi abiti e non tremi più e i malfattori non lo opprimano come in passato e come dal giorno in cui avevo stabilito dei giudici sul mio popolo Israele. Ti darò riposo da tutti i tuoi nemici. Il Signore ti annuncia che farà a te una casa.
Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu dormirai con i tuoi padri, io susciterò un tuo discendente dopo di te, uscito dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno. Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio.
La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a te, il tuo trono sarà reso stabile per sempre”».

Parola di Dio

Sono stato con te dovunque sei andato,