Avete solo bisogno di perseveranza(Eb 10, 36)

senapa

VANGELO ( Marco 4,26-34 )
In quel tempo, Gesù diceva alla folla: “Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa. Poiché la terra produce s pontaneamente, prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga. Quando il frutto è pronto, subito si mette mano alla falce, perché è venuta la mietitura”.
Diceva: “A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? Esso è come un granellino di senapa che, quando viene seminato per terra, è il più piccolo di tutti i semi che sono sulla terra; ma appena seminato cresce e diviene più grande di tutti gli ortaggi e fa rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra”.
Con molte parabole di questo genere annunziava loro la parola secondo quello che potevano intendere. Senza parabole non parlava loro; ma in privato, ai suoi discepoli, spiegava ogni cosa.

La parola di oggi è un invito a perseverare, a credere che Dio continua ad operare nella storia anche se non lo vediamo.
La speranza, che viene meno, man mano che ci rendiamo conto dell’inutilità dei nostri sforzi per vincere il male, poggi sulla Parola di Dio che è fedele alla promessa, sempre.
Il salmo che oggi la liturgia ci propone ci aiuti a pregare e a confidare in Dio.

Salmo 36

Confida nel Signore e fa’ il bene:
abiterai la terra e vi pascolerai con sicurezza.
Cerca la gioia nel Signore:
esaudirà i desideri del tuo cuore.

Affida al Signore la tua via,
confida in lui ed egli agirà:
farà brillare come luce la tua giustizia,
il tuo diritto come il mezzogiorno.

Il Signore rende sicuri i passi dell’uomo
e si compiace della sua via.
Se egli cade, non rimane a terra,
perché il Signore sostiene la sua mano.

La salvezza dei giusti viene dal Signore:
nel tempo dell’angoscia è loro fortezza.
Il Signore li aiuta e li libera,
li libera dai malvagi e li salva,
perché in lui si sono rifugiati.

La salvezza dei giusti viene dal Signore.
Confida nel Signore e fa’ il bene:
abiterai la terra e vi pascolerai con sicurezza.
Cerca la gioia nel SiSal 36gnore:
esaudirà i desideri del tuo cuore.

Affida al Signore la tua via,
confida in lui ed egli agirà:
farà brillare come luce la tua giustizia,
il tuo diritto come il mezzogiorno.

Il Signore rende sicuri i passi dell’uomo
e si compiace della sua via.
Se egli cade, non rimane a terra,
perché il Signore sostiene la sua mano.

La salvezza dei giusti viene dal Signore:
nel tempo dell’angoscia è loro fortezza.
Il Signore li aiuta e li libera,
li libera dai malvagi e li salva,
perché in lui si sono rifugiati.

Ascolto

L’ascolto è la legittimazione ad esistere dell’altro, è la forma primaria dell’amore.
E’ come dire:” Io davanti a te mi fermo, perché non so chi tu sia, non pretendo di sapere al posto tuo e mi pongo il silenzio e ascolto come tu ti racconti e ciò che mi dirai di te è ciò che io saprò di te”.
L’ascolto genera uno spazio protetto dove l’altro può esprimersi e tirare fuori ciò che ha dentro di sé, senza doversi difendere da nessun tipo di valutazione, intrusione o sovrapposizione.
E, nel momento in cui l’altro si esprime, esiste e, se io sono di fronte alla persona che si esprime e accolgo ciò che dice, la amo.
E con l’amore rendo me viva e l’altra persona viva, ed è possibile la relazione.
L’ascolto è come un abbraccio che fa sentire al sicuro e fa sentire anche il calore, l’interesse, il rispetto, l’accoglimento che non giudica, perché l’abbraccio non entra nel merito, lo contiene, dà sicurezza, dà forza, dà vita… permette alla vita di esprimersi.
L’acolto è comunicare all’altro, stando in silenzio:“Io credo in te non perché so chi tu sia, ma perché sono disposto ad accogliere ciò che tu vorrai essere, nella fiducia che sarà una cosa buona comunque, non perchè risponde alle aspettative che ho nei tuoi confronti, ma perché ti appartiene.

Ascolto

“Fate attenzione a quello che ascoltate”(Mc 4,24)
Il Vangelo di oggi ci parla di quale sia il nostro compito dopo aver accolto il seme della Parola di Dio perchè porti frutto.
Anche se il discorso sembra un po’ slegato, tutto riporta a ciò che è stato detto nei versetti precedenti, dove è presentata la parabola del seminatore.
La prima cosa da fare è capire l’importanza di ciò che ci viene dato, gratuitamente, un dono per noi e per la chiesa.
Non possiamo tenercele per noi le cose buone, sarebbe estremamente egoistico, perchè tutto ciò che riceviamo da Dio siamo chiamati a condividerlo.
Di qui l’immagine della lampada che si mette sopra il lucerniere, perchè illumini tutta la casa e anche gli altri vedano.
Questa immagine contrasta con quello che in questo momento io sto vivendo, illuminata da una piccola luce che non disturbi il sonno di Gianni, mentre leggo e medito la Parola di Dio.
Questa luce mi serve per isolarmi dal mondo, per non distrarmi, per aprire le orecchie, gli occhi e il cuore alla parola di Dio, per cercare nelle pieghe, sgualciture, tagli, ferite della mia vita i segni della Sua presenza, conforto per il viaggio che mi vede sempre più affaticata e ansimante, desiderosa di giungere al più presto alla meta.
Poi quando sarò certa che si è accesa la luce, che è avvenuto il contatto, posso aprire le finestre perchè la luce del sole entri e illumini questa stanza e io esca allo scoperto.
Gesù quindi sottolinea l’importanza di ciò che sta dicendo, ma anche ciò che aspetta chi non condivide la luce, chi si tiene tutto per sè, considerandosi privilegiato e quindi salvato per la sua intelligenza, per la sua capacità di penetrare più in profondità degli altri la parola di Dio.
Questa mattina ho trovato, non a caso , il commento interessante di un amico,uomo di fede,  su un passo del vangelo meditato da me come faccio ogni mattina , amico che da mesi non sentivo e che inconsciamente avevo condannato a morte, raramente dando uno sguardo a quello che scriveva sul suo blog.
Grazie Signore per la Parola che ci unisce e ci fa ritrovare vivi davanti a te che sei la Luce.

Preghiera a Cristo, divino seminatore

VANGELO (Mc 4,1-20)
Il seminatore uscì a seminare.

Preghiera di coppia
Guardiamo a te, Signore Gesù, divino seminatore:
ogni giorno i tuoi passi percorrono la terra,
la tua mano sparge con larghezza il buon seme
e la tua parola ridesta il mondo all’amore di Dio.
Insegna alle nostre famiglie
a riconoscere l’abbondanza del dono
e ad abitare questo mondo, vero campo di Dio,
con grata letizia e immensa fiducia.
Accoglieremo il seme della tua parola.
Aprici alla grazia altissima della nostra vocazione:
di essere famiglie veramente cristiane,
nella coraggiosa fedeltà all’amore coniugale,
nell’accoglienza aperta e responsabile della vita,
nella cura tenera e paziente della malattia.
 
Metteremo fronde.
Donaci saggezza, lungimiranza e rigore
nel collaborare tutti insieme
per offrire alle nuove generazioni
autentiche scuole di vita, di pensiero e di umanità.
Daremo frutto.
Sostieni il nostro impegno a pagare di persona
per assicurare a ogni famiglia
il calore di una casa aperta e ospitale,
la dignità di un lavoro onesto e umano,
la gioia di vivere nella gratuità e di fare festa.
Nello sguardo del divino seminatore
i campi già biondeggiano di messi:
la città dell’uomo, confusa e lacerata,
già è abitata da famiglie ospitali,
che ne sono il cuore, la casa e l’anima.
Noi crediamo nella forza
della tua risurrezione, o Cristo,
per questo lottiamo ogni giorno
per una società più umana,
non smettiamo di gettare il seme
della civiltà dell’amore
e di entrare nella profezia del tuo sguardo:
già vediamo scendere in mezzo a noi
le prime luci della Gerusalemme del cielo.
E tu Maria,
Albero della Vita e Figlia di Sion,
Madre della Chiesa e Regina della Famiglia,
prega per noi e ricolmaci di speranza!

Chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre.

VANGELO (Mc 3,31-35)
In quel tempo, giunsero la madre di Gesù e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo.
Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano».
Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».
A questa società, dove la raccomandazione è d’obbligo, dove il nepotismo impera a tutti i livelli, dove se non sei figlio, fratello, moglie , compagna di…, ti puoi scordare ciò che ti spetterebbe di diritto, per quello che vali, il Vangelo di oggi offre una preziosa riflessione.
Gesù, rispondendo a chi lo sollecitava a privilegiare i parenti, che stavano fuori, indica di quale raccomandazione abbiamo veramente bisogno, quali garanzie dobbiamo esibire, per essere sicuri di essere ascoltati.

Giornata della memoria

 

Io, Elisa Springer, ho visto Dio. Ho visto Dio, percosso e flagellato, sommerso dal fango, inginocchiato a scavare dei solchi profondi sulla terra, con le mani rivolte verso il cielo, che sorreggevano i pesanti mattoni dell’indifferenza. Ho visto Dio dare all’uomo forza, per la sua disperazione, coraggio alle sue paure, pietà alle sue miserie, dignità al suo dolore. Poi… lo avevo smarrito, avvolto dal buio dell’odio e dell’indifferenza, dalla morte del mondo, dalla solitudine dell’uomo e dagli incubi della notte che scendeva su Auschwitz. Lo avevo smarrito… insieme al mio nome, diventato numero sulla carne bruciata, inciso nel cuore con l’inchiostro del male, e scolpito nella mente, dal peso delle mie lacrime… Lo avevo smarrito… nella mia disperazione che cercava un pezzo di pane, coperta dagli insulti, le umiliazioni, gli sputi, resa invisibile dall’indifferenza, mentre mi aggiravo fra schiene ricurve e vite di morti senza memoria.
Ho ritrovato Dio… mentre spingeva le mie paure al di là dei confini del male e mi restituiva alla vita, con una nuova speranza: io ero viva in quel mondo di morti. Dio era lì, che raccoglieva le mie miserie e sollevava il velo della mia oscurità. Era lì, immenso e sconfitto, davanti alle mie lacrime.(Elisa Springer, Il silenzio dei vivi, Marsilio Editori,1997)

http://www.sullastradadiemmaus.it/buona-settimana/2101-io-ho-visto-dio

È vicino a voi il regno di Dio

VANGELO (Lc 10,1-9)
In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».
La povertà è il tema su cui il vangelo di oggi ci chiama a soffermarci: povertà del missionario, che deve portarsi dietro come unico bagaglio la Parola, Gesù Cristo. Le parole di Pietro riportate negli Atti sono illuminanti a proposito
«Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina!».
Certo che sembra utopistico oggi attuare quello che Gesù ci dice. Ciò che è stato possibile per i primi discepoli non lo è più per noi che viviamo in un mondo completamente diverso. A chi non è venuto in mente che il Vangelo vada aggiornato? Pensiamo che si debba fare come quando ti scade una pagina Web: basta premere il pulsante “aggiorna” ed è fatta.
La parola di Dio, se scadesse, non sarebbe parola di Dio, ma di uomini.
E’ sempre Pietro a parlare a proposito di durata della pagina scritta sul pc del Padreterno. «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna”(Gv 6,68)
Certo che per pensare di non portarsi dietro niente, neanche gli effetti personali, bisogna non andare lontano.
Che non voglia dirci il Signore di rimanere a casa nostra dove c’è tutto a portata di mano e che possiamo, anzi dobbiamo partire dai vicini, per dire che il regno di Dio è vicino?
A chi abita con noi, sopra o sotto di noi, o a un tiro di schioppo, persone con le quali non ci spariamo per la polvere, come si usa dire dalle mie parti, importa sapere che il regno di Dio è vicino? Io credo che a me, prima che lo conoscessi, non poteva importare di meno, con tutti i problemi che la vita mi metteva davanti ogni giorno.
Come interessare la gente all’annuncio? Prima di tutto concretamente facendogli capire in cosa consiste il regno di Dio.
Shalom! Pace a te! Quelli che ce l’hanno con noi o quelli a cui noi non riusciamo a perdonare il loro non essere come li vorremmo, che non ci amano e non ci corrispondono, sentendosi salutare in quel modo, penso che un balzo sulla sedia, come minimo, lo farebbero, chiedendosi cosa sta succedendo.
Qualcuno potrebbe pensare ad un colpo di caldo, ma qualcun altro verosimilmente potrebbe pensare che il regno di Dio è vicino.

Pescatori

Marco 1,14-20  Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

“Convertitevi e credete al Vangelo”

Quante volte, in questi ultimi tempi la liturgia ci ha riproposto questa parola!
 Oggi l’appello alla conversione è seguito dalla chiamata di Andrea e Simone, Giacomo e Giovanni.
La conversione comincia da una chiamata, da uno sguardo che si posa sopra di te, mentre sei occupato a fare le stesse cose di sempre e forse anche lo straordinario, se i pesci non li hai pescati e sei a corto di cibo.
“Vi farò pescatori di uomini”
A chi interessa pescare le persone?
Mica si mangiano!
Eppure il potere sull’altro lo cerchiamo ad ogni costo: vorremmo emergere, uscire fuori dall’anonimato e trovare qualcuno che ci batta le mani.
Oppure anche qualcuno che si faccia carico dei nostri problemi e ce li risolva.
In effetti abbiamo bisogno di persone da acchiappare, da manipolare, da mettere al nostro servizio.
Gratis possibilmente.
Noi usiamo le nostre reti per raggiungere lo scopo e anche gli altri, che non sono diversi da noi, fanno lo stesso.
Ma le reti si intrecciano, s’ingarbugliano e invece di prendere siamo presi da questa corsa al massacro e rimaniamo senza mangiare.
Della parola di oggi mi ha colpito il fatto che Gesù non pretende che i suoi discepoli cambino mestiere.
Sarebbe un disastro reinventarsi un lavoro, vista la fatica per trovarne uno.
“Vi farò pescatori di uomini” dice Gesù.
Seguirlo perché altri lo seguano.
Il fine della chiamata è la salvezza del mondo.
Non ci si salva solo preoccupandosi di se stessi, ma facendosi carico della salvezza altrui.
Il regno di Dio è vicino solo quando ogni uomo saprà dov’è suo fratello.
A Caino questo è stato chiesto da Dio.
Ma lui rispose che non era il custode del fratello.
Caino aveva ucciso Abele, ma noi non abbiamo ucciso nessuno.
Perchè il Signore dovrebbe farci questa domanda?
Si può uccidere in tanti modi.
La morte fisica è quella meno indolore per chi la subisce.
Essere ignorati, dimenticati, rifiutati, non amati. E’ questo che ci toglie la vita.
Ogni uomo per esistere ha bisogno di chi lo guardi, di chi lo identifichi e contemporaneamente gli dia dignità.
Ci sono uomini che l’hanno persa per il male commesso o perché ci siamo dimenticati di loro.
Sono quelli che non vuole nessuno, perché ci scomodano, ci interpellano, reclamano la loro parte.
Vogliono respirare la nostra aria, vivere sotto il nostro cielo, passeggiare nelle nostre strade, abitare nelle nostre città, frequentare le nostre scuole e godere dei nostri stessi diritti.
Sono uomini che vorremmo non ci fossero, che non riportassero ogni giorno alla ribalta il problema di chi sta peggio di noi.
Gente che si vuole rubare quello che faticosamente abbiamo accumulato.
Chi sono, per pretendere ciò che non gli appartiene?
“Vi farò pescatori di uomini” dice Gesù.
Grandi e piccole imbarcazioni sfornano ogni giorno disperati sulle nostre coste meridionali.
E’ gente affamata, assetata, abbrutita dal viaggio, dalla disperazione, dalla vita che vorrebbero cambiare, da un passato che vorrebbero buttarsi dietro le spalle.
L’impegno è pescarli per rimandarli a casa.
Quando il Signore ci rivolgerà la  domanda: ” Dov’è tuo fratello?”, la stessa che fece a Caino, cosa gli risponderemo?

E’ fuori di sè

Vangelo (Mc 3,20-21)
 
In quel tempo, Gesù entrò in una casa e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare.
Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: «È fuori di sé».
L’agire di Dio a volte sembra oltremodo insensato, specie quando ripetutamente non accade ciò che ci aspettiamo, pur conducendo una vita retta e operando per il bene.
Meno male che lo Spirito Santo non si formalizza e non rispetta le nostre categorie mentali, e soffia dove vuole.
Diremmo anche di Lui che è fuori di sè, se dovessimo definirlo.
Ma se andiamo a riflettere sull’agire di Dio, mai parole come queste gli stanno a pennello.
Perchè per fare quello che ha fatto, Dio è dovuto uscire fuori di sè, come comanda l’amore, come fu ordinato ad Abramo, quando Dio gli disse di uscire dalla sua terra.
Dio ci ha dato l’esempio.
Siamo noi capaci di uscire fuori da noi stessi per andare verso l’altro senza scandalizzarci, ma amandolo fino a morire per lui?.

Il vero culto

VANGELO  (Mc 3,1-6)
In quel tempo, Gesù entrò di nuovo nella sinagoga. Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata, e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo.
Egli disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati, vieni qui in mezzo!». Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?». Ma essi tacevano. E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all’uomo: «Tendi la mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita.
E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.
E’ proprio vero che i bambini ti insegnano il significato più vero, più autentico del Vangelo.
Ieri sera Emanuele, piombatomi d’improvviso sul letto, ha osservato che stavo cercando una medicina tra le tante contenute nel cassetto del comodino.
“Quante medicine nonna, tutte tue?”
“Sì amore, tutte mie. Sto cercando qualcosa che mi tolga questo forte dolore al collo e alle braccia. Forse mi passa se mi fai una preghierina, però”.
” Ti faccio un disegno!” mi dice alzandosi di scatto, diretto in tinello.
Rimasta sola con il mio dolore penso a Giovanni che risponde a tono, quando gli chiedo una preghiera e la dice realmente.
“Emanuele è ancora piccolo. Il prossimo anno incomincerà il catechismo e capirà.” mi dico per consolarmi.
Poi mi alzo, per la cena, ma dobbiamo aspettare perchè Emanuele deve finire il disegno.
Ci deve mettere pure il nonno dentro l’arcobaleno e i palloncini e la porta per uscire.
Gli chiedo perchè non ha detto una preghiera.
“A guarirti ci pensa Dio”, mi risponde.

Matteo 18,3

In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.