Quaresime

Il Vangelo ci parla dei quaranta giorni in cui Gesù fu tentato nel deserto.Anche Lui si prese un tempo di riflessione, di preghiera per affrontare il tempo pieno, i kairos della sua uscita allo scoperto, per mostrare la sua vera identità di figlio di Dio.
La Chiesa ci invita, in questo tempo forte dell’anno liturgico, ad imitare Gesù, a ritirarci nel deserto, a fare digiuno, per capire di cosa abbiamo veramente bisogno, quali appetiti dobbiamo soddisfare, quali eludere, a cosa dobbiamo aspirare, cosa dobbiamo possedere.
“A chi ha sarà dato, a chi non ha sarà tolto anche quello che non ha”, dice il Signore. Il potere di Cristo è in quelle sue braccia inchiodate alla croce, un abbraccio inchiodato per un amore che oltrepassa i confini dello spazio e del tempo.
L’uomo di cosa ha bisogno?
Domenica scorsa, guardando fuori dalla casa incompiuta, che abbiamo in campagna, mi sono fermata ad osservare il muro in cemento armato lasciato a metà, all’interno del quale si è andata a depositare ogni genere di sporcizia, la crepa del terrazzo più estesa dell’ultima volta, il gazebo divelto dalla furia del vento, lo scivolo e l’altalena dei bimbi, scaraventate lontano, l’erba alta che aveva invaso la strada.
Quante cose da riparare, mi sono detta, quante ancora da fare!

“L’unica cosa buona sono le fondamenta”, dice Gianni che è del mestiere e, anche se il prezzo pagato per farle è stato elevato, pur tuttavia ne garantiscono la tenuta. Ma quelle non si vedono e passiamo il tempo a guardare che le cose non vanno, tanto da decidere di tanto in tanto che non vale la pena proseguire.
Quarant’anni di deserto, quarant’anni che si aggiungono ad altri quaranta e poi altri fino alla morte.
E mentre Gianni nel frutteto cercava di tagliare i rami in eccesso, per la prima volta improvvisandosi contadino, io ripensavo al passo del Deteuronomio che monsignor Brambilla ci aveva commentato nel convegno a cui avevamo partecipato insieme due anni fa, sul pane del cammino di una vita riconciliata


<< Baderete di mettere in pratica tutti i comandi che oggi vi dò, perché viviate, diveniate numerosi ed entriate in possesso del paese che il Signore ha giurato di dare ai vostri padri.
Ricordati di tutto il cammino che il Signore tuo Dio ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore e se tu avresti osservato o no i suoi comandi. Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore. Il tuo vestito non ti si è logorato addosso e il tuo piede non si è gonfiato durante questi quarant’anni. >>

e così ho pregato

“Quanti deserti, Signore, quante quaresime non scelte, non desiderate, rifiutate. Quante solitudini non accettate, Signore, quanti fallimenti non digeriti, quante morti!
“Non di solo pane vive l’uomo , ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”
E’ vero Signore, che la tua parola è l’unico alimento della nostra vita. Sei tu Signore che ci permetti di attraversare il deserto senza che si logori la veste e si gonfino i piedi.
Oggi sono tornata in quella che ritenevo la casa perfetta, lontana dai rumori della città, in un luogo elevato, in collina, dove non possono toccarci le beghe e i problemi di ogni giorno, una casa per isolarci dal mondo e dalle persone.
Ci sono tornata per riconciliarmi con la mia e nostra storia, per meditare sui nostri fallimenti, per mettere davanti a te il nostro limite e offrirtelo Signore, perché lo benedica e lo trasformi in grazia.
Davide, il tuo consacrato peccò molto, Signore, si macchiò di un crimine, il tradimento, che porta alla morte, ma si pentì e tu lo perdonasti e non ritirasti da lui la tua mano.
Davide colpì con un sasso scagliato da una fionda il gigante terribile, Golia. Un sassolino colpì la statua del sogno di Nabucodonosor. Penso al masso di Sisifo che per tanto tempo pensai di trasportare e che puntualmente mi ripiombava addosso, appena raggiunto il culmine della montagna.
Qualcuno mi disse che il senso di quella fatica era il portare il masso e vederselo rotolare giù nella china.
Ho pensato spesso che io ero un titano condannato ad espiare tutte le colpe del mondo, l’ho pensato, Signore prima di incontrarti.
Solo ora capisco che sulle tue spalle ti sei caricato il peso dei nostri peccati, tu, l’Innocente; solo ora comprendo che una casa è salda se ha te come testata d’angolo, pietra scartata dai costruttori. Guardo la nostra casa Signore e mi chiedo se questa pietra l’abbiamo veramente trovata e messa nel posto giusto. Se abbiamo dato a te e non a noi il primato.
“Adorerai il Signore Dio tuo” rispondi al Diavolo che ti voleva offrire il potere su tutti gli uomini.
Signore noi vogliamo mettere te al primo posto, lo sai, ma non ne siamo capaci. Spesso ti confondiamo con altro. Facci riscoprire la meraviglia dell’inizio, facci dire di noi: “E’ cosa buona, molto buona”
Tu lo hai detto di ogni uomo, Signore, non necessariamente sposato, ma hai detto cosa molto buona la relazione d’amore.
Signore fa che continuiamo a crederci. Gianni sta potando gli alberi del frutteto, non so se l’abbia mai fatto. Ma in quel suo gesto voglio cogliere un segno di speranza, per un futuro che dipende da noi in misura minima.
“Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori”
Signore ricostruisci la nostra casa, ancora, non ti stancare mai di rimediare ai nostri errori.
Noi ti ringraziamo, lodiamo e benediciamo per tutto quello che ci fai vedere, capire toccare. Grazie Signore dell’erba e dei fiori dei prati, degli alberi, della terra e delle pietre, dele nuvole e dell’azzurro, degli uccelli e degli insetti, degli errori che commettiamo perchè anche di quelli abbiamo bisogno, per vivere e crescere nella comunione con te e con tutto il creato.
La bietolina spuntata spontanea alla base degli alberi, nascosta tra le erbe e i fiori odorosi dei campi è lì a ricordarci che non ti sei dimenticato di noi.

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