Voi chi dite che io sia?

VANGELO (Mt 16,13-19)
In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

Voi chi dite che io sia?

Ogni volta che mi si pone questa domanda mi chiedo se per davvero Gesù è il Signore della mia vita, il Messia , il Cristo che Dio ha mandato per mostrarci il Suo volto.

Anche se sembra scontato rispondere così per noi credenti, poi facciamo come Pietro, che alla prima verifica fa dietro front.

Diciamo che sì, Gesù è il figlio di Dio, che è venuto a salvarci, ma della salvezza abbiamo un’idea alquanto personale.

La salvezza, per noi, è sempre associata alla liberazione da ciò che ci opprime, uomini o eventi che ostacolano la nostra voglia di affermarci, di emergere, di bastare a noi stessi, di vivere la vita senza preoccupazioni di sorta.

Il Messia è colui che è venuto a salvarci dalla fame e dalla sete di giustizia, ma la giustizia la invochiamo sul comportamento degli altri, mentre per noi invochiamo la misericordia.

Il Messia è venuto a salvarci perché avessimo un lavoro garantito e sicuro, una casa, la prima e anche la seconda, se è possibile, indipendentemente da ciò che gli altri hanno, anzi a discapito, purché non lo sappiano e non diventi problema per noi.

Il Messia è venuto a salvarci dalle malattie, dalle persecuzioni, dalla morte nostra e dei nostri cari.

Se poi muoiono in 10.000 o 100.000 per un ciclone o un terremoto, ci limitiamo ad informarci come vanno gli aiuti e ci indignamo se la macchina internazionale si inceppa.

Dio è venuto a salvarci, perché possiamo fare discorsi pertinenti e convincenti su come dovrebbero andare le cose nella comunità internazionale, scandalizzandoci quando i governanti non si sparano per la polvere e non riescono a sedersi allo stesso tavolo delle trattative.

Chi dite voi che io sia?
A Giovanni, che si turba, quando vede scene di guerra o di grandi disastri, parlo di collaborazione, di solidarietà, per aiutare tanta povera gente.

Poiché le immagini che scorrono sul video sono sempre le stesse ed è sempre la stessa persona ad essere estratta dalle macerie, si convince che non è poi così grave la cosa e che le vittime di cui si parla sono pure invenzioni pubblicitarie.

Dio è venuto a salvarci dalla morte, facendoci l’anestesia al cervello e al cuore per quello che succede ai lontani e facendoci balenare la speranza che a noi non può succedere.

Il mondo è diviso in due parti: gli sfigati e gli altri.

Quando facciamo le preghiere ci sentiamo sempre un po’ sfigati, molto o troppo, a seconda dei casi.

Poi quando siamo buoni diciamo:”c’è di peggio, mi accontento”, ma è un modo di dire”effetto placebo”,che dura giusto il tempo per tornare sfigati, quando l’ennesimo cretino ci si ferma davanti, per far passare un pedone e ci fa perdere tempo, oppure ci viene l’influenza quando abbiamo programmato per il fine settimana una cena, una gita, o qualcos’altro.

Ma la meraviglia più grande è constatare che le cose succedono proprio quando tutto sembrava filare liscio come l’olio, figli sistemati, mutuo pagato, salute di ferro, pensione assicurata, tempo libero per fare tutto quello che avevi sognato da giovane e che ti è stato impedito dagli eventi.

Capita sempre quando pensi che il mondo ce l’hai in mano.

Voi chi dite che io sia?
E’allora che devi rispondere.

Quando ti muore un figlio, quando perdi il lavoro, quando una malattia seria ti giunge inaspettata, quando scopri il tradimento ripetuto negli anni del tuo coniuge.

Voi chi dite che io sia?

Se ci sono terremoti e tornadi non ci preoccupiamo più di tanto. Con un S.M.S. passa la paura e si mette la coscienza a posto.

Le preghiere sono loro, le vittime, se hanno fatto in tempo, che devono farle.

Noi ci pensiamo quando accendiamo la TV e forse in chiesa, la domenica, se qualcuno ha messo l’intenzione nella preghiera dei fedeli.

Voi chi dite che io sia?

«Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente», risponde Pietro, ma quando Gesù cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto..e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno….” al suo successore, primo papa appena nominato, gli sale il sangue alla testa…a cui le ultime parole sembrano un optional.

“Vade retro Satana!” è la risposta di Gesù all’inevitabile indignazione del discepolo.

Addirittura!

Che male c’è a desiderare un salvatore siffatto, uno che ci liberi per sempre dai problemi, dai rimorsi, dai complessi di colpa, dal fare, dal pensare, dall’agire senza sporcarci e ferirci? Uno che con la bacchetta magica ci fa uscire dal bozzolo e ci fa spuntare le ali? Uno che ci toglie la fatica di crescere e di diventare grandi?

Non aveva detto che bisogna ridiventare bambini? Rinascere dall’alto?

Già dall’alto. A questo non pensiamo.

Perché ridiventare bambini ci piacerebbe, almeno per quelli che sono i vantaggi connessi: avere uno che sta sempre a nostro servizio e ci vuole bene a prescindere.

Certo, ma i nostri genitori sono diventati vecchi e siamo noi che dobbiamo pensare a loro, a meno che non siano già morti.

Forse sarebbe bene che il Messia ci liberasse da questa ennesima incombenza.

Liberaci dal male, diciamo nel Padre Nostro.

E il male sappiamo qual è o pretendiamo di saperlo: la fatica di occuparci degli altri o di difenderci dagli altri.

Voi chi dite che io sia?
Gesù, quante cose sbagliate abbiamo nella testa, quanti pregiudizi, quanta presunzione, quanta smemoratezza, quanta ingratitudine!

Liberaci dal male, Signore, dei nostri pensieri che non sono i tuoi pensieri, donaci, ogni volta che ce ne allontaniamo, d’incrociare il tuo sguardo e come Pietro versare lacrime amare che ci liberino davvero.

“Non preoccupatevi dunque del domani” (MT 6,34)

I miei pensieri diventano sempre più a breve termine, anzi si sono incantati sull’ora, il momento, l’adesso del dolore, della sofferenza, della prova.
E di prove in questi ultimi tempi ne abbiamo avute e continuiamo a vivere in questo mare agitato da venti furiosi e onde minacciose, cieli lividi impenetrabili.
Dicevo che la prova è infinita, anzi più si avvicina il tempo della resa dei conti, più bisogna allenarsi a competere con avversari potenti e preparati.
Come Giovanni ed Emanuele che, in vista del concerto di fine anno, ogni giorno aumentano il tempo dedicato alle prove, per assicurarsi la palma della vittoria.
Così è per ogni cosa, se la vuoi ottenere devi sacrificarti, devi impegnarti, non puoi lasciarti andare.
Ma bisogna avere le idee chiare su quali sono i nemici, con quali strumenti possiamo  vincere e quale alleato scegliere che ci sia d’aiuto nei momenti del bisogno.
L’avversario si accanisce quanto più ti sente forte e in questi ultimi tempi aver cercato oltre che nel Signore la collaborazione di Maria ci ha procurato molti svantaggi, peggioramenti della situazione per la quale avevamo cercato il suo aiuto.
La storia della fede è paradossale e quanto più ti avvicini al Sacro fuoco, alla Verità, tanto più devi aspettarti l’attacco di chi ti vuole strappare da un’appartenenza che rivendica a se.
La lotta è dura.
Ieri solo ci sono arrivate 4 multe salate per essere entrati con l’auto in zone a traffico limitato, cosa che, essendo disabile ho sempre fatto.
Non sapevo delle telecamere e della legge nuova entrata in vigore il 15 febbraio.
Forse al di là della messa che grazie a Dio si tiene in una chiesa di periferia, sono quelle fotografate dalle telecamere nascoste le uniche volte che sono uscita per vedere dal finestrino dell’auto come era cambiata la città che un tempo percorrevo a piedi.
Luoghi della memoria che ora mi sono negati e che dovrò accontentarmi di vedere in cartolina.
Ma non è questo il problema, perchè il problema vero  sono i soldi che non abbiamo.
Gesù dice che non dobbiamo ammassare denaro e di questi tempi non c’è bisogno che ce lo ricordi, visto come vanno le cose.
Questo, a mio parere è un tempo propizio per vivere il vangelo sperimentando la provvidenza divina.
Infatti se hai tutto ciò che ti serve, non vedi ciò che ti viene gratuitamente dato.
Ho perso gli apparecchi acustici, sempre in questi giorni, (4000euro) e per cercarli ho ritrovato tante cose che avevo perso di vista.
Forse di queste e non di quelli ho bisogno ora.
Il pc di Gianni ieri , dopo essere stato riparato, per l’ennesima volta, (riparato è una parola grossa, perchè non funziona quando serve, quando lo riporta in ufficio o a casa…e dire che è nuovo di zecca!)
In genere non si accende, è morto, ieri dopo l’ennesima riparazione, non si connetteva con la stampante e con internet.
Volevamo stampare un biglietto d’auguri per Grazia e William che hanno deciso di sposarsi in chiesa.
Ci sentiamo un po’ coinvolti, perchè l’idea di fare questo passo è venuta loro dopo che li abbiamo incontrati e ci siamo fatti una bella chiacchierata per la preparazione al battesimo della terza bambina.
Il fatto è che neanche il mio pc ieri si connetteva con la stampante…Una copia del nostro augurio però è uscita, miracolosamente e abbiamo dovuto accontentarci della carta e del colore. Ma l’importante era lo scritto.
Ieri inoltre ci siamo accorti che lo specchietto retrovisore della macchina di Gianni,  già è fortemente provata da tanti acciacchi( va solo in prima e non fa le salite) ha suscitato le voglie di qualcuno che ne aveva bisogno, forse più di noi.
Che dire poi dei nostri problemi di salute? Gianni per più di una settimana non si reggeva in piedi, tanto che io, che guido a fatica, l’ho dovuto accompagnare lì dove era necessario.
Da quando ci siamo consacrati a Maria i dolori alle braccia e alle spalle sono stati apocalittici a cui si sono aggiunti quelli alle gambe e ai piedi della neuropatia demielinizzante che si è risvegliata alla grande.
In questo ultimo mese mi sono ustionata con il termoforo acceso sulle gambe per attenuare il dolore dei nervi impazziti, nonostante la temperatura esterna era superiore alla media stagionale.
Ho pregato, ho urlato, ho chiesto pietà, misericordia in queste notti di tragedia senza ottenere risposta, mi sono ribellata, ma devo ancora aspettare.
Sono ingabbiata in un busto che impedisce alle spalle di andare avanti e alle vertebre di non tracimare ancora.
L’alternanza è con un altro busto che tre mesi fa acquistai, di ferro, per contenere e sorreggere il crollo delle vertebre.
In questo momento penso che passo la mia vita occupandomi della mia salute, non perchè sia un’ipocondriaca, ma perchè sono oggetto di studio.
Nessuno ancora ha capito perchè sto così male.
Anni fa il medico che mi aveva in cura ha alzato le mani dopo un tempo considerevole di effimeri risultati, mi disse che il suo compito era finito e che doveva entrare in campo un esorcista, perchè quello che mi capitava non era umanamente spiegabile.
Ieri anche l’ematologa che da tre anni mi ha vivisezionato per vedere se c’è connessione tra i sintomi che riferisco e le patologie emerse, ha alzato le mani e mi ha annunciato che mi manderà a Milano da un luminare, non ha detto esorcista, però.
Per consolarmi ho detto che finalmente sarei andata in vacanza, anche se non ho voluto pensare alla macchina, ai soldi, alla distanza, a Gianni che è sempre più debole.
Avrei finalmente incontrato personalmente e abbracciato Rosella, il mio angelo buono, sarei tornata sui luoghi della memoria, sul tracciato della speranza, tante volte percorso.
Dio vede e provvede.
Ogni giorno ha la sua pena.

DEBOLEZZA

(Mt 6,19-23)
Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.

“Se è necessario vantarsi, mi vanterò della mia debolezza”(2Cor 11,30)

Quanta strada per fare mie queste parole, per tornare indietro e cercare Antonietta .
E’ incredibile come posa accadere che man mano che cresciamo il nostro desiderio di indipendenza, di stima, di successo, aumenta.
Vorremmo poter fare a meno di tutti, basarci solo sulle nostre forze, intelligenza, scienza, volontà, determinazione.
Non vorremmo dire grazie a nessuno perchè questo comporterebbe una mortificazione dell’orgoglio.
Il bravo è sempre per noi e rimuoviamo consciamente o incosciamente tutte quelle persone o quelle situazioni che hanno favorito il nostro successo.
Riuscire senza l’aiuto di chicchessia per me è stato sempre un vanto, il mio motto,” VOLERE E’ POTERE”.
Antonietta, vale a dire io, scappava da se stessa, adesso l’ho capito, cercando nel plauso degli altri il diritto ad esistere.
Mi sono inventata di tutto e il contrario di tutto per risolvere i problemi miei e degli altri, mi sono misurata sempre con me stessa, alzando ad ogni successo l’asticella.
Non avevo bisogno di dirmelo, me lo dicevano gli altri che ero brava, bravissima, a partire da mia madre.
Molto spesso queste lodi erano lo strumento per ottenere da me favori, aiuto, collaborazione.
Erano interessate insomma.
Ma io non capivo.
Continuavo a fuggire da me stessa, dalla mia debolezza, ignoranza, incapacità, inventando rimedi, soluzioni, toppe che sembravano connaturate al progetto, finalizzate a rendere l’opera finita ancora più bella e degna di ammirazione.
Non ho mai pensato che stavo andando dalla parte opposta alla mia realizzazione, alla mia felicità.
Le crisi di panico che mi sconvolsero per 11 anni furono un campanello d’allarme, un rintocco di campane a martello.
Ma anche allora rimasi insensibile alle voci che venivano da dentro.
Come potevo sentirle se ero lontana?
Cosa mi fece cambiare rotta?
Scontrarmi con un problema che non mi si era mai presentato e al quale non ho saputo dare soluzioni.
La malattia e la morte di mio fratello furono lo spartiacque tra il prima e il dopo, perchè per quante soluzioni ti puoi inventare, alla morte non puoi porre rimedio.
Fu così che presi coscienza che volere non è potere e che se il volere è dell’uomo, il potere è di Dio.
Oggi dopo 15 anni di cammino in ascolto della Sua parola posso affermare con assoluta certezza che la mia debolezza è diventata la mia forza da quando l’ho consegnata al Signore.
E’ incredibile come Lui riesca a trovare soluzioni a tutto, impensabili, provvidenziali, umane e divine nello stesso tempo.
Da quando il mio consigliere, alleato, maestro è Lui , da quando il mio nutrimento è l’Eucaristia, la preghiera, il desiderio di essere una cosa sola con Lui, ho trovato il tesoro, il dono che mi ha fatto della vita, di un corpo e di un cuore vivi, un tempo per realizzare con Lui il suo progetto d’amore.
Sto cercando di accumulare tesori in cielo, anche se non io ma Lui è il mio contabile.
Non cerco le lodi del modo, il plauso della gente, cerco sempre la sua approvazione, il suo ok, mi vai bene così, anche quando ti ribelli e urli la tua disperazione, te la prendi con me chiedendomi scusa.
Il mio tesoro è lì in cielo,è Lui che lo custodisce.
Non ho bisogno di fare l’inventario di ciò che ho ammassato, ma di moltiplicare la gioia e la gratitudine per l’aiuto che continua a darmi anche quando non lo merito.
E non credo di meritare qualcosa, perchè il dono è risposta generosa e insopprimibile a Lui che continua a farmi regali.
Anche oggi Signore mostra la tua potenza, disperdi i miei nemici e non permettere che il mio occhio si spenga e nella mia casa torni il buio.
A Maria voglio dire grazie per tutto quello che mi va insegnando ogni giorno, mentre con lei medito i misteri della vita, sgranando il rosario.

Se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete?

 
VANGELO (Mt 5,43-48)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.
Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?
Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».
E’ proprio vero che ad andare a messa ci si guadagna, anche se la Parola di Dio l’hai letta e meditata a casa e da 14 anni lo fai con diligenza, amore e passione. Ma L’Eucaristia ti apre le porte del paradiso, specie se a celebrare c’è don Ermete, umile e infaticabile sacerdote, avanti negli anni e carico di acciacchi.
Lui fa sempre l’omelia, anche se ad ascoltarlo c’è una sola persona che, a parer suo, non deve essere punita per il fatto che gli altri non sono venuti.
Ebbene questa sera non mi aspettavo di ascoltare una spiegazione così semplice di un concetto così difficile, quale quello che ci propone il vangelo.
La perfezione a cui Dio ci chiama non è cosa da poco, anzi, a pensarci bene è incomprensibile.
Amare i nostri nemici, pregare per quelli che ci perseguitano, aspirare alla sua  perfezione.

Roba da pazzi.

Il fatto che facesse  sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e facesse piovere sui giusti e sugli ingiusti, non pensavo fosse la chiave per entrare nel suo mistero d’amore.
Ma don Ermete è abituato a parlare con i dotti e con gli ignoranti e la sua parola coglie sempre nel segno e ti tocca e ti plasma e ti accende di luce nuova.
“Dio non fa differenze, ha detto. non privilegia nessuno”.
Se vogliamo essere perfetti quindi dobbiamo trattare tutti alla stessa maniera, amandoli sempre e comunque.
Il fatto che facesse  sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e facesse piovere sui giusti e sugli ingiusti, non pensavo fosse la chiave per entrare nel suo mistero d’amore.
Ma don Ermete è abituato a parlare con i dotti e con gli ignoranti e la sua parola coglie sempre nel segno e ti tocca e ti plasma e ti accende di luce nuova.
“Dio non fa differenze, ha detto. non privilegia nessuno”.
Se vogliamo essere perfetti quindi dobbiamo trattare tutti alla stessa maniera, amandoli sempre e comunque.

Sacro Cuore di Gesù

Oggi, venerdì della terza settimana, dopo Pentecoste, celebriamo la festa del S.Cuore di Gesù. Non a caso è a ridosso del Corpus Domini, a ricordarci che un corpo senza cuore non serve a niente e che quello di Dio è tanto grande da contenere tutti.
Quando preghiamo per i lontani, ricordiamoci che nel cuore di una madre è più presente il figlio che non rincasa la sera, che quello che dorme nella stanza accanto alla sua.
Dio è padre e madre, perchè ci ha generato e noi siamo suoi figli dai quali non si separa, anche se lo tradiamo, come sono soliti fare gli uomini, quando l’amore non è corrisposto.
Oggi è giorno di festa non per Dio, ma per noi, che abbiamo trovato il locale, dove incontrare gli amici e ballare e cantare e proclamare le lodi di Dio. Il suo cuore misericordioso  ci aspetta per donarci tutto se stesso, per donarci l’amore di cui abbiamo bisogno, per continuare il cammino.

La festa

Mc 14,12-16.22-26 -Il primo giorno degli Àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?».
Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi».
I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.
Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».
Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

Oggi, festa del Corpus Domini, ho affidato al mio nipotino, il compito di commentare il Vangelo.

Gesù ci invita a parteciparte alla sua festa, che è anche la nostra, nella sua casa grande dove c’è posto per tutti: maschi e femmine, grandi e piccini.

Le immagini in alto, lo confermano.

Il piccolo a sinistra in basso con il palloncino è lui, il tredicesimo apostolo, che non poteva mancare.

Le femmine indossano i pantaloni perchè stanno più comode per ballare.

 Così me l’ha spiegato

“Benedetto Dio, benedetto il suo grande nome!”

“Benedetto Dio, benedetto il suo grande nome!”(Tb 11,14)
Sono le parole che pronuncia Tobia dopo essere stato guarito dalla cecità.
E’ facile lodare e benedire il signore quando le cose ci vanno bene, quando ci sentiamo ascoltati ed esauditi da Dio, quando non ci costa più di tanto.
Il difficile viene quando le cose non vanno come vorresti, quando sei nella prova, nella tribolazione, nella tempesta, quando cani ringhiosi ti assalgono, quando i nemici ti spiano per attentare alla tua vita.
E’ difficile ma non impossibile.
Tobia ce ne dà l’esempio, solo se scorriamo indietro qualche pagina del libro che narra la sua vita tribolata.
Come può essere possibile benedire chi ci maledice, benedire Dio per tutto quello che ci capita di buono o di cattivo?
Ma la fede si prova nel crogiuolo.
Mi viene in mente quanto furono difficili da digerire le parole di Gesù, la prima volta che le ascoltai.
” Se ami quelli che ti amano che merito ne avresti? Anche i pagani lo fanno”
E così è per tutto ciò che ci accade.
Ieri ho fatto un prelievo osteomidollare che non è una passeggiata, specie se non ti prende l’anestesia, oggi dovrò fare la risonanza magnetica per vedere se ho una compressione midollare che non mi fa stare in piedi e che non è correlata con l’indagine di ieri.
Mi sono sforzata di lodare e benedire il Signore, specie quando dalla mia cuccia sono uscita allo scoperto e mi sono mischiata alla folla dei sofferenti del V piano dell’Ospedale, Day Hospital oncologico ed ematologico.
Teste calve, alcune, poche, coperte con bandane o foulard, mascherine, flebo, magrezze eccessive in giovani, troppo giovani, sguardi fissi, persi nello spazio e nel tempo, in attesa che l’altoparlante chiamasse il proprio numero.
Un numero sudato preso all’alba per non fare la fila.
Un numero in cambio del tuo nome e cognome, in cambio di una diagnosi o una cura.
Ho pregato ieri tanto, come mai avevo pregato, dalla notte, per invocare pietà e misericordia su di me che ero straziata da grandi dolori.
Man mano che pregavo il mio grido saliva a Dio attraverso Maria che mi suggeriva le parole del Magnificat.
Pensavo alle beatitudini, alla gioia di quel canto di esultanza, al “Kaire(rallegrati)! ” dell’angelo quando portò l’annunzio a Maria.
Nel mio dolore, nel dolore impresso nei corpi dei miei compagni di viaggio ho cercato la luce, ho cercato la via stretta che apre il cuore alla lode.
“Benedetto il Signore Dio d’Israele che ha visitato e redento il suo popolo” mi veniva da dire, “Benedici il Signore anima mia, non dimenticare tanti suoi benefici”.
Già la memoria. Ecco la porta per entrare in paradiso.
Ho ringraziato il Signore per ogni persona che ieri mi aveva fatto dubitare della sua misericordia, l’ho benedetto per ogni medico, infermiere, accompagnatore che si prendeva cura di quel popolo di oppressi.
” Beati gli afflitti perchè saranno consolati……. beati i poveri di Spirito, perché di essi è il regno dei cieli”.