SANTI SIMONE E GIUDA

“Ne scelse dodici a cui diede il nome di Apostoli”(Lc 6,13)

Mi ha colpito del vangelo di oggi la parola scegliere.
Gesù passò una notte a pregare prima di scegliere i suoi più stretti collaboratori, gli Apostoli a cui dobbiamo la trasmissione della fede attraverso la testimonianza della morte e resurrezione di Gesù
Giuda Iscariota non poté testimoniare la resurrezione del maestro perché si tolse la vita, prima che accadessero tutte queste cose.
E non si può dire che Gesù a lui abbia nascosto qualcosa di ciò che agli altri disse.
Ma la volontà di Dio si scontra con la volontà dell’uomo e questo è il limite che Dio si è dato perché non ci sentiamo marionette nelle sue mani.
Comunque c’è da riflettere sul fatto che la preghiera che ha preceduto una scelta così importante non sembra aver ottenuto il risultato sperato, visto che tra i 12 scelti c’era anche chi avrebbe tradito.
Questo non significa che la preghiera non serve perché non ottiene quello che speriamo.
Dio non permetterebbe il male se non fosse certo di ricavarne un bene.
Per questo da un lato la libertà dell’uomo usata male va contro la volontà di Dio e produce effetti dannosi per la persona che non vi si adegua, dall’altro il fine per cui Dio opera è il bene, il nostro bene, la nostra salvezza.
Mi viene in mente, Dio mi perdoni, la mia straordinaria attitudine a creare manufatti eccellenti quando per inesperienza, fretta, povertà di mezzi, faccio dei grossolani errori dai quali prendo spunto per creare una cosa nuova più bella di quella che avevo progettato.
Giuda è stato per noi strumento di salvezza, se consideriamo a fondo gli effetti del suo tradimento.
Don Tonino Bello scrisse una bella e suggestiva pagina su “Nostro fratello Giuda”.
Noi siamo tutti un po’ Giuda quando tradiamo il Vangelo, quando non osserviamo ciò che vi è scritto o permettiamo che altri se ne prendano gioco e ne facciano scempio o lo ignorino del tutto.
Basta poco per essere di fatto traditori, basta vedere chi o cosa mettiamo al primo posto e per chi o cosa facciamo sacrifici.
Un tempo i rabbì venivano scelti dai seguaci a seconda del loro carisma, simpatia, bravura ecc ecc. Anche noi, oggi, scegliamo chi o cosa seguire e ci sentiamo violentati se ci costringono a fare diversamente.
Gesù rompe gli schemi del tempo e sceglie lui le persone che avrebbero dovuto seguirlo e imparare da lui.
Così aveva fatto e continua a fare suo Padre, Padre anche nostro per i suoi meriti, che ci ha scelti prima che i nostri genitori pensassero a noi.
Come noi genitori di questo mondo siamo soliti fare, Lui, il Papà di tutti i papà, come lo chiama Giovanni, il mio nipotino, per i figli ha un progetto di vita buona e bella e piena.
Per questo si è sacrificato fino a morire per noi. Cosa che non è così scontata nei rapporti umani tra consanguinei.
I figli non sempre rispondono e corrispondono ai nostri desiderata e spesso infrangono i nostri sogni di gloria, le nostre proiezioni di grandezza attraverso di loro.
Quanto dobbiamo imparare da Dio che non fa niente per sé, ma si dà tutto a noi, perché gli sta a cuore non la sua ma la nostra felicità!
Oggi nella mia preghiera mattutina voglio chiedere al Signore di dispormi sempre a chiedere a Lui consiglio prima di fare qualsiasi scelta.
Lo prego di donarmi il tempo necessario per pregare senza guardare le lancette dell’orologio.
Finché dura la notte, il buio, finché la sua luce non rischiari la mia mente e riscaldi il mio cuore che io mai smetta di chiedere a lui consiglio.
Voglio chiedergli di avere l’umiltà necessaria per mettermi in ascolto della sua parola e la capacità di non scoraggiarmi se le mie scelte non sono supportate da successo.
Che il fallimento sia il gradino più alto per contemplare il cielo.

«Che cosa vuoi che io faccia per te?»

 
(Ger 31,7-9)
Riporterò tra le consolazioni il cieco e lo zoppo.

Così dice il Signore:
«Innalzate canti di gioia per Giacobbe,
esultate per la prima delle nazioni,
fate udire la vostra lode e dite:
“Il Signore ha salvato il suo popolo,
il resto d’Israele”.
Ecco, li riconduco dalla terra del settentrione
e li raduno dalle estremità della terra;
fra loro sono il cieco e lo zoppo,
la donna incinta e la partoriente:
ritorneranno qui in gran folla.
Erano partiti nel pianto,
io li riporterò tra le consolazioni;
li ricondurrò a fiumi ricchi d’acqua
per una strada dritta in cui non inciamperanno,
perché io sono un padre per Israele,
Èfraim è il mio primogenito».

” Va’, la tua fede ti ha salvato”(Mc 10,52)
Così vorrei oggi sentirmi dire da Gesù, le stesse parole che rivolse a Bartimeo, il cieco che chiedeva l’elemosina ai bordi della strada su cui sarebbe passato.
Anche io sono su quella strada e voglio incontrarlo, voglio che mi guarisca, nonostante in tanti mi vogliono tappare la bocca, intimidirmi, mettermi da parte per evitare che ritardi o offuschi la fama, il trionfo del Salvatore.
Io so che si fermerà, anche se ha, vero uomo, il cuore in subbuglio, per la prova di cui solo lui conosce il peso.
Ma quando hai Dio nel cuore, quando sei intimamente connesso a Lui, non ti chiudi in te stesso pensando solo ai tuoi problemi, ma ti apri all’altro, tieni aperti gli occhi, le orecchie e il cuore a qualsiasi grido di aiuto.
Chi di noi , quando è oppresso da gravi pensieri, da tristi presagi, quando si trova ad affrontare una prova difficile, ha modo e tempo e testa e tutto il resto per prestare ascolto ad uno che ti chiama, un pezzente che neanche conosci?
Eppure Gesù non si smentisce e avverte la sincerità del cuore, la disperazione di quell’uomo che solo in lui vede la salvezza.
” Chiamatelo!” dice ai suoi discepoli che vedevano nell’intruso solo un ostacolo da evitare.
” Cosa vuoi che ti faccia?” gli chiede.
“Cosa volete che faccia per voi?” l’aveva chiesto anche ai discepoli che non ancora avevano capito niente di Lui.
” Che io torni a vedere!”
“Va’, la tua fede ti ha salvato!”
Quale fede aveva Bartimeo da portare Gesù ad esaudire immediatamente la sua richiesta?
Essere consapevole del suo bisogno e rivolgersi all’unica persona che poteva soddisfarlo.
Molto spesso pensiamo che i nostri bisogni siano altri, bisogni della carne e non dello spirito, bisogni umani, come quelli espressi dagli apostoli quando chiesero di sedere alla destra e alla sinistra nel suo regno di gloria.
Gesù chiarifica il nostro desiderio, ci apre gli occhi a ciò che ci manca e ci guarisce riempiendo i nostri vuoti, la nostra inadeguatezza con la sua grazia.
Oggi così voglio pregare.
“Gesù ti amo, unico e vero Signore della mia vita.
Riconosco le mie colpe, riconosco la mia infermità, riconosco che tu solo Dio puoi guarirmi da quelle malattie che mi impediscono di lasciare il mio mantello, le mie sicurezze, vendere tutto e seguirti.
Guariscimi Signore dal cercare rimedi nelle cose del mondo, sicurezza nei beni terreni, guariscimi dalla cecità che mi impedisce di vedere te nelle cose e nelle persone che incontro sul mio cammino.
Aiutami a riconoscerti quando passi sulla mia strada.

DONO

” A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto”(Lc 12,48)
Ho riflettuto su ciò che da te ho ricevuto Signore per sapere, come gli apostoli, in quale misura avrei dovuto rispondere dei doni a me elargiti.
Non ho dovuto fare tanti sforzi per cercare di cosa ha abbondato la mia vita e mi è venuto istintivo ringraziarti per tutto ciò che questa mattina mi è sembrato un segno della tua benevolenza.
Tu mi hai consegnato il dolore, strumento privilegiato per conoscerti, amarti e servirti.
Il dolore è stato il mio maestro, occasione di incontri privilegiati con te e con i fratelli.
Sembra strano Signore che la mente si sia soffermata su ciò che mai avrei pensato prima d’ora come qualcosa di cui dovevo ringraziarti e rendere conto.
Semmai era scontato il contrario.
Tu dovevi rendere conto a me di tanta sofferenza e con fede ho sempre pensato che come Giobbe sarebbe arrivato il giorno in cui avresti rotto i sigilli del libro della vita e mi avresti mostrato il tuo progetto d’amore su di me.
E invece non ho dovuto aspettare, perchè in anticipo la tua Parola è venuta ad illuminarmi sì che dal cuore senza fatica è salito a te il mio grazie per tanta tenerezza, per tanto amore da scegliermi per condividere più intimamente con me la tua passione.
Io non vedevo il colore dei fiori, non sentivo il loro profumo, dalla mia bocca usciva solo rumore e niente mi rendeva felice.
Ho raggiunto tutti gli obiettivi che mi ero prefissati, idoli a cui è caduta la maschera non appena li ho stretti tra le mani.
Tu mi hai indicato il sentiero della vita attraverso il naufragio di tante certezze, attraverso tutto ciò che non sono riuscita a risolvere, ad aggiustare.
Tu Signore mi hai parlato di vita attraverso la morte, la fine di tante amicizie, il fallimento di tante imprese.
Io che mi credevo vincente perchè sapevo trovare un rimedio a tutto, mi sapevo arrangiare e accomodare in tutti i ricalcoli della vita ho sperimentato la frustrazione, il dolore, la rabbia di essermi affaticata invano.
Se mi fosse andato tutto liscio certo non starei qui a ringraziarti per quei no dolorosi, per quei divieti di accesso a strade comode a scorrimento veloce, per quei cedimenti del suolo, per quelle cadute che mi hanno lasciato il segno.
Oggi se ripenso al passato non posso che ringraziarti di tutte quelle difficoltà che mi hanno precluso la strada della perdizione e mi hanno spinto a cercare la via della salvezza.
Da questo viaggio con bagagli sbagliati(Ricordo il viaggio di nozze a Cortina, in autunno, con le vesti di seta. Un incubo da dimenticare!) sono uscita con le ossa rotte, i muscoli i tendini dilaniati, i nervi scoperti.
Il dolore è diventato il mio scomodo compagno che mai mi abbandona nè di giorno, nè di notte, scomodo ma utile per non perderti di vista e non sentirmi mai sola .
Il posto dei vestiti di seta, dei gioielli e dei trucchi è stato preso da una piccola Bibbia rossa dalla quale non riesco a separarmi mai.
Tu mi hai dato tanto, perchè molto mi hai amato, Signore.
Oggi ti sono riconoscente e non riuscirei a pensare ad una vita diversa da quella che mi hai dato.
Sono certa che quel poco che riesco a offrirti lo benedirai e lo moltiplicherai per saziare la fame di quelli che ti cercano.

VEGLIA

MEDITAZIONI SULLA LITURGIA DI
martedì della XXIX settimana del TO
“Per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti”(Rm 5,19)
Quando ad obbedire è Dio non ci possiamo meravigliare che le conseguenze del suo sì al Padre si siano riversate su tutti noi, figli per scelta, amati prima di venire alla luce, prima che i nostri genitori pensassero a noi.
Ci sembra scontato che sia così anche se non agiamo di conseguenza, perchè la vita ci prende e abbiamo tante cose da fare, tanti progetti, tante occupazioni e preoccupazioni che la Parola di Dio, specie se siamo ancora giovani, ci scivola addosso e non ci nutre e non ci cambia la vita.
La messa nei giorni feriali è frequentata solo da persone di una certa età, in prevalenza donne, vedove, ammalate, sole o separate in casa.
E’ una tristezza da un certo punto di vista. Gli uomini sono spesso assenti fatta eccezione del sacerdote.
Guardando l’assemblea mi rincuoro solo pensando che Gesù ha fondato la sua chiesa partendo  non dal numero dei devoti ma dalla qualità, dalla fede di chi ha partecipato alla sua morte.
Maria, sua madre e Giovanni, il discepolo che amava ricevettero le primizie dello Spirito Santo, l’amore di Dio effuso sulla sua promessa sposa, la Chiesa.
La Chiesa siamo noi, non finisco mai di ripetermelo e per questo cerco, mi sforzo di non giudicare quelli che razzolano male ma di guardare ciò che in ognuno è dono, è segno della presenza di Dio che si manifesta.
Siamo tutti figli della colpa, ma tutti resuscitati in Cristo Gesù, per i suoi meriti.
La salvezza è per tutti, ma bisogna prima di tutto sapere che ci è stata data gratuitamente e poi che dobbiamo scegliere di accoglierla e seguire le istruzioni del nostro Salvatore per risalire dal fosso, per venire alla luce.
La notte è lunga, interminabile per coloro che non vogliono essere salvati e capita purtroppo che non ci si fidi del Soccorritore.
Ci si addormenta e non si sente la voce che ci chiama alla vita.
Ci sono sonni di morte e sonni di vita, ci sono veglie di morte e veglie di resurrezione.
Per fortuna che Dio ha pazienza e ha permesso che vivessimo più a lungo per rinsavire, togliendoci le ore di riposo che a causa dell’età si riducono al lumicino, mentre aumentano quelle della veglia e del dolore.
Grazie a queste io che andavo sempre di corsa ho imparato a fare buon uso di un tempo che senza di Lui sarebbe stato sprecato in lamento o in tentativi di fuga dalla realtà che stavo vivendo.
Così le parole del Vangelo di oggi giungono a proposito per elevare a Dio un inno di lode, perchè la lampada accesa e i fianchi cinti connotano le mie notti che si trasformano in un incontro sempre nuovo con lo Sposo che viene a visitarmi.
Maria è la sentinella che sta alla porta e Gli apre quando bussa .

SERVIRE

(Mc 10,45)
Il Figlio dell’uomo è venuto per servire
e dare la propria vita in riscatto per molti.
MEDITANDO SULLA LITURGIA della XXIX domenica del TO anno B
(Is 53,10-11)
Al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori.
Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione,
vedrà una discendenza, vivrà a lungo,
si compirà per mezzo suo la volontà del Signore.
Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce
e si sazierà della sua conoscenza;
il giusto mio servo giustificherà molti,
egli si addosserà le loro iniquità.
Parola di Dio
Sal 32
Donaci, Signore, il tuo amore: in te speriamo.
Eb 4,14-16
Fratelli, poiché abbiamo un sommo sacerdote grande, che è passato attraverso i cieli, Gesù il Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della fede.
Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato.
Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati al momento opportuno.
Parola di Dio
VANGELO
Mc 10,35-45
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».
Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».
Parola del Signore
Oggi Signore è domenica e mi piace lodarti benedirti e ringraziarti per questo giorno di riposo in te, per questa opportunità straordinaria di poter non sedere alla destra o alla tua sinistra, ma di prendere ancora più coscienza che noi siamo nel tuo cuore, in mezzo, non di lato e che grazie al tuo amore occupiamo un posto di privilegio senza meritarcelo.
Questo giorno rinnovi per tutti la grazia di sentirsi chiamati alle nozze, di vivere il servizio solo come segno tangibile del tuo amore riversato su tutti noi.
Non noi ma tu compi il miracolo di dire di sì ad ogni fratello incontrato sulla nostra strada e in lui vedere te che soffri, povero, malato, abbandonato, rifiutato, solo.
Grazie Signore per questo ottavo giorno, per questo miracolo di un tempo che si moltiplica all’infinito, quando sei tu che ne tessi le fila, tu il fine il mezzo il senso .
Molti anni sono passati sulle mie spalle e, se penso con lo spirito del mondo dovrei rammaricarmi perchè sono pochi quelli che mi rimangono da vivere.
Ma a me sembra che da quando ti ho incontrato conosciuto e riconosciuto l’infinito suona straordinarie melodie sul mio corpo straziato da dolori ma tenuto insieme dallo Spirito, la tua forza divina che fa nuove tutte le cose e le santifica e le modella e le fonde e le trasforma in ciò che serve, in ciò che a te è gradito.
Non io Signore mi attribuisco meriti in questa straordinario viaggio alla volta della casa definitiva, la patria celeste, ma tu che ogni giorno mi stupisci con i miracoli dell’amore.
A volte ti sento lontano, a volte sono angosciata da tante prove, a volte la sfiducia e lo scoraggiamento mi fanno piombare nell’inferno di pensieri distruttivi.
Ma non riesco a dimenticarti, Signore, anche quando sono arrabbiata con te, non riesco a trovare niente e nessuno che mi corrisponda come tu sei solito fare.
Continuo come soleva dire mio padre, quando andava al lavoro, a prendere servizio ogni mattina, anche se il corpo è fortemente provato dalla malattia e dai dolori che si scatenano specie di notte.
Il rosario è la mia medicina, Maria la mia infermiera, in attesa che tu , il medico, alle luci dell’alba venga a farmi visita e ad aggiornare le terapie attraverso la tua parola, che leggo avidamente.
Ieri è stato bello riconciliarsi con il mio corpo, quando durante la messa ho pensato che il mio corpo è anche il tuo e il mio dolore il tuo dolore.
Ho cessato di chiedermi il perchè di tanta sofferenza e ti ho messo il mio corpo tra le mani, quel corpo da cui spesso vorrei fuggire nella certezza che tu e solo tu avresti trovato un modo per farlo servire.
Oggi mi confermi che non mi sbagliavo e che tu mi darai un supplemento d’amore per unirmi più strettamente a te.

”Il Signore è qui e non lo sapevo!”.

” Il regno di Dio è vicino”(Lc 10,11)
Il regno di Dio è vicino quando porti la pace nel cuore, quando i tuoi sogni s’inabissano nel mare profondo e ti accorgi che quello che rimane è il sogno di Dio, il suo progetto d’amore, la sua fedeltà che dura per mille e mille generazioni.
Il regno di Dio è vicino quando la storia ti consegna la vita dei suoi santi da meditare, una vita aperta a Lui, mortificata nell’orgoglio, ma mai spenta nella speranza che nulla è impossibile a Dio.
Il regno di Dio è vicino quando dai tuoi occhi sprizza la luce, dalle tue mani si effonde la benedizione per ogni fratello che incontri sulla tua strada.
Il regno di Dio è vicino quando i bambini usciranno dai loro appartamenti e i vecchi seduti davanti alla porta, appoggiati ai loro bastoni, racconteranno la storia vera della loro salvezza.
Storie sacre si intrecceranno sui marciapiedi delle case e i figli smetteranno di giocare e, seduti per terra ad ascoltare, vedranno la speranza farsi largo tra i brutti pensieri e la luce farsi sempre più chiara sul loro futuro.
Il regno di Dio è vicino quando gli usci delle case rimarranno aperti e nessuno avrà più paura del ladro perchè tutto è di tutti.
…chiamati nel grande fiume della storia a portare la propria anfora, per riempirla del profumo del sole, dell’aria, delle risate e del pianto di quelli che all’acqua sono accorsi per attingerne un poco.
Il regno di Dio è vicino quando pensi che il tuo posto è lì dove è più scomodo, più difficile stare, a te che hai sognato altre terre, altri mari, altra gente a cui portare l’annuncio.
Il regno di Dio è vicino quando Dio è qui e ora, in questa sofferenza, in questa situazione di disagio, in questo lutto, in questo fallimento, in quest’angoscia mortale di abbandono, di tradimento, di solitudine.
Il regno di Dio è vicino quando il fratello può dire al fratello:”Il Signore è qui e non lo sapevo!”.