Servi inutili

martedì XXXII settimana TO anno pari
ore 6.52
Letture: Tt 2,1-8.11-14;Sal 36/7; Lc 17, 7-10
“Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare.”
Ogni volta che leggo questa pagina del vangelo, mi viene voglia di richiuderla, perchè almeno all’inizio mi sembrava sommamente offensiva.
Ma Gesù sa quello che dice e certo non è venuto per farci sentire peggio di come ci sentiamo.
Lo stesso effetto me lo faceva sentirmi chiamata” vermiciattolo di Giacobbe” altro schiaffo alla mia persona, che non meritava tanto.
Per fortuna, però, quando mi viene rivolta una parola, specie se non mi piace, invece di passare oltre, mi fermo per decidere se prenderla in considerazione  o no a seconda di chi l’ha pronunciata.
Se è Dio  non posso far finta di niente e da lì parto per scoprire il messaggio d’amore nascosto tra le spine.
Per sua grazia questo non l’ho mai messo in dubbio e il mio sforzo, la mia ricerca è nel tenere orecchi, occhi e cuore aperti, nella fiducia incondizionata di Chi mi vuole bene.
Oggi Gesù mi dice che servo e questa è una buona notizia.
Le cose che servono non si buttano, si usano, assolvono alla funzione per cui sono state pensate, fatte.
Il bello delle cose esistenti è quello di continuare ad esistere, perchè servono.
Purtroppo nella nostra società sempre più l’utilità di qualcosa è misurata sul tornaconto personale e non sul valore in sé.
Meno male che Dio ha fatto bene tutte le cose e per lui tutto è buono, tutto serve, se ci lasciamo alimentare, lubrificare, guidare, revisionare da Lui.
Vorrei che il Signore non si stancasse mai di rimettermi a nuovo, di sostituire i pezzi malfunzionanti con quelli con il suo marchio di fabbrica.
Lo prego perchè non si stanchi, ma so che non succederà mai, mentre è facile il contrario, che non si stanchi di me, del mio servizio, che con il passare degli anni mi sembra essere sempre meno efficace.
Ma se il verme / bruco è destinato a diventare farfalla, perchè non  pensare che, anche quando per il mondo diventi un peso, perchè improduttivo,   il Padreterno la pensi in modo diametralmente opposto?
Io credo che se oggi non ricordo le cose, se il mio passo è malfermo, se la vista e l’udito sono fortemente deficitari, se nessuno bussa alla mia porta perchè non sono in grado di condividere le cose più elementari che aggregano oggi la gente, servo ancora.
Fino a quando mi hanno funzionato le mani la mia tavola era sempre imbandita  e la casa affollata.
Ora che non mi invita più nessuno  il Signore mi sta donando tutto quello che mi manca per sedermi alla sua tavola e mangiare con Lui.
Grazie Signore perchè  non ti formalizzi, non guardi se possiamo ricambiarti il favore, ma continui a chiamare agli angoli delle strade sordi ciechi, zoppi  bisognosi perchè non ti piace mangiare da solo.

IL TEMPIO

 VANGELO (Gv 2, 13-22)
Parlava del tempio del suo corpo.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.
Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete.
Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!».
I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.

Parola del Signore

Certo che se non ci si abitua al linguaggio di Gesù, è difficile capire quello che dice.
Gli apostoli, i discepoli, rispetto a noi erano svantaggiati, perchè  la sua missione su questa terra doveva trovare compimento con la sua morte e resurrezione.
Ma anche oggi che tutto quello che Gesù, il Figlio di Dio ha detto si è avverato, non sembra che siano in tanti quelli che credono alla sua parola, che la comprendono, che ne fanno un alimento vitale.
Per capire una persona non basta parlare la stessa lingua, quando questa non è collegata con il cuore.
Le parole fluttuano nel vuoto e non si aggregano se non c’è un catalizzatore, un verbo che dia loro senso e compimento.
Gesù è questo catalizzatore in un mondo di bla…bla…bla…, rumori, suoni senza senso, disarmonie senza vita.
Ebbene per capire Gesù bisogna frequentarlo, e più lo frequenti e più lo capisci.
Quando il mio nipotino Emanuele mi venne affidato per la prima volta, io non capivo i suoni scomposti e disarticolati dei suoi lunghi discorsi misti a pianto.
Poi , a forza di stargli vicino, di prendermi cura di lui, le cose cambiarono a tal punto che lui scriveva pagine di scarabocchi, poi me le dava da leggere.
Io, cercando di entrare nel suo mondo, gliele leggevo e lui era sempre affascinato da ciò che emergeva da quei fogli.
” Ma nonna, mi diceva, tutte queste cose ho scritto?” meravigliandosi non poco di aver imparato a farsi capire senza neanche andare a scuola, come il fratello più grande.
Questi sono i miracoli dell’amore di cui possiamo fare esperienza, pur non essendo maestri  ufficialmente riconosciuti.
Oggi il protagonista è il tempio come luogo in cui Dio può entrare, uscire, rimanere, a seconda di come è costruito.
Un tempio, una Chiesa noi ce la immaginiamo sempre fatta di mattoni, un luogo dove riunirsi per dare a Dio quello che è di Dio e prendere da lui quello che ci manca.
Mi ha colpito l’immagine della prima lettura in cui dal tempio esce acqua che va a irrigare terre lontane dando vita a tutto ciò che incontra sul suo percorso.
Inevitabile l’accostamento alla ferita inferta al fianco di Gesù dalla lancia del soldato, da dove uscì sangue e acqua, simbolo dello Spirito Santo effuso su tutta la Chiesa.
Quella Casa di carne ci ha dato la vita e mi viene da chiedermi se continua a darcela nelle case di pietra costruite per contenerlo e distribuirlo a chi vi si reca.
Dello Spirito non si fa mercato, questo è ciò che ho capito.
Lo Spirito, l’amore non si compra, ma si accoglie unendo le mani e chiedendo pietà e misericordia per i nostri peccati.
L’indegnità è caratteristica di chi va in chiesa, ma non ne siamo mai abbastanza consapevoli.
Perciò ogni celebrazione eucaristica comincia con il Confiteor.
Siamo piccoli, siamo fragili, siamo bisognosi di tutto e in chiesa ci andiamo per attingere alla fonte quell’acqua che ci risuscita, ci ridà la vita.
“Quante cose possiamo fare con Gesù!” sono le parole di un bimbo che rispondeva così alla domanda rivoltagli dalla maestra di religione  sull’idea che si era fatta di Gesù.
Sembrerebbe risposta non pertinente ma a me piace ricordarla perchè mi ridimensiona, quando penso che la salvezza del mondo dipenda da me, dai miei meriti, dalle preghiere, le sofferenze, le messe, i rosari, i pellegrinaggi e via dicendo.
Senza di Lui non possiamo fare niente, questo è un punto fermo.
Con Lui tutto è possibile, anche trasformare queste nostre chiese  dove  si sta così larghi da permetterci di inginocchiarci a debita distanza dalle persone che non conosciamo.
E per darsi il segno della pace poi si fanno dei veri e propri pellegrinaggi, creando scompiglio in tutta la celebrazione.
Per questo i vescovi hanno detto che il segno della pace deve essere circoscritto a chi ci è vicino. Penso al cuore e ai lontani dal nostro cuore a cui va il mio pensiero quando il sacerdote ci invita a fare un segno di riconciliazione.
E’ allora che devo fare i conti con le distanze e mettermi in viaggio per sentirmi un cuor solo e un’anima sola con i lontani da me, ma in Cristo tutti uniti.
E’ bello che oggi la Chiesa romana ricordi la sua prima chiesa, simbolo dell’unità dei cristiani di quel tempo
E’ bello che ci parli di tempio, luogo dove due o più si riuniscono nel suo nome, ma anche  della casa di carne in cui ogni nostra casa può affondare le fondamenta.
Penso a quanta responsabilità abbiamo a far sì che la Chiesa diventi la sposa di Cristo, carne della sua carne, ossa delle sue ossa.
Che la gratitudine per tutto ciò che riceviamo da Lui, attraverso la chiesa non ci faccia inorgoglire e non ci induca nella tentazione di farne commercio.
Signore perdonaci quando ci dimentichiamo che ognuno di noi è tempio dello Spirito e fa’ che mai lo trasformiamo in una spelonca di ladri.
Aiutaci a credere che siamo stati creati per accoglierti nella nostra vita personale, nel nostro corpo di carne, nelle relazioni che fanno della nostra casa una piccola chiesa domestica.
Aiutaci a colmare le distanze affidando a te il compito di saldare, colmare i vuoti che ci separano. Fa’ Signore che le nostre piccole chiese diventino il tempio luminoso dell’Amore condiviso con i fratelli.

La farina della giara non si esaurirà

Domenica della XXXII settimana del TO anno B
ore 7.26
letture: (1Re 17,10-16); (Sal 145); (Eb 9,24-28); (Mc 12,38-44)
“Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava le monete”
Il tesoro Signore sei tu e noi siamo le tue monete, perchè hai messo il tuo sigillo su ogni uomo, creandolo a tua immagine e somiglianza.
Purtroppo con il tempo copriamo quest’immagine con tante cose inutili, dannose, superflue sì da rendere irriconoscibile la tua paternità.
Il nostro compito, ma anche la nostra realizzazione sta proprio nel rendere sempre più somigliante la nostra vita al modello a cui ti sei ispirato, a te che sei l’Eterno, Creatore e Signore della vita…
E poi te la riprendi, all’improvviso, senza avvertirci.
Come vorrei Signore che oggi le tue parole mi bastassero per affrontare questa giornata che si presenta così difficile, per tamponare  i problemi derivanti dalle riconsegne continue.
Vorrei che mi bastassi tu per stare bene, non vorrei sentirmi così depressa di fronte a questa settimana che si è chiusa con un funerale e inizia con un altro.
Due vite stroncate, una giovane e una avanti negli anni…miei parenti.
Due vedove, una madre, dei figli, privati del loro bene…
Vedova mi sento anch’io che non sono ancora riuscita a staccarmi dagli affetti più cari, dai ricordi, dai rimpianti…
Mi chiedo se in me non c’è menzogna.
Ogni giorno mi interrogo su cosa devo gettare nel tesoro del tempio per dare tutto, ma proprio tutto a te.
Dico che in Paradiso non ci voglio andare con la valigia, ma non è così semplice spogliarsi di tutto ciò che ci tiene attaccati a questo mondo, che poi sono anche le cose che ci connotano, che ci definiscono.
La nudità spaventa, ma è essenziale per permettere quindi a Te di rivestirci solo del Tuo abito, della tua grazia, del tuo amore che ci copre, ci scalda e ci identifica come tuoi figli scelti e prediletti.
Sto facendo molti sforzi in tal senso, ma mi rendo conto di quanto sia lontana dalla meta.
La vedova ha messo  tutto quello che aveva, io non sono per niente certa che riuscirei a rinunciare a tutto.
Ogni volta che non per mia volontà sono chiamata a restituire quanto con estrema benevolenza mi è stato affidato, soffro e anche se dico” Sia fatta la tua volontà, tutto è tuo, è giusto che arrivi anche per me il tempo della riconsegna”,  cerco in tutti i modi di salvare il salvabile, perchè la paura di rimanere  senza niente mi atterrisce.
Aumenta la nostra fede Signore, aiutaci ad accontentarci di quello che ogni giorno ci dai, del pane quotidiano che spesso è pane di lacrime, di dolore e di solitudine..
Come un turbine alla fine della vita gli scenari cambiano a tal punto che ti trovi spaesata in un luogo e in un tempo che non conosci e che a prima vista è privo di qualsiasi attrattiva.
E devi ancora svuotare armadi, svuotare tasche, mettere in conto che da un momento all’altro quei pochi amici o parenti che sono rimasti possono abbandonarti, lasciarti sola a orientarti in un mondo sempre più ostile e ti senti solo, inadeguato e un malessere più o meno grande ti infelicita il tempo che ti rimane da vivere.
Quanto vorrei Signore che la vita non fosse così complicata, specie quando nel tesoro del tempio siamo costretti a gettare le poche forze rimaste, la nostra fragilità, il nostro bisogno di aiuto, la nostra incapacità a staccarci, senza esserne dilaniati, dalle cose o dalle persone a cui siamo più legati.
Il mio cuore è un guazzabuglio di pensieri, paure, non c’è gioia in quello che faccio e mi sento come travolta da un uragano.
Tu sei la mia ancora, la mia salvezza.
Maria aiutami a vivere le difficoltà come occasione di grazia, senza distogliere gli occhi da Gesù.
Sull’altare oggi voglio mettere il mio orgoglio che faccio fatica a mettere da parte e voglio con le parole di Maria dire” Eccomi, sia fatto di me come tu vuoi”

LA DISONESTA RICCHEZZA

sabato della XXXI settimana del TO anno dispari
ore 6.36
Letture: Rm 16,3-9.16,22-27; Sal 1444; Lc 16,9-15
“Salutatevi gli uni gli altri con il bacio santo” Rm 16,16
Un bacio, cosa è un bacio? Per Cristo il bacio fu il segno che era lui quello che dovevano prendere, il bacio di Giuda, il traditore.
Ci sono poi i baci degli innamorati, finchè durano, che ti fanno schizzare in paradiso. Finchè dura l’amore, il rispetto, la fiducia, l’attrazione.
Ci sono i baci di convenienza, poi, io li chiamo i baci dei capi di stato, che fanno finta, recitano un copione da cui non possono distaccarsi.
I baci delle mamme sono i più belli, quelli che non si dimenticano, perchè il solo ricordo ti scalda l’anima, ti riempie il cuore.
Io non ho ricevuto baci da quel che mi ricordo, quando ero piccola e poi divenuta più grande solo in occasione di partenze e di ritorni.
“I figli si baciano quando dormono” soleva dire mia madre e l’unico contatto con lei è il picolo segno di croce che tracciava sulla nostra fronte prima di andare a dormire, grazie a Dio.
A mio figlio non ho dato neanche quello purtroppo ma le vie del Signore sono infinite.
Se la mia vita è stata avara di baci e di abbracci, fatta eccezione del periodo del fidanzamento , ora di baci ne ricevo molti da gente che non conosco ma di cui condivido la fede.
E’ il bacio santo di cui parla San Paolo?
Certo che anche tra noi cristiani c’è chi lo fa per dovere, chi per interesse e chi per amore sincero.
Al segno della pace illustri sconosciuti ti stringono la mano, ti abbracciano e ti baciano e tu senti che non è finzione ma forza prorompente per condividere la gioia di essere lì in quel luogo a mangiare dello stesso pane seduti alla stessa mensa, invitati dall’unico ed eterno Signore, Padre di tutti, dei buoni e dei cattivi, dei sani e dei malati.
Condividere la gioia di essere salvati, di essere figli di un unico Padre è la cosa più bella che ci possa capitare.
Il bacio è il segno di un’appartenenza ad una famiglia più grande, una famiglia dove  tutti i dissidi, le differenze, le distanze si ricompongono in Cristo nostro Signore.
Gesù nel vangelo di oggi parla di disonesta ricchezza da usare per acquistarsi degli amici che ti difenderanno davanti al tribunale di Dio.
A me questa mattina, Dio mi perdoni!, viene in mente che la più disonesta ricchezza è quella che abbiamo senza aver fatto nulla per meritarla, una ricchezza che ci è piovuta dall’alto, quando eravamo ancora peccatori e ancora lo siamo.
Come si potrebbe chiamare un bene così grande, quale l’amore di Dio, quando se abbiamo fatto qualcosa è proprio l’opposto per averne diritto?
Gesù ci invita a non tenerci per noi quello che ci dona gratuitamente, il suo bacio santo, santissimo, ma di dispensarlo non solo ai nostri amici, ma anche e soprattutto ai nostri nemici, se ci riesce.
Non dobbiamo tenere per noi, trattenere la grazia che ci elargisce, perchè noi siamo come serbatoi che più fanno uscire l’acqua e più si riempiono e si purificano.
Basta guardare di che colore è l’acqua quando apri il rubinetto di una casa che abiti solo durante le ferie. Il colore è marrone fino a quando l’acqua pulita trova lo spazio per riempirlo di nuovo.
Questa mattina voglio pregare così.
Signore ti ringrazio per quel piccolo segno di croce che mamma imprimeva sulle nostre fronti, prima diandare a dormire, per quei rosari che diceva la notte per la salvezza delle anime di noi 4 figli.
Sono i suoi baci santi che oggi mi stanno pervenendo dal cielo.
Ti ringrazio per tutti quelli che mi hanno testimoniato il tuo amore, per quelli con cui oggi lo condivido con gioia, con una consapevolezza sempre più forte e riconoscente. Ti prego di rendere il mio corpo meno rigido a ricambiare gli abbracci che attraverso i tuoi amici mi fai giungere.
Signore abbassa, infrangi le mie difese, sì che non arretri di fronte a ciò che potrebbe ferirmi e farmi male.
Che ogni gesto sia gesto d’amore, che ogni bacio sia soffio del tuo Spirito!

Amministrare

Venerdì della XXXI settimana del TO  anno dispari
letture: Rm 15,14-21;Sal 97; Lc 16,1-8
ore 6.57

“Rendi conto della tua amministrazione”(Lc 16, 2)
A tutti Signore chiederai conto della’amministrazione dei beni che ci hai affidato nel corso ella vita.
Io non sono una brava amministratrice, specie per quanto riguarda i soldi che in passato ho sperperato per me, per stare bene io.
C’è stato un tempo in cui di soldi non ne avevo o ne avevo tanto pochi da tenermeli stretti per soddisfare le mie necessità o togliermi qualche  piccola soddisfazione.
Certo che non ho mai pensato di darne a chi ne aveva più bisogno e ancora adesso faccio fatica a fare l’elemosina.
Mentre leggo il vangelo penso a tutto quello che non ho saputo fare e che non ancora imparo a fare come si deve e a te chiedo aiuto per fare non la mia ma la tua volontà.
Ma se subito mi sono venuti in mente i soldi con i quali non ho un buon rapporto, identificandoli con i beni che mi hai dato da amministrare, mi sono venuti in mente altri beni di gran lunga più preziosi che tu mi hai donato gratuitamente e mi chiedo che uso ne ho fatto e ne faccio.
Tu Signore mi hai donato la vita in questo corpo mortale , una vita sempre più sacrificata in questo involucro , che mi sta sempre più stretto, man mano che la prima si dilata.
E poi il tempo… , il tempo dell’attesa, il tempo delle occasioni favorevoli per incontrare te Signore nelle persone che metti sul mio cammino.
Mi sfilano davanti tanti volti, tante storie, tante persone amiche, parenti, educatori, amici .. Molti non ci sono più.
Pensando al giudizio finale mi chiederai conto di ognuna di loro, sono certa, ora che ho imparato la lezione, anche se ancora sono scarsa nel fare i compiti, gli esercizi.
Le ho amate? O solo usate? Mi sono messa nei loro panni, sono stata capace di rinnegare me stessa e mettermi a loro servizio? Sono stata pronta a perdonare, accogliere, entrare nella loro terra togliendomi i sandali perchè terra sacra?
Non credo Signore, anzi sono certa di no, fino a quando non ho cominciato a frequentarti e ho preso lezioni da te.
Quanta strada Signore in tua compagnia, anche se sono solo 15 anni che mi sono accorta che mi stavi accanto.
Ora mi sforzo di non usare le persone, di non darle per scontate, ma non sempre ci riesco. Per questo continuo a chiederti aiuto.
E poi penso al tempo che mi hai donato in abbondanza,  del silenzio, dei no, del fallimento, della malattia, della solitudine, del rifiuto… penso a quello dell’attesa che si è moltiplicato strada facendo, dilatato .. Un tempo che prima riempivo con tante cose da fare, da trovare, da rimediare.. e che oggi è pieno di te, Signore.
Tu sei venuto togliendoti i calzari nella mia terra rendendola sacra, considerandola sacra, sei venuto perchè mi ami e mi vuoi parlare d’amore.
Non sempre mi accorgo di quanto grande sia il tuo amore per me, non sempre ti lascio entrare, spaventata da ciò che non conosco perchè tu ti nascondi Signore nelle stalle, nelle mangiatoie, in luoghi maleodoranti e scanzati dalla gente perbene.
“Egli è qui non cercatelo nelle chiese” scrisse la mia alunna al tema su dove cercarti.
Nella mia preghiera mattutina oggi voglio chiederti la grazia di riconoscerti presente in ogni persona, avvenimento, cosa che abiterà la mia giornata.
Fa’ che io veda te in tutto, perchè sei tu il Bene da amministrare.
Ciao Gesù. Che non dimentichi mai di chiederti consigli!

Ricerca

giovedì della XXXI settimana del TO
ore 6.51
“Ho trovato la pecora, quella che era perduta”(Lc 15,6)
Tu Signore sei sempre in cerca dei tuoi figli che vanno scappando da tutte le parti, che pur amando i pascoli erbosi s’illudono di trovarne migliori e a minor prezzo.
Il tuo ovile ci sta un po’ stretto perchè vorremmo stare più larghi, comodi e non doverci ogni giorno scontrare con le esigenze e le pretese dei nostri fratelli.
L’ideale sarebbe una casa tutta per noi dove possiamo fare quello che più ci piace, senza controlli e controindicazioni, una casa dove il nostro diritto ha la meglio sul bisogno degli altri.
Vivere gomito a gomito non è per niente bello, condividere quello che hai difficile, sopportare oltre al tuo odore anche quello che emanano gli altri.
E’ naturale che la convivenza ci dia dei problemi dai quali vogliamo scappare e per questo ci perdiamo.
Ognuno di noi, la maggior parte, sogna una casa per conto suo, una villetta con un piccolo giardino, dove si può fare rumore e nessuno si arrabbia.
Giovanni, quando cominciò a crescere, mi disse che preferiva andare a stare dall’altra nonna, perchè nella mia casa non ci si poteva fare rumore e c’erano troppe curve(regole) e poi io avevo una piccola televisione, mentre nonna Rita aveva uno schermo megagalattico con pure la Play Station.
Giovanni che fino all’anno prima mi aveva detto che gli davo il paradiso” quando  mi abbracci e mi consoli!”
Ripenso a quanto mi fecero male le sue parole e posso pensare a quanto tu soffri per le nostre defezioni, allontanamenti , rifiuti..
Dei  figli che hai generato, che hai amato prima di dar loro la vita, i figli per cui sei morto, i figli, carne della tua carne, ossa delle tue ossa…
Anche se Giovanni lo amo come e più forse di mio figlio, anche se non l’ho portato nel grembo e mi consolo pensando che nell’altra casa c’è chi lo guarda e ha cura di lui.
Ma noi Signore se ci allontaniamo non sappiamo a cosa andiamo incontro e ci perdiamo e ci facciamo male, perciò tu ci vieni a cercare anche a costo di lasciare le altre 99 pecore chiuse dentro l’ovile.
Ricordo quanto mi fecero bene le parole di un sacerdote a cui confidai la mia pena per l’irriconoscenza del piccolo Giovanni.
Mi disse che noi siamo il campo base, il luogo dove si prende l’equipaggiamento per partire e dove si torna per rifornirsi di cibo e di strumenti logori o rotti.
E così è avvenuto ogni volta che Giovanni aveva bisogno di essere consolato, rassicurato.
Molti non sanno che tu sei il Campo Base, molti dimenticano dove trovare gli strumenti per il viaggio, molti addirittura lo ignorano.
Per questo ti metti in cammino e ci cerchi, per prenderci in braccio, curare le nostre ferite e farci sentire il tuo cuore che batte per noi.

Pieno compimento della legge è l’amore.

” Amerai il prossimo tuo come te stesso”(Rm 13,9)
Non è facile amare tutti Signore, si fa fatica a perdonare a ricambiare il male con il bene, a passare sopra a tante ingiustizie, cattiverie, tradimenti. Non è facile e a volte addirittura impossibile percorrere le vie della riconciliazione, non è umano mi viene da dire.
Quando ai fidanzati che si preparano a ricevere il Sacramento del matrimonio diciamo che devono essere pronti a perdonare il coniuge anche se tradisce ,c’è una ribellione, un rifiuto a prendere in considerazione questa che sembra una postilla, un optional di cui non tenere conto.
Salvo poi mettersi l’anima in pace pensando che a loro non può accadere perchè si amano e l’ipotesi quando sono innamorati non li riguarda per niente.
Molti di quelli che si sentivano sicuri del loro amore si separano a causa di un tradimento.
Signore se non ci fossi tu sicuramente avrei fatto terra bruciata intorno a me in nome della mia giustizia che non contempla la debolezza, il limite dell’altro, ma solo il mio diritto ad essere amata, rispettata, per quello che sono, che faccio, dico, dono.
La cosa più brutta è l’ingratitudine, sentirsi scontati, invisibili per quelli che hai beneficato.
E’ un vero tormento.a
Eppure tu Signore metti al primo posto il comandamento dell’amore che è la garanzia di qualsiasi progetto finalizzato alla sicurezza tua e nostra.
Sembra strano che tu Signore ci chieda di metterti al primo posto, di anteporti a qualsiasi persona o interesse perchè le nostre azioni vadano in porto.
Potrebbe non interessarci la tua proposta di essere tuoi discepoli, vale a dire di seguirti, rinnegando tutto e sollevando sulle nostre spalle la croce, l’unico bagaglio consentito per affrontare il cammino della vita.
Quando pensiamo alla croce ci vengono in mente tutti i problemi che abbiamo che non possiamo risolvere, tutte le cose che ci schiacciano e ci impediscono di fare quello che ci pare e piace.
Il peso più grande che non riusciamo a portare è la nostra incapacità di amare, di benedire quelli che ci maledicono, di ringraziarti per tutto ciò che ostacola la realizzazione dei nostri progetti, che fa naufragare le nostre aspettative.
Il nostro poco amore Signore ci toglie la pace, ci rende la vita un inferno.
Sperimentiamo ogni giorno l’incapacità o la cattiva volontà delle persone di amarci e non ci mettiamo mai in discussione.
Sono gli altri a farci soffrire, gli altri che ci hanno fatto diventare aridi, egoisti e soli.
Gli altri…
Poi scopriamo per grazia che tu sei l’Altro, in te possiamo riconciliarci con il mondo intero senza fatica, perchè ti sei caricato sopra le spalle tutte le nostre croci, il nostro piccolo amore e lo hai trasformato assumendolo sulla tua carne in occasione di vita.
“Forse mi passa se abbraccio qualcuno!” disse Giovanni in piena crisi di asma e tu Signore ci fai le catechesi attraverso i bambini e ci dici di sollevare lo sguardo al crocifisso dove nelle tue braccia troviamo la capacità di allargare le nostre braccia e di accogliere e amare tutti quelli che ti stanno a cuore, vale a dire sono vicini al tuo cuore.