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giovedì della XXXI settimana del TO
ore 6.51
“Ho trovato la pecora, quella che era perduta”(Lc 15,6)
Tu Signore sei sempre in cerca dei tuoi figli che vanno scappando da tutte le parti, che pur amando i pascoli erbosi s’illudono di trovarne migliori e a minor prezzo.
Il tuo ovile ci sta un po’ stretto perchè vorremmo stare più larghi, comodi e non doverci ogni giorno scontrare con le esigenze e le pretese dei nostri fratelli.
L’ideale sarebbe una casa tutta per noi dove possiamo fare quello che più ci piace, senza controlli e controindicazioni, una casa dove il nostro diritto ha la meglio sul bisogno degli altri.
Vivere gomito a gomito non è per niente bello, condividere quello che hai difficile, sopportare oltre al tuo odore anche quello che emanano gli altri.
E’ naturale che la convivenza ci dia dei problemi dai quali vogliamo scappare e per questo ci perdiamo.
Ognuno di noi, la maggior parte, sogna una casa per conto suo, una villetta con un piccolo giardino, dove si può fare rumore e nessuno si arrabbia.
Giovanni, quando cominciò a crescere, mi disse che preferiva andare a stare dall’altra nonna, perchè nella mia casa non ci si poteva fare rumore e c’erano troppe curve(regole) e poi io avevo una piccola televisione, mentre nonna Rita aveva uno schermo megagalattico con pure la Play Station.
Giovanni che fino all’anno prima mi aveva detto che gli davo il paradiso” quando  mi abbracci e mi consoli!”
Ripenso a quanto mi fecero male le sue parole e posso pensare a quanto tu soffri per le nostre defezioni, allontanamenti , rifiuti..
Dei  figli che hai generato, che hai amato prima di dar loro la vita, i figli per cui sei morto, i figli, carne della tua carne, ossa delle tue ossa…
Anche se Giovanni lo amo come e più forse di mio figlio, anche se non l’ho portato nel grembo e mi consolo pensando che nell’altra casa c’è chi lo guarda e ha cura di lui.
Ma noi Signore se ci allontaniamo non sappiamo a cosa andiamo incontro e ci perdiamo e ci facciamo male, perciò tu ci vieni a cercare anche a costo di lasciare le altre 99 pecore chiuse dentro l’ovile.
Ricordo quanto mi fecero bene le parole di un sacerdote a cui confidai la mia pena per l’irriconoscenza del piccolo Giovanni.
Mi disse che noi siamo il campo base, il luogo dove si prende l’equipaggiamento per partire e dove si torna per rifornirsi di cibo e di strumenti logori o rotti.
E così è avvenuto ogni volta che Giovanni aveva bisogno di essere consolato, rassicurato.
Molti non sanno che tu sei il Campo Base, molti dimenticano dove trovare gli strumenti per il viaggio, molti addirittura lo ignorano.
Per questo ti metti in cammino e ci cerchi, per prenderci in braccio, curare le nostre ferite e farci sentire il tuo cuore che batte per noi.
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