S. Stefano

“Chi avrà perseverato fino alla fine, sarà salvato” ( Mt 10,22)
Oggi è giorno di riflessione. Abbiamo tutti la testa imballata, dal cibo e dallo stress di questi giorni che precedono il Natale.
Siamo stanchi e forse è il momento giusto per fermarci e riposare.
“Venite in disparte e riposatevi un po’ ” dice Gesù ai suoi discepoli, vedendoli affaticati e stanchi.
Ma il riposo, leggiamo, non dura che un battito d’ali, perchè la gente non si lascia ingannare e ti scova quando gli servi.
La chiesa, per toglierci d’impiccio e non caricarci di ulteriori doveri non ha messo di precetto il giorno di Santo Stefano, ma io avrei preferito il contrario.
Oggi è dedicato alla meditazione di quanto abbiamo ascoltato, visto, fatto.
Il Natale è una gimkana tra doveri e piaceri, una gimkana dove Gesù , se lo trovi, quello vero, non edulcorato dai nastri, le luci o gli incarti, lo trovi, dicevo, il giorno dopo, con il martirio di Santo Stefano, il primo martire.
Poichè non è festa di precetto, la maggior parte delle persone non pensa a cosa comporta la nascita del bambinello che ieri piccolo e indifeso al freddo e al gelo aveva fatto tanta tenerezza da desiderare di portagli la “copertina” come Giovanni  s’impegnò a fare,quando aveva appena 2 anni , dopo averne toccato il corpo di gesso esposto ai piedi dell’altare.
Penso oggi, che ho più tempo, a cosa mi ha portato questo Natale, quali doni mi sono piovuti dal cielo senza che io me ne sia accorta.
Faccio fatica a trovarli anche se sono sicura che il Signore non si è dimenticato di me.
Mi riesce più facile invece elencare le opere del demonio, le sue invenzioni, i suoi trucchi, le sue malvagità condite con la glassa e le decorazioni colorate; ho imparato a riconoscere lì dove si insinua, a vederlo all’opera in tante situazioni che mi coinvolgono.
Purtroppo mi accorgo del male solo quando l’ho fatto e mi dispiace, a volte non faccio il bene, e questo è il mio grande peccato, perchè voglio distrarmi e prendere le distanze da tutto ciò che mi fa star male.
In questo periodo d’Avvento ho passato il tempo a lamentarmi, per tutte le cose che andavano storte che non sono state poche.
A cominciare dalla patente, dall’insopportabile dipendenza a cui mi obbliga il foglio rosa e alla difficoltà oggettiva che comporta guidare con il freno a mano imposto dalla commissione, difficoltà a reperire istruttori al di sotto dei 65 anni, quando l’unico disposto e reperibile è Gianni, mio marito, che di anni ne ha 71.
E poi i ricalcoli a cui ho dovuto fare fronte dopo l’intervento di cataratta, con la dottoressa Cecilia che ha avuto un malore sia quando avevo il controllo a 7 giorni, sia a 30 giorni, un malore che in un periodo di festa mi ha costretto ad andare al pronto soccorso.
E poi una settimana con la paura di addormentarmi per via delle apnee, che mi facevano svegliare di soprassalto la notte e che mi lasciavano un mal di testa feroce. Il panico, la paura mi sono state compagne in questo periodo che precede il Natale, panico e paura che non sono stati accompagnati da buone e salutari compagnie.
Con Gianni è tornato il periodo delle incomprensioni. delle distanze ogni giorno da colmare, senza grossi benefici.
E poi la solitudine, lo smarrimento perchè  la persona a cui faccio riferimento durante l’anno, per i bisogni che la conduzione della casa comporta, era oltre che malata anche confusa.
Certo che a pensarci l’avvento non è stato un bel periodo, anche se ogni mattina mi sono sforzata di mettermi in ascolto della Parola di Dio.
Ho avuto , non posso negarlo, tanti raggi di luce, tante carezza troppo brevi in verità,  perchè potessi sentirmi al sicuro.
Forse è questo ciò che il Signore mi vuole dire: che il riposo dura giusto un attimo, perchè oggi è tempo di testimonianza e le folle premono alle porte, mentre avremo l’eternità per goderci la gioia di contemplare, adorare e ringraziare il Signore per tanti suoi benefici.
L’eternità fa paura a Giovanni che ha 12 anni, ci immette in un tempo in cui non devi temere i ricalcoli, perchè finalmente puoi riposare nel Suo amore.
Oggi mi si chiede di perseverare, di non farmi illusioni, che andare dietro a Gesù non ti garantisce l’esenzione dai tiket, la pensione, o la guarigione da tutti i tuoi mali.
Oggi Santo Stefano ci ricorda che la testimonianza è l’unica strada per entrare nel Suo riposo.
Perseverare nonostante la consapevolezza dei miei limiti che mi appaiono sempre più grandi e invalidanti, perseverare con la fiducia piena che Dio viene incontro alla nostra debolezza e ci mette in bocca le parole giuste al tempo opportuno, che lo Spirito di Dio non evapora come l’alcool che stordisce , ma rimane in noi e ci viene in aiuto ogni volta che lo invochiamo.
Questa mattina voglio impegnarmi a guardare non ciò che mi manca, ma il bene che Dio mi aiuta a compiere.

E’ nato?

25 dicembre 2015
“Veniva nel mondo la luce vera, che illumina ogni uomo”(Gv 1,9)
2015 anni fa nascevi Signore mio Dio.
Non c’era posto per te negli alberghi, nelle case, in luoghi comodi e accoglienti, ma tu ti sei accontentato di una mangiatoia, di una stalla, in un paese piccolo e sperduto,  Betlemme che, guarda caso, significa casa del pane.
“Io sono il cibo di vita eterna”  dirai, una volta diventato grande e nell’ultima cena, dopo aver benedetto il pane e il vino, “prendete e mangiatene tutti questo è il mio corpo, questo è il mio sangue…fate questo in memoria di me”.
Diventare pane, diventare cibo per tutti quelli che si lasciano ammaliare dagli incarti, dalle etichette, dalle promesse del cibo facile e a buon mercato.
Non potevi che nascere nella casa del pane e non potevi mascherare ciò che in effetti noi siamo: stalle maleodoranti e sporche, destinate ad ospitare animali non uomini fatti a tua immagine e somiglianza.
Rifletto su questo tuo non scandalizzarti per quello che siamo, su dove viviamo e come viviamo, rifletto e mi vergogno.
La casa è ancora immersa nel silenzio , perchè ieri si è fatto tardi per il cenone della vigilia.
Alla veglia di mezzanotte non siamo venuti perchè eravamo stanchi, troppo stanchi dopo l’orgia consumistica che ci ha fatto dimenticare chi stavamo aspettando.
Di presepi e di Gesù bambini e angioletti ho riempito gli scaffali, i tavoli, le librerie per contestare quelli che non hanno voluto che quest’anno nelle scuole si festeggiasse il tuo compleanno.
Mi sono indignata per questo, ma in questa pace e in questa quiete mi interrogo se anche io ti ti ho trattato alla stessa maniera.
C’è posto per te in questa casa così grande che mi ci perdo, c’è posto per ospitare chi è al freddo e al gelo, chi non ha dove posare il capo, chi sotto i cartoni si è costruito un rifugio alla stazione e lì ha passato la notte?
C’è posto per te in questa mia casa comoda e calda, con tante stanze e tante poltrone?
Tutto e niente parla di te in questo  mio albergo, dove l’ingresso è riservato ai più stretti congiunti che non creano problemi.
Non posso dire che non sapevo con chi, oltre la famiglia di mio figlio avrei potuto condividere il cibo abbondante compresso nel frigo o sistemato al fresco sul balcone, dove la temperatura è più bassa.
Spesso penso alla persona che mi abita sotto che vive sola e che forse avrebbe piacere a ricevere un nostro invito.
Peccato che abbia un brutto carattere.
Non ho avuto coraggio, forza, determinazione  a invitarla, ho avuto paura che avrebbe portato scompiglio nella nostra  calma e collaudata routine.
Non mi sono fidata di te e ho fatto appello solo alle mie forze. Per questo ho taciuto e  ho fatto finta di niente.
Signore aumenta la mia fede, in te, non in me, perchè chi dà valore e importanza al piatto è solo il suo contenuto.

Sono stato con te dovunque sei andato

“Ci visiterà un sole che sorge dall’alto”(Lc 1,78)
Quante vigilie nelle mia vita, quante attese che qualcosa di bello, di risolutivo avvenisse!
Più passano gli anni e più le aspettative diminuiscono, diminuiscono le forze e le certezze, e il mare diventa più ampio, un oceano senza strade e senza luci, un deserto senza voci e senza case, un orizzonte che non separa, e tu ti senti un punto, sempre più piccolo sul tuo guscio di noce a meravigliarti di essere ancora in vita dopo tante tempeste.
“Ci visiterà un sole che viene dall’alto”. Non ci avevo mai pensato che il sole potesse venire anche dal basso e invece è così.
Quanti soli ci hanno abbagliato, quante luci abbiamo seguito che ci hanno portato solo dolore e morte.
Mi è sempre piaciuto all’alba fotografare con gli occhi e con il cuore il sole che spuntava dal mare, la luce che si diffondeva da dietro le case, un sole che sorgeva e tramontava, si alzava e si abbassava ogni giorno, giorni di luce e di buio, di lotta e di fatica, giorni d’inverno e di primavera, giorni in cui le ore erano scandite dai doveri e dai piaceri della vita, giorni di speranze terrene, umane, con il cuore e la mente proiettati lontano.
Quante delusioni, quanti ricalcoli, quanti azzeramenti imprevedibili, imprevisti, quanti giorni di cielo coperto, di buio, di attesa!
Oggi è l’ultimo giorno di Avvento, la vigilia di Natale.
Stanotte finisce l’attesa.
Ogni anno ci si ripropone quello che noi viviamo inconsapevolmente tutto l’anno: attendere un sole che non tramonta, una soluzione definitiva ai nostri problemi esistenziali.
Cambiano le età, ma tutti viviamo nell’attesa che si compia qualcosa che risponda alla nostra fatica.
Oggi voglio meditare su quel sole che ha rischiarato le notti più buie della mia vita, che contrinua a farlo anche quando il mio spirito è triste fino alla morte, perchè il Natale è una conta di morti, un giudizio senza appello se lo guardi senza quel sole.
Voglio aprire le finestre della mia casa per permettere ai suoi raggi di illuminarla tutta, fin nei più reconditi ripostigli, anfratti nascosti, perché possa contemplare e adorare la Parola che ha squarciato il velo del tempo: “Sono stato dovunque sei andato”.

Il MESSAGGERO

Giovanni è il suo nome ( Lc 1,63)
La liturgia di oggi ci parla della nascita di Giovanni Battista e della voce che torna a Zaccaria, suo padre quando dice il nome suggerito dall’angelo.
Zaccaria era diventato muto all’annuncio dell’angelo perchè non credette che poteva avverarsi il miracolo di avere un figlio a tarda età.
Quando a Zaccaria fu chiesto il nome da dare al figlio, non ebbe dubbi a confermare ciò che sua moglie Elisabetta aveva detto quando vennero per circoncidere il figlio.
A quel  “Si chiamerà Giovanni” di Elisabetta fece eco  “Giovanni è il suo nome” , parole scritte su una tavoletta.
Quando fai la volontà di Dio ti torna la voce e a Zaccaria questo accadde sì che pronunciò il più bell’inno di lode a Dio dopo il Magnificat di Maria che tutta la chiesa ricorda e prega al mattino e alla sera nella liturgia delle ore.
Ma qui non può sfuggire l’accordo della coppia in sintonia con la grazia del vincolo contratto con il matrimonio.
Per uscire dall’ isolamento a cui ci condanna l’incredulità nella misericordia di Dio è necessario accordarsi.
“Quando due o più si riuniscono nel mio nome, io sono in mezzo a loro”
Questa coppia nella fede ha ritrovato il suo equilibrio andando controcorrente, non adeguandosi a stereotipi di tradizioni vincolanti e non vivificanti.
Dio voleva fare una cosa nuova, partendo da un nome che è un programma e una certezza” Dio salva, Dio ama”
E non è forse questo il compito assegnato ad ognuno di noi?
Comunicare al mondo l’amore di Dio con il nome che portiamo.
Non avevo mai riflettuto fino in fondo quanto conti chiamarsi in un modo piuttosto che in un altro.
Il nome ci immette in una storia, la nostra storia, e ci dà l’identità dalla quale non possiamo prescindere per vivere.
Oggi voglio meditare sul messaggio che Dio fa alla nostra coppia.
Spesso succede che la fede non sia condivisa dalla coppia.
Spesso uno dei due rimane indietro, e si fa fatica a procedere , perchè si arriva a non comunicare, a vivere da soli le gioie e i dolori della vita.
Molti si separano proprio per questa incapacità di comunicare, ma se uno dei due rimane fermo nella fiducia in Dio e nell’amore verso il suo sposo, sicuramente potrà accadere che le cose cambino e si trasformino in un rendimento di grazie e una benedizione.
Il benedictus è attribuito a Zaccaria, ma esprime la gioia e la riconoscenza dei due sposi, perchè è certo che Elisabetta quelle parole le aveva nel cuore da quando vide presentarsi alla sua casa Maria e il bambino le sussultò nel grembo.
“Benedetto il Signore , Dio d’Israele, che ha visitato il suo popolo…”
Ognuno di noi nella sua stanza segreta può dire “Benedetto il Signore, Dio d’Israele” senza mai perdere la speranza che un giorno lo si possa dire insieme, appena svegli, lo sposo e la sposa riconciliati da Dio che ha salvato il mondo cominciando dalla famiglia , dove il sì al Signore non vengono in contemporanea, ma quando vengono, cambiano il mondo e rendono visibile Dio.

“L’anima mia magnifica il Signore”(Lc 1,46)

Meditazioni sulla liturgia del 22 dicembre
Ultime ferie di Avvento
Letture: 1Sam 1,24-28; Salmo: 1Sam 2,1.4-8; Lc 1,46-55
“L’anima mia magnifica il Signore”(Lc 1,46)
Ringraziare per ciò che si è ottenuto è abbastanza facile ma non scontato, ringraziare e lodare il Signore a scatola chiusa è cosa straordinaria se non impossibile.
Maria, la prima dei salvati, accoglie il progetto di Dio sulla sua vita senza porsi domande, fidandosi completamente di Lui.
Anna magnifica il Signore perchè è stata esaudita nella sua preghiera e mantiene la promesa di consacrare il figlio al Signore.
Due esplosioni di gioia che escono dalla bocca di due donne che in modo diverso sono state scelte da Dio per realizzare il suo progetto d’amore su tutto il popolo d’Israele, su tutti i suoi figli.
Dicevo che non è facile ringraziare e il papa ci ha ricordato che una delle tre parole magiche che portano la pace in famiglia e fanno stare bene è “grazie!”
Non è un caso che l ‘Eucaristia si chiami così, rendimento di grazie.
Gesù nell’ultima cena benedice il pane e il vino prima di darlo ai suoi amici tra cui c’era anche il traditore. E questo è sembrato uno sbaglio
Nel racconto della moltiplicazione dei pani e dei pesci Gesù benedice , dice bene non dell’abbondanza , ma del poco che c’è, che si è riusciti a trovare, perchè avvenga il miracolo.
Benedire è dire bene di una cosa, a prescindere dal vantaggio immediato che ne consegue.
Dio benedisse tutta la creazione e disse che era cosa buona, anzi molto buona quando creò l’uomo mascio e femmina, vale a dire la famiglia umana.
A guardare come vanno le cose c’è molto poco da benedire, dire bene, perchè sono più le famiglie che si sfasciano che quelle che stanno in piedi.
Eppure Dio ha fatto bene ogni cosa e non è possibile che si sia sbagliato.
Dobbiamo attendere, questo è quello che ho imparato in questo cammino affascinante e faticoso, difficile e straordinario, perchè faccio esperienza quotidiana della novità racchiusa in ogni cosa.
Dicevo quindi della difficoltà a ringraziare per quello che non vedi non senti non tocchi.
Ringraziare in bianco.
Ricordo che la prima preghiera che insegnai a Govanni il mio nipotino non fu nè un padrenostro, nè un’avemaria e neanche un angelo di Dio.
Era da poco passato il Natale e io di catechismo letto sui libri ne sapevo meno di niente.
Allora mi venne un’idea… in verità fu lo Spirito che me la suggerì.
“Per che cosa vogliamo ringraziare Gesù? “gli chiesi a bruciapelo mentre si stava catapultando sul cibo ghiotto che gli avevo preparato
“Per le patate! ..e pei colori!…” “allora io lo voglio ringraziare perchè tu sei qui! ” ” e io perchè papà mi ci ha portato!” “e io per il sole!” ” Si nonna voglio ringraziare anche io per il sole così possiamo andare a giocare in giardino”.
Da allora il grazie è diventata un’esigenza, che, se prima era collegata ad un bene usufruibile subito, ora è basato sulla fiducia in Dio che fa bene tutte le cose.
Dovrebbe venire più spesso Natale per imparare ad attendere, per fare dell’attesa il tempo opportuno per incontrare il Signore e cantare a lui il nostro Magnificat.

INCONTRI

“Il Signore tuo Dio in mezzo a te è un salvatore potente” ( Sof 3, 17)
Questa mattina voglio riflettere sulla gioia che nasce dall’incontro tra due persone.
Ieri e oggi viene riproposto lo stesso passo di Luca sulla visitazione di Maria alla cugina Elisabetta.
Protagonista è la gioia dell’incontro, il riconoscere la presenza del Signore ed esultare.
“Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo”
A riconoscere Gesù quindi non fu Elisabetta ma Giovanni, il precursore, prima ancora che venisse alla luce.
Giovanni comunica la sua gioia alla madre che fu piena di Spirito Santo.
E’ lo Spirito Santo infatti che poi suggerisce ad Elisabetta parole di benedizione e di giubilo per la presenza di Dio in mezzo a loro.
Un Dio nascosto che si rivela quando si riconosce la sua voce, quando emerge dalla memoria la meraviglia dell’inizio, nostalgia di un oceano che eri abituato a solcare, senza paura, di un giardino che il Signore ha custodito e coltivato per te, da quando te ne sei allontanato.
Penso che l’esperienza di incontri particolari che ti fanno balzare il cuore nel petto, li facciamo un po’ tutti, anche se la fretta spesso ce li fa dimenticare.
Sono incontri che ti fanno stare bene, incontri in cui presente passato e futuro diventano un punto luminoso di pace, di gioia di amore condiviso.
Il tempo degli amori giovanili è passato e io pensavo che alla mia età il trasalimento del cuore, la commozione nell’incontro degli sguardi, nelle strette di mano, nel calore della vita che fluisce dalle parole  non mi sarebbero più toccati.
“Ormai sono vecchia” sono solita dire e non mi aspetto le sorprese di Dio, le sue incursioni in normali giornate di fatica e di servizio, di svago e di lavoro.
Non me l’aspettavo sabato, quando abbiamo deciso di non andare a fare rifornimenti per la settimana nelle cattedrali del consumismo, i supermercati dove trovi tutto quello che vuoi e anche quello che non sai di volere.
Siamo andati al mercato che si tiene ogni sabato in un paese che è il prolungamento della città in cui noi viviamo.
Un mercato con tante bancarelle dietro le quali il volto, il sorriso, la stretta di mano si fa storia che ti parla in modo più eloquente della merce esposta.
Ogni volta che ci andiamo il cerchio si allarga e si moltiplicano i sorrisi, anche se non compriamo niente, ma non lesiniamo il tempo per stare un po’ con chi aspetta che qualcuno si fermi.
Io li chiamo i luoghi del cuore, scintillanti di giorni che sarebbero senza senso, senza la pace che ti lasciano certi incontri, senza il desiderio di tornare per condividere ciò che Dio  dona ogni giorno ogni mattina, a tutti.
La cosa che più mi piace è portare senza farmene accorgere le persone a vedere il bello e il buono in quello che hanno, che a loro capita.
E’ come se aiutassi le persone a ritrovare ciò che hanno perso.
La gratitudine e la gioia nei loro volti è il segno che la messa non è finita, quella a cui partecipiamo prima di fare le nostre escursioni in quel mondo che sembra tagliato fuori dal tempo.
Voglio ringraziare il Signore perchè fa nuove tutte le cose quando lo porti nel cuore.

Visite

” A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?”(Lc 1,43)
C’è sempre un momento in cui la madre del nostro Signore viene a visitarci.
Un momento particolare della nostra vita in cui abbiamo bisogno di lei, perchè ci porti Gesù, nella sua interezza, senza mistificazioni, il seme gettato dal cielo che attraverso di lei possa attecchire anche nella nostra terra dura all’aratro, inselvatichita, incapace di dare frutto.
Mi chiedo oggi quando la prima volta si è messa in viaggio per me, solo per me.
Devo tornare indietro nella memoria e mi sorprendo a scovare il primo segno della sua visita nel nome che porto, Maria, aggiunto al primo, come le mie sorelle, un nome che per mamma e papà era una garanzia per la nostra vita futura.
A capo del letto dei miei genitori pendeva un grande rosario e il rosario fu l’unico strumento che ho conosciuto ma mai usato per mettersi incontatto con il Padreterno, quando scoppiavano i temporali, quando bisognava sciogliere un voto, quando si doveva chiedere una grazia.
Nella mia casa di bambina non mi sono accorta che Maria veniva a trovarci, perchè viveva con noi e i grandi avevano con lei allacciato relazioni.
Non ricordo di aver mai fatto caso a tutto questo e non ricordo di essermi mai rivolta a lei se non una volta a Bologna, per intercedere a favore di un amica che desideravo passasse l’esame di storia greca, pur essendo impreparata.
Ricordo che in quell’occasione feci anche un voto, la prima ed unica volta che mi impegnai a rispettare una promessa con chi non conoscevo, andando a piedi a San Luca, perchè l’esame andò tanto bene che la ia amica prese il massimo e ci chiese pure la tesi.
Maria per me era unb optional negli anni del buio e della confusione, degli amori giovanili e delle speranze, della vita che ce l’hai in mano, chiusa in un pugno, forte del tuo volere è potere.
Ma si sa che i nodi vengono al pettine e i sogni tanto più vai in alto tanto più rischi di rotolare all’indietro e farti male molto male.
Così, senza riferimenti che non fossi io, mi trovai un giorno a divincolarmi dal dolore sul letto nella casa dei miei genitori.
Mio padre allora fece un gesto che mi lasciò molto stupita e scettica, un gesto di pazzia a mio parere, quello di rovesciarmi addosso una bottiglietta intera di acqua di Lourdes, gridando” Guarisci! Guarisci!”.
“Mio padre è impazzito”, pensai, ma poi gli eventi mi travolsero e ricordai questo particolare quando un’amica mi fece notare la data che io avevo annotato su un libro che avevo scritto sulla mia vita prima di incontrare il Signore, in cui parlavo dell’ultimo e decisivo incidente che aveva decretato la fine della mia attività lavorativa.
Era l’11 febbraio, ma a quel tempo non sapevo l’importanza di quella data, il suo valore storico e simbolico.
Maria era venuta a visitarmi, adesso ne sono più che certa, visto come poi sono andate le cose.
Maria è una donna discreta che c’è, ma ha imparato dal figlio ad aspettare che tu l’accolga nella tua casa.
Anche dopo la conversione continuai a pensare che fosse un optional perchè i rapporti li intrattenevo con il padrone di casa e potevo di lei fare a meno senza problemi.
Poi un giorno, molto provata dai prolungati silenzi di Dio, non riuscendo più a capire ciò che leggevo Libro della Vita, mi rivolsi al mio abituale interlocutore con queste parole: ” Io non ti capisco più. Adesso vado da tua madre che sicuramente ti capisce più di ogni altra persona e mi faccio spiegare come stanno le cose”
Cominciò nel 2007 il mio avvento, e con Maria a fianco mi sono messa in cammino per incontrare il vero Gesù.

Maria missionaria della gioia è venuta a visitarmi allora e continua a farlo ogni notte, infermiera, amica, sorella, madre, tutto ciò che posso desiderare per entrare nella casa di Dio di cui la grotta non è che lo scantinato.
Attraverso Maria entro nel castello del re, mi unisco allo sposo e con lei canto il mio magnificat.