Notte

476ad-pregare

” Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano”(Mc 1,13)

Ho traghettato un’altra notte di fuoco, di tormenti, di dolore, di attesa. O sono stata traghettata da Qualcuno più grande, più bravo, più buono, più forte di me che per primo ha dato l’esempio di come si combattano certi nemici.
C’è scritto che “gli angeli lo servivano”, ma non credo che a lui fosse messa davanti una mensa di grasse vivande, nè che vivesse beatitudini umane di soddisfacimento dei propri appetiti.
Non possiamo non pensare alla solitudine, all’isolamento a cui Gesù volontariamente si sottopose per prepararsi all’estrema e definitiva battaglia con il male che aveva contaminato il mondo.
Ai tempi di Noè acqua fu mandata dal cielo per purificare la terra e ridare agli uomini la possibilità di nutrirsi con cibo non inquinato.
Dio allora Dio continua a mandare arcobaleni dal cielo per dire che è finita la nostra condanna e che è cominciasta l’era della misericordia.
Gesù è misericordia di Dio, Gesù è quell’acqua che ci purifica attraverso il Battesimo, Gesù è il sostegno dell’arco che pone fine ad ogni nostro turbamento, ad ogni sconvolgimento del creato, ad ogni nostro peccato.
Gesù il Salvatore, il redentore, Gesù l’uomo che si allenò nel deserto ad affrontare la più aspra e dura e difficile battaglia che uomo possa immaginare. Perchè Gesù è vero uomo e come tale patì e morì sulla croce.
Penso agli angeli che lo servivano.
Questa notte i miei angeli sono stati Maria e nonna Ida che mi teneva la mano quando avevo le coliche e vigilava su di me e mi preparava tisane con erbe che crescevano spontanee nei campi dalle quali la sapienza contadina aveva imparato a trarre giovamento.
Lei è stato il mio angelo, per tutto il tempo che sono stata affidata alle sue cure, e questa notte ho fatto ricorso a lei dopo aver rivolto a Dio questa preghiera.
” Signore mo Dio riconosco che solo da te mi può venire l’aiuto, solo con te posso vincere questa specie di demoni, solo in te posso lavare le mie piaghe e sopravvivere a questo uleriore e più furioso attacco dei nemici.
Non riesco questa notte a dire che il mio dolore è il tuo dolore, il mio corpo è il tuo corpo, che tu sai come usare ogni lacrima ogni lamento ogni fatica vissuta nel tuo nme.
Non riesco Signore a vivere immersa nel tuo sangue seppellita dalle acque del diluvio, non riesco a fare quello che ieri in condizioni peggiori sono riuscita a fare per tua grazia.
Se tu vuoi puoi.
Puoi mandare come ti disse il centurione un tuo subalterno a guarirmi, non occorre che ti scomodi. Maria mi ha segnato il tracciato e mi ha immesso in questa corrente di grazia.
Perchè tu Signore vieni in nostro aiuto, ma non segui gli schemi, sì che puoi nasconderti nel terremoto o nel vento leggero.
Ti ho chiesto di aumentare la mia fede qualora non fose tua volontà mandare un tuo emissario a prendersi cura di me e a respingere i colpi ripetuti di un nemico subdolo e accanito.
Ho pregato per nonna Ida, è la prima volta che lo faccio.
Non so se ne aveva bisogno. Lei non mi ha mai parlato di te, nè mi ha insegnato a pregare, nè mi ha mai portato in chiesa.
Ma la sua vita l’ha spesa per gli altri, per chi della famiglia aveva bisogno.
Così ci ha curati, nutriti, rimboccato le coperte, riscaldato il letto quando il freddo dell’inverno era feroce, ci ha voluto bene senza smancerie.
Questa notte Tu Signore mi hai restituito, dopo averlo purificato un pezzetto della mia storia che giaceva dimenticato nel fondo del mio cuore.
Grazie Signore di tutti quelli che ci hanno trasmesso il tuo amore senza he ce ne accorgessimo.
Grazie Maria, stella del mattino, luce della notte, sole di giorno, perchè alla tua scuola sto imparando a non distogliere mai lo sguardo da Gesù.”
Ripensando al diluvio e all’alleanza che Dio strinse con l’uomo, dopo aver ricoperto la terra di acqua per punirlo del proprio peccato, all’arcobaleno che stabilì come segno dell’eterna sua misericordia, non può non venire in mente l’arca della nuova ed eterna alleanza, Maria, a cui fu chiesto di accogliere nel grembo la vita, di custodirla e di averne cura e di portarla alla luce.
Maria portava in sè il germe della vita, Gesù, il nostro arcobaleno.

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