Anche voi

Io non sono solo, perché il Padre è con me.

“Anche voi tenetevi pronti” (Mt 24,44)

Mi ha colpito oggi quell’anche voi” a cui non avevo mai fatto caso.
La parola è rivolta ai discepoli che non si devono sentire esonerati dall’essere vigilanti e pronti per la venuta del Signore.
E’ ora di svegliarci dal sonno, dice S. Paolo nella lettera ai Romani, e di fare sul serio perchè Dio fa sul serio.
E’ innegabile che quando un pericolo è vicino ci mettiamo all’opera per scongiurarlo come anche, se un evento gioioso è imminente, ci prepariamo ad accoglierlo nel migliore dei modi.
Ciò che non piace a Dio e non ci aiuta a vivere pienamente l’esperienza del Natale è pensare che non c’è niente di nuovo sotto il sole…
Ogni anno che passa questa festa ci mette di fronte alle cose che mancano, al rimpianto per ciò che non possiamo più fare, alla nostalgia dei Natali della nostra infanzia, al dolore per chi non c’è più…
Più poveri di idee, di persone, di statuine…
Il presepe si semplifica, quando si è vecchi e si riduce all’essenziale.
Perchè non abbiamo nessuno da invitare, da stupire, nessuno che condivida la gioia di consumare con noi il pranzo e nessuno che ce lo prepari, nessuno, perchè la vecchiaia ci isola dal mondo e ci lascia soli a meditare sulla fine non dei tempi, ma nostra.
L’Avvento è una straordinaria opportunità per riflettere sulla nostra staticità, sulla nostra non vita che guarda solo a ciò che manca e non vede quello che c’è.
È. innegabile che con il passare del tempo vengono meno con le persone anche le forze e il nostro presepe si riduce a pochi pezzi essenziali.
Gesù, Maria, San Giuseppe.
Gli addobbi rimangono in cantina e la casa non prende il colori dell’attesa festosa.
Mi chiedo cosa il Signore voglia dirmi con quell” anche voi”, visto che l’attesa è di casa, quando ti trovi a srotolare le ultime pagine del libro.
Guardo fuori e i colori dell’autunno mi catturano, anche se gli alberi sono sempre più spogli e la terra meno verde.
Ci si prepara all’inverno, il tempo in cui si attinge alle provviste fatte nella stagione dell’abbondanza, il tempo in cui il seme gettato nella terra è il rischio in cui si investe la speranza, il tempo in cui occhi non vedono e orecchi non odono, perchè si è spento il canto degli uccelli, e le ombre della notte prevalgono su quelle del giorno.
Nel silenzio della mia stanza interiore cerco l’incontro con il Signore attraverso la Sua parola, il seme gettato nella mia terra.
Cosa devo aspettare? Di cosa meravigliarmi? Per cosa piangere o ridere, fare lutto o gioire?
Voglio trovare in questo tempo che Lui mi dona ragioni di speranza per me e per i miei fratelli, voglio contemplare il mio piccolo presepe mentre le strade vengono tracciate e le statuine prendono vita…
Sono le persone che custodisco nel cuore, persone che nel bene e nel male il Signore ha messo sulla mia strada, persone da custodire come dono che non si consuma, persone che hanno reso meno desolato il mio inverno, hanno dato senso e sostanza alla mia preghiera, al mio sì ripetuto nel tempo, persone che mi hanno sostenuto e che ho sostenuto.Voglio pregare con le parole del Salmo 122

Quale gioia, quando mi dissero:
“Andremo alla casa del Signore!…
Per i miei fratelli e i miei amici
io dirò: «Su te sia pace!».
Per la casa del Signore nostro Dio,
chiederò per te il bene.

Il tuo Avvento Signore si incontri con la mia attesa non solitaria, non triste, ma gioiosa mentre cammino alla volta della grotta insieme a a tutti quelli che porto nel cuore.

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