Ricalcoli

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“Beato è chiunque non sarà scandalizzato di me!”(Lc 7,23)

Non c’è dubbio che Dio ci faccia annoiare, che non ci riserbi delle soprese, belle o brutte, dipende dai punti di vista.
I comportamenti omologati, politicamente corretti, sempre uguali non generano meraviglia, stupore, solo raramente rabbia e rifiuto.
Siamo abituati a non lasciarci scomodare, a non distogliere il nostro sguardo dai teoremi che a nostro parere funzionano sempre.
Se c’è uno che esce dal branco, che si comporta in modo diverso da come ce lo aspettiamo o lo rifiutiamo a priori o lo emarginiamo condannandolo di fatto a morte
Gesù scandalizza con il suo modo di fare tanto da suscitare negli astanti la domanda” Con quale autorità fai queste cose?” Perchè per mettersi contro la tradizione, contro il comune pensare codificato, contravvenendo alle buone maniere (l’aveva fatta grossa rovesciando i banchi dei cambiavalute dal tempio) ce ne vuole di coraggio, ma soprattutto ci vuole uno che ti garantisca l’ineccepibilità delle tue azioni.
Noi siamo abituati a certificare con altri certificati chi siamo, dove abitiamo, di chi siamo figli ecc ecc.
Non possiamo dimenticare la carta d’identità, la tessera sanitaria, il codice fiscale e la patente se vogliamo essere certi di muoverci senza problemi.
Gesù non aveva dietro nessuna credenziale,(allora non si usavano), ma che era figlio del falegname lo sapevano tutti nel paese e lo stato romano che esisteva, visto che nacque durante il censimento.
Non so se quello che mi è venuto in mente leggendo la parola di Dio che oggi la liturgia ci propone alla riflessione sia corretto, confacente, se insomma ci entri qualcosa con il vangelo.
Perchè sto pensando alle sorprese, i ricalcoli della mia vita che sembra essersi arenata su una nota stonata.
I profeti Dio me li manda a domicilio, l’ho sempre detto da quando mi furono affidati, a me che lo stato aveva prepensionato perchè incapace di deambulare, Giovanni prima e poi Emanuele, i bambini di mio figlio.
Una nonna che fa fatica a reggersi in piedi da sola ci vuole del coraggio per mettergli in braccio i propri figli. In braccio è metaforico s’intende perchè io i miei nipoti non li ho mai presi in braccio.
Eppure è accaduto.
Come mi meraviglio ancora io di quello che è accaduto da 15 anni a questa parte. A chi mi chiedeva come facevo, io dicevo che li allevavo a preghiere.
Le due piccole adorabili pesti mi hanno insegnato il vangelo, mi hanno donato la capacità di meravigliarmi, il desiderio di cambiare continuamente posizione, di inventarmi le storie narrando la storia della mia, della nostra vita.
La ricerca di scintillanti è stata la strada maestra per imparare a dire grazie per qualsiasi cosa, per le patate, per i colori, per un parcheggio ecc ecc.
Ma ora che si sono fatti grandi, le occasioni di trovare schegge di luce si sono rarefatte.
Perciò mi sono inventata, in una notte di quelle che ormai chiamo normali, perchè le eccezioni, sono quelle che dormo, un regalo alternativo per la ormai vicina festa.
Pensando al Natale, a noi che non siamo più giovani ( Emanuele mi proibisce di dire che siamo vecchi, perchè per lui i vecchi hanno come minimo 100 anni), alle persone che ci hanno preceduto in cielo, a questa terra, a questa casa sempre più vuota, sempre più silenziosa, al fatto che le persone più care che peraltro ci abitano di fronte, nostro figlio, moglie e figli, non avrebbero avuto il tempo di fermarsi con noi, perchè lavorano, studiano, sono scout, e per giunta i piccoli promettenti musicisti e in questo periodo si moltiplicano le occasioni per farsi gli auguri attorno ad un tavolo, mi è venuta l’dea.
Il regalo sono le persone, mi sono detta e allora perchè non chiedere ad ognuno il dono del tempo per venire con me a scegliersi un regalo?
Giovanni, il saggio, mi ha detto che era una buona idea anche se penso sia praticamente impossibile trovare un orario compatibile con gli impegni scolastici, sportivi, musicali e scoutistici che lo occupano anche i giorni di festa.
Emanuele invece non è stato in sè dalla gioia perchè farebbe le carte false per andarsi a comprare qualcosa, infischiandosene degli impegni, specie quelli scolastici.
Mio figlio ha detto che era una cosa molto difficile trovare un tempo da regalarmi, perchè specie sotto Natale, non sa dove arrivare prima.
In effetti pur abitando di fronte lo vedo molto raramente perchè a ora di pranzo manda i bambini con il vassoio a prendere ciò che ho preparato e il pomeriggio i bambini per fare i compiti entrano da soli con la chiave che staziona in permanenza nella toppa.
Con tristezza ho pensato che i figli per vederli devono essere disoccupati e senza famiglia, forse, ma non è certo.
Comunque il Padreterno si è inventata una soluzione alterenatia, si fa per dire, senza offesa.
Ha fatto venire la febbre al figlio tantro desiderato, sabato in cui tutta la famiglia è impegnata in attività scout e domenica in cui tutti erano stati invitati per un battesimo al ristorante.
Me lo sono trovato in casa, acciaccato e bisognoso di cure, me lo sono coccolato e ho avuto modo di fargli vedere i regali che gli avevamo comprato, perchè li misurasse.
La sua taglia infatti è tale che solo la mamma sa scovare dove trovare ciò che gli entra e gli sta bene.
Mi dispiace che per starci un po’ insieme quello era l’unico modo, mi dispiace anche, ma meno, che mi abbia passato l’influenza. Di questo supplemento di regalo non ne sentivo il bisogno.
Ma io sono una che non si arrende e che aspetta.
Sicuramente dietro questo ricalcolo Dio ha nascosto una sorpresa..

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