Volontà di Dio

“Ecco io vengo a fare la tua volontà”(Eb 10,9)

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Oggi si celebrano, si festeggiano due sì, quello di Gesù e quello di Maria al Padre, a Dio che ha fatto bene ogni cosa e che ha voluto ricostruire la coppia che con il peccato aveva disatteso il suo progetto originario di somigliargli nell’amore.
Due sì che hanno cambiato la storia e che ci hanno immessi in un oceano di grazia.
Adamo ed Eva i nostri progenitori erano destinati da subito a vivere l’esperienza della comunione con Dio, essendo stati creati a Sua immagine e somiglianza.
Ma vollero prescindere dalla Sua volontà, ritenendo un tesoro geloso poter gestire la propria autonomamente.
L’incontro con il Signore ci cambia la vita perchè comprendiamo che, seguendo la nostra volontà, non andiamo molto lontano e in genere ci rompiamo le ossa sfracellandoci contro il totem dei nostri desiderata.
La nostra volontà è la cosa che fin da piccoli mettiamo al primo posto e facciamo le guerre d’indipendenza per svincolarci da leggi e precetti che ci condizionano la vita, cercando con ogni mezzo di realizzare ciò che vogliamo noi, vivendo in modo frustrante tutti i paletti, i no, i ricalcoli che si frappongono alla realizzazione dei nostri sogni.
C’è chi riesce a illudersi di avercela fatta, chi pensa di aver conquistato la libertà perchè si sente svincolato da qualsiasi costrizione e chi invece marcisce nei rigurgiti acidi non avendo il coraggio di ribellarsi al despota di turno.
Dio ci ha fatto un grande regalo: quello di poter scegliere chi seguire, se noi stessi, il nostro tornaconto o Lui che ci ha creati e sa di cosa abbiamo bisogno per durare a lungo, per essere eterni e felici.
La nostra felicità sta a cuore al Padreterno più di quanto stia a noi.
Per convincercene bisogna che sperimentiamo il fallimento delle nostre velleitarie rivendicazioni.
Non ci sogneremmo mai di far andare ad acqua una Ferrari per risparmiare, nè usare pezzi di ricambio non certificati perchè il valore dell’oggetto ci porta a seguire le istruzioni del costruttore,
Per fare la volontà di Dio è fondamentale partire dal valore che diamo alla persona, valore che non è soggetto al tempo, alle mode, al giudizio del mondo, ma è fermo e irrevocabile.
“Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato” dice Dio ad ogni uomo nel giorno del suo Battesimo, una rinascita possibile grazie ai due sì di cui oggi celebriamo la memoria.
Cristo Sposo della Chiesa Sposa genera figli per il Regno di Dio.
Un corpo ci è dato da non nascondere come fecero Adamo ed Eva dopo il peccato, ma da mettere a servizio dell’amore, di cui solo Dio è esperto.
Di amore si parla tanto e in modo sbagliato.
L’amore di possesso fa notizia, l’amore dono cresce in sordina e per fortuna salva questo modo dalla rovina creando l’humus che rende possibile l’attecchimento di piante in via d’estinzione: le famiglie.
Oggi voglio guardare l’icona di questo sacro connubio e pregare perchè anche io sia capace di accogliere nel mio grembo il seme che Dio vi ha gettato per rifare con me la mia storia e rendermi sua sposa per sempre.

 

Annunci

Spine

filo-spinato

” Io li guarirò dalle loro infedeltà” ( Os 14,15)

Ho tanto dolore Signore per la malattia del corpo che non riesco a debellare.
Tu mi dici che mi guarirai dalla mia infedeltà.
Ma non è questo che oggi io voglio, desidero.
Sembra assurdo che tu alla mia preghiera risponda in modo così distante da ciò che mi sembra il mio bisogno primario.
Mi guardo dentro, m’interrogo e mi chiedo quali sono i miei bisogni primari.
Tu Signore sei il mio primo e indiscusso bisogno, senza di te morirei.
Non riesco a staccarmi da te, non riesco a prescindere da te e cerco in tutti i modi di mantenere salda la mia fede, la fiducia in te che hai fatto bene ogni cosa e che vuoi per noi il meglio, vuoi che stiamo bene non solo per un piccolo periodo di tempo ma per tutta la vita.
Mi chiedo in cosa ti sto offendendo, di quale colpa mi sto macchiando perchè tu mi prometta una guarigione dalle mie infedeltà.
Tu un corpo mi hai dato e so che su questo corpo è scritto di fare il tuo volere.
E’ possibile Signore che il tuo volere è che io stia sempre così male?
Che la mia vita sia una continua guerra dolorosa, senza esclusione di colpi, una guerra da cui esco sempre più malconcia, ferita, umiliata e delusa?
Possibile che la vita sia questo calvario, questa eterna quaresima, che a me non è dato di godere del frutto della tua eterna misericordia?
Mia madre mi affidava sempre i compiti più difficili, onerosi, di responsabilità perchè diceva che ero brava e perchè di noi fratelli ero la più sana e la più affidabile.
Ieri sentivo un grande bisogno di coccole, perchè non ricordavo di averne ricevute nè da piccola nè da grande.
Ad una persona forte non si fanno le coccole ma i complimenti.
E io di complimenti ne ho avuti tanti fino a quando le persone si sono stancate e hanno dato per scontato tutto di me non facendomi più esistere a meno di usarmi per i loro desiderata.
Ma tu sei Dio, tu mi hai creato, tu mi hai partorito, tu Signore mi hai pensato e amato prima che i miei pensassero a me.
Tu sei mio Padre, tu Signore mi hai dato la vita non per togliermela ogni giorno, ma per renderla piena, perfetta e santa.
Io sono tua Signore non dimenticarlo, sono tua figlia, gregge del tuo pascolo, la vigna che ti sei piantato, la pecorella smarrita, il figliol prodigo, il fico sterile a cui intorno hai smosso la terra per dissodarla.
Tu sei morto per me e mi hai riportato in vita.
Signore riconosco le mie colpe, il mio peccato mi sta sempre dinanzi, ma ora non puoi negare che ce la sto mettendo tutta con il tuo aiuto per camminare sui tuoi sentieri, per non perdere neanche una delle parole che escono dalla tua bocca.
Da quale infedeltà vuoi guarirmi?
Io soffro come una bestia, come una bestia sono portata al macello, nessuno ha pietà di me.
Neanche tu Signore?
Non posso crederci.
Dammi una risposta ti prego, perchè la carie è entrata dentro le mie ossa e il mio corpo va in decomposizione per il troppo dolore.
Il mio corpo è il tuo corpo, il mio dolore è il tuo dolore.
Me lo ripeto spesso, come non voglio mai dimenticare che sei mio Padre.
Fammi riposare un poco Signore, l’agonia è troppo lunga, il deserto sterminato. Fammi guarire Signore, toglimi questa spina dal fianco e fammi vivere una vita normale.
Signore ti prego, se questo dolore serve a qualcosa, prendilo e benedicilo, se ti è utile usalo per combattere la bestia che vuole cancellare la tua immagine nel mondo.
L’Eucaristia diventi scuola di vita, liturgia perenne alla tua scuola.

Ascolto

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“Ascoltate la mia voce”(Ger 7,23)

Signore quante volte nella Scrittura tu ci inviti ad ascoltare la tua voce, a fermarci per capire cosa ci stai dicendo!

Tu continui a ripetere che sei il nostro Dio, che non c’è altro Dio al di fuori di te. E’ questo il primo comandamento da cui derivano tutti gli altri.

Mettere te al primo posto, farti spazio, permetterti di operare per il nostro bene, non legarti le mani sì da rendere impossibile la tua azione salvifica.

Ma noi Signore siamo duri di orecchie e anche se le tue parole a volte ci colpiscono, ci convincono e ci fanno desiderare di rimanere sempre con te, poi siamo distratti da tante cose e il rumore del mondo e delle sue priorità prende il sopravvento e ci dimentichiamo di te e facciamo di testa nostra.

E’ come quando ci si rompe il navigatore, e non conosciamo la strada..

Inevitabilmente ci perdiamo.

Ci ostiniamo a fidarci solo delle nostre forze e continuiamo a girare a vuoto, quando non ci capita di ritrovarci in un fosso o in strade senza via di uscita.

Tu Signore lo sai come siamo fatti e per evitare interferenze abbiamo inventato gli auricolari per sentire solo ciò che più ci piace, isolandoci così dal mondo e dalle persone.

E’ tremendo quello che siamo capaci di fare per la nostra rovina.

Tu ci hai creato, noi siamo tuoi e ci hai dato fiducia Signore, mettendo tutto ai nostri piedi perchè fossimo collaboratori di vita.

Ma non è stato così.

Se un tempo la contaminazione con i popoli pagani era comprensibile, per via dei continui traslochi che Israele fu costretto a fare, noi siamo più colpevoli, perchè sei venuto di persona a parlarci e a salvarci, lasciandoci non solo la tua parola scritta ma anche lo Spirito Santo, il suggeritore che ci aiuta a non dimenticare.

Dicevo che abbiamo superato ogni limite, inventando cuffie e ordigni di ogni tipo per escludere dalla nostra vita te che ti incarni in ogni uomo.

Ma non possiamo mettere alla coscienza le cuffie, nè alla nostra memoria il bavaglio, grazie a Dio, grazie a te.

E se da un lato noi ti impediamo di entrare nella nostra cuccia, tu trovi strade a noi sconosciute per risvegliare la nostra coscienza e far riemergere il ricordo della meraviglia dell’inizio.

C’è stato un tempo in cui ci sentivamo al centro dell’attenzione, un tempo in cui davamo per scontato il latte che ci veniva dato e la cura che avevano di noi quando non sapevamo parlare e dipendevamo in tutto dagli altri.

Tu ci inviti a ricordare, a non dimenticare tanti tuoi benefici, ad uscire dallo scontato e vivere nella gratitudine a chi ci ha dato la vita.

Se fossimo meno egoisti, meno distratti, se il tempo lo usassimo non solo per ammassare, fare cose che non servono e non durano, forse la memoria di tanti benefici ci aprirebbe le orecchie e il cuore a te e ai fratelli.

Mamma diceva che io ricordavo solo le cose brutte della mia vita, perciò ero sempre imbronciata, arrabbiata, scontenta.

Ero sempre a rimuginare su quello che mi mancava e non apprezzavo ciò che c’era.

Tu Signore mi hai liberato dalla chiusura al mondo esterno, mi hai aperto la bocca, dopo tanti anni di mutismo.

Tu Signore come a Zaccaria mi hai aperto le orecchie e ridato la voce, quando ti sei manifestato a me nella croce .

Ti lodo, ti benedico e ti ringrazio Signore perchè prima non avevo argomenti per parlare, ma ora tu ogni giorno mi suggerisci interi poemi d’amore.

Legge e compimento

Image for Popolo mio che male ti ho fatto?Non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. (Mt 5,17)

Quando leggiamo la Scrittura, ci sono parole che ci turbano, ci indignano, ci fanno star male.
Sono quelle che, se prese alla lettera e interpretate secondo il nostro uso corrente, ci mostrano il volto di un Dio despota, inclemente e poco amorevole.
Le parole che oggi la liturgia sottopone alla nostra riflessione sono: legge, decreti, comandamenti, norme,osservanza, trasgressione,-castigo.
Gesù rincara la dose perchè non è venuto a cancellare neanche uno iota di quello che Dio ha detto al suo popolo ma a dare compimento.
Parole difficili che ci costringono a fermarci e a interrogarci su quali norme seguiamo e se ci costa sacrificio, se obbediamo per paura o per convinzione, se siamo convinti che senza regole non si può vivere e che le regole non sono frutto di un voto di maggioranza ma di una volontà che ci supera e che si identifica con il bene assoluto per noi.
Nell’arco dei secoli si sono succeduti al potere governi di vario tipo, che hanno imposto leggi giuste o ingiuste, imperfette, a volte del tutto inaccettabili, leggi che badavano più al tornaconto di chi le emanava che all’effettivo vantaggio di chi le doveva osservare.
A vari liveli ogni comunità piccola o grande ha dovuto darsi delle norme a cominciare dalla famiglia, altrimenti l’anarchia è totale e la vita diventa impossibile.
Adamo ed Eva vollero prescindere dalla legge di Dio come oggi sta accadendo alla nostra società evoluta, perchè ci si vuole convincere che noi siamo artefici della nostra sorte e ci apparteniamo ed è nostro diritto, perchè siamo liberi di fare quello che più ci piace.
Un discorso del genere anche se ci affascina,(a chi non piace prescindere dagli orari, daigli obblighi che vengono dalla civile convivenza?) non può che portarci al degrado, alla morte, perchè sappiamo come vanno a finire certe vite che hanno voluto fare di testa propria.
Mi viene in mente Giovanni, quando decise di diventare cattivo, molto cattivo, perchè si era reso conto(ma questo l’abbiamo capito dopo, dopo averlo portato dallo psicologo) che le regole non sono uguali per tutti, e che i suoi compagni agivano diversamente da come gli avevamo insegnato e che le mamme non li riprendevano e che anche noi suoi educatori, madre, padre, nonni materni e paterni non eravamo concordi nell’insegnare ciò che è giusto e ciò che non lo è.
Aveva deciso di diventare cattivo per vedere cosa succedeva.
L’anno prima, il primo di scuola materna, lo chiamavano San Giovanni, tanto era buono, obbediente, collaborativo.
Ricordo quanto mi pesavano le regole che mi imponevano i miei, specie mio padre, il più severo, riguardo alla libertà da dare a noi figlie femmine.
Così decisi di sposarmi per svincolarmi da regole per me incomprensibili e tacitare i complessi di colpa verso Dio e verso i miei famigliari quando contravvenivo a ciò che mi veniva imposto.
Il tempo ha portato consiglio e il Signore non ha permesso che sulla mia tomba facessi scrivere”Volli, sempre volli, fortissimamente volli”,” Homo faber fortunae suae”.
Ho preso trenate a non finire prima di rendermi conto che il volere è dell’uomo, ma il potere è di Dio e che il volere di Dio è espressione di un amore viscerale verso i suoi figli.
Dio ci ama e sa di cosa abbiamo bisogno.
Ci ha partorito Lui e siamo carne della sua carne, ossa delle sue ossa, pur essendo Lui Dio infinitamente perfetto e distante da noi, ma intimamente connesso con noi attraverso la Sua Parola.
Mi viene in mente l’immagine del bimbo che, quando sta nella pancia della madre da lei viene nutrito, senza vederla e, ascoltando la sua voce, impara a distinguerla tra tutte le altre.
La voce della madre è quella che Dio ci ha fatto ascoltare nell’antico Testamento, quando Dio nessuno l’aveva mai visto, avendo già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi.
Ma poi Gesù è venuto a dare compimento, vale a dire a mostrare il volto del Padre, che è di carne, un volto, un cuore che ci contiene tutti e che ci ama a prescindere, sempre, additandoci ciò che ci salva da morte sicura.
Il bambino , dopo essere venuto alla luce, riconosce che la stessa persona che con amore gli ha parlato tutto il tempo che era al buio, si prende cura di lui .
Così comincia la storia di ogni uomo che è chiamato alla vita da Chi ci ha amato per primo e sa con certezza e senza ombra di errore di cosa abbiamo veramente bisogno per ereditare ciò che è suo.
Per questo ha mandato suo figlio a spiegarci lo spirito della legge, che è l’amore.

Il nome

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” Tu lo chiamerai Gesù”(Mt 1,20)

Dare il nome è un compito importante e impegnativo perchè nel nome si realizza la storia, nel nome troviamo le tracce per scoprire il disegno di Dio su di noi.

A Giuseppe non fu concesso di scegliere il nome per questo figlio non suo, ma suo per la legge, ma gli fu suggerito in sogno dall’angelo.

” Lo chiamerai Gesù, colui che salva.”

E come poteva chiamarsi altrimenti?

I compaesani in seguito lo chiamarono figlio di Maria, del carpentiere, ma mai figlio di Dio, perchè Colui che salva è solo Dio e a Gesù non fu riconosciuta in vita questa prerogativa dai suoi.

La scelta del nome quindi è importante.

Anche a Zaccaria fu suggerito il nome da dare al figlio concepito in tarda età, tanto che gli tornò la voce quando lo scrisse su una tavoletta, una volta venuto alla luce dopo mesi di assoluto silenzio.

Era dventato muto perchè aveva messo in dubbio le parole dell’angelo.

Giseppe era un uomo giusto dice il Vangelo, ma secondo quale criterio?

Se lo giudicassimo con i nostri criteri certo che non ci verrebbe in mente di chiamarlo giusto, ma un po’ rimbambito, pensando all’età che poi l’iconografia ce l’ha fatta sempre immaginare avanzata.

Invece se Maria aveva 15/ 16 anni, lui ne aveva 23/24 che non si può dire siano tanti per un padre, un marito. Adesso a questa età troviamo solo bambini viziati che viono ancora attaccati alle gonne della madre e in casa del tutto dipendenti dalla famiglia d’origine senza rispettarne le norme , quando ci sono, per i vantaggi di cui continuano ad usufruire.

I genitori oggi mantengono i figli e li viziano e non li fanno crescere fino ad età matura e c’è da chiedersi se arriverà la maturazione, oppure i figli di questa generazione rimarranno eterni bambini.

Oggi è un giorno particolare perchè San Giuseppe non può non farci rcordare i nostri papà e quanto da loro abbiamo ricevuto.

Man mano che vado avanti e penso a mio padre mi rendo conto che mi ha plasmato, mi ha insegnato ad essere onesta, seria, rispettosa, mi ha con l’esempio della sua vita insegnato a vivere nella giustizia e nella verità, facendomi carico dei bisogni degli altri.

Lui era sempre in servizio, così chiamava il suo lavoro di ferroviere e si sarebbe potuto credere che quando era di riposo non lo fosse.

Ma il servizio a tempo pieno e gratuito era la famiglia.

Si ritagliava il tempo per leggere in ore impensate, quando nessuno aveva bisogno di lui e aveva fatto tutto quello che poteva fare per noi.

Voglio ringraziare il Signore perchè mi ha dato un padre giusto, un padre che si è assunto fino in fondo la responsabilità della sua famiglia di origine, e quella che poi lui si formò con mamma, da cui nascemmo noi quattro figli, a cui si aggiunse nonna, la madre di mia madre, che salvò dall’ospizio dove gli altri suoi quattro figli volevano metterla, offrendosi lui di prenderla in casa.

Papà mi ha dato radici forti e robuste, mi ha consegnato la fede, mentre stava per andarsene, mi ha dato il nome di sua madre che venerava,

Nonna Antonietta io non ricordo di averla avuta come educatrice, ma ho sperimentato quanti frutti buoni sono usciti dalla sua pianta. il migliore, mio padre.

Oggi papà ti voglio fare gli auguri.Chissà se in cielo ne hai bisogno!

Ma te li faccio lo stesso, perchè se ti manca una piccola spinta per entrare in paradiso, voglio contribuire a farti arrivare al più presto alla meta del tuo percorso.

Sono certa che non sei lontano e mentre scrivo mi viene in mente che i nomi che noi portiamo fanno riferimento a valori fondamentali e forti che ci hanno sostenuti in questo pellegrinaggio terreno.

A me hai dato il nome di tua madre, a Ida quello di nonna Ida la madre di mamma; a Nuccio , Martino quello di tuo padre che non hai fatto in tempo a conoscere, a Mariadina il nome della Madonna preceduto da quello di un altro componente la famiglia di origine.

Per te papà la famiglia era un punto saldo e ci hai trasmesso questo valore dal quale il Signore non ha permesso ci discostassimo.

Ho scoperto tardi che eri un uomo di preghiera, che avevi una fede salda, e ringrazio il Signore perchè l’abbiamo potuta condividere gli ultimi anni della tua vita.

Ogni cosa che di me so, me l’hai rivelata tu con le tue battute, il tuo sorriso, la tua ironia benevola, anche se solo ora ne sto pienamente prendendo coscienza.

Grata al Signore che mi ha affidato ad un padre siffatto, chiedo oggi a San Giuseppe di insegnare alle nuove generazioni che anche il Figlio di Dio ha avuto bisogno di un padre che gli desse un nome e gli trasmettesse la fede insieme alla madre

Preghiera

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“Cessate di fare il male, imparate a fare il bene”(Is 1, 16.17)

Sembrano tutte uguali le letture di questi giorni, piene di rimproveri, di esortazioni, di minacce.
Non mi piacciono specie quando sei nel deserto della notte e ti dibatti su quale medicina prendere per avere meno male, su quale strada percorrere in alternativa a quella che stai percorrendo e che fino al giorno prima ti sembrava quella giusta.
Tutte uguali, le letture che riguardano i rapporti con i tuoi amici, i tuoi nemici, con te stesso e con Dio.
Ogni mattina cerco il nuovo, la meraviglia nella Parola di Dio, qualcosa che mi cambi questo stato di vita e di morte, qualcosa che mi tolga da questo crinale su cui sto in bilico con la morte e la vita che si congiungono e s’incastrano tanto perfettamente che non sai più se appartieni all’una o all’altra o ad entrambi.
Non so se a tutti è dato di vedere il mondo così come l’ho visto io in questi ultimi tempi, se i pensieri, le azioni sono condizionate dalla percezione che niente è scontato e che Dio, gli uomini, tu stessa può accadere che scompaiano e rimane una non presenza, un assenza di un tu con cui relazionarti, cosa, persona, animale, uomo..
Non so, non capisco tante cose che mi stanno succedendo o che mi sono accadute e forse neanche me ne do pensiero.
Sto dietro, mi sono messa dietro a guardare a lasciarmi guidare da chi ne sa più di me.
A volte questo Dio che celebro nelle mie carte non lo vedo presente ovunque, anzi se posso dire la verità non lo vedo da nessuna parte, ma sento so che c’è.
Mi sento da Lui avvolta, come in un utero di madre, custodita, accolta, curata e al sicuro.
Tutto è buio però nella pancia della madre, il bimbo non vede niente ma lo rassicura la voce di chi lo avvolge con il suo involucro di carne, di sangue, di vita.
Gesù continua ad insistere che dobbiamo imparare a fare il bene, che non dobbiamo inorgoglire, che ci dobbiamo preoccupare degli altri prima che di Lui e di noi stessi.
Parole sante se stessi fuori all’aria aperta, se potessi muovermi come voglio, se i miei pensieri riuscissero ad andare oltre una tachipirina di supporto, un SOS alla dottoressa che mi ha in cura, una preghiera a Dio tacita, perchè Lui sa di cosa ho bisogno.
In queste notti gli altri scompaiono e rimani solo tu, novello Prometeo attaccato, legato alla rupe a scontare i tuoi peccati di superbia, di arroganza, legato e impotente perchè sei polvere e polvere tornerai.
Devi fare salti acrobatici, voli pindarici per convincerti che questo è il vecchio testamento e che con il nuovo è finita la tua condanna e che non ci sono più Prometei legati, che Dio salva, Dio libera, Dio ama.
Crederci quando il masso di Sisifo ti rotola addosso, quando ti ritrovi ai piedi della montagna che hai scalato con Lui, crederci quando intorno è tutto vuoto, senza fiori, nè erba, nè acqua e non c’è nessun o che ti dia una mano a fasciarti le ferite…
Solo…
L’esperienza della solitudine, del silenzio di Dio non è solo di chi non crede, che avrebbe un suo perchè.
Se non credi cosa puoi aspettarti?
La più grande prova, il più grande dolore, lo smarrimento più angoscioso è quando un amico ti tradisce, si dimentica di te, non si fa più sentire.
E’ questo l’inferno Signore?
Non vederti, non sentirti, non averti…
E’ l’ìnferno questo in cui non ti viene, non riesci a pregare nè i vivi nè i morti perchè sono tutti scomparsi all’orizzonte dove la nave pian piano li sta portando in porto sicuro?
E io che sono rimasta qui, pesta e confusa, mi chiedo dove ho sbagliato, quale breccia devo attraversare per entrare nel tuo riposo.
Una fessura, una piccola fessura mi basterebbe per allargarne i margini ed entrare.
Una fessura, uno sbocco, un canale…
attraverso cui possa vedere la luce per orientarmi in questo mare di confusione.

ASCOLTO

crocifisso

“Non abbiamo ascoltato la voce del Signore”(Dn 9,10)

Dio parla. Dio ci parla.
Io non l’ho mai saputo, non lo sapevo quando mi interpellarono le parole di un Salmo udito per caso mentre cercavo un posto riparato e sicuro all’interno di una chiesa dove potessi sedermi.
Se l’avessi saputo “Cent’anni di solitudine” il libro che mi aveva tanto affascinato e preso non avrebbe avuto la preminenza tra i miei preferiti.
La solitudine ha caratterizzato la mia infanzia, la mia giovinezza, la mia vita di sposa e di madre tanto che ne feci una malattia da curare.
Undici anni di psicanalisi ci vollero per liberarmi dal mostro che si nascondeva dentro di me, per conoscerne i connotati, per combatterlo con le armi giuste.
La paura di stare sola era di mia madre, sempre stata suo distintivo, la sua croce, ma io non la capivo, mi limitavo a guardare tutte le strategie messe in atto per vincere la dura battaglia della vita con 4 figli di cui prendersi cura e un lavoro che ogni mattina la portava lontana chilometri a fare scuola ai bambini.
E noi rimanevamo soli, mentre lei si districava nel labirinto delle sue paure… a me, la più grande era affidato il compito di tenere unita la famiglia, di dare sicurezza, aiuto ai miei fratelli, seguendo l’imput di quel primo
” Arrangiati! “che mi sentii rispondere quando ero sola a fronteggiare un problema più grande di me senza avere gli strumenti per farlo.
Un Dio che parla mi avrebbe fatto comodo allora come in seguito, un Dio prima di tutto che ascolta, che ti risponde, un Dio con cui puoi parlare, un Dio a cui puoi chiedere aiuto, consigli e un posto un po’ più vicino al suo cuore.
Un Dio che ascolta, ecco quello che avrei voluto inconsciamente trovare, ma che poi non rimaneva muto, ma ti diceva ciò che ti serviva.
Per anni stesa sul lettino dell’analista ho parlato da sola, mi sono analizzata, ho pescato nel secchio maleodorante del mio inconscio ingrommato di complessi di colpa, presunte colpe, ferite purulente mai scoperte, mai curate, ferite che mi avevano avvelenato la vita.
In quei lunghi anni su quel lettino Antonietta si è confrontata con Antonietta, il tu che mi mancava con la psicanalisi divenne protagonista indiscusso di una vita senza interlocutori.
Alla fine avevo imparato a stare sola.
Dopo 11 lunghissimi anni mi ero liberata di tanti fardelli riconoscendoli e accettandoli come miei, ma se avevo vinto la paura di Antonietta, non avevo trovato un tu diverso da me in cui specchiarmi.
Quando il 5 gennaio del 2000 sollevai lo sguardo al crocifisso dopo che don Achille aveva tuonato dall’ambone :”L’uomo crede di essere Dio, ma non è Dio” ricordo che dissi:”Pure tu!”
Quel “pure tu!” mi ha salvato la vita perchè avevo trovato qualcuno con cui condividere la mia pena, qualcuno che mi aveva strappata dalla mia solitudine e voleva camminare con me.
Avevo trovato un interlocutore che non conoscevo, ma che, visto come era messo, sicuramente non si sarebbe dato le arie e mi avrebbe ascoltata in silenzio e mi avrebbe fatto compagnia nei lunghi e faticosi attraversamenti di deserti senza fine.
Pure tu!
Incredibile questo Dio che si rimette a fare la storia con te, che ricomincia da capo, che ti spiega e continua senza stancarsi a ripeterti che quello che conta è uscire fuori dal bozzolo e aprirti alla vita che ti viene data da un Tu che diventa sempre più grande e luminoso, man mano che avanzi.
La sua luce, il suo corpo di luce è la fiaccola che illumina le tue notti tenebrose ma fa risplendere in tutta la sua ridente e sfolgorante bellezza le cose che ti circondano, i doni di cui ha cosparso il tuo cammino.
E scopri che hai un cuore, un cuore che batte, il tuo, ti accorgi di essere viva quando pensavi che niente e nessuno sarebbe stato in grado di risuscitarti, scopri che la luce non serve per essere guardata ma per farti vedere apprezzare i tanti “pure tu” di cui è cosparso il cammino.
Riconosci che non sei perfetta, che tante cose ti mancano, riconosci che la perfezione sta solo in paradiso ma non te ne preoccupi perchè è Lui sempre Lui che ti rende perfetto, che ti cambia il cuore di pietra in cuore di carne, che la misericordia, il giudizio prima di tutto lo devi usare su te stesso, perchè tu senta le tue ferite pian piano rimarginarsi sotto il suo sguardo di amore e di compassione