Luce

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“Alzatevi, non temete”(Mt 17,7)

La paura è la protagonista di questo brano, paura a prima vista ingiustificabile, visto che gli apostoli hanno assistito ad una cosa straordinaria, hanno fatto esperienza di paradiso.
Volevano fare tre tende una per Gesù,una per Mosè, una per Elia,tanto stavano bene che su quel monte ci sarebbero rimasti in eterno.
La paura viene quando la nube li separa dal godimento di quel momento straordinario, la voce autorevole e imperiosa che viene dal cielo svela il segreto e l’impegno di una sequela diffcile.
Non è finita, non sono ancora arrivati alla perfetta conoscenza di Dio.
Bisogna ascoltarlo nella consapevolezza che Dio parla attravero il Figlio opera attraverso d Lui, è l’esempio da seguire e da vivere ogni giorno fino alla fine.
I discepoli hanno paura, sono smarriti perchè non capiscono, ma avvertono che le parole udite e l’esperienza di cui Gesù li ha fatti partecipi li chiama ad una più alta responsabilità
Gli apostoli che si trovano davanti ad un evento che li supera, Gesù li prende per mano e si fa carico del loro smarrimento.
“Alzatevi, non temete!”
E se te lo dice Gesù devi credergli e seguirlo.
Ma la strada è lunga e in salita, anche se scendono a valle, perchè non puoi illuderti che sia tutta in piano la strada della conversione e capisci magari tardi, che le beatitudini sono sempre su un monte, il Tabor o il Golgota che fa la differenza per noi poco propensi a cambiare posizione, punto di vista, a lasciare la terra delle nostre acquisite certezze e parirte, come Abramo.
Cos’hanno in comune questi luoghi dove il Signore ci porta dove vuole che noi lo seguiamo, cosa invece dobbiamo lasciare alle spalle?
Abramo dovette lasciare la sua terra, rinunciare a tutto il benessere che aveva fino a quel momento contraddistinto la sua vita.
Ci sono luoghi da cui ti devi separare, da dimenticare e luoghi in cui tornerai ma non sai quando, luoghi santi, luoghi un cui nessuno ti impedirà di metterci una tenda.
E poi ci sono luoghi da cui vorresti fuggire, luoghi paurosi e bui, luoghi della morte, del fallimento del crollo di tutte le tue illusioni.
E’ il Calvario, è la croce che ti spinge a fuggire, a chiudere gli occhi, a desiderare di svegliarti da qualche altra parte.
E invece è necessario che apri gli occhi, che anche tu come il maestro lasci crocifiggere la tua paura, la tua debolezza, il tuo limite, il tuo corpo di carne per brillare e risplendere di luce vera.
“Guardate me e sarete raggianti…Il suo volto brillò come il sole….Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita…”
La luce fa la differenza in certi passi del Vangelo, la luce che si sprigiona la notte quando il popolo è in cammino, la luce che dobbiamo mettere sopra i lucerniere se siamo di Cristo.
Vide che era una cosa buona e nella Genesi la prima cosa che fa Dio accende la luce.
Anche noi del resto, quando abbiamo bisogno di fare ordine e siamo nel caos accendiamo la luce o una torcia o una candela o un fiammifero…
Di luce quindi abbiamo bisogno, ma anche e soprattutto di occhi che vedano, occhi che si aprano e lascino passare ciò che in loro è riflesso, l’immagine di Dio.
Quanti di noi vivono con le finestre chiuse serrate, quanti rimangono attaccati alla propria terra senza preoccuparsi di farla illuminare dalla luce di Cristo?
La terra promessa è Lui…
Se ce ne accorgessimo!
Se ce ne convincessimo!
Una terra da arare e da concimare, una terra da amare e da far diventare il luogo della sua dimora qui su questa terra dove non c’è croce che non rimandi ad un poderoso abbraccio di Dio, dove ogni lacrima sarà asciugata, ogni lamento mutato in canto di lode, ogni passo in passo di danza perchè è finita la nostra condanna ed è questo il tempo della liberazione, della luce e della pace in ogni cuore, in ogni famiglia, in ogni uomo che teme il Signore.

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