Il nome

s-giuseppe

” Tu lo chiamerai Gesù”(Mt 1,20)

Dare il nome è un compito importante e impegnativo perchè nel nome si realizza la storia, nel nome troviamo le tracce per scoprire il disegno di Dio su di noi.

A Giuseppe non fu concesso di scegliere il nome per questo figlio non suo, ma suo per la legge, ma gli fu suggerito in sogno dall’angelo.

” Lo chiamerai Gesù, colui che salva.”

E come poteva chiamarsi altrimenti?

I compaesani in seguito lo chiamarono figlio di Maria, del carpentiere, ma mai figlio di Dio, perchè Colui che salva è solo Dio e a Gesù non fu riconosciuta in vita questa prerogativa dai suoi.

La scelta del nome quindi è importante.

Anche a Zaccaria fu suggerito il nome da dare al figlio concepito in tarda età, tanto che gli tornò la voce quando lo scrisse su una tavoletta, una volta venuto alla luce dopo mesi di assoluto silenzio.

Era dventato muto perchè aveva messo in dubbio le parole dell’angelo.

Giseppe era un uomo giusto dice il Vangelo, ma secondo quale criterio?

Se lo giudicassimo con i nostri criteri certo che non ci verrebbe in mente di chiamarlo giusto, ma un po’ rimbambito, pensando all’età che poi l’iconografia ce l’ha fatta sempre immaginare avanzata.

Invece se Maria aveva 15/ 16 anni, lui ne aveva 23/24 che non si può dire siano tanti per un padre, un marito. Adesso a questa età troviamo solo bambini viziati che viono ancora attaccati alle gonne della madre e in casa del tutto dipendenti dalla famiglia d’origine senza rispettarne le norme , quando ci sono, per i vantaggi di cui continuano ad usufruire.

I genitori oggi mantengono i figli e li viziano e non li fanno crescere fino ad età matura e c’è da chiedersi se arriverà la maturazione, oppure i figli di questa generazione rimarranno eterni bambini.

Oggi è un giorno particolare perchè San Giuseppe non può non farci rcordare i nostri papà e quanto da loro abbiamo ricevuto.

Man mano che vado avanti e penso a mio padre mi rendo conto che mi ha plasmato, mi ha insegnato ad essere onesta, seria, rispettosa, mi ha con l’esempio della sua vita insegnato a vivere nella giustizia e nella verità, facendomi carico dei bisogni degli altri.

Lui era sempre in servizio, così chiamava il suo lavoro di ferroviere e si sarebbe potuto credere che quando era di riposo non lo fosse.

Ma il servizio a tempo pieno e gratuito era la famiglia.

Si ritagliava il tempo per leggere in ore impensate, quando nessuno aveva bisogno di lui e aveva fatto tutto quello che poteva fare per noi.

Voglio ringraziare il Signore perchè mi ha dato un padre giusto, un padre che si è assunto fino in fondo la responsabilità della sua famiglia di origine, e quella che poi lui si formò con mamma, da cui nascemmo noi quattro figli, a cui si aggiunse nonna, la madre di mia madre, che salvò dall’ospizio dove gli altri suoi quattro figli volevano metterla, offrendosi lui di prenderla in casa.

Papà mi ha dato radici forti e robuste, mi ha consegnato la fede, mentre stava per andarsene, mi ha dato il nome di sua madre che venerava,

Nonna Antonietta io non ricordo di averla avuta come educatrice, ma ho sperimentato quanti frutti buoni sono usciti dalla sua pianta. il migliore, mio padre.

Oggi papà ti voglio fare gli auguri.Chissà se in cielo ne hai bisogno!

Ma te li faccio lo stesso, perchè se ti manca una piccola spinta per entrare in paradiso, voglio contribuire a farti arrivare al più presto alla meta del tuo percorso.

Sono certa che non sei lontano e mentre scrivo mi viene in mente che i nomi che noi portiamo fanno riferimento a valori fondamentali e forti che ci hanno sostenuti in questo pellegrinaggio terreno.

A me hai dato il nome di tua madre, a Ida quello di nonna Ida la madre di mamma; a Nuccio , Martino quello di tuo padre che non hai fatto in tempo a conoscere, a Mariadina il nome della Madonna preceduto da quello di un altro componente la famiglia di origine.

Per te papà la famiglia era un punto saldo e ci hai trasmesso questo valore dal quale il Signore non ha permesso ci discostassimo.

Ho scoperto tardi che eri un uomo di preghiera, che avevi una fede salda, e ringrazio il Signore perchè l’abbiamo potuta condividere gli ultimi anni della tua vita.

Ogni cosa che di me so, me l’hai rivelata tu con le tue battute, il tuo sorriso, la tua ironia benevola, anche se solo ora ne sto pienamente prendendo coscienza.

Grata al Signore che mi ha affidato ad un padre siffatto, chiedo oggi a San Giuseppe di insegnare alle nuove generazioni che anche il Figlio di Dio ha avuto bisogno di un padre che gli desse un nome e gli trasmettesse la fede insieme alla madre

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