Morte e resurrezione

 

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” Padre ti rendo grazie perchè mi hai ascoltato” (Gv 11,41)

Con la V domenica di Quaresima la liturgia ci fa fare un giro di boa, perchè il figlio dell’uomo sia innalzato e tutti ne contemplino la gloria. La resurrezione di Lazzaro fa emergere speranze anche per i più disperati, e questa è cosa buona. Ma ieri sera ascoltavamo alla televisione che, anche se la vita dell’uomo si è allungata a tal punto da prevedere come possibile traguardo i 160 anni, a breve scadenza, il giornalista mostrava perplessità sul fatto che il nostro corpo non è programmato per vivere tanto a lungo. E quindi… che vita sarebbe?

Non sfugge a nessuno che stiamo vivendo giorni quali ci sembrava di non dover vivere mai. Perfino ad attardarsi sulla rievocazione delle violenze si dà l’impressione di essere stancamente ripetitivi. La situazione internazionale, gli eccidi, gli spettacoli della fame ci sfilano davanti agli occhi, e si ha la tentazione di pensare a situazioni senza sbocco.

Lazzaro fu risuscitato quando già puzzava, essendo già passati tre giorni dal decesso. “Se eri qui non sarebbe morto” dicono le sorelle Marta e Maria a Gesù.

E Gesù non si muove subito per andare almeno a vederlo, per dargli l’ultimo saluto; ed era un amico di quelli speciali che gli aveva aperto le porte di casa, quella casa di Betania dove soleva rifugiarsi il Maestro, quando era stanco e aveva voglia di stare in famiglia a godersi l’intimità degli amici veri.

Non si muove Gesù, continua a fare quello che stava facendo.

Mi viene in mente quanto gli sia costato non precipitarsi al capezzale di Lazzaro, subito, lasciando tutto. Chi di noi non l’avrebbe fatto, senza ripensarci due volte?

Gesù sconvolge gli schemi e ci va a cose fatte, perchè i miracoli non sono magie, come si ostina a chiamarli Giovanni, ma segni visibili solo a chi ha recuperato la vista.

Così la fede delle due sorelle s’incontra con il mistero dell’amore di Dio, che si coniuga con l’umanità di Cristo in quel suo piangere commuoversi, aver compassione.

“Vedi come l’amava?” gli bisbigliano alle spalle.

Quella resurrezione temporanea, quell’atto di compassione gli sarebbe costato caro , ma per gli amici, si fa questo ed altro..

Perchè uno che fa risuscitare dai morti, sicuramente è da mandare a morte, per far cadere il velo sulla sua vera identità di sacrilego mistificatore e di imbonitore di poveri gonzi.

Eppure ci alletta l’idea di evitare la morte, e in attesa che gli scienziati ci trovino l’antidoto, la neghiamo, nascondendola o attribuendola alle cause più impensate.

Se capita di morire ad un povero vecchio è colpa del caldo o del freddo, se un giovane ricoverato in ospedale muore, sicuramente è una vittima della mala sanità.

Le morti violente, di cui parla la televisione, pur suscitando in noi ribrezzo e ribellione, ci esonerano dal pensare che è cosa che ci riguarda in tutti i sensi, primo fra tutti, quello di uscire dall’appartamento e incominciare a farci carico dei fatti degli altri, che non significa pettegolare.

C’è da chiedersi di che vita abbiamo bisogno e quale morte dobbiamo temere.

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