Rimandi

“Chi ama me sarà amato dal Padre mio.”(Gv14,21)
Le letture rimandano tutte a qualcuno che non vediamo, non sentiamo, che fisicamente non c’è.
C’è un prima e un dopo, una memoria che diventa garanzia e promessa di un dono più grande.
Ma Dio dov’è, dove trovarlo?
Invano cerchiamo di catturarlo, imprigionandolo nei nostri schemi mentali, usando categorie umane.
Quando però ancoriamo Dio ad un luogo e ad un tempo definito, quando lo incaselliamo in un comportamento, una modalità conosciuta e sperimentata, ci paralizziamo e siamo incapaci di vederlo operare qui e ora nella nostra banale, insignificante e ripetitiva quotidianità chiusa alle incursioni dello Spirito.
Lo Spirito soffia dove vuole e non sai da dove viene nè dove va.
Nessuno può ritenersi depositario della verità se non Gesù Cristo figlio di Dio, che rimanda al Padre che gliela rivela, come accade a coloro a cui Lui la voglia rivelare, come accade a Paolo che opera il miracolo sul paralitico ma non se ne prende la gloria, rimandando tutto a Qualcuno che è sopra di lui, più grande di lui.
Le letture di oggi sembrano tutte improntate a dei rimandi, vale a dire ci inducono a guardare oltre le persone, oltre lo spazio e il tempo. Tutte ci dicono che Dio è l’inafferrabile e lo vedi solo dopo che ha lasciato il segno del suo passaggio.
Straordinario questo Dio che non si lascia fotografare, che si manifesta nei modi più impensati, con modalità sempre diverse.
C’è allora da chiedersi come essere certi di averlo incontrato, come essere certi che è proprio lui quando ci accadono cose straordinarie, quando assistiamo al miracolo di guarigioni, di resurrezioni, e ad altri eventi inspiegabili per la scienza.
E come possiamo credere che Lui ci sia quando un terremoto sconvolge un paese, facendo migliaia di vittime, o quando un barcone affonda portandosi dietro centinaia di disperati, quando i suoi nemici imperversano e si accaniscono contro chi porta il suo nome?
Dio è lì è qui, è in ogni luogo, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, c’è sempre anche se non lo vedi.
Tanti non credono, perchè permette tragedie a cui assistiamo ogni giorno, non credono pechè Dio dovrebbe solo evitare la morte, la fame, la malattia, la sofferenza, ecc ecc.
Un dio a nostra immagine e somiglianza farebbe le cose certamente meglio di come le fa lui.
Mi viene in mente quanto male mi ha fatto vedere gli ulivi potati dalla cooperativa della “Caritas”, a cui abbiamo dato gratuitamente in gestione la nostra terra, a cui non eravamo più in grado di provvedere.
Gli operai, povera gente che si deve inventare il mestiere, senza guida, invece di pensare ai frutti futuri hanno provveduto solo a far legna, tagliando i rami bassi e lasciando i fischioni alti infruttiferi.
Ma noi cosa avevamo fatto dell’oliveto?
In questi ultimi anni neanche la legna ci abbiamo preso.
Così ho ringraziato il Signore perchè era passato di lì, suscitando in noi il desiderio di dare a chi ne ha bisogno ciò che non ci serviva e offrendo la possibilità ad altri di ricavarne un beneficio.

Dio è in quegli ulivi smostrati, era in quelli carichi di frutti, era e sarà in ogni cosa che vive o che muore

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