Scavare

“Egli ci consola in ogni nostra tribolazione”(2 Cor 1,4)
Oggi il Signore ci parla di consolazione, di beatitudini nel momento della prova, della lotta per testimoniarlo, nella dura e difficile professione di fede quando ci manca, quando non lo vediamo, non lo sentiamo, quando ci sentiamo abbandonati e soli.
La preghiera diventa lamento e poi grido, urlo verso il cielo che non si apre, rabbia repressa perchè ti senti abbandonato al tuo destino di morte senza averlo mai rinnegato neanche un minuto.
Ieri sera è successo che il dolore mi divorava e la preghiera smozzicata, a brandelli non riusciva ad elevarsi pura e incontaminata al cielo per toccare il Suo cuore di Padre.
Maria era con me, come lo è stata in tutti questi giorni di guerra senza quartiere, Maria di cui, Signore perdonami, sentivo l’impotenza di fronte a tanto male.
Ho soffocato la rabbia, la ribellione ripetendo giaculatorie, stringendo tra le mani il crocifisso del rosario.
Cosa non ho fatto per mantenermi salda nella fede in Colui che solo mi può salvare?
Lui sa, Lui vede, Lui conosce. Avrà pietà di me e mi consolerà, mi dicevo.
Sono qui che aspetto le sue consolazioni, aspetto la sua acqua che disseta e rigenera, aspetto la tregua di un dolore che non si misura, aspetto la liberazione da tutti i lacci che mi tengono incatenata.
Ho cercato, mentre ero nel tubo stretto della risonanza, più stretto di una bara, sconvolta dagli spasmi che dal collo si irradiavano sulle braccia ingabbiate in una posizione innaturale, di pensare che quel sacrificio non era inutile e che il Signore mi chiamava a rompere le sbarre della prigione, chiamando a raccolta tutti gli angeli e i santi del paradiso, con Maria al mio fianco.
Lotta titanica che ha sortito solo l’effetto di aprire un piccolo varco da cui non è uscito nessuno.
Fatica inutile? Non so. Ho pensato che forse dovevo scavare sottoterra, perchè il bambino che dovevo liberare era sotto le macerie, il mio bambino malato che dovevo abbracciare.
Le immagini erano quelle della liberazione con le unghie, con le mani, con la forza della disperazione, con la speranza di trovare ancora viva la piccola vittima.
Durante quell’ora che è durata secoli di vita cosa non ho fatto per liberare il prigioniero? Ma non è uscito nessuno dalla fossa che avevo scavato.
Mi sono riportata da quell’esperienza di estrema preghiera un dolore scrastrante che per tutta la notte mi ha fatto urlare e pregare, una preghiera a cui si è unito il mio sposo.
Mentre io rimanevo in silenzio, stremata dalla fatica, guardavo la sua mano che con dolcezza e con fede invocava la misericordia di Dio su di me, attraverso Maria.
Ripensavo a quante volte il letto ci ha diviso, in passato, ha aumentato le distanze, a quante volte Asmodeo aveva affondato i suoi strali.
Ma adesso che i nostri corpi si uniscono per pregare, anche quando, come ieri sera io sono rimasta in silenzio, mettendo il bavaglio alla mia rabbia, alla mia ribellione, il Signore ci ha stretto in un abbraccio di vita e ci ha fatto sperimentare la consolazione nella tribolazione.
Per essere beati bisogna essere tribolati.
La beatitudine tocca solo a quelli che hanno fame, hanno sete, piangono, cercano Dio, non si ribellano, non si nascondono dietro meriti che non hanno, la beatitudine è per noi, per me che questa mattina ho invocato il nome del Signore ed Egli mi ha risposto.
Il bambino è venuto alla luce e si è lasciato guardare, coccolare, amare.

TERRA PROMESSA

Festa della ss. Trinità 


” Chi crede in Lui non è condannato”(Gv 3,18)
Nel mondo ci sono molte persone che dicono di credere in Dio, dandogli nomi diversi.
I Cristiani, pur non essendone consapevoli, credono nel Dio di Gesù Cristo, che è l’unico che lo conosce bene e lo ha visto e ci ha parlato e vive con Lui.
Non è differenza da poco credere in Dio e credere nel Dio di Gesù Cristo.
Il creato, le stelle, il sole, la luna, i fiori, il mare, i monti e gli alberi e il sorriso di un bimbo e l’abbraccio di due innamorati come un bel tramonto o la vicinanza amorevole di due vecchi che si tengono per mano …
Quante cose belle il Signore Dio nostro ha messo sotto i nostri occhi che parlano di Lui!
Eppure non basta e non è bastato, tanto che molti profeti hanno parlato e continuano per Lui, per far conoscere al mondo quanto è grande il Suo amore per l’uomo, quanto è disposto a fare per noi.
Ma siamo un popolo di dura cervice ed è stato necessario che la Parola, il Verbo si incarnasse.
Gesù, Figlio di Dio, un uomo come noi, con i nostri limiti, con la sua vita ci ha mostrato il volto del Padre..
Ma non ci ha lasciati soli, orfani, quando se n’è andato, ascendendo al cielo.
Lo Spirito Santo, purtroppo non molto conosciuto e invocato dalla maggioranza dei cristiani, oggi è la Persona della Trinità che ci rende presente il Figlio e il Padre, che ci ricorda, ci spiega, ci istruisce, ci introduce nel cuore di Dio.
Oggi è la festa della Trinità, la festa della nostra famiglia d’origine.
Oggi contempliamo e adoriamo la verità tutta intera.
“Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza, maschio e femmina li creò”
Così il libro della Genesi presenta la creazione dell’uomo.
Mi sembra importante ricordarle oggi, perchè, se magari possiamo capire che significa essere immagine di Dio, in quanto suoi figli, per la somiglianza è necessario pensare alla libertà che ci viene data per aderire completamente al modello a cui si è ispirato.
La relazione tra le persone della ss Trinità è il modello, la terra da coltivare, per avere vita.
Dio Padre, Dio Figlio e Dio Spirito Santo non agiscono mai per un beneficio personale, ma l’uno rimanda all’altro, uniti nel pensare, nel volere e nell’agire.
Cosa che non accade purtroppo neanche nelle migliori famiglie.
Il problema dell’uomo è andare d’accordo con l’altro diverso da sè.
Ne sanno qualcosa i coniugi quando si svegliano dalla convinzione che l’altro è osso delle sue ossa e carne della sua carne.
Poi vediamo alla televisione come va a finire, anche se le famiglie che vanno d’accordo, le famiglie sane, non salgono agli onori della cronaca perchè non fanno notizia.
A noi invece farebbe tanto bene che ne parlassero, che testimoniassero pubblicamente qual è la ricetta per andare d’accordo.
Una coppia che si ama è un vangelo che cammina, un ostensorio vivente, perchè mostra al mondo il volto di Dio.
Una famiglia dove si coltiva l’amore, con l’aiuto di Cristo, è parabola di Dio uno e Trino, parabola del nostro destino di figli, chiamati a vivere l’amore trinitario, diventando uno in Loro.
La casa di Cristo sarà la nostra casa per sempre, se sapremo coltivare l’amore che ci ha donato.
Grazie Padre perchè mi hai creato, grazie Figlio perchè mi hai redento, grazie Spirito Santo perchè mi porti a godere dei frutti del Vostro amore.

Fede

“Io sono stato inviato per metterti alla prova”(TB 12,13)
Ci sono tante cose che ancora non capisco, tante che la Parola di Dio mi svela e tante che mi nasconde.
Nel testo che la liturgia del giorno ci propone l’angelo Raffaele dichiara che è stato mandato da Dio a Tobi per metterlo alla prova.
Per quello che ho capito leggendo il libro di Tobia, mi sembra che Raffaele sia stato mandato come “medicina di Dio”, vale a dire che è stato mandato per la guarigione materiale e spirituale di tutti i protagonisti della storia.
Grazie a Tobi che si lascia accompagnare e guidare dall’angelo, ma anche dalle parole e dall’esempio del padre, Sara sarà liberata dal demonio ammazzamariti, Asmodeo, i soldi saranno recuperati, la medicina per guarire il padre sarà portata a Tobia sì che ritrovi la vista.
Tobi si è fidato del suo accompagnatore e tutti vissero felici e contenti.
La prova per Tobi quindi è quella di non aver mai dubitato di Dio, accettando quanto il suo accompagnatore man mano gli suggeriva, senza il minimo dubbio che non fosse giusto.
Tobi non è diffidente, sa che da solo non può portare a termine il compito che il padre gli ha affidato e con umiltà segue il suo accompagnatore.
Noi facciamo fatica a fidarci delle persone, pensando sempre che siamo migliori, più bravi, almeno se non in tutto quello che dicono e fanno.
” Gareggiate nello stimarvi a vicenda” è scritto,”il primo di voi sia l’ultimo… chi si esalta sarà umiliato, chi si umilia sarà esaltato… non sono venuto per essere servito ma per servire… l’anima mia magnifica il signore perchè ha guardato l’umiltà della sua serva…”
Il passo del vangelo di oggi ci parla proprio dell’umile obolo della vedova, a cui Gesù dà più valore di tutte le ricchezze che versano nel tempio i benestanti, per farsi vedere, non privandosi di nulla, dando il superfluo a Dio, svuotando di senso il sacrificio a cui dovevano servire le offerte.
Così liturgia dei sabato della IX settimana del TO ci fa riflettere su quanto sia importante non apparire ma essere.
Davanti a Dio non si può barare, perchè Lui scruta il cuore e vede se gli offriamo il superfluo, se nel tesoro del tempio gettiamo monete false.
L’uomo creato a immagine e somiglianza di Dio è l’unica moneta che possiamo restituirgli perchè ne faccia un capolavoro.
Tobi, Sara, hanno attirato lo sguardo di Dio per la loro umiltà ” Ha guardato l’umiltà della sua serva” dice Maria nel Magnificat e possono essere certi di avere una ricompensa duratura.
In cambio dei nostri sacrifici spesi sull’altare di idoli muti noi riceviamo delusioni a non finire, ricompense che non durano nel tempo che non pagano e non appagano.
Sull’altare oggi voglio deporre il mio orgoglio che faccio fatica a mettere da parte e voglio con le parole di Maria dire” Eccomi, sia fatto di me come tu vuoi”

SEGUIMI!

 
Meditazioni sulla liturgia
 di sabato della VII settimana di Pasqua
” Tu seguimi!” (Gv 21,22)
Certo che non dovremmo mai stancarci di leggere il vangelo perchè le istruzioni in esso contenute per una vita buona, bella, piena, vera diventano sempre più chiare, man mano che procediamo nella conoscenza della nostra identità di figli di Dio.
Non possiamo più tergiversare, fingere di non aver capito, saltare qualche passaggio scomodo perchè non ci giova e non ci salva.
Ricordo quando ero bambina cercavo di truccare le carte con il sacerdote quando andavo a confessarmi, abbassando la voce per i peccati a mio parere più gravi, o assolvendomi da sola con ragionamenti inventati di volta in volta.
E poi c’era mia madre che come il Padreterno non era mai contenta di quello che facevo, di come lo facevo e mio padre severissimo quando si trattava di portare rispetto alle persone o di rientrare a casa prima che calasse il sole.
Ero diventata maestra per evitare le conseguenze della non osservanza delle leggi divine e umane.
Specializzata nel truccare le carte nascosi a me stessa e agli altri la mia vera identità, vantandomi di essere brava a coprire, nascondere, camuffare, ciò che di me non mi piaceva e che pensavo fosse motivo di giudizio negativo da parte dei miei interlocutori.
Ebbene arriva il tempo che ti devi spogliare, volente o nolente, il tempo in cui a nessuno importa se sei bella, brava, intelligente, bella.
Arriva il tempo in cui rimani sola a riflettere su ciò che conta nella vita, ti trovi a desiderare ciò che non gli altri ma L’Altro, il Signore, l’Altissimo Onnipotente e Santo vuole da te.
Arriva il tempo ed è questo in cui la vita ti chiede indietro quello che disprezzavi perchè imperfetto, e tu faresti le carte false per evitare che accada.
“Verranno i giorni in cui ti cingeranno la veste e ti porteranno lì dove tu non vuoi”
Gesù alludeva alla morte a cui Pietro sarebbe andato incontro, ma ci sono tante morti non meno dolirose, morti a piccole dosi che ti sfibrano e mettono continuamente alla prova la tua fede..
Non ti deve importare ciò che faranno gli altri, se a loro toccherà una sorte migliore o peggiore dela tua.
“Seguimi!” è l’imperatvo categorico di Gesù per chi lo ama.
Se sei figlio di Dio non puoi avere tentennamenti, anche se come Pietro ami come sai, come puoi amare, se come Pietro riconosci I tuoi limiti ma ti fidi di Lui

Collaborazione

Meditazione sulla liturgia

 di venerdì della VII settimana di Pasqua
” Quelli che lo incolpavano gli si misero attorno”(At 25,18)
La croce è il prezzo dell’amore, il prezzo della salvezza nostra e delle persone a noi affidate.
Paolo, folgorato sulla via di Damasco, non si arrestò di fronte agli ostacoli, alle persecuzioni che accompagnarono la sua testimonianza fino alla morte.
L’apostolo delle genti ha dimostrato con la sua vita quanto lo Spirito di Dio renda capaci di essere testimoni dell’amore fino a dare la vita per gli altri, come quelli che scelse per primo, tranne Giuda, il traditore.
Giovanni non sembra che sia stato ucciso, ma noi sappiamo che a volte la morte è un guadagno quando la vita ci consegna una croce pesante e il monte del calvario sembra non avere mai fine.
Oggi penso a Pietro, alla domanda che Gesù gli rivolge ” Mi ami tu?” e al mandato che gli affida di pascere, dar da mangiare, far vivere il suo gregge.
Gesù ci dà il mandato indipendentemente dalla nostra capacità di amarlo, sarà lo Spirito Santo che ci allargherà il cuore come a Pietro, come ad ognuno di noi cui affida il compito, con il Battesimo di dare vita al suo gregge, darsi come cibo, diventare pane spezzato, sangue versato per i nostri fratelli.
Ci chiede di collaborare Gesù alla salvezza del mondo, come in una famiglia ognuno fa quello che può e sa fare a seconda dell’età delle forze e dell’esperienza, a seconda anche della docilità a farsi insegnare da ne chi sa di più e ne ha fatto esperienza per primo.
A chi è chiesto molto, a chi meno.
Perchè?
Quando ero piccola mi piaceva lavare i piatti, era un divertimento, specie quando ci mettevamo su uno sgabelo io e mio fratello a giocare con la schiuma del detersivo, facendo un pantano che poi mamma doveva asciugare.
Ma noi eravamo convinti di dare una mano e non ci ponevamo tanti problemi.
Mamma ci guardava benevola, contenta di vederci accordati nel desiderio di essere d’aiuto.
Poi, quando divenne più grande l’ultima nata, cominciarono i turni e il piacere divenne un impegno, un’imposizione, un dovere. Litigavamo sempre per ciò che spettava fare all’una o all’altra, mio fratello era fuori discussione essendo maschio, e ci siamo persi così gli anni migliori, nemiche fin dal grembo materno.
Perché questa sorella, nascendo mi aveva tolto il posto che occupavo fino a quel momento nella casa, nella priorità delle attenzioni di mamma, papà, dei nonni, essendosi ammalata poco dopo la nascita di una grave malattia che concentrò le cure della famiglia tutte su di lei.
L’amore, la gratuità senza mugugni furono soppiantati dal latte inquinato dall’invidia, dal desiderio di prevalere, dalla divisione che provoca l’avere, il possedere di più.
Gesù oggi ci chiede di amarlo così come siamo capaci e di lasciarci guidare da Lui per aumentare la nostra capacità di rispondere sì a qualunque cosa ci chieda.
“Che siano una cosa sola con noi”, chiede al Padre prima di congedarsi dai suoi discepoli, e anche quelli che crederanno alle loro parole saranno beneficiari del suo perdono, dela Sua grazia.
Così oggi voglio chiedere perdono a Gesù per tutte le volte che ho litigato con mia sorella, per tutte le volte che mia madre, mia nonna e tutti i miei antenati non hanno fatto comunione, non hanno gratuitamente dato, non hanno collaborato alla giustizia, alla verità, alla bellezza e alla pace che viene solo da Lui.
Voglio chiedere perdono per tutte le maldicenze, i giudizi e i pregiudizi di cui io mi sono resa colpevole e di tutte le modalità colpevoli che ho ereditato, modalità che hanno portato alla divisione, alla rottura, alla condanna a morte del proprio fratello.
Quanto poco amore Signore c’è nella mia storia, quanto poco amore ho dato al mio sposo, alla mia nuova famiglia prima di conoscerti!
Ma noi sappiamo, crediamo che il nostro piccolo pezzo di legno, il braccio inaridito di creature focomelicche tu lo trasformerai in potenza e grazia, segno del tuo infinito amore, abbraccio sublime, eterno di cui ci renderai capaci.
Grazie Signore per il tuo sì al Padre.
Grazie Maria per il tuo sì allo Spirito di Dio.