“Voi tutti siete figli della luce”(1Ts 5,5)

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SFOGLIANDO IL DIARIO…
Domenica 16 novembre 2014
XXXIII settimana TO A
“Voi tutti siete figli della luce”(1Ts 5,5)
La paura connota gli ultimi tempi che, se per i cristiani del primo secolo era la paura collegata all’aspettativa del ritorno promesso o minacciato da Gesù, per noi è collegata al passare degli anni, alla prospettiva che possiamo fare sempre meno cose, perché la società emargina gli improduttivi.
E poi per quelli che il mondo ce l’hanno in mano, che si sentono giovani e forti, che si tengono lontani dal dolore della povera gente c’è in agguato l’imprevisto, un incidente, un lutto, una malattia, un cataclisma che ti cancella anche i ricordi.
C’è chi crede e chi no, ma la paura che tutto finisca, che tutto quello che hai lo dovrai lasciare è sentimento con il quale prima o poi siamo chiamati a confrontarci.
Nel vangelo di oggi non si parla della vita che ci chiama man mano che passano gli anni a riconsegnare gli strumenti di cui andavamo orgogliosi, riconoscenti o no a nostro Signore, ma anche dell’impossibilità di usarli perchè ci vengono richiesti prima che arriviamo al traguardo.
Allora se di talenti si tratta, non possiamo negare da un lato che Dio li distribuisce a seconda delle capacità di ognuno, ma l’uomo anche se si sforza di farli fruttare, anche quello più in gamba, potrebbe vedere spegnersi la speranza anzitempo di trafficarli e farli quindi fruttare perchè la vita è inclemente e quando meno te l’aspetti ti toglie qualcosa o, come mi piace pensare o mi immagino, ti chiede la restituzione parziale o totale di quanto hai ricevuto.
E ti trovi, se pensi al vangelo e lo prendi alla lettera disoccupato, come oggi mi sento io che mi hanno dato la patente speciale con l’obbligo di mettere un freno a mano vicino al volante.
Incredibile come gli eventi della vita ti parlino di Dio.
A me piaceva correre, fare velocemente ogni cosa, e forse starei ancora correndo se la malattia, gessi e tutori non mi avessero rallentato la corsa.
E io pensavo che era abbastanza, che avevo imparato, con il bastone da cui usciva una sedia, a fermarmi e a dare ad ogni incontro il giusto peso.
Dovere di sedersi….. tanto che se ascoltai e gustai e m’innamorai della parola di Dio fu proprio per l’esigenza che avevo di cercare una sedia alle sette del mattino e procrastinare il mio ritorno a casa da mio marito, che volevo in qualche modo punire.
Ebbene oggi sono alle prese con un ulteriore freno che mi viene imposto dallo stato, perchè impari non solo ad andare piano, ma soprattutto a frenare in tempo per non far male a qualcuno.
Tornando al Vangelo di oggi, quindi, se da un lato i talenti Dio ce li dà, ma dall’altro ce li toglie prima che tutto sia concluso.
Allora a cosa allude in Vangelo che possa risollevarmi dalla confusione e dall’abbattimento di questi ultimi giorni che mi pesa oltremisura?
Mio marito ieri ha detto che si sente come se da un momento all’altro gli dovesse accadere qualcosa, anche io, gli ho risposto, ma poi ho aggiunto che non è per niente patologico avere pensieri di questo tipo perchè dovremmo vivere tutti pensando che da un momento all’altro ci può capitare qualcosa.
Purtroppo l’angoscia nasce dalla paura di ciò che non conosciamo, che non riusciamo a dominare, comprendere,manipolare , altrimenti non staremmo così giù di corda.
Allora cosa c’è da dire?
Che più che pensare ai talenti che abbiamo dissipato, nascosto, usato male, dobbiamo convincerci che c’è qualcosa che sta sopra che li comprende e tutti ed è l’essere figli di Dio.
Il talento che il Signore non ci toglierà mai anche quando ti tolgono la patente o sei ridotta in un letto a contare i giorni rimasti è convincersi di essere suoi figli, incapaci, fannulloni, sfortunati, ma sempre figli.
E con questa consapevolezza che dobbiamo aspettare il ritorno del Signore che alla finestra scruta all’orizzonte il nostro ritorno a casa.

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