Devi profetizzare ancora su molti popoli ( Ap 10,11)

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SFOGLIANDO IL DIARIO…
18 novembre 2016
venerdì XXXIII TO
” Devi profetizzare ancora su molti popoli” ( Ap 10,11)
Quante volte sono giunta allo stremo e ho pregato, ho chiesto che il mio compito su questa terra avesse termine e che era giunta l’ora di ricongiungermi ai miei cari e godere finalmente della pace riservata ai tuoi servi che hanno profuso la vita per annunnciare il tuo regno, rendendoti presente e vivo in mezzo alla desolazione di tante vite provate duramente nel corpo e nell’anima.
In questi ultimi tempi i picchi di dolore sono diventati insostenibili e farmaci sempre più potenti non riescono a mettere a tacere il martirio del corpo.
Signore se tu squarciassi i cieli e scendessi, se tu aprissi per me la pagina del libro della vita in cui io potrei trovare pace e ristoro!
Guardo sul comodino la piccola statua di Maria, che fu di Sergio, il cugino barbone che ce la lasciò in eredità insieme alle sue cose ammassate nella terra degli avi seppellita nella sporcizia, Maria che per tante notti con le sue mani giunte ha garantito la preghiera che spesso veniva meno sulle mie labbra.
La sua immagine mi rassicurava che lei almeno non si stancava di pregare e di intercedere per me.
Il rosario è stato tante volte il ponte che mi traghettava nel mio mistero bagnato dal tuo sangue, rigenerato e venuto alla luce per il tuo sacrificio.
Sono stati momenti di paradiso, specie quando, attraverso le mani di Maria, ho potuto toccare il tuo cuore trafitto, immergermi nel tuo sangue benedetto e benedire tutto ciò che rendeva possibile l’impossibile.
Poi sono arrivate le medicine potenti che mi hanno ridato il sonno ma diminuito le occasioni d’incontro con te.
Me ne sono rammaricata e ho cercato di giorno spazi e occasioni per ritrovare l’intimità perduta.
Ma ho sperimentato solo il silenzio e la paura quando le voci del mondo hanno coperto la tua e la piccola statua della Madonna è stata dimenticata, mischiata tra i libri.
Mi sono chiesta perchè solo il dolore, il silenzio, il buio della notte fossero strumento per vivere il tuo amore, le tue consolazioni,ma anche e soprattutto l’offerta del corpo sul tuo altare.
Così sono ricominciate le veglie come risposta al mio lamento, veglie non cercate, veglie associate a nuovi e più potenti dolori.
Mi hai lasciato senza parole e senza consolazioni, Signore, sola a scalare il monte su cui pensavo di essere già arrivata.
Notti tormentate e buie, notti non di ribellione, ma di stupore e di silenzio straziante, notti in cui ho solo aspettato che parlassi.
Non avevo la forza di aprire bocca di fronte a tanta ferocia nè tantomeno di scrivere.
Le parole per testimoniarti agli amici le ho cercate in quelle che mi avevi suggerito negli anni, meravigliandomi di quanto profondi fossero i pensieri che il dolore aveva partorito.
Ora sono qui dopo l’ennesimo attacco a leccarmi le ferite, con la testa in fiamme, stanca e desiderosa di trovare il senso a tanta sofferenza.
Maria nell’ ombra continua a pregare, mentre io cerco in questa meditazione strade per incontrarti che non siano così dolorose ma non ne trovo.
Sul calendario liturgico c’è scritto: ” Devi profetizzare ancora su molti popoli” e un brivido ha percorso la mia schiena .
Non mi ero resa conto che la Parola era rivolta a me all’inizio di questa meditazione.
Il libro è dolce e amaro c’è scritto e io sto sperimentando quanto siano vere queste parole.
Maria esca dall’ombra e mi copra con il suo manto perchè non perda la speranza in questa battaglia senza quartiere, in questa agonia senza fine, in questa morte che sto scontando vivendo per te, Signore Dio mio

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