AVVENTO

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“Il Signore elargirà il suo bene
e la nostra terra produrrà il suo frutto.” (Sal 85,13)
Oggi è cominciato il nuovo anno liturgico, con il quale la Chiesa ci spinge a riflettere sulle ragioni della nostra speranza, sul senso dell’attendere, come tensione verso quel Quid che dà forza al nostro andare, perseveranza nella prova,conforto e luce nei momenti difficili.
Ci si propone un nuovo inizio.
Nessuno è contento di ricominciare tutto da capo, quando il ricominciare comporta abbattere ciò che faticosamente ci siamo costruiti, abbiamo ammassato, elevato a conferma della nostra traballante autosufficienza, .
Ricominciare è sempre doloroso, faticoso e parte da uno sconforto, da un fallimento, dalla noia di una routine sempre uguale e priva di slancio, dalla consapevolezza che poi non tutto riusciamo a compattare, disciplinare, programmare, prevedere, dall’impotenza di fronte ad eventi che scalzano le nostre certezze, che mettono in dubbio ciò che ritenevamo indispensabile, che ci toglie il terreno da sotto ai piedi.
Al punto di partenza nessuno vuole tornarci, perchè significa rimettersi in gioco, magari quando le forze e l’entusiasmo sono ormai scemati per la fatica e per gli anni, che inesorabilmente passano e ci immobilizzano.
“Il tempo è nelle nostre mani, nella misura in cui l’infinito è nei nostri cuori”, mi disse tanti anni fa una mamma stringendo tra le braccia il corpicino diafano e sofferente del suo piccolino.
L’infinito nel cuore per catturare il tempo e non divenirne schiavi.
Il tempo dell’Avvento ci dà l’opportunità di cercare ancora questo infinito che ci sfugge, che non conosciamo, o che non conosciamo abbastanza.
La Chiesa ci invita a fare piazza pulita e ad attendere ciò che può cambiarci la vita in modo totale ed esclusivo, straordinario, una volta per sempre.
Il pensiero va al contadino che getta il seme sulla terra dissodata e spoglia, e aspetta che i seme germogli.
Il seme è la Parola di Dio che ogni anno , ogni giorno dell’anno viene gettato e che non risale senza portare frutto.
Noi non ce ne accorgiamo, presi come siamo ad ascoltare altre parole, quelle che ci arrivano attraverso i nuovi canali della comunicazione.
Il mondo virtuale ha soppiantato quello reale e ci si è dimenticati che il mondo visibile è parabola, segno dell’invisibile presenza di Dio nella storia.
Dio parla attraverso gli invisibili canali dello Spirito e getta il seme.
Non tutto attecchisce, anche se è Lui a seminare, a parlare.
Noi siamo quel terreno che aspetta il nuovo inizio.
Perchè la pianta germogli e porti frutto, è necessario che siamo terra mossa, le zolle siano rovesciate,spaccate dall’aratro nelle parti più compate e indurite.
Dio a piene mani sparge il suo seme in questo tempo di grazia.
Lui il seme non si stanca mai di gettarlo, per tutto l’anno, per dissodarci, per prepararci all’accoglienza di un Gesù sempre più autentico e vero, sempre meno mistificato dall’edonismo, dal consumismo, dal relativismo, dal materialismo, dalI’ individualismo.
Molti di noi hanno incontrato Gesù, ma non l’hanno riconosciuto, perchè hanno proiettato su di lui la propria immagine sfigurata dalle maschere che ci siamo abitualti ad indossare per sentirci sicuri e protetti in questo mondo dove il diverso fa paura, dove l’omologazione, la glogalizzazione nascondono la vera identità della gente, cancellandone l’identità e la radice più sana e profonda.
Le parole del profeta Isaia“Un germoglio spunterà dal tronco di Jesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici.Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore di Dio.”
ci si chiede come potranno avverarsi e incarnarsi nella nostra vita, se quell’albero lo soffochiamo con i tanti, troppi pacchi ingombranti che coprono non solo la radice, ma la vista di tutto l’albero, che si suole fare a Natale, ai piedi del quale sono posati e che la notte della vigilia siamo soliti scartare, appesantiti dal cibo e dal sonno e perché no? anche dalla noia di un rito,,,, che alla maggior parte non dice più nulla.
Rimangono, finita la festa, sparse le carte e le coccarde e i fiocchi che hanno reso belli i regali, carte non più utilizzabili, stropicciate, strappate dalla frenesia di sapere se finalmente l’abbiamo trovata la pietra filosofale, ciò che continuiamo a cercare nei negozi del mondo,, dove non ti regalano niente, se non dopo che tu hai pagato.
Ma se la radice la lasciamo respirare, vedremo spuntare quel dono speciale, che ha pensato a pagare Lui di persona, perché l’albero non marcisca, ma diventi rigoglioso e porti frutti in abbondanza
Chiediamo a Maria l’aiuto per accogliere con gioia un Dio che non si è limitato a metterci il mondo tra le mani, ma tutto se stesso, pronto ad essere mangiato per diventare per noi cibo di vita eterna.
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