” lo chiameranno Signore, nostra giustizia”(Ger 23,6)

” lo chiameranno Signore, nostra giustizia”(Ger 23,6)
Oggi le letture ci parlano di giustizia, una parola che amiamo sbandierare per rivendicare i nostri diritti, ma che spesso bypassiamo quando riguarda i nostri comportamenti non proprio giusti.
Mi chiedo perchè siamo sempre pronti a puntare il dito sulle inadempienze altrui e così poco propensi a farci un serio esame di coscienza.
Dio, è scritto, susciterà il germoglio giusto, quello che ci ricondurrà nella nostra terra, la terra di Dio, la terra che Dio ha voluto condividere con noi, il campo dove ci ha chiamati a lavorare, ma che sarebbe infruttifero se non ci fosse lui.
” Nè chi pianta e irrriga è qualcosa, ma è Dio che fa crescere” è scritto.
Voglio mettermi alla sua presenza questa mattina, presentarmi a lui come sono, una pianta inaridita, deturpata dal vento, dalla siccità, dagli uomini, con tanti rami secchi o tranciati di recente, voglio a lui chiedere uno sguardo di misericordia, perchè possa sperare di rinascere in un piccolo virgulto che ora non vedo, ma che si sta preparando a sfondare la corteccia dura del mio albero.
Chiedo a Dio di poter essere liberata da qualsiasi schiavitù, di poter ritrovare la forza e l’entusiasmo per il santo viaggio e riprenderlo con più lena, chiedo a Maria di starmi accanto, come al suo sposo Giuseppe, perchè mi aiutino a non perdere neanche una sillaba che esce dalla Sua bocca.
A loro fu affidato il Redentore, l’Emanuele, e loro lo accolsero e se ne presero cura prima ancora che cominciasse a parlare, perchè Dio non smette mai di comunicarti il suo amore, anche quando è un piccolo seme, anche quando emette solo vagiti.
Ho pensato che Maria e Giuseppe non ebbero dubbi sul da farsi perchè da dentro la voce di Dio li istruiva e li guidava verso la realizzazione del suo progetto d’amore.
Tante cose non le capirono subito, ma si affidarono al Padre che sapevano essere al di sopra di ogni giustizia umana, si fidarono perchè forte era il loro legame con chi li aveva generati.
La parola che questa mattina mi ha colpito è tratta dalla profezia di Geremia al ventitreesimo capitolo” Pertanto verranno i giorni, nei quali non si dirà più : Per la vita del Signore che ha fatto uscire dal paese d’Egitto, ma pittosto : Per la vita del Signore che ha fatto uscire e che ha ricondotto la discendenza della casa di Israele dalla terra del settentrione e da tutte le regioni dove li aveva dispersi: costoro dimoreranno nella propria terra”.
La terra che bramo, che desidero, che cerco, che voglio con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutta me stessa è l’amore di Dio è quella terra in cui si mossero Maria e Giuseppe prima che spuntasse il germoglio sul tronco di Iesse, la terra in cui si mossero non solo spiritualmente, ma anche e soprattutto umanamente, quando si trovarono a confrontarsi con il mistero dell’incarnazione, quando Gesù divenne un dono scomodo, un dono di cui non capivano la portata, quando dovettero difenderlo dalla ferocia di Erode, quando tutto sembrava contraddire le promesse di Dio.
Quella terra vorrei coltivare, vorrei essere capace di capire quando è tempo di seminare, quando di aspettare e vigilare, quando è tempo di raccogliere.
Come vorrei vivere in un rendimento di grazie continuo la mia collaborazione a che la terra ridiventi un giardino profumato con tutti i colori dell’arcobaleno.
Quanto sarebbe bello, o Signore, vivere l’intimità della tua casa, sentirmi avvolta e protetta dal tuo amore, quanto vorrei che i brutti pensieri, le paure, le sofferenze del momento presente non offuscassero i tuoi raggi, non impedissero a te di far germogliare la vita.
Ieri non ho fatto meditazioni sulla parola che tu mi hai donato, una parola così pregna di significato che , se fossi stata bene, avrebbe dato vita al più grande poema sulla mia storia che tu hai trasformato nella tua .
Il compleanno di Franco che coincide con l’inizio delle ultime ferie dell’Avvento, mi ha riportato indietro negli anni, quando non capivo, quando non ti conoscevo, quando con un nome volevo azzerare la storia.
Non volevo che si chiamasse come chi ci aveva fatto tanto soffrire.
Solo quando mi svegliai dall’anestesia trovai la sorpresa.
Tu Signore hai voluto che questo figlio riscattasse il nome che qualche antenato disonorò e per questo hai voluto che lo stesso nome fosse anche fonte di gioia e di amore condiviso.
Così è accaduto.
Siamo tutti in cammino Signore, ma dal cuore questa mattina è sgorgata la preghiera riconoscente che mi ha liberato dall’angoscia.
Grazie Signore perchè questo figlio ama ed è amato dai suoi figli e dalla sua sposa, grazie perchè dona il suo tempo anche agli altri bambini di cui si prende cura, con la sua sposa, grazie perchè amo oggi il suo nome perchè tu glielo hai messo.
Ho sentito circolare il tuo soffio di vita ieri sera, attorno alla tavola, specie quando mi ha fatto vedere il video che i figli gli avevano preparato come augurio e mandato sul suo cellulare.
Ho sentito il tuo soffio perchè, nonostante le precarie condizioni di salute mie e di Gianni, hai reso possibile questa condivisione di te, del tuo amore e della tua benedizione.
Signore continua ad irrigare la nostra teerra, ti prego, continua a rialzarci ogni volta che inciampiamo e ci scoraggiamo.
Continua Signore a mandare il tuo Spirito e a stupirci per i nuovi germogli che spuntano da piante destinate a morire.
Maranathà, vieni Gesù!
E tu Maria non mi lasciare la mano, continua a chiudermi gli occhi come ogni sera mia nonna faceva, per farmi addormentare, continua a tenermeli aperti quando passa Gesù.
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