” Il Signore aveva reso sterile il suo grembo” (1Sam 1,6 )

MEDITAZIONI SULLA
liturgia di lunedì della I settimana del TO
” Il Signore aveva reso sterile il suo grembo” (1Sam 1,6 )
Nella prima letura vediamo una donna che piange perchè non riesce a dare vita ad un figlio.
La scrittura dice che ” Il Signore aveva reso sterile il suo gembo”parlando della situazione incresciosa e dolorosa in cui si trovava Anna, la moglie preferita di Elkana a cui pensava bastasse lui per essere felice e si meraviglia del suo dolore.
A Dio siamo soliti attribuire la responsabilità di ciò che ci succede e il Vecchio Testamento conferma quanto si agita nel cuore umano.
Dio non ci manda i problemi, questo è difficile metabolizzarlo, anche se siamo ferrati nella fede e ogni volta a Lui pensiamo più che ad una persona che ci aiuta ad una persona che ci mette alla prova continuamente per testare la nostra fede e portarci alla perfetta conoscenza del suo amore salvifico.
Ci ho messo del tempo che non è così e che il dolore è entrato nel mondo con il peccato e che noi ne stiamo pagando le conseguenze.
Tutto l’agire di Dio è finalizzato prima di tutto a salvarci da morte sicura, ma questo non significa che non abbiamo bisogno di medicine, di degenze in ospedale, di tempo per guarire, non ci esonera dalle conseguenze di malattie che lasciano segni indelebili sul corpo mortale.
Molto spesso capita che non ritroviamo più la salute di un tempo e ce ne rammarichiamo come se fosse cosa scontata e dovuta.
Sembrerebbe quindi che i nostri sforzi sono inutili, che Dio non tratta le persone tutte allo stesso modo e quindi è un Dio ingiusto, che in modo arbitrario governa e condiziona la nostra storia senza lasciarci la libertà di scegliere.
Un tempo mi funzionavano le gambe e le braccia, gli occhi, le orecchie non avevano problemi e i denti potevano triturare anche le cose più dure.
Un tempo mi piaceva camminare, correre, giocare a racchettoni sulla spiaggia, fare il bagno al mare, guidare la macchina spingendo fino in fondo l’acceleratore, mi piaceva fare i sorpassi azzardati sulle strade tortuose e in salita che mi portavano sul luogo di lavoro.
Un tempo riuscivo in men che non si dica a preparare pranzi e cene e feste per tante persone che si presentavano all’improvviso.
Un tempo mi sentivo onnipotente perchè avevo l’impressione di essere come la dea Kalì, una donna con tante braccia e i miei eroi con i quali mi identificavo erano i titani che avevano tentato di scalzare Giove dall’Olimpo, per sostituirsi a lui.
Pur essendo stati puniti in modo esemplare la loro superbia non venne meno.
La mitologia pur se ci racconta fatti inventati, ci insegna a leggere la nostra storia senza farci illusioni.
” L’uomo crede di essere dio ma non è Dio” lo sapevano anche quelli che non ancora avevano incontrato il Signore, il Dio di Gesù Cristo, perchè non ci vuole molto a capire che tutto finisce e che di te può rimanere solo il ricordo come diceva Foscolo, se hai chi ti ha innalzato una tomba che superi la furia degli elementi e l’inclemenza del tempo o qualcuno che abbia immortalato le tue gesta in un libro, sempre che non vadano distrutti il libro e la memoria.
Il peccato originale è comune a tutte le culture, a tutte le genti e noi non abbiamo, purtroppo imparato la lezione….a meno che non ci mettiamo in ascolto di ciò che la nostra storia ci insegna.
Già la nostra storia, il più bel libro che Dio ci ha consegnato da leggere e meditare.
Siamo abituati a ricordare ciò che ci è mancato e ciò che siamo stati capaci di fare da soli, senza l’aiuto di nessuno.
Se c’è una cosa che ci aumenta l’autostima e ci fa inorgoglire, una cosa che sbandieriamo come un trofeo è l’essere riusciti, basandoci solo sulle nostre forze, a superare tanti ostacoli e a diventare quello che siamo, migliori degli altri, grazie alla nostra forza di volontà, alla nostra caparbietà, bravura, intelligenza ecc ecc.
Io non so se a tutti capita di vivere la vita in questo modo e di leggerla così come ho detto.
A me è capitato, mai pensando a tutte quelle persone che avrei dovuto ringraziare perchè io salissi così in autostima.
Poi un giorno un bambino, figlio di una mia amica, parlando di Gesù così si espresse:” Quante cose si possono fare con Gesù”.
Sono caduta dalle nuvole lo confesso, perchè non avevo mai pensato che con Dio ci si potesse fare qualcosa, mentre ero certa che a Dio dovevo solo dare preghiere, suppliche, obbedienza.
L’alleanza con Dio la scoprii attraverso le parole di quel bambino,sperimentandone con il tempo l’efficacia.
Man mano che scendo dal mio piedistallo, man mano che consegno a lui ciò che mi rimane, mi sento capace di fare tutto ciò che il mio corpo ha smesso di fare, non funzionando come un tempo.
Gli organi preposti al suo funzionamento sono tutti da rottamare, ma incredibilmente funzionano molto meglio di prima per le cose che contano e che danno vita.
Non ho mai viaggiato così tanto come in queste notti di dolore , viaggiato nel presente di tanti fratelli che sono nella prova, nel passato di tanti che mi hanno preceduto e che prendono vita dalla mia offerta in espiazione dei loro peccati, perchè il mio corpo è diventato, per Sua grazia il Suo corpo, il mio dolore, il suo dolore e per questo è dolore salvifico.
Anche se vedo con un occhio solo e appannato per giunta, anche se la sordità è diventata grave, pure mi sembra che mai come ora il terzo occhio come lo chiama Giovanni, il mio nipotino, e il terzo orecchio aggiungerei io, funziona sempre meglio, è quello del cuore.
Il cuore è un organo a cui non ho dato mai tanta importanza, ma da quando la mia posizione, postazione preferita è quella di stare in braccio a Gesù come gli agnellini del vangelo, mi sfuggono poche cose, quelle sempre che contano, s’intende.
Così oggi, leggendo la storia di Anna e quella pretesa del marito di poterle bastare, e poi la chiamata dei primi discepoli, ho meditato sul fatto che non conta nè il marito, nè il padre nel caso dei figli di Zebedeo, nè le cose che possiedi. Non conta nulla se Dio non ce l’hai tanto vicino da sentire i battiti del suo cuore.
Solo così ti puoi accordare e puoi camminare in terra piana e sentire i fiumi che battono le mani quando passi in mezzo ad una terra che ha fatto spuntare i suoi germogli.
Il regno di Dio è vicino quando puoi, senza cambiare mestiere cambiare lo scopo per cui ti muovi.
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...