Dicevano infatti ” E’ fuori di sè” (Mc 3,21)

 
Dicevano infatti ” E’ fuori di sè” (Mc 3,21)
L’atteggiamento nei riguardi di Gesù è paradossale.
Mentre la folla si accalcava per vederlo, per toccarlo, per ascoltare quello che diceva, per essere guarita, investendo in Lui ogni speranza, attratta da tutto ciò che usciva dalla sua persona, i “suoi” lo volevano portare via, credendolo pazzo, uscito di senno.
Sembra assurdo che possa succedere una cosa simile, ma in fondo anche a noi spesso accade di essere capiti di più da quelli che ci conoscono di meno, da quelli che non hanno pregiudizi nei nostri confronti , nè formulano giudizi anticipati.
Per questo i bambini sono additati come quelli che più di tutti entrano nel mistero del Regno, in quanto vivono aperti al nuovo, scoprendo giorno per giorno ciò che serve alla loro maturazione, alla loro crescita personale.
I bambini non hanno idee precostituite e guardano le cose con sguardo innocente e puro.
I” suoi” credono che Gesù sia impazzito, perchè pensavano di conoscerlo bene e il nuovo non poteva che disorientarli, farli entrare in confusione.
I suoi di cui parla l’evangelista Marco, ci si chiede chi siano e quanto questa parola sia attuale oggi per noi che viviamo nel III millennio.
I suoi del vangelo possono essere i suoi famigliari, quelli che lo conoscono di più perchè lo hanno frequentato e li unisce il vincolo della carne.
Ma i suoi possono essere anche i suoi discepoli che sono stati chiamati da Gesù ieri, come abbiamo ascoltato nella messa di ieri, e non hanno ancora fatto in tempo a capire con chi hanno a che fare.
Per i discepoli è comprensibile un atteggiamento di stupore, sfiducia nei confronti di un Rabbì che, non loro, avevano scelto ma dal quale si erano sentiti chiamati, attratti a tal punto da lasciare tutto e seguirlo.
Ma oggi i suoi chi sono?
Sicuramente i personaggi del Vangelo no, perchè sono morti tutti, ma l’appartenenza a Gesù non ce la dà la storia, il tempo degli uomini, ma un beneficio, un dono di cui godiamo gli effetti: il Battesimo, che ci consacra figli di Dio e fratelli in Gesù.
Ecco allora che i suoi a distanza di tanti anni, siamo noi che ci professiamo cristiani, ma che passiamo il tempo a lamentarci perchè Dio non si converte alle nostre soluzioni più tempestive, caricatevoli, intelligenti e giuste.
Dio non fa mai quello che sarebbe il suo dovere,che è quello di non farci soffrire, ma abbiamo anche un altro difetto, noi cristiani, che, se da un lato vorremmo un Dio più manipolabile, dall’altro lo vorremmo in esclusiva.
Vale a dire che ci sentiamo depositari dei favori di Dio, depositari della grazia che non vogliamo riconoscere ai non cristiani, alle folle che si interrogano e cercano con sincerità e purezza del cuore il vero volto di Dio.
Siamo falsamente tolleranti, purtroppo, perchè non ci piace condividere con gli sconosciuti un bene che riteniamo nostro che però ci permettiamo di maltrattare a nostro piacimento.
Meno male che lo Spirito Santo non si formalizza e non rispetta le nostre categorie mentali, esce dagli schemi e soffia dove vuole.
Diremmo anche di Lui che è fuori di sè, se dovessimo definirlo.
Ma se andiamo a riflettere sull’agire di Dio mai parole come queste gli stanno a pennello.
Perchè per fare quello che ha fatto, Dio è dovuto uscire fuori di sè, come comanda l’amore, come fu ordinato ad Abramo, quando Dio gli disse di uscire dalla sua terra.
Dio ci ha dato l’esempio.
Siamo noi capaci di uscire fuori da noi stessi per andare verso l’altro senza scandalizzarci, ma amandolo fino a morire per lui?
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