” Imparate a fare il bene”(Is 1,17)

” Imparate a fare il bene”(Is 1,17)
Cos’è il bene? E’ la prima domanda a cui vorrei saper rispondere, perchè, ripercorrendo la vita vissuta, mi rendo conto che ciò che da piccola ritenevo un bene oggi non lo è più, che i gusti cambiano, cambiano le mode, cambiano i governi, ma anche il clima, come cambiamo noi man mano che l’età avanza.
E ciò che un tempo ritenevi un bene irrinunciabile oggi non lo è più, sostituito da altri desideri, altre esigenze, altro.
A scuola mi insegnarono attraverso la filosofia aristotelica ripresa da san Tommaso che l’Essere ( Dio) è uno vero e buono da cui deriva il principio d’identità e di non contraddizione.
Erano per me concetti astratti che non pensavo potessero giovarmi per la vita. Ma mi rimasero impressi.
Oggi, leggendo la Parola che Dio mi consegna ripenso all’identità e alla non contraddizione che derivano dalla verità e dalla bontà dell’unico che le vive in pienezza.
Per quanti sforzi facciamo noi non siamo capaci di vivere in modo autentico la nostra identità, la verità che ci abita, perchè non ne siamo consapevoli, purtroppo.
Siamo portati a vivere chiusi nelle nostre certezze, ingabbiati nei nostri giudizi e pregiudizi, al buio perchè non permettiamo alla luce di filtrare attraverso le nostre finestre sì che illumini la parte di noi che non conosciamo.
Certo che quando al mattino alziamo le serrande la casa ci si presenta in disordine e quanta più luce filtra, tanta più polvere vediamo.
Farci illuminare da Dio quindi non significa scoprire che siamo ok, tutt’altro.
La luce ci serve per non insuperbire, per riconoscerci peccatori bisognosi di aiuto.
La consapevolezza della nostra miseria, dei trucchi che usiamo per ingannare noi stessi e gli altri ci porta a desiderare di essere accettati, accolti per quello che siamo e a desiderare che Qualcuno ci dia ciò che manca alla nostra perfezione.
A Dio non interessa quanto siamo bravi ma che viviamo la nostra condizione di figli di uno stesso Padre, fratelli in Gesù.
La verità che ci ostiniamo a nascondere, mistificare è quella che più ci onora, perchè fa risplendere la misericordia di Dio che ci ama a precindere.
“Chi si vanta si vanti nel Signore!” è scritto.
Penso a tutte le coperture, gli inganni che ho usato consciamente e non per apparire diversa da quella che ero, per non essere giudicata da meno degli altri.
Ma guardando indietro mi rendo conto che delle cose buone, indispensabili a cui non sapevo rinunciare l’unica che mi è rimasta è l’esigenza di una verità inconfutabile che ho cercato con tutte le mie forze.
Una verità che non fosse contraddetta da un’altra verità, che mi facesse sentire libera anche se tutto il mondo mi fosse andato contro.
Ringrazio il Signore perchè ho trovato in Lui la mia identità, la verità che mi abita, la libertà di vivere serenamente i miei limiti sapendo che quando sono debole, sono forte, perchè solo Lui può mettermi al primo posto.
Mi piace pensare che per Lui siamo tutti figli unici, che ci tratta come se lo fossimo, non togliendo niente agli altri figli perchè l’amore è l’unica cosa che dividendola si moltiplica.
Grazie Signore!
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“Abbiamo peccato contro di te”(Dn 9,8)

“Abbiamo peccato contro di te”(Dn 9,8)
“Siate santi perchè io sono santo…. sarete perfetti com’è perfetto il Padre vostro che è nei cieli…siate misericordiosi com’è misericordioso il Padre vostro..”
La santità, la perfezione, la misericordia sono attributi di Dio. Come possiamo pensare di essere come Lui?
Eppure Gesù ci invita a fare ciò che sembra impossibile ad ogni uomo che abbia un po’ di senno.
Come si può imitare Dio?
L’uomo crede di essere Dio ma non è Dio. Da qui la tragedia del peccato e le sue conseguenze su tutto il genere umano.
Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza, c’è scritto.
Cosa vuole dirci la scritta , quando parla del progetto di Dio e del limite dell’uomo?
Infatti se siamo dei come un salmo recita, pure ci scontriamo ad ogni piè sospinto con la nostra fragilità, incompetenza, limite, arroganza, orgoglio, peccato.
Dio ci dice una cosa e noi riscontriamo quanto sia difficile realizzarla, difficile conciliare la contraddizione del nostro essere creature e l’aspirazione a diventare come Dio.
Chi è Dio? Ci chiedevano all’esame che ci faceva il vescovo prima di darci la Comunione e la Cresima.
“Dio è l’essere perfettissimo, creatore e Signore del cielo e della terra”
Fin qui nulla da eccepire anche se l’immagine che Di Dio ci veniva trasmessa era distante anni luce dalla nostra capacità di farla nostra e di entrare in una relazione profonda, efficace e gioiosa con Lui.
Dio era lontano e noi speravamo sempre che fosse distratto quando razzolavamo male.
Non ricordo preghiere che mi abbiano fatto sentire il suo cuore battere sul mio, non ricordo nulla che mi abbia fatto sentire partecipe delle sue decisioni, dei suoi precetti imposti con autorità e senza discussione.
Ma la Scrittura non mente e se allora non sapevo neanche che Dio aveva parlato, nè sapevo dove trovare quanto aveva lasciato scritto, adesso lo so e cerco con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutta me stessa, un incontro che mi apra sempre più cuore e mente alla sua infinita misericordia.
L’onnipotenza di Dio è onnipotenza di amore. Come possiamo noi raggiungere una meta così alta?
Oggi la liturgia ci propone la confessione dei peccati riportata dal libro di Daniele.
“A te la misericordia, a noi la vergogna sul volto, perchè abbiamo peccato contro di te”
La santità, la perfezione, la misericordia di Dio si possono acquisire solo se ci riconosciamo peccatori, bisognosi di santità, di perfezione, di misericordia.
Spesso non ci sembra di aver molto peccato e le parole che leggiamo ci sembrano esagerate, ma questo accade perchè siamo molto superficiali nel guardare le nostre colpe, molto più puntuali e oggettivi nel giudicare qulle altrui.
Saremmo bravissimi se l’atto di dolore lo dovessimo suggerire noi agli altri, perchè non ci sfugge niente di quello che di sbagliato gli altri fanno, mentre siamo estremamente tolleranti nei nostri cofronti.
Come Signore superare questo che è il problema di ogni uomo?
Come riuscire ad essere imparziali e confessare solo ciò che riguarda il nostro comportamento, le nostre passioni, inclinazioni cattive, la nostra indifferenza nei riguardi del tuo corpo sofferente?
Ci aiuti la tua Parola, Signore, a farti spazio, a lasciarci illuminare dal tuo fascio di luce, a lasciare che tu guardi e ti prenda cura delle nostre lacerazioni, che tu Signore ci trasfiguri, ci renda belli come il sole, ci rivesta degli abiti lavati nell’acqua al fonte battesimale.
Che la tua luce Signore ci faccia desiderare di essere da te purificati, che il nostro peccato ci aiuti a non giudicare gli errori degli altri ma aumenti la nostra capacità di amare, divenendo così tuoi collaboratori di giustizia.
Salvaci dall’indifferenza Signore mio Dio, Maria Santissima non lasciare che ci perdiamo per strada, incapaci di accogliere tanto amore.

“Li condusse su un alto monte (Mc 9,2)  

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“Li condusse su un alto monte (Mc 9,2)
Per conoscerti, per incontrarti Signore, sembra che l’unica strada sia salire.
Salire su un monte più o meno alto, ma salire, scomodarsi, se così si può dire.
Domenica scorsa ti abbiamo visto alle prese con il demonio, che per tentarti ha cercato di lusingarti con imprese mirabolanti che solo chi sta in alto può compiere, anche se tu Signore hai scelto il deserto che non possiamo immaginare se non lontano dalle nostre mete abituali e che non è detto che stia in alto, ma sicuramente lontano dalle strade battute.
Eppure il demonio le tenta tutte per riportarti nel mondo da cui volevi staccarti almeno per un poco, sollevandoti su un alto monte o sul pinnacolo del tempio, in una posizione privilegiata per dare prova dei tuoi poteri.
Ma tu Signore non ci sei cascato e hai continuato a confidare in Dio, tuo padre, in Colui che ti aveva mandato.
Anche Abramo fu mandato sul monte per immolare il suo unico figlio e provarti la sua fiducia illimitata in te che salvi.
Oggi la liturgia ci mette di fronte un’altra montagna dove ti sei trasfigurato davanti a Pietro, Giacomo e Giovanni.
Una montagna che rimanda ad un’ altra che fece da sfondo alla tua crocifissione.
Quante montagne Signore ci metti davanti per meditare i misteri del regno, per metterci alla prova, per provare a noi che tu sei un Dio fedele sempre!
Questa mattina meditando i misteri gloriosi del rosario mi è venuto in mente che dei cinque solo in uno si dice che scendi, il terzo, quando meditiamo la discesa dello Spirito Santo su Mariavergine e gli apostoli.
Nel cimitero , sicuramente posto in un luogo appartato e forse un po’ elevato della città, come tutti i cimiteri che conosco, gli apostoli non ti trovano, e poi quando ci si abitua a stare con te te ne vai, ascendendo in cielo.
Il cielo sembra la tua patria stabile, come anche la nostra che ci hai destinato.
Maria infatti fu assunta in cielo e lì incoronata, il cielo luogo che aspetta ogni credente perchè a tutti quelli che ascoltano e mettono in pratica i tuoi precetti hai destinato un trono di gloria.
Penso a questa vita fatta di tante montagne, arrampicamenti dolorosi, insidiosi, lunghi e difficili, penso alla ricerca continua di quacuno che mi parli, che mi faccia esistere, alla mia paura di rimanere sola, la stessa che colpì mia madre e mi spaventa il pensiero che non sempre mi basti Signore.
Non mi basta sapere che verrai, non mi basta sapere che sei venuto, desidero che tu rimanga con me sempre e invece, quando più ne sento il bisogno, tu scompari.
A Mosè ti sei fatto vedere di spalle, perchè non avrebbe retto a tanta bellezza, a tanto splendore, sei passato e hai lasciato la nostalgia di un evento che poi cerchi tutta la vita perchè si ripeta.
Hai fatto lo stesso con gli apostoli, sul monte della trasfigurazione, e proprio quando ci stavano a prendere gusto, sì da desiderare di rimanerci per sempre sospesi in quell’angolo di paradiso, lontani dalle beghe di ogni giorno, torna tutto come prima e la quotidianità prende il sopravvento.
La voce che viene dal cielo e che ti definisce ci invita all’ ascolto.
La settimana scorsa le letture ci mettevano in guardia da chi siamo tentati di ascoltare, i mistificatori della tua Parola, oggi ci pongono davanti la voce da riconoscere .
Quella del Padre che ha a cuore la nostra salvezza.
Sapere chi sei è il presupposto per ascoltare la tua voce e trarne benefici di grazia.
Salire, ascoltare, ricordare, questo è l’itinerario quaresimale, questa è la traccia per vivere in eterno.
Anche quando saliremo con te sul Golgota, dovremo ancora tacere, ascoltare, guardare a colui che hanno trafitto, alzare gli occhi al cielo dov’è la nostra vera patria.
Signore sono qui, in questo piccolo angolo di mondo, una dei tanti per cui tu ti sei immolato.
Sono qui oppressa dalla fatica di salire e sempre salire. Chiamami in disparte Signore e fammi riposare un po’.
Lo hai detto ai tuoi apostoli dopo che li hai visti affaticati dal servizio alla tua parola prolungato nel tempo sì che non avevano più tempo neanche per mangiare.
Non scompaire ti prego, Signore, così presto, rimani ancora un po’ a tenermi compagnia.

” Rabbi è bello per noi stare qui” (Mc 9,5)

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” Rabbi è bello per noi stare qui” (Mc 9,5)
Oggi Signore ci ricordi la bellezza del nostro corpo, mostrando il tuo trasfigurato come apparve dopo che fosti sfigurato e crocifisso.
E’ un anticipo di paradiso quello che oggi, ci fai pregustare ed è bene che questo accada.
Spesso ci dimentichiamo a cosa siamo chiamati, da dove veniamo e dove andiamo, ci dimentichiamo che questa vita che stiamo vivendo nella carne è il seme che darà frutto a suo tempo.
Le pagine che la liturgia oggi sottopone alla nostra meditazione, il pane che oggi ci doni non possono non farmi pensare a quale speranza siamo chiamati e cosa concretamente ci sarà dato dopo la fine di questo viaggio, da quando abbiamo lasciato la nostra terra e ci siamo incamminati su una strada che non conoscevamo, fidandoci di te, come Abramo..
Tu Signore ci prometti una terra dove scorre latte e miele, dove tu hai preparato un banchetto di grasse vivande dove tutti i popoli confluiranno per godere della tua gloria in eterno, per sempre.
Bisogna salire sul monte per contemplare la bellezza della terra che tu hai promesso ai nostri padri e che hai dato a noi attraverso il Battesimo.
Mosè la vide da lontano, non gli fu permesso entrarvi perchè doveva aspettare te che negli Inferi saresti andato a liberarlo, mentre i tuoi piangevano la tua morte, insieme con tutti quelli che in vita non vi entrarono, ma che credettero alla tua promessa.
Il nostro corpo che tu hai impastato con la terra e su cui hai alitato il tuo Spirito è destinato alla corruzione da quando quella terra abbiamo deciso di usarla per trarne un piacere personale, infischiandocene dei tuoi consigli di progettista e di padre.
…di te che sei Dio, Creatore e Signore di tutte le cose e che se di tutte hai detto che era cosa buona, solo dell’uomo maschio e femmina hai detto che era cosa molto buona.
A tua immagine e somiglianza ci hai ceato per l’eternità.
Ma noi siamo un popolo di dura cervice e abbiamo voluto fare di testa nostra, perciò ci ritroviamo in questa valle di lacrime.
Penso alla terra e al corpo a cui tu hai dato forma e vita, penso all’uso che di questo corpo ho fatto nella mia vita e sono presa da grande angoscia e afflizione.
Certo raramente, prima di incontrarti, l’ho messo al tuo servizio, vale a dire a servizio dell’amore.
Il mio corpo ha cominciato a parlare, a gridare più forte, a urlare il suo dolore perchè non lo usavo per ciò per cui tu l’avevi creato.
Il mio corpo si è ammalato, è diventata una macchina incidentata che perde i pezzi per strada.
Ma oggi che ti ho fatto salire, sei il mio navigatore che mi porta dove è necessario.
A spinta, in riparazione, a tre cilindri, con la carrozzeria che va a pezzi, non ho mai fatto tanta strada e spesso mi sembra di essere entrata nella terra promessa.
Peccato che queste incursioni dello spirito durino giusto il tempo per non farmi dimenticare tanti tuoi benefici.
Bisogna scendere a valle e fidarsi di te, come di te mi fido quando mi chiedi di accompagnarti sul monte.
Tu hai restituito alla mia terra la dignità perduta, gli hai dato e rinnovato la sua funzione di essere luogo in cui germoglia la vita.
Tu Signore mi hai fatto attraversare il deserto per farmi convincere che non di solo pane vive l’uomo e che mai mi farai rimanere a digiuno.
Ti ringrazio Signore del corpo che tu mi dai nell’Eucaristia, ti ringrazio di quello che oggi moltiplicherai sugli altari del mondo, non guardando all’entità dell’offerta, ma a quel poco che riusciamo a darti, non sempre le primizie del nostro raccolto, nè gli animali migliori dei nostri allevamenti, che tu non ti stanchi di benedire.
Tu Signore ci renderai capaci, ne sono certa, di offrirti tutto, man mano che procediamo in questo esodo, su questa terra piena di spine.
Sono certa che tu ci farai dire: ” Un corpo mi hai dato, e io ho detto -Eccomi! Sul rotolo del libro è scritto di fare il tuo volere-“
So Signore che saremmo raggianti guardando te, adorando te, specchiandoci in te.
Credo che trasformerai il nostro corpo, la terra che ci hai promesso in un luogo di delizie come hai fatto per Maria.
Perchè tu sei la nostra terra promessa , tu sei il luogo del nostro riposo, tu la pianta in cui innestare la terra di cui siamo fatti, il nostro corpo mortale, perchè diventi di carne, fonte di grazia per tutti gli affamati del mondo

” Tu sarai un popolo consacrato al Signore”(Dt 36,19)

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” Tu sarai un popolo consacrato al Signore”(Dt 36,19)
Signore tu non fai che ripetere cose che dovrebbero toglierci ogni preoccupazione, angoscia, turbamento.
Ci dici che sei nostro Padre, che noi siamo tuoi figli creati per amore e chiamati all’amore.
Ci dici che per te valiamo talmente tanto che per il nostro riscatto hai pagato di persona il prezzo più alto.
Ci dici che sei con noi tutti i giorni della nostra vita, che non dobbiamo temere.
Lo ripeti per 367 volte nella Bibbia, tanti quanti sono i giorni che compongono l’anno.
Signore io non so se sono normale, perchè ci sono delle volte che sperimento la verità di quello che dici, e mi sento consolata, sollevata, in momenti che chiamare drammatici è eufemistico.
E poi ci sono momenti e questo è uno di quelli, in cui ho magari meno problemi di dolore o di altro, e mi sento il cuore chiuso, stretto in una morsa, sento il peso di una vita che trascino senza entusiasmo, sento il peso di tutto e di tutti e vorrei tanto che con un colpo di bacchetta magica, il velo si sollevasse e io tornassi a vedere il cielo.
Vivere inventandosi la vita e non riuscirci, vivere senza vedere nè oasi, nè ombra in questo deserto che si stende a vista d’occhio, vivere la prospettiva di portare sopra le spalle pesi supplementari, aggiunti e non previsti, vivere sperando che arrivi presto la fine, non è vita.
Sono cose che mi piacerebbe non pensare come non vorrei mai mettere in dubbio la tua parola.
Io ti cerco Signore tu lo sai, sei la mia unica speranza, ti cerco ma non ti trovo questa sera, in questo silenzio assordante della casa che rimanda l’eco del mio lamento.
In cucina il mio sposo, sta provando a fare qualcosa ma il suo silenzio mi uccide.
Di fonte abita nostro figlio con la sua famiglia, sopra cognati e nipoti.
Ricordo quando vivevamo con la porta aperta e la nostra casa era casa di tutti e la casa di tutti era la nostra, quando non ci sentivamo mai soli, perchè c’era sempre qualcuno con cui condividere gioie e dolori della giornata.
Perchè Signore ci siamo ridotti a stare isolati, a non essere capaci di metterci in relazione con le persone che ci vivono attorno?
Questa mattina sono passata davanti alla casa di Graziella, le finestre erano tutte serrate, le serrande abbassate e mi si è stretto il cuore.
Graziella è morta e non sono potuta neanche andare al suo funerale .
Ricordo quando era bello la mattina presto incontrarla mentre andava ad aprire la Cappellina dell’Ospedale.
Era una gioia nutrirmi della sua fede incondizionata in te, della sua gioia.
Mi bastava quell’iniezione di vita per affrontare la giornata.
Di Grazielle hai cosparso il mio cammino Signore, ma oggi, te le sei riprese tutte o quasi tutte.
Mi hai lasciato sola Signore in questo deserto man mano che le mie forze diminuiscono e io ho più bisogno di santi che camminano con me.
Signore so che non posso pretendere che gli altri siano santi, che devo cominciare da me.
Ma le forze sono venute meno e io ho ancora più bisogno di forza che viene dall’alto, tu lo sai.
Mandala dai tuoi cieli santi perchè io voglio seguire i tuoi precetti e tu non puoi rinnegare le tue promesse.
Tu mi hai scelto Signore, aiutami a dire “Eccomi, io vengo a fare il tuo volere” Così sarò perfetta come tu vuoi.
Maria aiutami tu!

Non di solo pane vivrà l’uomo,ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.(Mt 4,4)

Non di solo pane vivrà l’uomo,ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.(Mt 4,4)
Il mercoledì delle Ceneri è suonato il sohfar, la tromba di guerra che ha annunciato la lotta escatologica tra il bene e il male, tra l’uomo, figlio di Dio e il demonio suo nemico.
Il sohfar era risuonato due volte durante la settimana delle ceneri, la prima attraverso il profeta Gioele che invitava gli uomini a tornare al Signore con pianti, lamenti e digiuni.
“Chissà che non cambi e si plachi e lasci dietro a sé una benedizione?”
Questa era la speranza del profeta.
Venerdì è stata la volta di Isaia che Dio fa parlare come tromba per scuotere, svegliare,chiamare a raccolta suo popolo.
“È forse questo il digiuno che bramo? Dice il Signore. Mi cercano ogni giorno, bramano di conoscere le mie vie e come un popolo che pratichi la giustizia e non abbia abbandonato il diritto del suo Dio…”. Nei confronti di Dio e degli uomini
Gioele, Mosé, Isaia nella settimana delle ceneri suonano la tromba di guerra e chiamano a raccolta il popolo per implorare la misericordia di Dio. Prendendo consapevolezza del proprio peccato, raddrizzano i cuori e la mente del popolo sì che al digiuno e al pentimento corrisponda effettivamente una volontà di cambiamento radicale.
La conversione non è solo un rito una volta per tutte, ma un continuo confronto tra nostra umanità, le nostre passioni i nostri limiti e la grazia che viene dall’alto, l’aiuto che viene dal Signore.
La settimana delle ceneri quindi ci fa entrare gradualmente nel deserto dove è più facile trovarsi faccia a faccia con il nemico e testare la propria fede messa a dura prova.
Perché è necessario questo tempo di agonia, perché ritirarsi nel deserto e correre il rischio di perdere ciò che con tanta fatica abbiamo conquistato, quella piccola fede che ci aiuta nella vita quotidiana?
Gesù ci dà un grande esempio di coraggio che parte dalla fiducia incondizionata nel Padre che lo ha mandato, affidandogli una missione di estrema difficoltà, essendo egli vero uomo con tutti i limiti e le necessità e i desideri propri dell’uomo.
Ognuno si può riconoscere nell’uomo Gesù quando viene tentato dal demonio.
La ricchezza, il potere, il dominio sulle leggi della natura sono le tentazioni alle quali ogni uomo viene sottoposto dopo il Battesimo.
Come Adamo ed Eva ognuno di noi vuole sottrarsi alla dura legge della dipendenza del tutto ciò che ci limita, ci ostacola, mette in pericolo le nostre sicurezze, la nostra stessa vita.
Gesù come noi viene tentato non una volta ma sempre nella sua vita.
40 giorni sono quelli che ricordano l’attraversamento del deserto da parte del popolo d’Israele, 40 anni che indicano un periodo imperfetto non compiuto, necessario per raggiungere la terra promessa, per passare da tempo finito al tempo infinito.
I 40 anni o 40 giorni preludono all’ingresso definitivo nella casa del Padre, un ritorno alla grande attraverso le prove e il sacrificio di una vita fortemente provata.
Il Vangelo di ci indica come la lotta iniziata mercoledì delle ceneri si possa vincere e quali armi garantiscono la sconfitta del nemico.
La parola di Dio in questo combattimento all’ultimo sangue è lo strumento usato da Gesù per respingere le lusinghe del demonio, ma è anche usata dal demonio per blandire e convincere Gesù.
La parola di Dio è un’arma a doppio taglio e sembrerebbe quasi non garantire la vittoria, visto che non è esclusivo appannaggio dei cristiani.
Ma come tutte le cose che vengono da Dio devono essere usate per il fine per cui sono state dette, fatte, pensate.
La parola di Dio può dare la morte e la vita a seconda che la si usi per benedire o maledire, per obbedire o disobbedire al Padre, per cementare o rompere la relazione vitale con lui.
Il Vangelo di oggi quindi mi porta a fare due riflessioni.
1) Gesù, come ogni uomo non debella il nemico una volta per tutte perché la battaglia continua ogni giorno fino alla fine della sua vita.
2) La parola di Dio può essere usata per il bene per il male dell’uomo, a seconda di chi la usa, a seconda che l’interesse da perseguire è la vita o la morte dell’uomo, il piacere immediato o il godimento pieno della promessa.
Il sofhar suona ogni notte per me; ogni notte sono chiamata a mettermi di fronte a Dio, a cospargere di cenere la testa, a rivedere i miei comportamenti alla luce della parola e a chiedere al Signore forza, coraggio, perseveranza in questo faticoso ma entusiasmante viaggio alla volta della terra promessa.
Grazie Signore della tua parola, grazie di queste perle preziose che ogni giorno metti nel mio forziere, grazie perché la tua parola è il mio pane quotidiano.

“Voi chi dite che io sia?”( Mc 8,33)

“Voi chi dite che io sia?”( Mc 8,33)
Le domande di Gesù ci portano lì dove mai penseremmo, e non possiamo rispondere come spesso facciamo con superficialità, fretta, insofferenza, non dando la dovuta importanza a chi abbiamo davanti.
Se rispondiamo come cristiani, in virtù del nostro Battesimo, non possiamo prescindere dalle conseguenze che l’appartenenza a Cristo comporta.
La Cristologia al servizio dell’Antropologia, le parole conclusive di un un corso frequentato tanti anni fa, a cui non detti molta importanza.
“Se vuoi sapere chi è l’uomo devi rispondere alla domanda chi è Cristo.
Quante volte nella mia vita di fede, nel percorso non facile nè scontato della riconsegna a Dio di tutti i miei averi ho dovuto cercare in Cristo la mia identità, lasciandomi guardare, amare, risuscitare!
Quando perdi i pezzi, quando dalle mani ti scippano tutto i tuoi averi da cui facevi dipendere la tua identità è naturale cercare ciò che non ti può togliere nessuno da un’altra parte.
“Non è bene che l’uomo sia solo, gli voglio far uno che gli corrisponda ( che gli stia di fronte, che gli faccia da specchio, che lo identifichi, che risponda di lui e gli risponda) “disse il Signore quando creò l’uomo maschio e femmina a sua immagine e somiglianza.
E noi pensiamo, quando ci innamoriamo, che abbiamo risolto tutti i nostri problemi e di Dio possiamo fare a meno, visto che la felicità ce l’abbiamo in tasca.
Ieri il papa ha detto che non siamo normali se non andiamo in crisi con Dio, con il coniuge, con le persone.
Meno male che avevo acceso la televisione in quel momento, momento di un tempo che sembra non avere mai fine, in cui mi sentivo tutta sbagliata e cercavo annaspando le coordinate per non morire.
Chi sono? Dove sono? Di chi sono?
Queste le domande che in questa settimana di sconvolgimenti fisici, spirituali, relazionali mi sono posta.
“Guarderanno a colui che hanno trafitto. Ne faranno il lutto come si fa per un figlio unico, lo piangeranno come si piange il primogenito”.
Voglio guardare te Signore e piangere di dolore e di gioia, dolore per essere stata la tua carnefice, gioia per un amore che non si misura, perché in te trovo tutte le mie sorgenti, in te trovo la vita mentre il mio pianto, piccolo rigagnolo, si getta nell’infinito oceano della tua grazia.