VENERDI’ SANTO.

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Sfogliando il diario….
25 marzo 2016
” Chi cercate?”(Gv 8,7)
E’ spuntato il sole Signore su questa giornata in cui tu porterai a compimento il sacrificio.
Hai passato la notte a pregare e noi ci siamo addormentati, almeno io che pensavo non fosse possibile per il dolore che mi aveva reso imposibile concentrarmi su quello che stava succedendo davanti a me, intorno a me, durante la messa in Coena Domini.
Emanuele che volevo vedere, fotografare mentre, vestito da lupetto con altri 90 bambini faceva la comunione, mi è stato coperto dalle persone che mi stavano davanti, che stavano in piedi, tutti con la stessa voglia di vedere i propri bambini e fotografarli mentre per la prima volta ti ricevevano nelle loro piccole mani.
Ma più che la gente a impedirmi di vedere sei stato tu, perchè, nel momento della comunione, uno dei quattro ministri si è messo proprio davanti alla mia postazione strategica dove la sedia a rotelle mi dava il privilegio ipotizzato di poter vedere tutta la cerimonia, senza ostacoli.
Lo sapevo che tu mi avresti spiazzato, lo dicevo,ma senza convinzione quest’anno, perchè mai sono stata così tanto male fisicamente da non provare nessuna emozione durante quella celebrazione eucaristica speciale.
I tuoi ricalcoli Signore sono i regali più belli di questa vita travagliata.
Così se non ho potuto vedere Emanuele mentre faceva la comunione, ho visto te nel gesto di Franco vestito da scout che si inginocchiava davanti ad un vecchio a cui don Massimo aveva lavato i piedi per rimettergli le calze e le scarpe, cosa che nel vangelo non è scritta di te, ma che sicuramente avresti fatto se, al posto dei sandali o dei piedi nudi, gli apostoli portavano scarpe ortopediche e spessi calzini.
ho visto Monia catechista degli otto lupetti che si sono fatti la prima comunione.
Erano gli unici dei 90 bambini che nella confusione del dopo sono rimasti fermi e in preghiera accompagnati, vigilati, abbracciati da te che ti mostravi in quella madre che si era fatta madre di tutti quelli che le erano stati affidati compreso Emanuele suo figlio.
Ho pensato che era una cosa bella, straordnaria che il catechista sia un genitore e che Emanuele era fortunato ad avere entrambi a trasmettergli la fede che tu hai dato loro.
Questa mattina, pensando a tutto questo, non posso che commuovermi e ringraziarti perchè non mi sono affaticata invano venendo ad una messa dove era impensabile trovare posto, ascoltare, vedere, meditare, essere toccati da te.
E invece è accaduto, perchè tu non butti niente di quel poco che uno si porta dietro e che non pensa serva a qualcuno.
Tu lo benedici e lo moltiplichi.
Hai passato la notte a pregare nell’orto degli ulivi.
L’altare della reposizione ce l’avevo davanti e non ho potuto fare a meno di fotografarlo anche se non leggevo le scritte nè distintamente distinguevo gli oggetti posti sul piano dell’altare.
L’idea che mi rimandava quel luogo che doveva simboleggiare l’orto degli ulivi era di un grande disordine, di un pasticcio, di una discarica, dove il sacerdote avrebbe riposto la teca con le ostie avanzate dall’ultIma cena. Sicuramente non mi conciliava la preghiera quello scenario e ho distolto lo sguardo.
Ma tu ci sei andato e ci sei rimasto tutta la notte in mezzo ai problemi di questo mondo che sei venuto a salvare, ne avevi bisogno sicuramente o meglio ne avevamo bisogno noi, per toccare con mano di cosa ti sei preoccupato e continui a preoccuparti, per cosa dovevamo pregare.
Lo sfruttamento minorile, gli spechi, il consumismo, la povertà, le guerre, i migrantes, le nuove ideologie assassine …
Solo tu potevi stare sveglio Signore di fronte a tanto sfacelo perchè ci ami davvero, ci hai amato fino alla fine.
Ieri sera di fronte ai problemi di questo mio corpo che non mi hanno dato tregua, mi è sembrato vano tutto quello che ho fatto per compiacere Gianni che ci teneva a vedere Emanuele fare la prima comunione , ma anche per far sentire la mia vicinanza a questo piccolo che si sente spesso messo da parte, perchè è nato dopo suo fratello che lo supera non solo in altezza a detta di tutti.
Abbiamo sempre il brutto vizio di fare paragoni, purtroppo anche se tu ci metti in guardia da questo inganno. Così mi sforzo di vedere in questo piccolo il dono grande che tu mi hai fatto, ci hai fatto e che man mano che lo scartiamo ci stupisce.
Non gli ho fatto fotografie ma mi sono rubata il suo viso, i suoi occhi, e il cappellino da lupetto per non dimenticare che tutto è dono, che tu continuerai a sussurrargli parole d’amore attraverso suo padre, sua madre e tutti quelli a cui tu vorrai concederlo.
Mentre attraversavamo la navata centrale a cerimonia finita per abbracciare il nostro cucciolo, Franco mi ha guardato con tenerezza e per la prima volta mi ha fatto una carezza.
Cosa dirti di più Signore che tu non sappia?
Non sono rimasta per la veglia anzi ho pregato, perchè questa notte , almeno questa notte fosse di riposo, perchè ero stremata e il dolore lo avevo offerto durante la messa.
Poteva bastare, non potevi chiedermi di rimanere sveglia a vegliare ancora un po’.
E tu mi hai esaudito Signore, hai guardato al mio bisogno e hai pregato anche per me in quella discarica di problemi da risolvere, in quella stalla che oggi è il mondo così ben rappresentato dai ragazzi del post-cresima.
Perchè tu non ti sei preoccupato di salvarci tutti insieme, ma ad ognuno hai riservato una preghiera, per tutti e per ognuno ti sei fatto uccidere.
Questa mattina voglio lodarti, benedirti e ringraziarti perchè il mio sacco di scintillanti l’hai riempito di doni preziosissimi, ricordi che nessuno potrà mai cancellare.
” Questo giorno sarà un memoriale” era scritto ieri sul calendario liturgico” e così è stato, quando non pensavo poter rispondere al tuo invito.
Per tutta la vita Signore canterò le tue lodi perchè ci hai dato il tuo corpo tra le mani.
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“Ecco il Signore Dio mi assiste”(Is 50,9)

“Ecco il Signore Dio mi assiste”(Is 50,9)
Queste sono le parole che mi hanno accompagnato nella giornata di ieri trasformando l’angoscia mortale per ciò che stavo vivendo e per ciò che mi aspettava in una serena e fiduciosa accettazione compagnia del Signore, mio aiuto, mio potente alleato, mio liberatore.
E’ incredibile come possa cambiare lo stato d’animo, qualunque sia il peso dei tuoi pensieri se percepisci la presenza che non sei solo e che il tuo compagno è il Signore, Dio che ha vinto il mondo e che combatte per noi e con noi tutte le battaglie che ci vedrebbero soccombere per la fragilità della nostra carne.
Se Dio è con noi chi sarà contro di noi?
Benedico il Signore che mi ha dato consiglio…Tutto ho messo nelle sue mani… Chi è l’uomo perchè te ne curi, il figlio dell’uomo perchè te ne ricordi? Eppure lo hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato, tutto hai messo ai suoi piedi…
Se la nostra memoria non fosse corta non temeremmo alcun male, perchè… il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza… Alzo gli occhi verso i monti da dove mi verrà l’aiuto, il mio aiuto viene dal Signore. Egli ha fatto cielo e terra…Il Signore è il mio custode,,,Egli dirà ai suoi angeli di non far inciampare il tuo piede…
Quanto vorrei che le sante parole ispirate del sacro Libro mi si imprimessero nella mente e nel cuore sì che mai io le dimentichi!
Ci sono persone e sempre aumentano che si fanno tatuare sul corpo di tutto segni indelebili che forse un giorno desidereranno togliere perchè il loro idolo, le loro certezze sono crollate. Io vorrei che il Signore mi tatuasse dentro la Sua parola perchè ne ho bisogno più della vita, perchè è la mia vita, perchè mi dà vita.
Quante volte in questi ultimi tempi uno smarrimento mortale mi ha pervaso fin nel profondo, quante volte il gelo ha paralizzato tutte le mie ossa, quante volte la solitudine mi ha schiacciata, il senso di quello che stavo vivendo mi parlava solo di irreversibilità di una condanna…quante volte ho pianto in silenzio, comprimendo i miei sentimenti per non addolorare il mio sposo, quante volte non ci sono riuscita e ho portato nell’afflizione impotente anche lui!
Mi si attacchi la lingua al palato se ti dimentico Gerusalemme!…
Non voglio Signore mio Dio pensare che sono sola a combattere questa estrema battaglia, non voglio angosciarmi nè chiedere perchè, non voglio mettere in dubbio la tua giustizia Signore perchè è certo che niente permetti senza che tu sia al nostro fianco per vivere con noi il passaggio, la Pasqua, la morte e la vita …

“Il Signore è al mio fianco come un prode valoroso”(Ger 20,11)

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“Il Signore è al mio fianco come un prode valoroso”(Ger 20,11)
Delle letture di oggi mi hanno portato a riflettere le parole che il profeta Geremia pronuncia, sentendosi perseguitato e accerchiato da ogni parte.
La sua fede è ferma anche se il rifiuto, le accuse, la persecuzione contraddistinguono la sua vita.
Profeta perseguitato, accusato, non creduto è antesignano di ciò che accadrà a Gesù.
” Chi ti credi di essere?” chiedono beffardamente a Gesù i farisei, quando lo vedono comportarsi come fosse Dio.
Ma Gesù non trae gloria da se stesso, ma rimanda sempre al Padre, che lo ha mandato.
Noi non ci comportiamo così, anzi cerchiamo sempre di trarre vantaggio, gloria e onore da ciò che facciamo, diciamo, abbiamo, siamo, per nostro esclusivo merito.
“L’uomo crede di essere Dio, ma non è Dio” fu la frase che mi costrinse a sollevare gli occhi al crocifisso.
In effetti ci comportiamo come se tutto dipendesse da noi e viviamo affannati perchè vorremmo, anzi pretendiamo di essere i salvatori del mondo.
Ma se da un lato il cammino di fede ci fa riconoscere che è abissale, infinita la distanza tra noi e Lui, poi ci accorgiamo che è Lui che l’ha accorciata, superata, annullata per sollevarci dalla polvere, e trasformarci in scintille divine, destinate ad alimentare il sacro fuoco dell’amore che arde ma mai si consuma.
Da soli non possiamo fare niente, nè siamo niente, se Dio non ci guarda e ci specchia e ci fa risplendere di una luce che è sempre più pura e forte e limpida quanto più lo specchio viene pulito.
Siamo dei, lo dice la Scrittura, ad immagine e sommiglianza di Dio creati, siamo suoi figli, per i meriti di Gesù.
Eppure a Gesù è costata cara la sua professione di fede, Lui che poteva ben vantarsi di essere quello che era e che è.
Per fortuna le cronache di oggi ci mostrano il coraggio, la fede, di tanti che non hanno paura a professarsi cristiani fino a morire per la loro fede.
Questo ci rincuora, perchè significa che Gesù non è morto invano e che il suo insegnamento ha fatto breccia in molti cuori.
Mi chiedo se tanto coraggio lo avremmo noi che apparteniamo al mondo evoluto e civile, se ci capitasse di scegliere tra la vita e l’abiura della nostra fede.
“Quando Gesù tornerà, troverà fede sulla terra?”
Gesù se lo chiede e io penso che non può essere annullato un sacrificio così grande, rimanere senza frutto la sua morte in croce.
Presero delle pietre per lapidarlo più di una volta, pietre con le quali i benpensanti solevano lapidare i pubblici peccatori.
L’adultera se ne andò perdonata da Dio, illesa perchè difesa dalla Verità, ma Gesù doveva morire perchè la verità venisse allo scoperto.
Oggi voglio meditare su quante volte mi sostituisco a Dio, quante volte voglio scegliere io qual è la verità, quale è il vero bene.

“Mai un uomo ha parlato così!”(Gv 7,46)

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“Mai un uomo ha parlato così!”(Gv 7,46)
Signore tu hai parole di vita eterna! Le tue parole sono spirito e vita.
Ho letto nel commento alle letture di oggi che i tuoi testimoni vanno incontro alla croce proprio come capitò a te.
Questo mistero di salvezza mi turba, perché non riesco ancora ad accettare che la vita che tu ci hai dato è così irta di ostacoli, così drammatica, così dolorosa… non riesco a capire perché hai riempito l’universo di cose meravigliose, hai creato la bellezza, la gioia, l’amore e poi i tuoi più fedeli seguci ne vengono privati almeno per il tempo che stanno su questa terra.
Penso che la nostra vita, nella prospettiva dell’eternità, è ben poca cosa… si tratta solo di avere pazienza, di aspettare tutte quelle cose di cui ci sembra essere privati perchè ci saranno date in abbondanza.
Ma noi siamo fatti di carne, Signore: abbiamo ossa muscoli nervi arterie cuore cervello e mani e piedi e tutto il resto e percepiamo le cose attraverso i cinque sensi propri degli esseri umani e della maggior parte degli esseri viventi.
Come non smarrirsi di fronte a quello che accade ai tuoi profeti, è accaduto e continua ad accadere ai tuoi testimoni?
Nel Vangelo solo tu vieni mandato a morte per quello che hai fatto e hai detto, nell’Antico Testamento non so se qualcuno dei tuoi profeti ha subito la tua stessa sorte.
Sono certa però che sono stati perseguitati, questo sì, come Giovanni Battista che fu sacrificato per il capriccio di una donna che vedeva in lui un attentatore alla sua felicità.
Ogni volta che leggo la tua parola cerco di vedere concretamente cosa tu a me vuol dire per la giornata che comincia in particolare, per la mia vita in generale.
“Mai nessuno ha parlato così!” Dicevano di te.
In fondo quello che tu hai detto di te con in dovuti “distinguo”, ogni cristiano potrebbe dirlo di se stesso.
Siamo figli di Dio, grazie a te, siamo re profeti e sacerdoti con il Battesimo e, in quanto tali, continuiamo la tua opera di redenzione, non perché siamo obbligati da una legge ma perché la nostra natura divina e il nostro comportamento è la conseguenza dell’innesto della nostra persona alla vite.
Tu sei la vite, noi i tralci.
È naturale quindi soffrire e morire come tu hai fatto, perché è nel nostro DNA il desiderio, la volontà, la naturale propensione a realizzare il progetto per cui tu ci hai creato.
La nuova vita ci fa diventare altro, come un vestito nuovo che sostituisce uno stretto, vecchio e liso.
In questa nuova realtà di figli, noi soffriamo e moriamo per il Vangelo ed è normale.
Se non ci opponiamo dopo l’innesto a che il tralcio vada in direzione opposta alla luce, alla pioggia, alla cura amorevole del contadino, sicuramente non avrebbe lunga vita e morirebbe definitivamente.
“Fa’ che la morte ci trovi vivi! “ ho trovato scritto da qualche parte.
Ora tutto questo, se mi è chiaro da un punto di vista teologico, lo è di meno quando sulla mia pelle vivo la sofferenza portata agli estremi, vivo lo strazio della carne ogni giorno e tu lo sai Signore mio Dio.
Continuo a credere che tu non vuoi la morte dei tuoi figli, non vuoi che soffriamo, ma usi la sofferenza implicita nella nostra natura umana, se consegnata nelle tue mani, per dare vita a tutta la pianta, al tuo corpo.
Continuo Signore a chiedermi perché a me capitano tante cose così dolorose, ma non trovo risposta se non nel libro di Giobbe.
Giobbe non perse la fede per le prove subite, ma era il demonio che aveva con te fatto un patto per dimostrarti che le pie abitudini di Giobbe venivano dallo stare bene, perché non gli mancava proprio nulla.
Ogni volta che io sto male, sempre direi, penso dove sbagliato, cosa ha provocato il sintomo che non mi ha permesso di dormire tranquilla, vivere tranquilla, il lavoro e il riposo l’impegno di evangelizzazione ma anche la mia insignificante quotidianità.
Cerco sempre un motivo e spesso lo trovo sempre diverso, ma a volte rimango disorientata dalla forza sconvolgente di certi dolori, come ieri sera nell’incontro con i fidanzati, come questa notte.
Non mi hanno perseguitato gli uomini Signore, non hanno tramato insidie contro di me come hai scritto di Geremia, come è avvenuto per te.
Sono andata con Gianni il mio sposo all’incontro con i fidanzati, senza alcun desiderio se non quello di avere te come suggeritore, come maestro, come presenza, come forza che veniva incontro alla nostra debolezza.
Il dolore mi ha massacrato questa volta le gambe, le ginocchia, le cosce… Ma non è accaduto nulla che si vedesse, nessuno sapeva, nessuno si è accorto di niente mentre la relatrice parlava, io parlavo, parlava la coppia che collabora con noi insieme al parroco per questo servizio.
In silenzio ho sofferto, ma anche il mio sposo che togliendosi e mettendosi gli occhiali, cambiava posizione in continuazione.
Eravamo alle prese con i nostri problemi vecchi e nuovi, ma il fiume scorreva lento e calmo, mentre sotto la battaglia infuriava.
Questa notte il martirio è continuato e mi sento pestata a sangue. Ma non è finita.
Mi chiedo a che serve, a chi serve tutto questo Signore.
Ne hai bisogno?
Quando stavi per entrare a Gerusalemme hai mandato i tuoi discepoli a chiedere un’asina per cavalcarla mentre venivi acclamato da tutta la popolazione.
Tu sapevi a cosa andavi incontro, l’asina no.
Hai avuto bisogno di animale così i significante, e ciò sembra incomprensibile.
Tra tutti potevi scegliere qualcosa di più efficiente e decoroso, ma non l’hai fatto.
Io non so Signore a cosa ti servo.
Quando penso, come mi dicono alcuni sacerdoti, che tu mi hai scelto, faccio fatica a crederci.
Perché tra tanti proprio io?
A volte mi sento importante e combatto contro la tentazione di pensare che valgo più dei miei fratelli (almeno di alcuni), a volte mi sento indegna di tanta fiducia, a volte sento ingiusto tutto quello che mi capita e vorrei fuggire.
Stavo per scrivere che tu mi stai con il fiato addosso e non mi dai tregua, ma, riflettendo, penso che chi non mi lascia in pace è il tuo avversario che è anche il mio, che ha visto quanti io dipenda da te.
Forse l’unica preghiera che devo continuare a fare con insistenza è quella del Padre Nostro, ripetendo all’infinito: “Liberami dal male nel nome di Gesù Cristo nostro Signore!”
Maria la madre che ci hai regalato, la madre che ha partecipato alle tue sofferenze e continua con te a donarci la vita sia l’esempio di umiltà, pazienza, fede, dedizione, abbandono gioioso alla tua volontà.
Il serpente lo sa che di lei deve avere paura come anche dei tuoi angeli con a capo il principe della milizia celeste San Michele, per scacciare gli spiriti ribelli che ostacolano la libera circolazione della linfa.
Guardando te Signore fissando gli occhi alla tua croce, possiamo essere certi di uscire vincitori da questa estenuante battaglia.

“Non sono venuto da me stesso”. (Gv 8,42)

“Non sono venuto da me stesso”. (Gv 8,42)

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“Non sono venuto da me stesso”. (Gv 8,42)
Signore, quanta autoreferenza ci contraddistingue!
Pensiamo sempre che tutto dipenda da noi: i nostri successi, le cose che riusciamo a fare senza l’aiuto di nessuno, le intuizioni geniali, i nostri carismi, insomma tutto il “buono” che viene da noi, il buono umano…
Mentre, se non riusciamo nell’intento, i fallimenti, quindi le bocciature della vita, siamo propensi ad attribuirli sempre agli altri o alla cattiva sorte.
Poi ci sono i depressi, quelli che pensano di non valere niente, che combinano solo pasticci, sono causa di guai, si piangono addosso e vivono paralizzati dal giudizio che per primi essi emettono nei propri confronti.
Tutte queste situazioni ci riguardano perché è più normale per noi prescindere da te e chiamarti in causa per il bene che facciamo o riusciamo a fare, mentre per il male, i no della vita, è facile che ti mettiamo sul banco degli accusati, perché permetti che il giusto sia perseguitato e anche ucciso.
La vita Signore, senza di te, è un inferno, un grande pasticcio, un discorso senza né capo né coda, un guazzabuglio, un imbroglio, una fuga, un’alienazione.
Si dice che l’inferno l’abbia inventato tu, ma niente e così contrario alla verità e realtà dei fatti.
Se apriamo i giornali e guardiamo la televisione ci rendiamo conto di come vanno le cose in questo mondo: guerre, omicidi, suicidi.
Pare che la morte sia la soluzione di tutti i problemi, la morte di chi non ci piace, ci perseguita, non ci accetta, non ci vuole, ma anche la morte delle persone a cui vogliamo bene, che portiamo con noi nella tomba non sopportandone il distacco.
Signore quante cose sbagliate vediamo scorrere sotto i nostri occhi, quante cose che sembrano non riguardarci direttamente, perché noi ci sentiamo fuori da tutte queste porcherie ed esenti da certi sentimenti, più bravi più buoni, fuori dalla mischia, senza peccato.
Penso a quante divisioni permangono nelle nostre famiglie, dividendole, relegando alcuni membri nell’indifferenza, nel limbo della dimenticanza.
Ma quante battaglie e quante divisioni dentro di noi, lacerati da contraddizioni irrisolte, da sentimenti conflittuali, dall’incapacità di perdonare a noi stessi le nostre debolezze!
Ma anche la presunzione di esserne esenti crea grossi danni, si che non vediamo la trave nel nostro occhio, mentre ci ostiniamo a voler togliere la pagliuzza dall’occhio dell’altro.
Tu Signore ci insegni a guardarci dentro e a prendere coscienza di quello che siamo realmente.
In questi giorni ci dai veramente le indicazioni più importanti per vivere in comunione con te e trovare la pace.
La pace, quella che ci manca, perché siamo sempre protesi a difenderci dagli attacchi di chi o cosa non si concilia con il nostro obiettivo.
La pace che coinvolge l’anima e il corpo e che viene dal rimanere nel tuo amore.
Signore quanto vorrei che questo fosse sempre possibile per me! Che la tua casa possa sempre percepirla come unica vera e reale dimora!
Ma purtroppo tanti sono quelli che attentano a che Tu ne rimanga fuori, tanti pensieri, dolori, tentazioni e via dicendo.
Signore tu ci dai una grande lezione di umiltà, mentre affermi che sei mandato da Dio, che sei Dio, perché sei suo figlio, obbediente fino alla morte alla sua volontà.
Tu Signore Gesù, ci hai ricordato ieri, che noi prendiamo gloria gli uni dagli altri e oggi ci dici che non sei venuto da te stesso, ma che sei stato mandato.
Le tue parole Signore mi commuovono e mi fanno riflettere.
Vero Dio e vero uomo.
Un mistero che ci hai consegnato, un mistero che vuoi condividere con noi, rivelandolo sì che noi prendiamo da questo la necessaria linfa per credere che può accadere anche a noi.
Tu ci fai partecipi di qualcosa che ci sovrasta, che è più grande di ogni umana immaginazione.
Ci dici che anche noi siamo figli di Dio e come tali siamo mandati ad annunciare il Vangelo della salvezza.
Il Battesimo che tu ci hai donato, offrendo il tuo corpo in sacrificio, è fonte di nuova vita, quella eterna, la vita vera che si alimenta alla stessa fonte da cui tu sei nutrito.
Il Battesimo è la conclusione del nostro cammino quaresimale.
Tutto il nostro essere tende a questo incontro rigenerante.
Come Nicodemo vogliamo rinascere dall’alto ma dobbiamo aspettare la Pasqua.
Per ora c’è l’attraversamento del deserto con tanti ostacoli e tante mormorazioni, mugugni, ribellioni, tradimenti.
Il deserto quaresimale ci pone di fronte ai nostri limiti e ai nostri peccati.
Perdono Signore…

” O Dio, abbi pietà di me peccatore” ( Lc 18,13)

” O Dio, abbi pietà di me peccatore” ( Lc 18,13)

Signore aumenta la mia fede, quando penso che la salvezza del mondo dipende da me, quando mi fido solo delle mie forze, quando ti escludo dai miei progetti, dalla realizzazione del bene, dalla salvezza mia e dei miei fratelli, quando mi accanisco a trovare strade alternative alla giustizia, alla misericordia, alla verità, quando mi sento sola a combattere la battaglia della vita..
Aiutami a credere che senza di te non posso fare nulla, che ho bisogno di te più dell’aria che respiro.
Fa’ che non mi disperi quando non trovo soluzioni ai problemi che si frappongono alla mia e altrui felicità.
Aiutami Signore ad essere perseverante, a metterti al primo posto in tutto ciò che penso e che faccio, aiutami a dipendere da te con gratitudine, con fiducia sempre più grande, aiutami a non sentirmi più brava, più buona, più a posto dei miei fratelli, aiutami a non confidare nelle mie forze ma a ringraziarti sempre per le forze che trovo per compiere il tuo volere e collaborare al tuo progetto di salvezza.
Purificami dal peccato dell’orgoglio, del diritto a ricevere per i miei meriti la tua salvezza, aiutami Signore a non dimenticare mai da dove vengo e dove devo tornare.
Donami Signore di dare ad ogni momento della mia vita valore e senso, perchè tu e solo tu dai senso e valore e vita alle cose, ricordami ogni giorno che viviamo in una terra di esilio e che la nostra patria sei tu, il tuo amore.
Non voglio Signore dimenticare i tuoi benefici, non voglio allontanarmi da te che sei mio padre, che mi hai creato per amore, che vuoi donarmi il tuo amore per darmi la vita non un giorno ma per l’eternità
Aiutami a vivere le relazioni partendo non dalle mie soluzioni ma dal tuo sguardo che è sempre di misericordia e di amore.
Fammi amare la tua carne, in ogni uomo carcerato, debole, oppresso, malato, perseguitato, solo, in ogni uomo non amabile, non corrispondente ai miei desiderata.
Quante persone sono portata a giudicare, quante volte mi sento migliore di chi non si comporta come ritengo sia giusto!
“Gareggiate nello stimarvi a vicenda”, c’è scritto, ma noi non ne siamo capaci e passiamo il tempo a criticare gli errori e i comportamenti altrui senza neanche rendrci conto che noi siamo peggio di loro.
Quando Giovanni era piccolo si buttava nelle mie braccia per essere preso, coccolato, consolato.
Non sapeva Giovanni che non ho forza nelle braccia e che era molto pericoloso ciò che desiderava e che io mi sforzavo di fare per corrispondere al suo desiderio di sicurezza.
Mi sono presa cura di lui senza mai prenderlo in braccio, trovando di volta in volta la strada che tu mi tracciavi perchè il bambino non soffrisse e si sentisse amato sempre.
Giovanni mi ha fatto sperimentare quanto conti fidarsi di te che trovi una soluzione a tutto ciò che ci serve perchè non ci sentiamo abbandonati e soli.
Mi ha insegnato a fidarmi di te, ad aspettare con fiducia le tue incursioni impreviste, le tue soluzioni incredibilmente più efficaci di quelle che io avrei saputo trovare anche se fossi stata in piena salute..
Un bambino mi ha introdotto nel tuo santuario e mi ha portato a riconoscere la mia inadeguatezza, il mio bisogno di aiuto, che in lui vedevo riflessi, ma anche e soprattutto la tua provvidenza, il tuo amore costante, la tua mano benedicente, la tua parola rassicurante, le tue opere di vita .
Così oggi Signore voglio pregare, invocando il tuo Spirito su tutti quelli che, come bambini, cercano le braccia accoglienti della madre e il suo calore, ma non sono in grado di riconoscerTI.
Serviti di me Signore per bussare al cuore di questi fratelli che stanno nel buio e aiutami ad aprire le loro finestre perchè la tua luce possa illuminare tutte le case che per troppo tempo sono state al buio.
Liberami dall’orgoglio, dalla superbia, dalla presunzione di essere capace di tanto, sempre più rendimi strumento docile nelle tue mani.
Aiutami a credere che senza di te non posso fare nulla, che ho bisogno di te più dell’aria che respiro, aiutami a non disperarmi quando non trovo soluzioni ai problemi che si frappongono alla mia e altrui felicità.
Maria insegnami a a vivere l’infanzia spirituale che fu tua prerogativa, che ti rese madre del figlio di tuo figlio, scelta per essere il faro che ci indica la strada del paradiso.

” Io li guarirò dalle loro infedeltà” ( Os 14,15)

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” Io li guarirò dalle loro infedeltà” ( Os 14,15)
Ho tanto dolore Signore per la malattia del corpo che non riesco a debellare.
Tu mi dici che mi guarirai dalla mia infedeltà.
Ma non è questo che oggi io voglio, desidero.
Sembra assurdo che tu alla mia preghiera risponda in modo così distante da ciò che mi sembra il mio bisogno primario.
Mi guardo dentro, m’interrogo e mi chiedo quali sono i miei bisogni primari.
Tu Signore sei il mio primo e indiscusso bisogno, senza di te morirei.
Non riesco a staccarmi da te, non riesco a prescindere da te e cerco in tutti i modi di mantenere salda la mia fede,
 la fiducia in te che hai fatto bene ogni cosa e che vuoi per noi il meglio, vuoi che stiamo bene non solo per un piccolo periodo di tempo ma per tutta la vita.
Mi chiedo in cosa ti sto offendendo, di quale colpa mi sto macchiando perchè tu mi prometta una guarigione dalle mie infedeltà.
Tu un corpo mi hai dato e so che su questo corpo è scritto di fare il tuo volere.
E’ possibile Signore che il tuo volere è che io stia sempre così male?
Che la mia vita sia una continua guerra dolorosa, senza esclusione di colpi, una guerra da cui esco sempre più malconcia, ferita, umiliata e delusa?
Possibile che la vita sia questo calvario, questa eterna quaresima, che a me non è dato di godere del frutto della tua eterna misericordia?
Mia madre mi affidava sempre i compiti più difficili, onerosi, di responsabilità perchè diceva che ero brava e perchè di noi fratelli ero la più sana e la più affidabile.
Ieri sentivo un grande bisogno di coccole, perchè non ricordavo di averne ricevute nè da piccola nè da grande.
Ad una persona forte non si fanno le coccole ma i complimenti.
E io di complimenti ne ho avuti tanti fino a quando le persone si sono stancate e hanno dato per scontato tutto di me non facendomi più esistere a meno di usarmi per i loro desiderata.
Ma tu sei Dio, tu mi hai creato, tu mi hai partorito, tu Signore mi hai pensato e amato prima che i miei pensassero a me.
Tu sei mio Padre, tu Signore mi hai dato la vita non per togliermela ogni giorno, ma per renderla piena, perfetta e santa.
Io sono tua Signore non dimenticarlo, sono tua figlia, gregge del tuo pascolo, la vigna che ti sei piantato, la pecorella smarrita, il figliol prodigo, il fico sterile a cui intorno hai smosso la terra per dissodarla.
Tu sei morto per me e mi hai riportato in vita.
Signore riconosco le mie colpe, il mio peccato mi sta sempre dinanzi, ma ora non puoi negare che ce la sto mettendo tutta con il tuo aiuto per camminare sui tuoi sentieri, per non perdere neanche una delle parole che escono dalla tua bocca.
Da quale infedeltà vuoi guarirmi?
Io soffro come una bestia, come una bestia sono portata al macello, nessuno ha pietà di me.
Neanche tu Signore?
Non posso crederci.
Dammi una risposta ti prego, perchè la carie è entrata dentro le mie ossa e il mio corpo va in decomposizione per il troppo dolore.
Il mio corpo è il tuo corpo, il mio dolore è il tuo dolore.
Me lo ripeto spesso, come non voglio mai dimenticare che sei mio Padre.
Fammi riposare un poco Signore, l’agonia è troppo lunga, il deserto sterminato. Fammi guarire Signore, toglimi questa spina dal fianco e fammi vivere una vita normale.
Signore ti prego, se questo dolore serve a qualcosa, prendilo e benedicilo, se ti è utile usalo per combattere la bestia che vuole cancellare la tua immagine nel mondo.
L’Eucaristia diventi scuola di vita, liturgia perenne di amore condiviso.