“Mai un uomo ha parlato così!”(Gv 7,46)

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“Mai un uomo ha parlato così!”(Gv 7,46)
Signore tu hai parole di vita eterna! Le tue parole sono spirito e vita.
Ho letto nel commento alle letture di oggi che i tuoi testimoni vanno incontro alla croce proprio come capitò a te.
Questo mistero di salvezza mi turba, perché non riesco ancora ad accettare che la vita che tu ci hai dato è così irta di ostacoli, così drammatica, così dolorosa… non riesco a capire perché hai riempito l’universo di cose meravigliose, hai creato la bellezza, la gioia, l’amore e poi i tuoi più fedeli seguci ne vengono privati almeno per il tempo che stanno su questa terra.
Penso che la nostra vita, nella prospettiva dell’eternità, è ben poca cosa… si tratta solo di avere pazienza, di aspettare tutte quelle cose di cui ci sembra essere privati perchè ci saranno date in abbondanza.
Ma noi siamo fatti di carne, Signore: abbiamo ossa muscoli nervi arterie cuore cervello e mani e piedi e tutto il resto e percepiamo le cose attraverso i cinque sensi propri degli esseri umani e della maggior parte degli esseri viventi.
Come non smarrirsi di fronte a quello che accade ai tuoi profeti, è accaduto e continua ad accadere ai tuoi testimoni?
Nel Vangelo solo tu vieni mandato a morte per quello che hai fatto e hai detto, nell’Antico Testamento non so se qualcuno dei tuoi profeti ha subito la tua stessa sorte.
Sono certa però che sono stati perseguitati, questo sì, come Giovanni Battista che fu sacrificato per il capriccio di una donna che vedeva in lui un attentatore alla sua felicità.
Ogni volta che leggo la tua parola cerco di vedere concretamente cosa tu a me vuol dire per la giornata che comincia in particolare, per la mia vita in generale.
“Mai nessuno ha parlato così!” Dicevano di te.
In fondo quello che tu hai detto di te con in dovuti “distinguo”, ogni cristiano potrebbe dirlo di se stesso.
Siamo figli di Dio, grazie a te, siamo re profeti e sacerdoti con il Battesimo e, in quanto tali, continuiamo la tua opera di redenzione, non perché siamo obbligati da una legge ma perché la nostra natura divina e il nostro comportamento è la conseguenza dell’innesto della nostra persona alla vite.
Tu sei la vite, noi i tralci.
È naturale quindi soffrire e morire come tu hai fatto, perché è nel nostro DNA il desiderio, la volontà, la naturale propensione a realizzare il progetto per cui tu ci hai creato.
La nuova vita ci fa diventare altro, come un vestito nuovo che sostituisce uno stretto, vecchio e liso.
In questa nuova realtà di figli, noi soffriamo e moriamo per il Vangelo ed è normale.
Se non ci opponiamo dopo l’innesto a che il tralcio vada in direzione opposta alla luce, alla pioggia, alla cura amorevole del contadino, sicuramente non avrebbe lunga vita e morirebbe definitivamente.
“Fa’ che la morte ci trovi vivi! “ ho trovato scritto da qualche parte.
Ora tutto questo, se mi è chiaro da un punto di vista teologico, lo è di meno quando sulla mia pelle vivo la sofferenza portata agli estremi, vivo lo strazio della carne ogni giorno e tu lo sai Signore mio Dio.
Continuo a credere che tu non vuoi la morte dei tuoi figli, non vuoi che soffriamo, ma usi la sofferenza implicita nella nostra natura umana, se consegnata nelle tue mani, per dare vita a tutta la pianta, al tuo corpo.
Continuo Signore a chiedermi perché a me capitano tante cose così dolorose, ma non trovo risposta se non nel libro di Giobbe.
Giobbe non perse la fede per le prove subite, ma era il demonio che aveva con te fatto un patto per dimostrarti che le pie abitudini di Giobbe venivano dallo stare bene, perché non gli mancava proprio nulla.
Ogni volta che io sto male, sempre direi, penso dove sbagliato, cosa ha provocato il sintomo che non mi ha permesso di dormire tranquilla, vivere tranquilla, il lavoro e il riposo l’impegno di evangelizzazione ma anche la mia insignificante quotidianità.
Cerco sempre un motivo e spesso lo trovo sempre diverso, ma a volte rimango disorientata dalla forza sconvolgente di certi dolori, come ieri sera nell’incontro con i fidanzati, come questa notte.
Non mi hanno perseguitato gli uomini Signore, non hanno tramato insidie contro di me come hai scritto di Geremia, come è avvenuto per te.
Sono andata con Gianni il mio sposo all’incontro con i fidanzati, senza alcun desiderio se non quello di avere te come suggeritore, come maestro, come presenza, come forza che veniva incontro alla nostra debolezza.
Il dolore mi ha massacrato questa volta le gambe, le ginocchia, le cosce… Ma non è accaduto nulla che si vedesse, nessuno sapeva, nessuno si è accorto di niente mentre la relatrice parlava, io parlavo, parlava la coppia che collabora con noi insieme al parroco per questo servizio.
In silenzio ho sofferto, ma anche il mio sposo che togliendosi e mettendosi gli occhiali, cambiava posizione in continuazione.
Eravamo alle prese con i nostri problemi vecchi e nuovi, ma il fiume scorreva lento e calmo, mentre sotto la battaglia infuriava.
Questa notte il martirio è continuato e mi sento pestata a sangue. Ma non è finita.
Mi chiedo a che serve, a chi serve tutto questo Signore.
Ne hai bisogno?
Quando stavi per entrare a Gerusalemme hai mandato i tuoi discepoli a chiedere un’asina per cavalcarla mentre venivi acclamato da tutta la popolazione.
Tu sapevi a cosa andavi incontro, l’asina no.
Hai avuto bisogno di animale così i significante, e ciò sembra incomprensibile.
Tra tutti potevi scegliere qualcosa di più efficiente e decoroso, ma non l’hai fatto.
Io non so Signore a cosa ti servo.
Quando penso, come mi dicono alcuni sacerdoti, che tu mi hai scelto, faccio fatica a crederci.
Perché tra tanti proprio io?
A volte mi sento importante e combatto contro la tentazione di pensare che valgo più dei miei fratelli (almeno di alcuni), a volte mi sento indegna di tanta fiducia, a volte sento ingiusto tutto quello che mi capita e vorrei fuggire.
Stavo per scrivere che tu mi stai con il fiato addosso e non mi dai tregua, ma, riflettendo, penso che chi non mi lascia in pace è il tuo avversario che è anche il mio, che ha visto quanti io dipenda da te.
Forse l’unica preghiera che devo continuare a fare con insistenza è quella del Padre Nostro, ripetendo all’infinito: “Liberami dal male nel nome di Gesù Cristo nostro Signore!”
Maria la madre che ci hai regalato, la madre che ha partecipato alle tue sofferenze e continua con te a donarci la vita sia l’esempio di umiltà, pazienza, fede, dedizione, abbandono gioioso alla tua volontà.
Il serpente lo sa che di lei deve avere paura come anche dei tuoi angeli con a capo il principe della milizia celeste San Michele, per scacciare gli spiriti ribelli che ostacolano la libera circolazione della linfa.
Guardando te Signore fissando gli occhi alla tua croce, possiamo essere certi di uscire vincitori da questa estenuante battaglia.

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