” Il Signore è con te” (Lc 1, 28)

Annunciazione del Signore
Letture: (Is 7,10-14; 8,10); (Sal 39); (Eb 10,4-10); (Lc 1,26-38)
” Il Signore è con te” (Lc 1, 28)
Vorrei sentire la tua vicinanza Signore, questa mattina, ma per quanti sforzi faccia con me c’è solo il dolore, sempre il dolore che mai mi abbandona, giono e notte e non mi fa riposare.
Ho passato una notte d’inferno come sempre più spesso mi capita e non riesco ad uscir fuori da questo vortice di male, di sofferenza, di limite invalidante.
“Rallegrati o piena di grazia, il Signore è con te” ha detto l’angelo a Maria.,
Ho pensato che questo saluto poteva essere rivolto anche a me e non solo.
A tutti, nella vita, capita di essere visitati da un angelo che ci annuncia la vicinanza di Dio, la sua presenza, la sua incarnazione, se lo accogliamo in noi.
L’annuncio è del contadino del cilelo che getta il suo seme su questa terra che lui ha creato e che vuole diventi un verde e lussureggiante giardino.
Non tutte le terre sono dissodate, pronte ad accoglerti Signore e io per anni ho chiuse le mie zolle, ho impedito indurendo la corteccia del cuore al seme di attecchire.
Questa mattina, mentre mi sforzavo di meditare sui misteri della gioia, i miei pensieri andavano ai cent’anni di solitudine che hanno connotato la mia vita, ai desideri, ai sogni  di quando ero bambina, e non ne ho trovati altri che non fossero avere un amica e tornare nel giardino della casa dove abitavano i miei.
L’amica non l’ho trovata neanche nelle bambole , quelle di pezza che mi confezionavo io e quelle di plastica e di porcellana che mi furono regalate una da zio Remo e una da mia madre.
Nei loro volti, nelle loro rigide fattezze non mi sono riconosciuta, specchiata, le ho sempre sentite estranee come se parlassero una lingua diversa dalla mia.
Non mi ci sono affezionata insomma,  mentre conservo la nostalgia di un piccolo gesù bambino tanto piccolo da poterlo tenere stretto nel pugno della mia piccola mano.
Ma lo persi e ancora adesso ricordo quanto la cosa mi fece star male.
Forse il dispicere più grande che ricordo fu quello di constatare alla seconda elementare che l’amica Carla che avevo trovato in prima, non c’era più perchè la classe era stata sdoppiata.
Doppia perdita che ha lasciato una cicatrice indelebile.
Tante cose in seguito perdetti ma il dolore lo ricordo solo collegato a questi due episodi.
E poi la gioia di tornare a casa la domenica, i giorni di festa era grande, la gioia di ritrovarmi in quel giardino incantato che nascondeva indicibili sorprese.
La nostalgia del ritorno rimase, ma grande fu la delusione quando a quel giardino si sostituì una casa popolare assegnata ai miei, dove la fatica e la responsabilità di provvedere non solo ai miei bisogni ma anche a quelli di tutta la famiglia fu il mio pane quotidiano.
Mi chiedo Signore quando hai bussato alla mia porta, quando un angelo è venuto ad annunciarmi che per me c’era un amico, che il giardino era ancora ad aspettarmi.
Me lo chiedo oggi che ricorre la festa dell’Annunciazione.
Sono certa del giorno e dell’ora che ti ho incontrato nel dolore che ci accomunava, questo sì.
Fu allora che trovai in te un amico con cui finalmente potevo condividere la mia pena.
Fu un giorno memorabile, l’inizio di una storia in cui la mia pena divenne la tua pena e io uscii fuori dal tempo della solitudine.
Ci sono voluti anni per rispondere al tuo amore con le parole di Maria. “Ecco la serva del Signore, si faccia di me secondo il tuo volere” o come tu rispondesti al Padre” Un corpo mi hai dato, sul rotolo del libro è scritto di fare il tuo volere. Così ho detto io vengo”
Così hanno rispsto i tuo santi alla tua chiamata, così mi sforzo di far ogni giorno, ma non sempre ci riesco come questa mattina, quando il tuo disegno mi sembra assurdo incomprensibile.
Non riesco a dire “Si fatta la tua volontà” con questo dolore che come una carie consuma e necrotiza tutte le mie ossa.
Non riesco Signore, per quanti sforzi faccia, a farmi piacere quello che dovrei pensare un dono, una grazia, una tua incursione nella mia vita.
Se sei in questo dolore mi ami tanto, direi troppo perchè non sono in grado di sopportare ulteriormente questo peso del corpo che mi fa così tanto male.
Tu sai, tu vedi, tu conosci.
Mi affido a te, a Maria consegno il mio sì così sofferto, a denti stretti, con gli occhi girati, lo stomaco chiso in una morsa.
Lei saprà come presentarti questa offerta dopo averla purificata da ogni zozzura.
Confido in te Signore perchè anche io vorrei provare la gioia di essere da te visitata.

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