“Tutti siano una cosa sola”(Gv 17,21)

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“Tutti siano una cosa sola”( Gv 17,21)

C’è una forza centrifuga che ci spinge ad isolarci, a fare di testa nostra, a non confrontarci con nessuno, a non condividere con nessuno gioie e dolori, salute e malattia, forza che ci fa richiudere nel guscio dal quale la vita piano piano ci ha chiamati ad uscire.

Troppe le delusioni, le cadute, i rifiuti, troppo difficile vivere in pace e letizia la diversità dell’altro, la diversità che diventa ostacolo insormontabile per la nostra realizzazione personale.

La diversità ci fa paura, ci ricorda che non siamo perfetti, che non piaciamo a tutti, anzi che sono ben pochi quelli che si occupano e si preoccupano di noi.

La diversità ci ricorda che ci manca qualcosa.

Straordinariamente la Genesi ci aiuta a capire qual è il problema dell’uomo, il problema della perfezione, quando vuole prescindere dall’altro.

“Dio creò l’uomo (l’umanità) maschio e femmina (sessuata) a sua immagine(specchiandosi nelle persone della Trinità) e somiglianza (predisponendolo a che in tutto somigliasse all’originale, alla comunione trinitaria).

Uno in tutti e tutti in uno, quello che chiede oggi Gesù nella sua preghiera sacerdotale.

“Perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi”.

In fondo basta vedere come Dio ha creato la donna, togliendola dalla costola di Adamo, per capire che nessuno è completo in se stesso e che l’altro lo completa.

Adamo quando si svegliò, perchè Dio gli fece l’anestesia per fargli partorire la moglie ( Il primo parto a cui siamo chiamati è quello del coniuge), disse che era carne della sua carne e osso delle sue ossa, come a dire “Io questa qui la conosco come me stesso”.

Il dramma è che noi pensiamo sempre di conoscere l’altro, specie quando ce ne innamoriamo, tanto che degli sposi novelli si parla sempre di un cuor solo e un’anima sola.

Gesù nella sua preghiera sacerdotale non ci esclude dall’amore che lo lega al padre ma ci ingloba nell’amore trinitario come l’ostrica il granello di sabbia che diventa poi il suo tesoro.

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