“Voi chi dite che io sia?”

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“Voi chi dite che io sia?”
Le domande di Gesù ci portano lì dove mai penseremmo, e non possiamo rispondere come spesso facciamo con superficialità, fretta, insofferenza, non dando la dovuta importanza a chi abbiamo davanti.
Se rispondiamo come cristiani, in virtù del nostro Battesimo, non possiamo prescindere dalle conseguenze che l’appartenenza a Cristo comporta.
La Cristologia al servizio dell’Antropologia, le parole conclusive di un un corso frequentato tanti anni fa, a cui non detti molta importanza.
“Se vuoi sapere chi è l’uomo devi rispondere alla domanda chi è Cristo.
Quante volte nella mia vita di fede, nel percorso non facile nè scontato della riconsegna a Dio di tutti i miei averi ho dovuto cercare in Cristo la mia identità, lasciandomi guardare, amare, risuscitare!
Quando perdi i pezzi, quando dalle mani ti scippano tutto i tuoi averi da cui facevi dipendere la tua identità è naturale cercare ciò che non ti può togliere nessuno da un’altra parte.
“Non è bene che l’uomo sia solo, gli voglio far uno che gli corrisponda ( che gli stia di fronte, che gli faccia da specchio, che lo identifichi, che risponda di lui e gli risponda) “disse il Signore quando creò l’uomo maschio e femmina a sua immagine e somiglianza.
E noi pensiamo, quando ci innamoriamo, che abbiamo risolto tutti i nostri problemi e di Dio possiamo fare a meno, visto che la felicità ce l’abbiamo in tasca.
Ieri il papa ha detto che non siamo normali se non andiamo in crisi con Dio, con il coniuge, con le persone.
Meno male che avevo acceso la televisione in quel momento, momento di un tempo che sembra non avere mai fine, in cui mi sentivo tutta sbagliata e cercavo annaspando le coordinate per non morire.
Chi sono? Dove sono? Di chi sono?
Queste le domande che in questa settimana di sconvolgimenti fisici, spirituali, relazionali mi sono posta.
“Guarderanno a colui che hanno trafitto. Ne faranno il lutto come si fa per un figlio unico, lo piangeranno come si piange il primogenito”.
Voglio guardare te Signore e piangere di dolore e di gioia, dolore per essere stata la tua carnefice, gioia per un amore che non si misura, perché in te trovo tutte le mie sorgenti, in te trovo la vita mentre il mio pianto, piccolo rigagnolo, si getta nell’infinito oceano della tua grazia.

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